Al Vinitaly 2018 la Fattoria Montecchio, dalla terracotta al vino

Al Vinitaly 2018 la Fattoria Montecchio, dalla terracotta al vino

FIRENZE – Nel cuore della Toscana, tra le province di Firenze e Siena, al centro del Chianti Classico Fiorentino, sorge la belllissima villa padronale di Montecchio, sede centrale e nucleo di una fattoria davvero speciale.

Dalla terracotta al vino la Fattoria Montecchio Vino, arte, storia e ……terracotta, le mille forme di abbinamento che indicano come nasce lo sviluppo per le aziende del vino Made in Italy, un legame tra mondi diversi ma compatibili, presente in tutte le forme artistiche dai tempi antichi, vino come ruolo culturale e sociale, che rispecchia una parte centrale della nostra vita, soprattutto da quando l’alimentazione è approdata in tv.

Rapporti che hanno conosciuto un nuovo impulso, in particolare nel settore del vino in anni più recenti, tali da chiamarle operazioni di marketing, prima con operazioni spot pubblicitari, a seguire le grandi cantine realizzate da architetti di grido, le performance d’arte nei vigneti e nelle cantine fino alla ricerca style nelle etichette e nel packaging di artisti.

Da una indagine del Cestit dell’Università di Bergamo è emerso che le aziende vitivinicole che investono in eventi d’arte, in un nuovo packaging o in un’etichetta d’autore percepiscono un aumento del prodotto venduto fino al 40% in più. E dichiarano comunque un incremento della visibilità aziendale fino al 60% che diventa il 92% nel caso di chi investe in produzioni culturali o in arti figurative.

Ma le strade del vino sono davvero infinite e oggi La Fattoria Montecchio vuole abbinare la sua storia di vino alla terracotta, a tal proposito la Fattoria Montecchio ha una storia personale e originale, circa la riscoperta di questo antichissimo metodo di vinificazione: quello in anfore di terracotta.

Disponendo infatti di un’antica fornace del 1800 all’interno della tenuta, è stata in grado di produrre un manufatto funzionale al processo di affinamento e vinificazione, grazie alla collaborazione con il professor Massimo Ricci, esperto di restauro dell’Unesco e docente di Tecnologia dell’Architettura all’Università di Firenze.

Tale esperienza, che il giornalista e sommelier, Emanuele Vescovo, ha raccontato in una pubblicazione intitolata “Dalla terracotta al vino”, si è tradotta nella nascita del Priscus, un Sangiovese in purezza, ricco e strutturato che, non a caso, porta il nome di un gladiatore romano e anche quest’anno i manufatti dell’Antica Fornace Montecchio sono stati in mostra a Verona a Enolitech e al Vinitaly.

La semplice argilla viene trasformata in strumenti di lavoro oppure in splendidi ornamenti per giardini e case, oggetti che prendono mille forme diverse. Infatti Riccardo Nuti, la seconda generazione della proprietà, vuole mantenere il metodo più antico per conservare il vino, la tradizione della terracotta, infatti la storia racconta che gli antichi Greci e i Romani usavano anfore per trasportare e immagazzinare il vino, ma pochi sanno che analogamente impiegavano orci in terracotta, spesso interrati, per la fermentazione e la conservazione dello stesso. Oggi usare la terracotta per la vinificazione significa riscoprire una tradizione antica di secoli e allo stesso tempo valorizzare un materiale naturale e attualissimo che, se usato correttamente, è praticamente eterno.

La Terracotta in terra toscana, una terra eccellente e di altissima qualità, ha infatti le caratteristiche ideali per la vinificazione e la maturazione del vino, è, ad esempio, un ottimo isolante termico e quindi ha la capacità preservare il vino da pericolosi sbalzi di temperatura, mentre la sua porosità consente allo stesso di conservare una giusta ossigenazione e tutto ciò, poiché la terracotta è un materiale inerte, avviene senza trasmettere alcun tipo di sapore. Cosa che invece non accade quando il vino è conservato nel legno.

Un mercato di nicchia, ma si riscontra un grande interesse da parte di nomi importanti dell’enologia italiana e mondiale che porta a pensare ad un trend generale in ascesa La terracotta, fornisce un ottimo isolamento termico creando una ottima ossigenazione del vino, conservando l’integrità dell’uva, il vino si presenta con un colore rosso porpora intenso, deciso e profondo, il profumo dona sensazioni di confettura di frutti rossi in primo piano accompagnate da note leggermente tostate, speziate e di pepe oltreché un sentore minerale dovuto alla terracotta. In bocca una certa morbidezza è resa vitale da una buona vena di freschezza e tannicità.

Questa è una storia affascinante, quella della Fattoria Montecchio, del suo vino e della sua antica fornace, dal punto di vista storico e culturale la riscoperta dei contenitori in argilla, materiale che fa parte delle nostre radici, un brillante futuro per un “nuovo” contenitore la cui storia appartiene al passato.

Per info

Fattoria Montecchio

 

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Cristina Vannuzzi

Cristina Vannuzzi

Sono nata a Firenze e risiedo tra Firenze e New York. Esperta in comunicazione mi occupo di ufficio stampa e progetti di merchandising. Collaboro con testate: dal settore del food al lifestyle tra locali, arte, eventi, fashion, fragranze, chirurgia plastico/estetica. Energica e iper attiva sono stata anche autore e responsabile comunicazione del Progetto contro la mafia “Le cene della Legalità” per lo chef Filippo Cogliandro, anno 2012.

 

Cristina Vannuzzi

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