Biennale 2015. Città irreale, Mario Merz alle Gallerie dell’Accademia

Biennale 2015. Città irreale, Mario Merz alle Gallerie dell’Accademia

Non poteva mancare, nella settimana dell’arte veneziana, una grande mostra che rendesse omaggio ad una  delle personalità più rilevanti della scena artistica internazionale del secondo Novecento, Mario Merz. L’esposizione, Città irreale, curata da Bartolomeo Pietromarchi, sin dal titolo si presenta anche come omaggio ideale del maestro a Venezia, città irreale per eccellenza — luogo metafisico e surreale dove natura e cultura trovano una sintesi perfetta — ripercorre una carriera che si è distinta sin dagli esordi nell’ambito del movimento dell’Arte Povera per la profondità critica e la straordinaria portata poetica.

Mario Merz Igloo (di Marisa), 1972  Struttura metallica, rete, panini di stoffa, neon in scatola di plexiglas 150 x Ø 300 cm Collezione privata © Mario Merz, by SIAE 2015 © Photo by Paolo Pellion
Mario Merz
Igloo (di Marisa), 1972
Struttura metallica, rete, panini di stoffa, neon in scatola di plexiglas
150 x Ø 300 cm
Collezione privata
© Mario Merz, by SIAE 2015
© Photo by Paolo Pellion

La mostra intende esplorare il tema dello spazio in relazione alla sua ricerca artistica, così come di volta in volta è stato declinato: dal singolo oggetto quotidiano alla dimensione abitativa e all’idea di habitat, dallo spazio collettivo e urbano fino a quello cosmico e cosmologico. La prospettiva individuale si allarga così nella sua pratica a quella collettiva, quella naturale e a quella artificiale, mentre le opere si fanno simbolo della negoziazione tra il vivere dell’uomo e il suo contesto naturale e architettonico. I lavori in mostra evidenziano una tensione etica e poetica che suggerisce un’idea di società condivisa e partecipata, nella quale l’equilibrio tra natura e cultura, tradizione e innovazione, trova una sintesi nell’energia e nel confronto costante tra gli elementi.

Mario Merz  (Senza titolo) Luoghi senza strada, 1994 Struttura metallica, pietra, neon 200 x Ø 400 cm circa BSI Art Collection, Svizzera © Mario Merz, by SIAE 2015
Mario Merz
(Senza titolo) Luoghi senza strada, 1994
Struttura metallica, pietra, neon
200 x Ø 400 cm circa
BSI Art Collection, Svizzera
© Mario Merz, by SIAE 2015

Nelle installazioni di Mario Merz — capaci di scavalcare le categorie tradizionali per occupare l’ambiente e avvalersi degli oggetti che provengono dalla realtà quotidiana — materiali naturali ed effimeri si combinano con elementi urbani e industriali, integrando riferimenti del contesto contemporaneo e accogliendo i richiami del paesaggio naturale e delle dinamiche di crescita organica. Forti sono le affinità tra i temi indagati dall’artista e quelli proposti nell’edizione EXPO Milano 2015, “Nutrire il pianeta – Energia per la Vita”, che diventa cornice ideale per rilanciare la straordinaria attualità del messaggio poetico di Merz.

Mario Merz 74 gradini riappaiono in una crescita di geometria concentrica, 1992 Gradini in pietra, tondino in ferro e strutture angolari 8 igloo, ciascuno: 430 x 430 x 210 cm Courtesy Galerie Tschudi, Zuoz  © Mario Merz, by SIAE 2015
Mario Merz
74 gradini riappaiono in una crescita di geometria concentrica, 1992
Gradini in pietra, tondino in ferro e strutture angolari
8 igloo, ciascuno: 430 x 430 x 210 cm
Courtesy Galerie Tschudi, Zuoz
© Mario Merz, by SIAE 2015

Il percorso espositivo si articola in senso cronologico per accompagnare il visitatore attraverso gli sviluppi della poetica dell’artista, partendo dalle prime sperimentazioni tra oggetto e architettura per arrivare alle grandi installazioni ambientali, passando per gli approfondimenti della sua attività grafica.

Mario Merz. Città Irreale
a cura di Bartolomeo Pietromarchi

Venezia, gallerie dell’Accademia – Campo della Carità, 1050 – piano terra
dall’8 maggio al 20 settembre 2015

lun. 8.15 – 14.00
mart-dom. 8.15- 19.15
ingresso 15€ intero – 12€ Ridotto
info +39 041 5200345

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Simona Gavioli

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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