49 anni fa moriva Totò, il principe della risata

49 anni fa moriva Totò, il principe della risata

Sono passati 49 anni da quel 15 aprile 1967 che ha reso il mondo della risata più triste. Nel 1967 moriva infatti Antonio De Curtis, in arte Totò.

Un poeta, un drammaturgo, un cantante o semplicemente una maschera. La maschera. La maschera più famosa di sempre, che tutti, anche coloro che non l’hanno vissuta direttamente, ricordano. Pochi sanno che quella maschera, Totò se la fece da solo, mutando quella che gli aveva dato madre natura. La forma del naso gli fu modificata da un pugno ricevuto a scuola, mentre quell’indimenticabile curvatura della mascella la ottenne con estenuanti esercizi davanti allo specchio al fine di renderla mobile e disarticolata come il resto del corpo.Totò_1918

In quasi 50 anni di carriera Totò ha recitato in 50 opere teatrali, 97 pellicole e 9 telefilm per la televisione. Ha lavorato con i più noti protagonisti dello spettacolo italiano, ottenuto record di incassi, per molto tempo ineguagliati sul grande schermo. Tra i suoi film più famosi impossibile non citare alcuni titoli: “Totò, Peppino e la malafemmina”, “Miseria e nobiltà”, “La banda degli onesti”, “Guardie e ladri”, “Totòtruffa”, “Totò a colori”, “Un turco napoletano”, “Signori si nasce”. Pezzi indimenticabili di storia del cinema italiano.

Un professionista totale, rigoroso, tanto comico sul palcoscenico (cinematografico e teatrale, ma anche musicale!) quanto estremamente serio ed esigente fuori, primo fra tutti con se stesso. L’attore Carlo Croccolo disse di lui: “Aveva un’idea tutta sua dell’improvvisazione: e cioè non era ammissibile nulla, né un gioco, ne uno scherzo, a parte quelli che aggiungeva lui nel copione. Un’ora prima di andare in scena ci faceva provare nella sua roulotte le battute che aveva riscritto per noi. Poi tutto doveva andare come stabilito”.

Totò_e_Anna_MagnaniLa vita del nostro Totò non è stata molto facile dal punto di vista artistico: ebbe un grandissimo successo popolare, ma non fu mai accettato dalla critica, che lo accusava di girare film leggeri, disimpegnati, frivoli, di utilizzare una “vis comica” banale, di interpretare macchiette prive di una coscienza politica. Ma il principe della risata era un artista, un artista libero. La sua opera incarnava perfettamente la “napoletanità”, la storia e le caratteristiche degli Italiani, l’ignoranza, l’arte di arraffarsi, la miseria, la rassegnazione e la forza della ribellione. Un truffatore per necessità, un povero, un uomo qualunque, che anche senza lavoro, soldi o cibo, si arrangia sempre e comunque. A Totò interessavano i difetti della nostra società, da indagare e sbeffeggiare in un modo che conosceva solo e soltanto lui. Paradossalmente questa grandezza gli fu riconosciuta solo post mortem, cosa che De Curtis aveva previsto anzitempo con un filo di amarezza: “Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire”.

Totò

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Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

One Response to "49 anni fa moriva Totò, il principe della risata"

  1. Cristiano Cerca   15 aprile 2016 at 22:23

    Chissà per quale strada Totò è riuscito ad arrivare nel mio cuore, nei nostri cuori. Il suo modo, non saprei adoperare la parola “mestiere” perché mi sembrerebbe addirittura riduttivo, il suo dono, la sua celestiale grazia, la sua classe infinita, il suo non essere mai volgare anche quando magari le battute lo erano, la sua faccia commovente da Cristo invecchiato, il timbro della sua voce, i suoi tempi comici inarrivabili, i suoi tempi tragici inarrivabili, tutto questo, pur se eccezionale, non può bastare per capire il suo successo inestinguibile. Ci deve essere proprio una specie di mistero, un miracolino, appunto. Sarà forse quella sua gestualità primordiale, quella mimica ancestrale, quel suo modo di essere diretto, che lo rende capace di conquistare tutti, anche i bambini che sono nati trent’anni dopo la sua scomparsa. Oppure la sua capacità di sollecitare ed elevare il “fanciullino” che risiede nel profondo di ogni essere umano. In ogni caso, Totò si rivela come una sorta di mago Merlino, che con le sue arti misteriose riesce a tirar fuori la parte migliore di noi. […] Grazie, Totò. (Mina)

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