Aldo Fallai

Aldo Fallai

A Villa Bardini e al Museo Bardini fino a marzo inoltrato, uno dei più raffinati fotografi italiani espone 130 immagini, molte delle quali rievocano gli anni d’oro del Made in Italy quando Aldo Fallai contribuì a tradurre la visione della moda di Giorgio Armani in messaggi di rara, delicata intensità seduttiva.

1. La prima fotografia di Aldo Fallai che si fece largo tra l’invasione di immagini di moda che cominciarono a ridefinire i miei look a partire dalla fine dei settanta del novecento, raffigurava un uomo ripreso quasi per intero, di profilo appoggiato ad una parete fittizia, mani in tasca e atteggiamento rilassato. Devo dire l’eleganza disinvolta di quella posa, mirabilmente assecondata dalla morbidezza della giacca sfoderata, con spalle leggermente imbottite e i bottoni bassi contribuì ad avvicinarmi alla visione che Giorgio Armani stava imponendo ai rappresentanti del cosiddetto sesso forte.

Giorgio Armani, Fall-Winter 1989
Giorgio Armani, Fall-Winter 1989

Quell’immagine fu anche l’inizio di una lunga sequenza di modelli d’eleganza maschili che per quasi quindici anni eccitarono la mia fantasia, arricchendo il mio guardaroba degli abiti che forse ho amato con maggiore convinzione. Solo qualche anno dopo scoprii il nome del fotografo, Aldo Fallai, autore dello scatto che ho cercato di descrivervi.

Ebbene, salvo qualche parentesi, Bob Krieger nel 1978/79 e nell’82, Gianpaolo Barbieri nell’1983/84, Jaques Olivar nel 1990 (solo collezione uomo primavera-estate), si può dire che, relativamente alla moda, il mio immaginario e, visto lo straordinario successo di Giorgio Armani nel mondo, quello di milioni di uomini e donne, in quel periodo sia stato allestito soprattutto dalle ammirevoli foto di Aldo Fallai.

Giorgio Armani, Fall-Winter 1987
Giorgio Armani, Fall-Winter 1987

Nella mia biblioteca conservo ancora come fossero libri d’arte i cataloghi che il fotografo contribuì a produrre verso la fine degli anni ottanta. Sono dei capolavori sia per quanto riguarda i contenuti e sia per la fattura editoriale. Probabilmente oggi pochi li ricordano. Giorgio Armani collezione Autunno Inverno 1990/91 con citazioni di E.Emingway, Dino Buzzati, Tao Youn Ming; Storia d’Amore, con un breve testo di Oreste del Buono, G.A. Primavera Estate 1991; Ritratti, G.A. Autunno Inverno 1991/92; …a Marrakech, G.A. Primavera Estate 1992; e soprattutto Giorgio Armani Autunno Inverno 1989/90, sono tra i libri-catalogo meglio concepiti che io abbia mai avuto per le mani.

In essi, l’assoluto protagonista era Aldo Fallai in un momento della sua carriera nel quale aveva raggiunto insieme ad Armani ciò che mi piace definire il Grande Stile.

Queste considerazioni fanno emergere una domanda inerente la relazione tra stilista/brand e il fotografo: quanto vale il lavoro dell’image makers per il successo del creativo?

La domanda potrebbe essere riformulata in un modo forse impertinente ma intrigante: per il processo di modazione in una società post moderna o liquida, conta di più un eccezionale fotografo o lo stilista?

Giorgio Armani, Fall-Winter 1987
Giorgio Armani, Fall-Winter 1987

Nel passato abbiamo assistito ad interessanti correlazioni tra questi due attori fondamentali del processo.

Per esempio è noto che Dior avesse in gran considerazione Maywald, il quale da parte sua contribuì al successo del grande creativo con immagini straordinarie. Ancora, è difficile sottovalutare l’impatto che ebbero i mirabili scatti di Penn per Balenciaga e, più tardi, per Issey Miyake. Quanto contribuì Cecil Beaton al successo di Elsa Schiapparelli? Anche Madame Vionnet, a mio avviso deve moltissimo a G.H. Huene, uno dei suoi fotografi preferiti. In tempi più vicini a noi si può ricordare la proficua collaborazione tra Yves Saint Laurent e un ispiratissimo Helmut Newton. Ma posso citare anche l’amicizia tra Versace e Richard Avedon, foriera di immagini piene di energia che negli anni ottanta segnarono la scalata dello stilista italiano ai vertici del fashion system. J.P.Gaultier è certamente un creativo che ha saputo marcare con forza la moda negli ultimi trent’anni. Ma indubbiamente la sua notorietà deriva in parte dalle forti immagini di J.B.Mondino.

Anche Ralph Lauren all’inizio della sua carriera ebbe una feconda collaborazione con Bruce Weber che produsse immagini celebratissime e probabilmente molto influenti tra il pubblico americano, in attesa di un creativo capace di raccontare storie nelle quali riconoscersi. La loro intesa durò a lungo ed è difficile stabilire, a livello delle immagini utilizzate per simbolizzare le collezioni, dove finiva il lavoro del primo e cominciava quello del secondo. Di certo abbiamo solo l’incredibile pertinenza e integrazione tra immagini e collezioni, l’inarrestabile ascesa dello stile Ralph Lauren e l’impressionante accumulo di immagine del brand.

Insomma, credo che la domanda su quanti conti collaborare con fotografi geniali, dal momento che la moda è divenuta soprattutto un effetto di comunicazione, abbia una risposta scontata: conta moltissimo ed è inimmaginabile spiegare come gli stilisti siano divenuti famosi come star di Hollywood senza tenere in giusta considerazione il lavoro degli image makers.

2. La mostra Villa Bardini, dedicata alla carriera di Aldo Fallai, ci permette di ripensare la relazione tra fotografo e stilista da un punto di vista privilegiato ma al tempo stesso fuori dall’ordinario.

Non credo che esista nella storia della moda un esempio di empatia tra due creativi che possa reggere il confronto con la coppia Armani/Fallai.

Giorgio Armani, Fall Winter 1989
Giorgio Armani, Fall Winter 1989

Per quanto ne so, forse solo la collaborazione tra i già citati Ralph Lauren/Bruce Weber e Steven Maisel/Franca Sozzani potrebbe reggere il confronto. è noto che la direttrice di Vogue Italia, per oltre vent’anni ha commissionato al fotografo statunitense pressoché tutte le “storie di copertina” della prestigiosa testata (alle quali si aggiungono ovviamente un numero incredibile di reportage pubblicati nelle rubriche interne). A tal riguardo Franca Sozzani ha dichiarato a più riprese che a suo avviso Maisel rappresenta la sintesi ideale delle qualità ideali che dovrebbe avere un grande fotografo di moda. Tecnica, precisione, sensibilità ai dettagli, originalità, propensione a esplorare paradigmi estetici eterogenei e, caratteristica da non sottovalutare, deve capire la moda del momento.

Alcune di queste qualità che giustamente la direttrice di Vogue Italia ha riconosciuto in Maisel, si può dire, interessino poco Fallai.

Le sue foto quasi sempre sono essenziali, gli effetti spettacolari non lo interessano; più che giocare con le estetiche del momento, Fallai ricerca nell’immagine una poetica che richiede profondità, forte concentrazione sul soggetto. Tutto ciò che le sue immagini perdono in spettacolarità, in effetti passionali di superficie, lo guadagnano in stile, in intelligenza, in pensosità.

Guardando le sue foto di moda esposte a Firenze, stampate meravigliosamente e in grande formato, isolate dal clamore che le aveva investite quando apparvero sulle riviste di moda, si comprendono facilmente le ragioni della stretta collaborazione con G. Armani nelle fasi di lancio, di consolidamento e di straordinario successo dei suoi look e dell’idea di eleganza che ne orientava la creatività.

A mio avviso Armani, soprattutto all’inizio della sua carriera ha sempre privilegiato la ricerca di un proprio stile. Partito con idee chiare e precise sul tipo di uomo e donna verso i quali la sua immaginazione era attratta, ha coltivato le sue certezze con una coerenza rara. Resistendo alla dislettura che un giornalismo frettoloso e ossequioso operava sulle sue collezioni, definendole “maschili” quando sfilavano modelle, o evocando tratti “femminili” nel caso degli uomini, ha continuato ad affinare le forme che miravano ad abbigliare non più esseri divisi per genere, bensì soggetti che riconoscevano la contraddizione interiore scaturita dall’obbligo di riconoscersi in uno dei due sessi, ma ne cercavano una sintesi più vicina alle scoperte culturali del nostro tempo. Lo sappiamo tutti che dal punto di vista psichico la riduzione a maschile e femminile se troppo marcata spesso è solo una dolorosa e inutile forzatura; in ciascuno di noi, aldilà dei rilievi anatomici, l’impasto pulsionale che domina la vita emotiva è sempre un bricolage tra le proprietà che la cultura, a lungo con effetti polarizzanti, ha attribuito al genere femminile e quello maschile. Armani non ha affatto negato la Donna con elementi del guardaroba maschile e viceversa per l’Uomo. Io penso che il valore storico del suo atto creativo delle origini, sia di aver compiuto una raffinata sintesi interna all’idea sia del femminile che del maschile per strappare il soggetto della moda a polarizzazioni estreme o a con-fusioni velleitarie, restituendo al suo pubblico un senso dell’apparire pacificante nei confronti delle tensioni generate dalla guerra dei sessi: donne contro uomini; uomini contro gay etc.

Emporio Armani, Spring-Summer 1991
Emporio Armani, Spring-Summer 1991

Probabilmente la propensione di G. Armani all’essenzialità, alla razionalità, alla linearità, alla pulizia formale delle sue creazioni è la vera protagonista della nuova sintesi dei concetti di Donna e Uomo che lo avrebbe reso famoso.

Forse è questo il motivo per cui lo stilista ha guardato, soprattutto all’inizio della sua carriera, al guardaroba maschile per trovare i primi elementi formali per le sue sintesi.

Se i sessi per la moda sono almeno due, l’eleganza, sembra suggerire G.Armani ha qualcosa dell’Uno parmenideo, qualcosa cioè che scivola sotto lo scorrere del molteplice e insiste per preservare la ripetizione nel mutamento.

Giorgio Armani, Fall - Winter  1989
Giorgio Armani, Fall – Winter 1989

La percezione di un ordine sottostante all’incedere del sistema di variazioni che caratterizzano i glissement estetici delle collezioni dello stilista, mi ha da sempre colpito per la sua giustezza, precisione, senso della misura. Anche quando G.Armani ha osato o osa, le sue creazioni non vanno mai “fuori giri”. C’è qualcosa che lo trattiene dal debordamento concettuale e formale, malgrado la moda post moderna abbia sdoganato le decostruzioni, trasgressioni, provocazioni più estreme.

Spesso si definisce l’inerzia che accompagna il gioco di modificazioni previsto dall’obbligo di presentare “novità“, appellandosi alla “coerenza” del creativo. Oppure, citando la critica d’arte, si usa il termine “minimalismo“.

Entrambe le parole sono state largamente utilizzate per classificare l’approccio alla moda di G.Armani. Ma soprattutto la seconda richiede un approfondimento. Infatti come differenziare, per esempio, Calvin Klein, Yamamoto, Kawakubo, Jill Sander, Prada e G.Armani, visto che tutti sono stati etichettati come minimalisti? Ha ancora senso l’uso di questa categoria? Per i giornalisti della moda la semantica della parola in questione avrebbe somiglianze di famiglia con le idee di “purezza”, “linearità”, “pulizia delle forme”. Guardate la foto di Fallai che riproduce una delle immagini pivot della collezione autunno-inverno 1989/1990? Oppure la foto che allude alla collezione dell’anno dopo? Non trovate che la finezza delle stoffe abbia ben poco di minimale? Tuttavia al tempo stesso sembra possibile trovare in questi look una certa purezza, un stupefacente senso dell’ordine.

Giorgio Armani, Fall-Winter 1989
Giorgio Armani, Fall-Winter 1989

Per farla breve, definirei “minimalismo ad opzioni” l’abilità di G. Armani di impreziosire o di sottrarre energia visiva alle forme, in funzione della tipologia di abiti, lasciando sempre inalterata la silhouette del suo stile. Io definirei essenzialista il suo approccio creativo. Ovvero, G. Armani ci permette sempre di distinguere nelle forme pivot delle sue collezioni le proprietà essenziali da quelle accidentali. Soprattutto tra ’88 e primi anni novanta del novecento, ogni abito dello stilista sembrava “definitivo”, “insuperabile”; sembrava trasmettere una “verità” sulla moda che oltrepassava i limiti stabiliti dai vincoli temporali necessari a preservare l’idea di “novità” (ogni 6 mesi una verità dovrebbe decadere per lasciare il posto ad un’altra verità). Ovviamente tutti sapevamo che era una illusione. Fatta una collezione ne sarebbe seguita un’altra con variazioni più o meno accentuate. Eppure anche quando materiali, colori, pattern formali cambiavano in modo significativo, la silhouette metafisica a cui ho fatto riferimento, riemergeva in modo ineludibile.

Certo, possiamo definire il sostrato visivo della sensazione di continuità delle forme di G. Armani, la percezione del suo stile. Ma in questa sede è più interessante chiederci come nasce l’impianto illusorio della metafisica dello stilista.

La mia congettura è che l’essenzialità necessaria a far emergere in modo così prepotente lo stile di G. Armani dipenda tantissimo dalle immagini che hanno diffuso le sue creazioni.

In altre parole, sono gli scatti fotografici che hanno disegnato nelle nostre menti le silhouette dell’eleganza, riconducibili ad uno stile a questo punto riconoscibilissimo ed efficace pur in presenza di modelli sempre diversi.

Eccoci dunque, dopo una lunga ma necessaria digressione, di nuovo ad Aldo Fallai, non più come mero fotografo, bensì come l’interpretante della metafisica dell’eleganza di G.Armani.

3. La fotografia di moda ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità di una marca della moda. Ma è stata straordinariamente importante anche nella costruzione di uno stile condiviso da un pubblico crescente. Occorre ricordare che gente non compra solo “cose” bensì significati, visioni, sogni. Ci sono casi nella moda in cui la forza creativa e significante di un fotografo è assolutamente decisiva e persino squilibrata rispetto la realtà di una collezione.

La natura del rapporto tra Aldo Fallai e Giorgio Armani sembra sia stata immune da ogni asimmetria a favore del primo o del secondo. Il loro modo di riflettere sul senso delle immagini da configurare per le innumerevoli campagne preparate insieme, rivela reciprocità di vedute, empatia e spirito di collaborazione.

Giorgio Armani, Fall-Winter 1988
Giorgio Armani, Fall-Winter 1988

Come spiegare altrimenti la presenza egemonica del fotografo nelle fasi decisive della carriera dello stilista? Di passaggio, ricordo al lettore che G.Armani viene ricordato da chi lo conosce e lo ha studiato, come uno stilista capace per sensibilità, cultura, carattere e personalità, di partecipare creativamente a tutte le fasi di costruzione del prodotto moda, compresa ovviamente la messa in testo fotografico delle sue idee. I valori, le idee, i concetti che lo stilista ha pubblicamente presentato in forma di collezioni e nei discorsi con la stampa, si trovano mirabilmente incapsulati nei messaggi visivi configurati da Aldo Fallai. In alcune fotografie si riconosce lo sforzo del fotografo per farci percepire le qualità dei tessuti, la dolcezza delle stoffe, la loro preziosità. La sensibilità verso la materia con la quale sono fatti gli abiti è da sempre un punto di forza di G.Armani e del Made in Italy. Nei ritratti di moda del fotografo, i dettagli che variando di stagione in stagione rappresentano la risposta della marca alle sfide tra creativi per vincere la battaglia per le “novità”, sono interpretati secondo un codice poetico che li trasforma in segni estetici perfettamente visibili, senza le pesantezze retoriche che comprometterebbero il messaggio decisivo della foto, messaggio che dipende piuttosto dalla posa, dall’atteggiamento, dall’espressione della modella/o. Solo così una immagine di moda può evocare uno stile, può alludere ad un modo di essere, integrandovi quei segni che la riportano, dopo una fatale deviazione, alle cose della moda. Senza “deviazione” (senza racconto, potrei dire) avremmo una immagine troppo schiacciata su un desiderio dell’oggetto della moda, banale, feticista, ostentativo. Senza integrazione, a lungo andare, la semantica della marca perderebbe in suo ancoraggio con il “prodotto”. Aldo Fallai è stato un vero maestro nel percorrere l’invisibile sentiero che, nel decennio in cui la nostra società si è spettacolarizzata come mai era successo nella storia dell’uomo, ha consentito all’immaginario armaniano di sfuggire ai richiami di un lusso troppo gridato e a eccessi emotivi che il pubblico pur dimostrava di apprezzare (è sufficiente pensare al successo planetario di fotografi come H.Newton, per comprendere il senso e forse i rischi della rinuncia armaniana ad ogni eccesso nella visualizzazione delle sue creazioni).

Quindi quale è stato il contributo del fotografo alla visione sulla moda che G.Armani maturò all’inizio della carriera e negli anni della crescita?

Come tutti i grandi creativi lo stilista pur attento come pochi alla donna reale, aveva come punto di capitonaggio delle sue idee moda una donna e un uomo idealizzati o, se volete, un’idea di bellezza, un modo di essere molto più sofisticato di quanto si potrebbe pensare prendendo come punto di riferimento il solo successo commerciale.

Aldo Fallai ha trasformato questi punti di riferimento concettuali, centrali nella visione della moda dello stilista, in immagini di individui e in microstorie compatibili con i valori che G.Armani andava mettendo progressivamente a fuoco. In altre parole ha umanizzato gli ideali senza togliere ad essi la distinzione e quel sofisticato senso dell’essere al centro della visione sull’eleganza dello stilista.

A molti piace definire il suo stile “androgino”, ovvero mischiare i tratti pertinenti dell’uomo con quelli della donna e viceversa, per fare emergere una nuova sintesi di entrambi.

Non era certo agevole trovare l’algoritmo fotografico di questa contraddizione. Ebbene, dobbiamo ammettere che la soluzione trovata da Aldo Fallai è estremamente convincente. L’uomo Armani non ha paura di apparire dolce, introverso, pensoso, qualche volta fragile senza mai perdere le sue “certezze”. La Donna ci appare più forte, più sicura, oserei dire più intelligente del presunto compagno, ma senza ostentarlo, senza aggressività. Nel mondo possibile dello stilista non c’è guerra tra i sessi, non ci sono contrasti ma solo condivisioni, anche se spesso sembra di percepire una certa solitudine e persino freddezza.

Giorgio Armani, Fall - Winter 1989
Giorgio Armani, Fall – Winter 1989

Nella costruzione di queste sintesi (fotografiche) dell’essere Uomo e Donna secondo la visione di G.Armani, poteva nascondersi l’errore di un romanticismo troppo marcato per il primo e di un glamour incompiuto per la seconda.

Grazie ad una cultura visiva da appassionato cultore dell’arte classica, Aldo Fallai ha donato a G.Armani le icone necessarie alla sua moda per legittimarsi presso una élite di consumatori alla ricerca di nuove certezze; individui senz’altro privilegiati ma che non fanno della propria eleganza una offesa a chi non può accedervi.

Di Aldo Fallai apprezzo il rigore, l’ordine estetico (per esempio la scelta del bianco e nero e le regolazioni del grigio attraverso un controllo mirabile delle luci; il contenimento dei toni quando si passa al colore), capaci di trasmettere messaggi intenzionalmente contraddittori senza mai debordare nell’ostentazione, nel grottesco. L’eleganza classica delle immagini configurate dal fotografo, in contro tendenza con il lavoro visivo della maggioranza degli altri fotografi di moda degli anni ottanta, a mio avviso ha donato alle creazioni di G.Armani la serena gravità che lo stilista cercava. La moda deve essere un gioco, ma con regole rigorose per far si’ che la sequenza di variazioni necessarie abbia sempre un inizio e una eventuale fine, per potere con leggerezza passare ad esplorare altri paradigmi estetici. è immensamente importante per creativi come G.Armani e Fallai che nel gioco delle variazioni la sostanza dello stile non venga intaccata nei sui nervi vitali. Si può raggiungere questo obiettivo solo se non si oltrepassano quei limiti che una forma di vita ha stabilito, per preservare le emozioni e le sensibilità raffinate riflesse in parole come chic, glamour, bellezza, eleganza.

Quale bellezza e quale eleganza? Nelle foto in mostra emerge con chiarezza la risposta alla domanda. La bellezza che sembrano cercare Fallai e Armani non ha a che fare con quella che si presenta come desiderio o eccitamento. Lo studium delle pose, delle espressioni, dei gesti mi fa pensare piuttosto al significato della parola greca per il bello. To Kalon indica una bellezza morale ed estetica. Morale nel senso di “nobile” ovvero appartenente ad un’anima illuminata dalla chiarezza. Insomma per farla breve e non platonizzare il fotografo e lo stilista, mi limito a segnalare che l’eleganza di Armani ben tradotta da Fallai si fa certo riconoscere, ma non cerca di imporsi come un abbaglio, una allucinazione o una prepotente seduzione. A volte cerca di stupire ma senza mai scioccare; piuttosto desta ammirazione, contemplazione ovvero gradation del desiderio che costringono a riguardarla, a conoscerla nella sua purezza. Nel mio linguaggio il riferimento alla purezza non ha nulla di spirituale, significa riportare lo sguardo del fruitore dalla percezione della forma alla cognizione dello stile.

Dopo anni e anni di collaborazione con Fallai, poco prima della metà degli anni novanta del novecento, Armani decise di cambiare il fotografo responsabile degli scatti più importanti per le sue collezioni. Arrivò prima G.Roversi e in seguito Lindbergh. E poi Ellen Von Unwerth, Albert Watson, Marcus Piggot, Steven Meisel, Craig McDean….Ma mi piace sottolineare che le conquiste visive fatte durante la lunga collaborazione con Fallai non sono mai state completamente rimosse. Ovviamente tutti i grandi fotografi che ho citato hanno segnato con il loro tratto di stile le campagne delle quali erano responsabili. Ma diversamente rispetto il lavoro eseguito per altri committenti, lo hanno fatto in punta di piedi. Insomma, il Grande Stile che ho evocato per descrivere il culmine della collaborazione tra Fallai e Armani, trasformatosi nell’ossatura del linguaggio della marca ha continuato a funzionare come linea di demarcazione tra i valori (visivi) compatibili e quelli che metterebbero in discussione le idee grazie alle quali lo stilista ha creato la sua grandezza.

Addenda
La mostra di Firenze accompagna le foto di moda di Aldo Fallai in Villa, con altre immagini presentate al Museo Bardini, che testimoniano della costante ricerca del fotografo sui segreti della luce e della composizione artistica, soprattutto di ispirazione manierista, caravaggesca, proto-barocca.

I suoi ritratti artistici confermano l’ipotesi che in modo frettoloso ho sviluppato nella parte dedicata alle immagini di moda: una profonda comprensione della classicità avrebbe permesso a Fallai di imbricare nelle immagini per Armani i valori visivi che lo stilista stava esplorando con gli strumenti e i materiali di sua competenza, valori che promuovevano una moda e una eleganza senza tempo.

Portrait, 2009
Portrait, 2009
Antonio Brizzolari, 2009
Antonio Brizzolari, 2009

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Lamberto Cantoni

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

84 Responses to "Aldo Fallai"

  1. Fabiola Cinque
    Lacinque   3 febbraio 2014 at 00:14

    Deve essere una mostra meravigliosa. E poi descritta così nel dettaglio ti invoglia ancor più a visitarla. Conoscere un personaggio come Aldo Fallai e’ necessario nel nostro percorso. Così lo si può conoscere, comprendere ed apprezzare con più coscienza.
    Unica pecca che mi sento di citare, inserirei nel titolo (o comunque nel testo) la località della mostra. Non tutti sanno che villa bardini museo bardini sono a Firenze.
    Si potrebbe approfittare di unire la visita di questa mostra a Firenze con quella a Prato del nostro amato Ferre!

    Rispondi
    • Lamberto.cantoni   3 febbraio 2014 at 17:30

      Hai ragione Fabiola, chiederò a Roberta di inserire le informazioni che hai segnalato. La colpa e’ mia. Dovrei sempre rileggere i testi che scrivo. Lo so. Spesso non ci riesco. Sono come una fidanzata che non ami piu: provo un misto di inquietudine/imbarazzo/pudore che mi impedisce il contatto. Cosa vuoi farci… Oramai ho l’inconscio in cancrena. Neanche Sigmund riuscirebbe a raddrizzarlo.
      Fallai e Ferre sono da visitare assolutamente.

      Rispondi
  2. Aleksandra Bebneva   3 febbraio 2014 at 20:35

    Mi piacerebbe iniziare il mio commento citando una frase presa dal articolo di Vogue. “..le parole scambiate tra i due furono l’incipit di una simbiosi creativa durata dalla seconda metà dei Settanta fino a cinque anni fa. Un dialogo decennale, destinato a lasciare il segno nella storia del costume.”
    Non conoscendo il rapporto tra Aldo Fallai e Giorgio Armani sono rimasta piacevolmente sorpresa che a parte la loro collaborazione al livello creativo ci fosse anche un rapporto d’amicizia. Personalmente ho ammirato tanto la mostra, credo che ogni fotografia racconta una storia. Ogni sguardo, gesto o posa sono destinate a coinvolgere emotivamente i spettatori. Il fotografo è noto per la sua capacità di mettere in rilievo il corpo. Gli abiti diventano un tutt’uno con il corpo. L’immagine è molto studiata e curata. Credo che l’uso del bianco e nero evoca un’ atmosfera elegante e sensuale. Alcuni scatti invece presentano la tenerezza e semplicità. I sguardi e le movenze dei personaggi parlano e raccontano delle storie. Si sente molto l’approccio emotivo del fotografo, ho notato una sorta di dialogo tra i vari personaggi e Aldo Fallai. E credo che non sia una sensazione molto facile da far percepire visivamente!
    Per me le fotografie di Aldo Fallai fanno la differenza.

    Rispondi
  3. Fabiola Cinque
    Lacinque   4 febbraio 2014 at 08:47

    Se avevo ancora qualche dubbio sul visitare la mostra Aleksandra me l’ha del tutto cancellato! Ho capito che è imperdibile, quindi non rimane che partire per venire a Firenze!

    Rispondi
  4. Federica B.   4 febbraio 2014 at 14:37

    Sono molto d’accordo con lei riguardo alla creazione del grande stile che Fallai ed Armani raggiungono insieme e questo si vede anche nell’ottima riuscita della comunicazione di questo concetto.
    Per di più sono convita che per la creazione di un mito come Armani si ha bisogno di uno staff e di collaboratori validi che contribuiscano alla sua ascesa. Infatti penso che i pilastri della moda non si ereggano da soli proprio per questo motivo esiste una grande collaborazione armonica tra le varie parti che interessano la comunicazione, (come citava lei collaborazione tra brand/stilista e fotografo).
    Nelle foto esposte alla mostra ho trovato che esse hanno una caratteristica di forza ed essenzialità. Ciò mi ha fatto collegare il tutto all’emancipazione femminile (anche per la scelta degli abiti) .
    In questa esposizione si evince fortemente la propensione di Armani alla razionalità, alla linearità, che ci fa intendere la sua sintesi tra uomo e donna, in fin dei conti è ciò che l’ha reso famoso.
    Una nota negativa però c’è: insieme alle foto di Fallai, vi era inserito lo stile di Cappucci con alcuni dei suoi abiti più belli e strutturati ma dato che il museo era un po’ caotico nella scelta delle disposizioni e alcune sale avevano la luce spenta, mi sono sentita coinvolta il giusto.
    Mi è piaciuto molto visitare sia il museo Bardini che il grande parco di Villa Bardini e ritrovarmi immersa nella natura ma oggettivamente la mostra non lasciava col fiato sospeso in quanto a mio giudizio le foto di Fallai erano posizionate troppo vicine l’una con l’altra causando poi il perdersi dell’occhio dell’osservatore. Tuttavia prendendole nella loro singolarità sono molto d’accordo con lei e trovo che siano fantastiche (andavano solo esposte meglio).

    Rispondi
  5. Leonardo P.   4 febbraio 2014 at 18:58

    Lo stretto rapporto che intercorre tra stilista e fotografo è certamente alla base per l’affermazione di un designer nel mondo della moda. Spetta infatti al fotografo cercare la chiave per rappresentare nella campagna pubblicitaria il messaggio della collezione, manifesto ma anche implicito, emozionale, e quindi molto difficile da consapevolizzare e addirittura riprodurre.
    L’esempio emblematico è giustamente rappresentato dalla coppia Armani-Fallai. Il fotografo, lavorando fin dalle prime collezioni con quello che oggi è uno tra i più celebri designer dallo stile inconfondibile, è riuscito a captarne la visione interiore delle sue creazioni, ciò che Armani voleva trasmettere al pubblico. In questo caso si nota come Fallai sia riuscito ad esaltare i valori dello stile Armani attraverso degli scatti che trasmettono immediatamente il mood dello stilista; tale mood è rimasto un fil rouge anche nel seguito della carriera di quest’ultimo, che si è contraddistinto per un rifiuto verso quel tipo di moda che è solita contraddirsi stagione dopo stagione. Quindi è giusto porsi il dubbio su quanto lo stilista in sé per sé possa riuscire, seppur con tutte le capacità richieste dal suo ruolo, ad affermarsi nel settore moda senza quella “materialità emozionale” che solo un grande fotografo riuscirebbe a comunicare al pubblico.

    Rispondi
  6. Maria Camila Vanegas   4 febbraio 2014 at 21:02

    Uno dei fotografi di moda più famosi non solo in Italia, ma anche in tutto il mondo, che ha saputo diffondere l’immagine sempre raffinata del ‘Made in Italy’ del mondo dell’arte. E’ riuscito a conquistare il mondo della moda, soprattutto alla fine degli anni Ottanta, grazie alla collaborazione del grandissimo Giorgio Armani, con cui ha contribuito a creare le più importanti campagne pubblicitarie degli ultimi anni.

    Nell’esposizione “Aldo Fallai – Da Giorgio Armani al Rinascimento”, adesso presente a Villa Bardini nella città di Firenze, sono esposte siano le foto di moda, siano le campagne pubblicitarie, che ci fa capire lo stile si questo grande artista che si centra sul corpo e sul soggetto umano. È opportuno che la rassegna sia a Firenze, la città natale di Fallai dove continua a vivere e lavorare, sempre esplorando strade e personaggi con lo scoppo di scoprire nuove ispirazioni, immagini e avventure.

    Dopo aver visto la mostra, ho capito il suo desiderio di scattare in ogni sguardo un racconto, un massimo rilievo al corpo umano che nel campo della moda è, generalmente, in secondo piano. Inoltre, la mostra a Villa Bardini, sottolinea la voglia dell’artista di avere una comunicazione costante con i modelli dell’arte rinascimentale, definendo al meglio l’essenza dell’arte italiana. Gli abiti e i corpi si uniscono in una sola materia, diventando un’unica sostanza e capendo che da soli non hanno nessuna forza vitale.

    Lo stile è sempre raffinato, spesso in bianco e nero, grigio, sabbia e un colore pallido con poca saturazione, studiato nei movimenti dei personaggi, dove uomini e donne conosciuti dal mondo del cinema e teatro, che diventano icone tra passato e presente, in cui l’abito esalta una personalità elegante e naturale.
    È sempre presente lo stile di Armani, uno stile molto androgino e clamoroso, dove non manca il pantalone largo e il tacco basso, abbinati a uno sguardo penetrante, determinato e sensuale, tipico dello stile classico italiano. Una storia e una mostra degli anni ottanta con una donna elegante e vagamente androgina e un uomo raffinato, talvolta trasgressivo talvolta narcisista.

    Gioca con una bellezza affascinante, espressiva e seducente, ritrattando una moda che va oltre all’abito per riprodurre un’intera società e una generazione. Le sue fotografie lasciano intuire un lussuoso lavoro di complicità fra l’artista e la modella.

    Interessante aver capito la curiosità di Fallai, il suo gusto esigente e nostalgico, l’amore per la bellezza e anche per l’esasperazione della forma, fino al grottesco.

    Rispondi
  7. Ideal Dridi   5 febbraio 2014 at 00:38

    In questo bellissimo articolo del proff. Cantoni ,pone domande chiave essenziali per capire cio’ che succede quando due artisti si incontrano .
    Noi siamo abituati fin dai tempi piu’ antichi , (basta pensare a Fidia),Prassitele nell’antica Grecia a Michelangelo ,a considerare l’opera d’arte frutto di una singola persona .
    Quello che e’ successo fra Fallai e Armani e’ stato a mio avviso una cosa prodigiosa : l’incontro di due persone diverse ,ma simili,che si sono completate nell’opera d’arte .Perche’ la mostra di Villa Bardini e’ veramente una testimonianza fuori dall’ordinario .
    Il binomio Fallai-Armani mi ha ricordato quello Visconti-Berger , nei film secondo me piu’ belli e piu’ consapevoli del regista in cui Berger riesce a ricreare ed a dare immagine alla visione personale del personaggio che Visconti voleva da lui .
    Viene spontaneo chiedersi quanto conta nel contesto del mondo della moda l’opera del fotografo ,spesso sottovalutata .Sono d’accordo con il Proff Cantoni quando definisce la relazione fra il fotografo e lo stilista una relazione privilegiate e fuori dall’ordinario

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    • Lamberto.cantoni   6 febbraio 2014 at 20:53

      Cara signorina Ideal non avrà per caso fatto combutta con il mio persecutore Bramclet? Devo dire che il suo proff con due f mi punge come una doppia puntura sul didietro.
      Facciamo un accordo: la prossima volta tolga il proff; oppure lo scriva come diocomanda. In alternativa può scriverlo con tre f ovvero profff. Sono pronto a scommettere che scegliera’ la terza opzione. In questo caso suonerà un po’ ironico e forse comico. Sempre meglio del proff da orrenda film-commedia italiana di serie z.
      I suoi rilievi più che ammirevoli li definirei audaci. Scomodare Fidia e Prassitele le fa onore ma provoca vertigini. Capisco dove voleva arrivare e quindi tutto sommato gli esempi reggono.
      Mi convince di meno il parallelismo tra le due coppie Armani-Fallai e Visconti-Berger.
      Vede signorina, Visconti e’stato uno dei piu raffinati intellettuali italiani. Sopravanzava Helmut il bellone quanto il Monte Bianco intimidisce la collina di Fiesole. Evidentemente Helmut il bellone si vendicava primeggiando su di un’altra scena. Ma a noi non interessano queste faccende tragicamente umane. Ci interessano le virtuosita’ prodotte dall’empatia tra due menti. Ebbene, Fallai oltre ad essere un grande fotografo e’ un profondo conoscitore dell’arte. Si capisce guardando i suoi lavori il tumulto culturale che lo anima e che armonizza. Armani non e’ certo da meno. Le sue capacita’ trascendono le pur importanti doti e competenze che mette in campo come creativo. Quando concede interviste e non e’ incazzato dice sempre parole che fanno pensare. Per farla breve, il suo parallelismo non funziona. Tra Armani e Fallai c’è stata empatia, una coevoluzione straordinaria, una crescita. Helmut il bellone senza Visconti e’ ritornato ad essere un semplice attore come tanti altri.

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  8. Irene Libbi   5 febbraio 2014 at 01:10

    Aldo Fallai si inserisce in un periodo in cui il filone estetico in ambito fotografico è scandito dall’esagerazione, dal glamour, dall’ostentazione. Basta citare alcuni fotografi suoi contemporanei come Newton o Avedon, l’uno diverso dall’altro ma che raccontano una moda differente rispetto a quella volutamente descritta da Fallai. Le sue foto romantiche fatte di sguardi, di emozioni sono lontane dalle forze erotiche di Newton e da quelle energiche di Avedon.
    La sua è una fotografia dedita alla raffinatezza, al racconto psicologico dei protagonisti.
    L’attenzione al dettaglio è millesimale. La morbidezza dei tessuti e la preziosità è visibile anche attraverso la pellicola e la stampa.
    La volontà del fotografo Fallai è quella di riprendere i modelli non in momenti di vita quotidiana, infatti è chiaro che essi siano in posa, ma il tutto diventa quasi naturale, privo di artificialità.
    Sguardi iconici, sempre puntati verso l’obiettivo della telecamera sembrano “strabordare” dalla pellicola. La pervasività delle immagini, tuttavia, non coincide immediatamente con l’identificazione da parte dello spettatore. I modelli, infatti, appaiono come icone di bellezza sia femminili che maschili irraggiungibili ma un contatto con “colui che guarda” è percepibile, quasi palpabile. E’ come se noi guardassimo una parte della loro vita, della loro storia e loro al tempo stesso, con i loro sguardi, volessero “imbrigliarci” nelle loro emozioni, provocando una sorta di scambio comunicazionale coinvolgente anche se solo virtuale, destando in noi un’ammirazione nei confronti di quegli sconosciuti. Essi partecipano attivamente alla costruzione di una nostra cultura visiva. E’ difficile dimenticare questi sguardi e distaccarci dalle emozioni che a primo impatto ci hanno procurato. Esse sono in grado di immagazzinarsi nel nostro inconscio attraverso associazioni libere.
    Un tale punto di vista fotografico non poteva non abbinarsi alla perfezione ad una personalità e ad un brand come quello di Giorgio Armani, fondatore di un filone antitetico e in contrasto con i suoi contemporanei come ad esempio Versace. Armani ha sempre preferito l’eleganza all’estro esagerato, il bianco e nero e grigio ai colori accesi. Ricordiamo che la maggior parte delle fotografie di Fallai sono proprio in bianco e nero, con un minuzioso controllo dei grigi attraverso la regolazione della luce.
    Questi due mondi, la moda di Giorgio Armani e la fotografia di Aldo Fallai, si sono incontrati con l’intento di generare, dalla loro commistione, un unico filone comunicazionale: promuovere un’eleganza acronica, priva di connotazioni temporali. Un’eleganza dichiarata il “Deus” del loro modo di concepire la moda. E’ chiaro che entrambi condividessero la stessa visione e grazie a questa grande complicità sono stati in grado di realizzare fotografie di grande valore estetico e al tempo stesso emozionale.

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  9. sofia yao   5 febbraio 2014 at 12:23

    la bomba del Made in Italy, con l’esigenza di stilisti e direttore d’arte di un’immagine originale italiana, il suo viaggio dell’avventura inizia negli anni Settanta, quando Fallai comincia a collaborare con Giorgio Armani. Quell’epoca c’erano i giovani stilisti, geniali e coraggiosi come Versace, Coveri, Ferrè, Krizia, Valentino che dimenticano alle regole esclusive e spalanca un altro il mondo di couture e ribaltano l’antico predominio francese imponendo uno stile chiamato “ Made In Italy”. Con l’occasione quando rappresenta la donna Armani, il suo classicismo e lo stile elegante impongono al mondo intero come segno tipicamente italiano. Mentre io curiosavo tutti suoi capolavori di anni settanta come nessun altro, immagine in bianco e nero, le donne bellissime in lo stile classico e maschile con lo sguardo deciso e pantalone morbido, guanti di velluto. Mostrando le figure seducenti ma con la naturalezza lo stile di vita che mostrano sono loro le protagoniste della propria vita e delle proprie decisioni. Invece in anni Ottanta, quando Giorgio Armani inventava un uomo dal look elegante, tuttavia trasgressivo sempre giocando con ruoli e situazioni, con modelle più affascinanti che belle e più espressive che seducenti, Aldo Fallai da questa moda ha ricostruito un mondo che va oltre l’abito, che crea un ponte di collegamento tra società e abbigliamento, con i loro stili di vita, identità sociale, i passioni. Se potremo definire che Giorgio Armani ha fondato il suo “palazzo d’impero ” nella storia di alta moda e Aldo Fallai è riuscito con successo a trasformare l’abito in immagine e comunicare con le persone, in più Le sue foto descrivono l’essenza di un’epoca, il successo di moda italiana.

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  10. Ruggero Galli   5 febbraio 2014 at 12:46

    Comincio partendo da una riflessione: se la persona Aldo Fallai non fosse stata italiana, sarebbe esistito il Made in Italy? Alla mia domanda rispondo certamente di si. Ma, se allargassi il soggetto al plurale, la risposta sarebbe negativa in maniera assolutamente convinta. Se bastasse il nostro orgoglio per regalarci tale nomea sarebbe veramente troppo facile, troppo scontato, troppo stupido. L’immaginario che il Made in Italy sia sinonimo di qualità non nasce per caso, non nasce dalla nostra vanità, nasce grazie a persone competenti, uomini e donne con un valore aggiunto di natura professionale e creativa di qualita’ superiore allo standard, nasce quindi ANCHE da Aldo Fallai. Fotografo eccezionale per pulizia e raffinatezza mentale, famoso in tutto il mondo. Fotografia, arte, cinema, editoria, edilizia, moda e molto altro, sono le persone che occupano questi spazi a darci quel valore aggiunto che il mondo ci attribuisce. Professore penso che questo collegamento con il Made in Italy non sia in contrasto sulla sua spiegazione da me sconosciuta e appresa dell’alone americano.
    Sono personalmente stato a Villa Bardini e mi ha letteralmente rapito. Tempio di sintesi artistica tra Giorgio Armani e Aldo Fallai. La fama dell’uno dipende dall’altro e viceversa , simbiosi produttiva di esecuzione sopraffina riuscita alla perfezione. La moda è sempre di più comunicazione e cooperare con persone dal profilo professionale che sappiano intepretarla, tradurla al meglio fa di Villa Bardini è un esempio di successo lampante. “La moda non può prescindere dalla fotografia – ha detto Raffaello Napoleone. Le immagini di Aldo fallai , oltre cento, mi hanno permesso di ricordare l’eccellenza degli anni 80’: l’affermazione di un modello femminile forte, indipendente, androgino e di un uomo raffinato, rigoroso, essenziale. Giorgio Armani ha saputo scindere il noioso duello tra uomo e donne in foto che hanno della sola eleganza l’unico obbiettivo. In entrambi i sessi esiste qualcosa del suo opposto e Giorgio è riuscito a farlo con classe senza cadere nel ridicolo; Aldo a trasmetterla in immagine.

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    • Lamberto.cantoni   6 febbraio 2014 at 17:24

      Hai ragione Ruggero. Il Made in Italy lo possiamo raccontare in tanti modi. Se leggi il libro di Nicole White comprenderai che dal punto di vista produttivo, definiamolo la dimensione del fare, assume una traiettoria competitiva grazie ad un contributo fondamentale che ci arriva dall’altra sponda dell’atlantico. Ma come dimenticare la scintilla creata da Giorgini a Firenze con le famose sfilate della Sala Bianca! Definiamole attraverso il concetto di bello (la moda italiana presenta una bellezza competitiva legittimata dall’arte che pervade ogni angolo del Bel Paese, questo il mito che Giorgini e Firenze hanno saputo rendere più reale di ciò che noi sappiamo come vero).
      Ma la moda ha bisogno anche di altre narrazioni. Per esempio ha bisogno di parlare con persone che vivono il loro tempo in funzione di desideri che implicano il divenire.
      Ecco che in questo preciso momento intervengono tutti i giustissimi rilievi che hai fatto, prendendo come esempio Fallai. Potremmo definire questo valore della moda, “la tendenza efficace”. Armani e gli altri grandi creativi italiani di fine anni settanta hanno compiuto la sintesi tra bello, ben fatto e di giusta tendenza. Collaborando con grandi image makers hanno trasformato il prodotto moda in un potente simbolo nel quale potevano imbricarsi i valori estetici, etici (fare bene le cose per dare ad esse una qualità impossibile da raggiungere con le macchine) e pragmatici (creare abiti idealmente indossabili da tutti), per poter circolare velocemente in un mondo oramai dominato dalla comunicazione.
      E’ chiaro che nel mondo liquido della post modernità azioni simboliche come quelle della coppia Armani/Fallai, spettacolari ma al tempo stesso classiche, hanno aperto una strada alla piena realizzazione di un meta-brand che dopo rinforzi, contaminazioni, altre storie e’ divenuto il Made in Italy che oggi la gente cita, ama, compra senza bisogno di conoscerlo.

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  11. Anikken B.G   6 febbraio 2014 at 16:06

    Entrambi designer e fotografo lavorano con materiali visivo come un modo per trasmettere un messaggio, ma questo non significa che vedono immagini nello stesso modo. Condividendo prospettive tra loro può essere molto produttivo per entrambi le parti.
    Un ottimo esempi è il rapporto tra il designer Giorgio Armani e fotografo Aldo Fallai che è forse uno dei più determinante nella moda. Questa relazione di sinergia e rapporto unico ha prodotto delle immagini più distinte di Armani. Senza una posizione, oggetti di scena o comparse di mettere in scena una narrazione. Fallai evocato ciò che era inerente i vestiti e solo nei vestiti per raccontare la storia.
    La mostra che illustra il suo percorso creativo in circa 180 fotografie spettacoli, sopratutto nei colori Armani, bianco, griggio, sabbia. La mostra permette di scoprire la crazione e gli interessi dell’artista nel campo della moda!

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  12. Chiara C.   6 febbraio 2014 at 16:11

    L’unione della maestria e dell’arte proposta dal celebre stilista Giorgio Armani si fonde completamente e in modo totalmente armonioso con la bravura di un fotografo di moda come Aldo Fallai. I due si completano a vicenda, ciò dimostra come uno stilista non possa giustificare la sua esistenza senza l’appoggio di un grande fotografo di moda che fornisca vitalità alle sue creazioni e che le mostri al pubblico come non solo abiti, ma abiti portatori di un messaggio. Il legame tra moda e comunicazione è indissolubile. Le foto di Fallai attraggono l’osservatore in quanto ogni singolo personaggio racconta una storia, sono soprattutto gli sguardi e il dialogo fittizio che intercorre tra osservatore e fotografia che ti fa apprezzare la bellezza della fotografia. La serie di fotografie, quasi tutte in bianco e nero, scelta stilistica che rispecchia completamente lo stile Armani, fanno percepire come ogni singola foto rappresenti una storia a sé, ma come tutte siano collegate dal fil rouge rappresentato dal Grande stilista italiano e punto cardine del Made in Italy. Personalmente ho apprezzato molto la mostra per la bellezza e il rigore di ogni singola fotografia. Villa Bardini è sicuramente una location ottima per l’esposizione di una mostra portatrice di un messaggio cosi forte ed emblematico. Personalmente non sono stata particolarmente soddisfatta dal percorso espositivo in cui sono state esposte le fotografie, talvolta confusionario in quanto non è un percorso lineare, che permette all’osservatore di godersi a pieno da bellezza e l’arte della fotografia di un grande come Aldo Fallai. Ritengo in ogni caso che l’atemporalità dello stile Armani si fonde perfettamente con l’atemporalità della fotografie scattate da Fallai e che insieme rappresentino il Made in Italy nella sua forma più preziosa e ammirabile.

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    • Lamberto.cantoni   6 febbraio 2014 at 18:58

      Grazie Chiara, mi hai reso chiara un residuo di incertezza che non sono riuscito a verbalizzare nel mio intervento, perché legata a qualcosa sul percorso espositivo che evidentemente non mi convinceva, ma che non ho colto con la tua lucidità.
      La location invece straordinaria. La bellezza della passeggiata per andare il Villa e il ritorno attraverso il giardino non potrei mai descriverla.

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  13. Kira C.   7 febbraio 2014 at 14:25

    Aldo Fallai ha conquistato il mondo della moda alla fine degli anni Settanta soprattutto grazie alla collaborazione con Giorgio Armani, con cui ha contribuito a creare le più importanti campagne pubblicitarie degli ultimi decenni, firmando così alcuni dei capitoli più esaltanti della storia del Made in Italy. Trattandosi di uno dei più talentuosi fotografi del nostro tempo, un artista noto in tutto il mondo, era quindi sorprendente saperlo tra i pochissimi cui ancora non fosse stato dedicato un approfondimento monografico.
    Fallai: foto di moda, di campagne pubblicitarie, di modelle e modelli, ma anche di persone comuni, amici di strada, nudi, oltre a infaticabili studi sul tema della forma emozionata dallo sguardo. Immagini che documentano una travolgente avventura culturale e sociale oltre all’evoluzione di un fotografo che dalla moda ha saputo spingersi in tante direzioni molto personali, elaborando paesaggi, ritratti e visioni del mondo, sul cui sfondo resta sempre la grande arte del Cinquecento toscano.
    Le sue immagini presentate in bianco e nero di donne bellissime: sguardo deciso e netto, tacco basso, pantalone morbido in seta, guanti di velluto. Figure seducenti, ma protagoniste della propria vita e delle proprie decisioni.Usa modelle e attrici, anche le più ammirate e celebri, con naturalezza. Trasforma l’abito in immagine, la moda in storia del gusto. Le sue foto sono la poesia di un’epoca, il trionfo delle case di moda italiane. Dal passato all’oggi.

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  14. Chenxin(Valentina )   7 febbraio 2014 at 15:32

    La fotografia di moda ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità di una marca della moda (Cantoni, 2014). In fact, I agreed what Cantoni said. A good fashion is not only you can create a beauty look. It is also need a good photographic. For Aldo Fallai, he is a one of the finest Italian photographers. He has many famous photo. He has his own style and he can deliver his fashion knowledge to model to ask for an attractive post. After I read different readings about fashion. I think fashion as a large project. It is integrated many different elements together to create one you never can imagine secret thing.

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  15. Jessica Xia   7 febbraio 2014 at 17:06

    Sono contenta che questo articolo restituisca un po’ d’attenzione all’importanza della fotografia nel campo della moda. E’ molto provocatoria la domanda “conta di più un eccezionale fotografo o lo stilista?” Penso che si equivalgano in importanza, formando un connubio davvero efficace che esprime al meglio il messaggio artistico che celano entrambe le arti, dando risalto al lato emozionale dell’abito. La mostra, articolata da foto bianco nere e qualche tocco di colore neutro, si ambienta in un’atmosfera meditata e calcolata. Aldo Fallasi ci presenta i suoi scatti per Giorgio Armani: figure statuarie e marmoree che ci riportano a bellezze canoniche classiche, rigorosamente risolute.
    Le foto raccontano Armani dai suoi primi successi nei anni ’80 ad oggi, bellezze intriganti che seducono lo spettatore senza segni di fragilità e ne rappresentano la forza e il potere, razionalità e dotate di un’eleganza essenziale, minimalista. Una piacevole mostra che fa riscoprire l’essenza di Armani e del grande talento di Fallai.

    Una piccola pecca, secondo l’occhio di un visitatore, è che il Museo Bardini è stato incurante dei propri visitatori, facendo percepire poca dedizione e poca importanza per la mostra.

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  16. Giulia Rivi   7 febbraio 2014 at 22:01

    Questo articolo mi ha permesso di soffermarmi su un aspetto che in effetti non avevo mai tanto tenuto in considerazione, ovvero il rapporto che ci può essere tra lo stilista, il creatore di moda, e chi per lui, lo presenta al pubblico, il fotografo appunto. Quando guardo una foto di moda su una rivista, e non so se capita non solo a me, la prima cosa che faccio è notare l’ oggetto moda che mi viene presentato, magari ne esprimo un giudizio e mi interesso dello stilista che lo ha creato, mai però, o comunque non in profondità (e probabilmente da ora in poi lo farò) rendo giustizia a chi ha effettivamente fatto quello scatto. Ed è vero, ci vuole una grande bravura a riuscire a portare in foto, il pensiero, l’intenzione, l’emozione che lo stilista stesso ha messo nell’ abito e vuole trasmettere a tutti noi. Ci deve essere grande simbiosi, forse una sorta di fusione cognitiva tra le due persone, perchè spesso è anche difficile spiegare ad un altro certe sensazioni e probabilmente risulta necessario quasi arrivare a leggere nel pensiero.
    Non basta dunque essere solo collaborativi per avere un eccellente risultato.
    Sono in accordo sul fatto che certe volte la creatività del fotografo sia decisiva nel presentare una collezione per quello che realmente voleva essere presentata. Per questo mi permetto di dire anche ( o almeno è una mia impressione) che, a volte, non venga resa molta giustizia a chi riesce a fare certi capolavori, e li definisco così perché ci sono foto che ti lasciano davvero a bocca aperta, che ti danno emozioni , e che quindi da quel momento in poi non ti sono più indifferenti, e così come non lo sono le foto, non lo devono essere nemmeno i loro fotografi; a volte ci sarebbe solo bisogno di sottolineare maggiormente la bravura e la sensibilità che un fotografo di moda è necessario che abbia per riportare il concetto che sta dietro ad ogni abito agli “spettatori” in maniera sublime; a volte, probabilmente, è solo colpa nostra e della nostra fretta che coinvolge la nostra routine.

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  17. Aurora Pierozzi   8 febbraio 2014 at 12:08

    Purtroppo non sono potuta andare a vedere personalmente la mostra di Villa Bardini, anche se mi sarebbe molto piaciuto, ma a causa di esami, lontananza e mancanza di tempo, sfortunatamente non ho potuto farcela. Sinceramente Giorgio Armani non può essere considerato uno degli stilisti che seguo di più, tuttavia non nego il suo inconfondibile e straordinario stile. Il fatto che lei abbia pubblicato questo articolo, spronandoci ad andare a vedere la mostra ( chi l’ha fatto e chi no) mi ha fatto molto piacere, in quanto mi ha dato modo di vedere lo stilista Giorgio Armani sotto un altro aspetto. Non solo sotto l’aspetto di colui che è essenziale, classico ed elegante, ma come di colui che sprigiona arte ad ogni creazione. L’accuratezza della scelta dei tessuti, dei colori, degli abbinamenti è un qualcosa che insieme crea un vero e proprio capolavoro, aiutato ad emergere grazie alle fotografie di un fotografo come Aldo Fallai. Fallai è riuscito proprio a catturare tutto il vivo della moda di Giorgio Armani, ha dato vita alle sue creazione, pur attraverso una foto statica. Questo ossimoro sta a significare il fatto che Fallai è riuscito in tutto e per tutto a far si che le creazioni di Giorgio Armani comunicassero qualcosa al mondo intero. Armani sarebbe stato un grande stilista lo stesso, ma con Fallai come fotografo sicuramente è riuscito a comunicare quel qualcosa in più che senza le sue foto, i suoi abiti non avrebbero comunicato.
    Fallai riesce a mio avviso a creare la vita all’interno delle foto, riuscendo a dare importanza ai minimi dettagli come le pieghe del tessuto, tutto all’interno di un connubio perfetto tra luce ed ombra.
    Il modo in cui Fallai utilizza la luce è veramente come ha detto lei, d’ispirazione caravaggesca. Nelle sue foto rivedo la stessa maestria nel saper catturare perfettamente la luce per realizzare degli scatti meravigliosi che esprimono sentimenti e che emozionano chi li guarda, oltre che a rappresentare una collezione, e le ultime due foto che ha pubblicato in fondo all’articolo ne sono la conferma.
    il duo stilista/fotografo è indubbiamente fondamentale e sono l’uno indispensabile per l’altro. Lo stilista sicuramente senza un eccellente fotografo non riuscirebbe ad esprimere tutta l’essenza delle sue creazioni.

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  18. Elisabetta Cinquanta   8 febbraio 2014 at 17:13

    Nella consolidazione dell’identità di un brand la forza creativa ed espressiva di una fotografia è assolutamente decisiva. Un’immagine di moda deve evocare stile, visioni, sogni, tutto ciò che spinge i clienti all’acquisto. La straordinaria collaborazione tra Aldo Fallai e Giorgio Armani ha dato vita a tutto ciò, sostenendo una moda ed un’eleganza senza tempo, distaccata dal lusso eccessivo ed ostentato. Gli scatti di Fallai, essenziali, ma emozionali, sono stati il perfetto veicolo per i valori che Armani intendeva comunicare. Credo, dunque, che Fallai, tra tutti i fotografi, sia stato il miglior interprete della filosofia armaniana, comunicando, attraverso le immagini, intelligenza, stile e profondità.
    L’empatia di questi due artisti ha sicuramente donato un grande contributo all’arte moderna italiana.

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  19. Gemma Rigatti   8 febbraio 2014 at 19:49

    Il legame tra il fotografo e lo stilista indubbiamente è necessario e significativo. L’image maker potremmo dire sia il mezzo per comunicare a chi osserva le immagini; è importante affinchè non solo l’oggetto venga reso protagonista della fotografia nella maniera estetica che rispecchia lo stile del brand, ma anche perchè trasmette un messaggio, delle sensazioni a chi osserva. Questo si nota in maniera chiara nel legame creatosi tra Fallai e Armani, che ha contribuito a trasmettere attraverso la fotografia lo stile classico ed elegante dello stilista, tutto ciò reso possibile per l’empatia che era nata tra i due. Le immagini che sono presentate a Villa Bardini permettono ai visitatori di riscoprire l’eccellenza della moda italiana negli anni Ottanta, periodo in cui Armani propone una donna elegante e androgina ed un uomo raffinato.

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  20. Clara Desirò   8 febbraio 2014 at 20:16

    Fallai è noto per la sua capacità di mettere in risalto i corpi dei soggetti che fotografa, ma le sue foto non sono solo questo; a mio parere osserando attentamente le fotografie lo spettatore diviene come partecipe della storia che Fallai ci sta raccontando. Gli abiti ed i corpi diventano un tutt’uno difficile da scindere. Oltre a questo Fallai è il simbolo del Made in Italy, di un immagine cretiva ed estrosa della moda italiana. Le sue collaborazioni valorizzano ogni aspetto del prodotto moda; famosa la collaborazione con Armani. La Figura e l’importanza di questo fotografo non può essere ristretta ad una mostra di 180 scatti ma indubbiamente possiamo capirne la creatività e l’emozioni che Fallai ricercava e imprimeva dentro ogni scatto.

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  21. Gaia R.   8 febbraio 2014 at 23:49

    Non ho ancora avuto modo purtroppo di conoscere a fondo la storia e l’operato di questo incredibile personaggio.
    Ritengo che sia doveroso soffermarsi ad ammirare il lavoro di chi ha dato una voce (o meglio, una vita attraverso l’immagine) ai capolavori indiscussi di un artista come Armani, e tanti altri.
    La mostra a Villa Bardini ed al Museo sarà sicuramente una delle mie prossime tappe.

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  22. Ilaria Hu   9 febbraio 2014 at 03:20

    Sinceramente prima d’ora non mi ero mai posta la domanda di chi avesse il ruolo piu importante tra uno stilista e un fotografo. Tuttavia non considero la questione di tipo banale. Lo stilista è l’ ideatore e il creatore dell’ opera, ma affinchè l’ opera venga conosciuta ed apprezzata al meglio possibile, è indispensabile una efficacia comunicazione ed a sua volta un ottimo comunicatore. In questo caso il fotografo assume il ruolo del comunicatore dell’ idea dello stilista, sottoforma di opera, ad un pubblico di massa. Affinchè la comunicazione sia efficacia, bisogna che ci sia condivisione dei valori e giusta interazione tra lo stilista e il fotografo. La collaborazione tra il fotografo Aldo Fallai e lo stilista Giorgio Armani fu di cosi gran successo perchè c’ era la condivisione di valori simili: Giorgio Armani prediligeva l’essenzialità, la razionalità, la linearità, la pulizia formale delle sue creazioni come la vera protagonista della nuova sintesi dei concetti di Donna e Uomo che lo avrebbe reso famoso; Aldo Fallai scattava foto con caratteristiche ‘’essenziali’’, non gli interessavano effetti spettacolari, ricercava nell’immagine una poetica che richiedeva forte concentrazione sul soggetto. La fotografia di moda ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità di una marca della moda, come Aldo Fallai per Giorgio Armani. Spesso sono la forma di presentazione degli oggetti che attirano il cliente ad un primo colpo. E’ necessario ricordare che la gente non compra solo “cose” bensì significati, visioni, sogni. Dunque, lo stilista e il fotografo occupano entrambi ruoli assai importanti e quasi complementari. Il successo di una collezione e un brand, non è solo merito dell’ ideatore, ma anche del comunicatore.

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  23. Federica Crosato   9 febbraio 2014 at 12:37

    La mostra, a mio avviso, è stata in una parola “ricca”.
    Ricca di emozioni, del significato di eleganza, amore per la creazione, della concretezza del vero talento del creare. L’atmosfera che si crea riporta la forte e unica correlazione nel rapporto tra lo stilista di moda e il fotografo. Dopotutto è la fotografia che attraverso l’immagine dipinge lo sfondo alle creazioni stilistiche e che comunica l’aspetto più emotivo della moda. Non basta che un capo sia eccezionalmente di alta qualità e con uno stile inimitabile: è il modo in cui viene trasmesso che comprende tutta la seconda parte della comunicazione al pubblico, la più rilevante.
    Il concetto affrontato in questo articolo del legame tra creatore e fotografo, perciò, è qualcosa da non sottovalutare e che mi ha fatto ragionare su un aspetto che apparentemente non viene considerato. Se si prova a pensare ad alcuni fotografi che riescono a conferire un aspetto evocativo dell’abito, attraverso un ambientazione di uno spazio irrealmente particolare, ci si rende conto di come sia possibile ricordare quel brand più facilmente, poiché il nostro grado attenzionale è stato attivato, azionando la curiosità e quindi l’interesse. Un esempio che mi salta alla mente è Bruno Dayan, i cui repertori hanno l’elemento comune dello stupore.
    Tornando alla mostra, il binomio tra l’essenzialismo di Armani e la grande eleganza che Fallai riesce a rappresentare con un’immagine, è stravolgente. La sapienza della manipolazione dell’immagine fusa con l’arte di creare, hanno nella relazione di questi due personaggi la loro concretezza.

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  24. Matilde Morozzi   9 febbraio 2014 at 12:54

    La fotografia è sempre stata essenziale nel mondo della moda. Ma sapere unire arte e moda contemporaneamente non è certo mestiere facile. Fare emozionare anche persone che non hanno mai sviluppato la passione intrinseca per la fotografia è davvero un’ impresa ardua, soprattutto per chi, come me ha sempre preferito la forza della parola a quella dell’immagine. In tutte le fotografie emerge l’amore per la bellezza che lo hanno spinto a ricercare effetti fotografici diversi . E’ proprio la bellezza ad unire fotografia e moda rendendo gli abiti di Armani quasi opere d’arte. Non credo che il successo di Fallai sia dovuto solo alla collaborazione con Armani negli anni 70, sicuramente un talento artistico come questo sarebbe comunque esploso. È inutile però non ammettere che è stata una grande fortuna tale collaborazione per entrambi gli artisti, lo stilista ha continuato ad affermarsi come grande fautore del made in italy e Fallai ha contribuito attraverso le sue immagini a confermare tale ruolo, rendendo speciale l’empatia creatasi fra i due.

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  25. Michela Mascitelli   9 febbraio 2014 at 12:54

    Only across the creative expression of a photograph can you consolidate a brand identity and evoke emotions that drives customers to purchase. The collaboration between Aldo Fallai and Giorgio Armani is a perfect example of this, giving life to a timeless elegance, isolated from luxury and exaggeration. Fallai’s simple, but emotional photos were the ideal way of carrying out Armani’s values. I believe, therefore, that Fallai was the best interpreter of Giorgio Armani’s fashion philosophy, communicating through images, intelligence, style and depth.

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  26. Eleonora Ramerini   9 febbraio 2014 at 14:05

    Credo che il ruolo che riveste il fotografo sia molto importante nella vita di uno stilista.
    Dalle foto qui riportate, l’alchimia tra Aldo Fallai e Giorgio Armani è evidente, infatti il fotografo è riuscito perfettamente a catturare ed a comunicare perfettamente lo stile Armani.
    Ancora non sono stata alla mostra, ma dopo aver letto questo articolo, credo che ci andrò molto volentieri!

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  27. Arianna Nencini   9 febbraio 2014 at 14:31

    Fallai-Armani, Newton-Yves Saint Laurent, Weber-Ralph Lauren offrono i migliori esempi di come si crea un’immagine di un brand.
    Per quanto mi riguarda ritengo che la creazione di un immagine, di un mondo di elementi iconici relativi a un marchio siano la somma di più processi analitici e creativi che sottostano a un idea-leader, ovvero il brand stesso e lo stile da esso proposto.
    Questa integrazione di processi non è da considerarsi lineare (stilista dà l’idea e il fotografo compone l’immagine) bensì circolare. Un processo integrativo di più fattori che si concatenano e si rendono tutti singolarmente e nella loro complessità, necessari e sufficienti per la corretta comunicazione di un mondo e di uno stile.
    Senza la fotografia di Fallai, Giorgio Armani sarebbe comunque diventato (probabilmente) il grande marchio che conosciamo e, allo stesso modo, Fallai sarebbe comunque stato considerato un importante fotografo del settore ma, per come percepisco l’unione di questi due artisti, presi singolarmente sarebbero risultati mancanti di un elemento fondamentale: la caratterizzazione.
    L’unione dello stile e della fotografia ha generato un’idea, un concetto completamente diverso e che, per la sua stessa natura, diventa indubbiamente più pregnante per la mente dell’osservatore.
    La poetica della fotografia di Fallai si palesa davanti allo spettatore che, anche se “ignorante” percepisce immediatamente lo stile e la reazione che si vuole creare tramite l’opera stessa.
    In sintesi: non ritengo che si debba individuare tra Armani e Fallai un individuo con maggior potere nella creazione di uno stile, bensì un unione di idee e concetti che, unendosi e modificandosi l’un l’altro, abbiano portato a ciò che oggi siamo capaci di definire “il grande stile” di Giorgio Armani.

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  28. diletta z.   9 febbraio 2014 at 15:07

    Le fotografie del grande Fallai hanno bisogno di un’osservazione attenta e nel massimo dell’intimità, secondo il mio parere ed esperienza.
    Sono film più che fotografie, le quali trasudano di una professionalità invidiabile..questo è possibile anche dalla scelta azzeccata di Armani: et voilà! il brand è chiaramente rappresentato da un’immagine giusta.
    Il punctum della bellezza è reso dalla collaborazione adatta di questi due geni, tutto è armonioso, tutto è poesia..le idee sono visibili ad occhio nudo e ti portano in un viaggio che io amo definire Arte.

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  29. Benito Navarretta   9 febbraio 2014 at 15:13

    Il rapporto eterno tra designer e fotografo può essere sicuramente condiserato mistico e affascinante. Raramente in passato ero riuscito a soffermarmi su questa alchimia ma sono convinto che il momento dello scatto racchiuda a pieno una sorta di filosofia che sarebbe impossibile esprimere con le parole. Oltretutto ritengo che esprimere la filosofia di Giorgio Armani sia forse l’ impresa più difficile che possa esserci. Vuol dire rappresentare la faccia più credibile della moda, vuol dire esprimere ciò che è e non ciò che appare e soprattutto vuol dire interpretare il grande stile. Riuscire a mostrarci in modo giusto semplicità ed eleganza è certamente un compito estremo e affascinante.

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  30. Giada Filippetti   9 febbraio 2014 at 15:53

    Da Giorgio Armani al Rinascimento è il titolo scelto per questa mostra che unisce ancora di più due campi di eccellenza italiana.
    Tra le potenti immagini di Fallai quel che mi colpisce di più è l’immagine forte e carica di personalità che trasmettono le sue figure femminili. Non è un aspetto comune, soprattutto nel campo della moda, far emergere la personalità del soggetto che spesso serve solo da supporto all’abito e meno esprime emozioni.
    Ho percepito una sorta di grande rispetto per la figura femminile soprattutto negli scatti che vedono come protagonista la donna-Armani,dove l’abito sembra quasi parte integrante della figura, della donna che sta rappresentando è icona, non solo mannequin.

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  31. Luca C.   9 febbraio 2014 at 15:59

    Conoscevo Aldo Fallai solo per sentito dire e, leggendo questo articolo ho deciso di informarmi di più su di lui dando anche uno sguardo alle sue campagne pubblicitarie. Posso constatare che secondo me Fallai è riuscito a raccontare come nessun altro lo stile di Giorgio Armani che si identifica per lunghi anni con grandi cambiamenti nella società italiana, primo su tutti per quanto riguarda l’affermazione della donna nella società, ma anche quella dell’immagine maschile, più romantica e meno aggressiva di quella di oggi.

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  32. Francesca Cristina Barbieri   9 febbraio 2014 at 16:40

    Sono stata piacevolmente trasportata dalla sequenza d’ immagini in mostra al Museo Bardini a Firenze del fotografo Aldo Fallai. Prima di questa visita non conoscevo questo artista, ma avevo già visto delle sue fotografie su qualche copertina.
    Grazie all’ esposizione mi sono potuta soffermare sulla profonda bellezza del lavoro di questo grande artista e del suo eccelso modo di presentare la collaborazione con il mondo della moda. Coltivo una grande passione per l’ arte della fotografia e trovo una sorta di collegamento visivo tra Fallai e lo stile della prima fotografia dell’ ‘800. Ovviamente Fallai ed i sui scatti sono più evoluti, precisi ed esteticamente ricercati; quello che trovo affascinante in lui è l’ evidente importanza che dà al soggetto. L’ inquadratura si concentra su ogni minimo particolare della persona, sul suo sguardo, sulle emozioni che trasmette senza però dover aumentare lo zoom su una singola parte del corpo. Infatti, questa incredibile capacità è stata evidentemente la sua arma vincente per sfondare a fianco dell’ intramontabile Giorgio Armani.
    Dalla loro “relazione” sono nati scatti senza tempo, allo stesso tempo pieni di vitalità e classicismo; la capacità di un buon image maker sta nel rendere immortale lo stile di chi lo sta commissionando e Fallai ha centrato il punto, riuscendo anche a non farsi eclissare dall’ imponenza del nome del suo mecenate.

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  33. wang qin   9 febbraio 2014 at 17:37

    Sinceramente non riesco a comprendere fondamentale questo articolo .
    Parlo unpo’delle cose che ho capito.
    Secondo me , l’artista e il fotografo sono tutti due ruole importante che e’ come un’occhio che ci raccoglie la bellezza dalla vita.
    Fallai e Armani ovviamente sono due personagi talenti.
    nella questa mostraa ,vogliono mostrarci la stessa bellezza pero con due diversi vettorri.
    quindi quando vedi la opera .non vedi soltanto la moda e anche la fotografia . vedrai una unione fantastica tra queste due.

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  34. Giacomo Gasparri   9 febbraio 2014 at 19:28

    Camminando per i corridoi di Villa Bardini è incredibile quanto il rapporto tra immagini fotografiche e l’identità stessa sia percepibile e, soprattutto, riconoscibile.
    Non solo i capi e lo stile che contraddistinguono Giorno Armani ma gli sguardi, le movenze, i modelli e le ambientazioni si fondano in quell’eleganza italiana che “Re Giorgio” ha saputo portare in ogni angolo del mondo. Tutto ciò grazie al grande Aldo Fallai, amico dello stilista, che è riuscito a raccogliere le sensazioni più intime e nascoste che si celano dietro quei volti e sotto quelle magnifiche giacche destrutturate. Trovo impeccabile anche la scelta della location, la storica Villa Bardini che domina dall’alto la città più elegante d’Italia.
    Ciò ha contribuito a dare al tutto un senso compiuto ed azzeccato, facendo immergere i visitatori in un ambiente magico come se Armani e Fallai fossero stati lì due ore prima di noi.
    A mio avviso, è stata una delle rassegne meglio riuscite dell’ultimo periodo soprattutto se parliamo di coerenza: tutto è conforme allo stile, alla professionalità e all’emozione che solo il grande Giorgio Armani sa dare.

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  35. Simona L.   9 febbraio 2014 at 19:33

    Avendo partecipato personalmente alla mostra di Aldo Fallai a Villa Bardini ho avuto l’opportunità di toccare con mano il lavoro attento e aromonioso di un grande artista come lui.
    Guardando attentamente ogni immagine sono riuscita a cogliere tante storie diverse e intense, accumunate però da un unico stile, quello indiscusso di Giorgio Armani.
    La scelta dei soggetti e del mood in bianco e nero potevano rendere le foto monotone e uguali fra loro ma in realtà grazie al racconto intrinseco in ognuna di quelle immagini è stato reso immediatamente chiaro a chi le osservava il mondo Giorgio Armani: classe, eleganza, semplicità, bellezza, cura dei dettagli ed enorme senso dello stile tutto ciò riassunto e impresso grazie al lavoro di uomo che lo conosceva bene e che proprio per questo è riuscito a rendere alla perfezione ciò che Armani stesso voleva mostrare al mondo e che al giorno d’oggi risulta assolutamente attuale e intramontabile, Aldo Fallai.
    Sono riuscita a conoscere meglio e in maniera più profonda uno stile che non riguarda solo la moda ma che rappresenta un vero e proprio modo di essere e di guardare il mondo attraverso una pellicola in bianco e nero che collega il passato al presente e il presente al passato.

    Rispondi
  36. Giacomo Gasparri   9 febbraio 2014 at 19:35

    Camminando per i corridoi di Villa Bardini è incredibile quanto il rapporto tra immagini fotografiche e l’identità stessa sia percepibile e, soprattutto, riconoscibile. Non solo i capi e lo stile che contraddistinguono Giorno Armani ma gli sguardi, le movenze, i modelli e le ambientazioni si fondano in quell’eleganza italiana che “Re Giorgio” ha saputo portare in ogni angolo del mondo. Tutto ciò grazie al grande Aldo Fallai, amico dello stilista, che è riuscito a raccogliere le sensazioni più intime e nascoste che si celano dietro quei volti e sotto quelle magnifiche giacche destrutturate. Trovo impeccabile anche la scelta della location, la storica Villa Bardini che domina dall’alto la città più elegante d’Italia. Ciò ha contribuito a dare al tutto un senso compiuto ed azzeccato, facendo immergere i visitatori in un ambiente magico come se Armani e Fallai fossero stati lì due ore prima di noi.
    A mio avviso, è stata una delle rassegne meglio riuscite dell’ultimo periodo soprattutto se parliamo di coerenza: tutto è conforme allo stile, alla professionalità e all’emozione che solo il grande Giorgio Armani sa dare.

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  37. marta(Jingxian Shen)   9 febbraio 2014 at 19:41

    nel mio opinione il fotografo è molto importante per una stilista.
    la stilista realizzato umore e sentimento attraverso la realtà prodotto nel un spazio,invece il fotografo attraverso i colori e la forma。
    Spesso un sacco di tempo, talento bisogno di persone di scoprire
    forse, se non c’e fallai,la Armani non sucessovo come oggi. forse, se non c’e Armani. la Fallai non famoso come oggi.

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  38. Diletta V.   9 febbraio 2014 at 19:43

    Eleganza e raffinatezza. Aldo Fallai rispecchia totalmente ciò che Giorgio Armani era ed è, infatti poche volte riusciamo a vedere una simile alchimia tra fotografo e brand. La vera bellezza delle collezioni viene da ciò che il fotografo riesce a trasmetterci. Armani feat. Fallai funziona perfettamente!

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  39. Elenagiulia Monzecchi   9 febbraio 2014 at 20:04

    “Chic & Click” così riassumerei il binomio fotografo-designer. Lo chic che trasuda da ogni capo realizzato da Armani, enfatizzato ed espresso da un fantastico Click del fotografo Fallai. Non ho ancora avuto occasione di visitare la mostra ma non mancherò nel farlo.

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  40. Alice Rosati   9 febbraio 2014 at 20:10

    “Una brillante mente ha bisogno di un solido braccio per realizzare e mettere in pratica delle grandi idee”.
    Credo proprio che questo semplice detto di provincia riassuma perfettamente il rapporto tra Fallai e Armani, ma soprattutto riesca a mettere in luce l’importanza che il fotografo ha avuto per lo stilista in questione. Sicuramente, è innegabile l’innato talento di Giorgio Armani, nell’essere stato uno dei pochi stilisti ad aver riunito lo stile femminile e quello maschile in un unico “Grande Stile” (come si legge nell’articolo) e nell’aver rivoluzionato la moda dagli anni ’70 in avanti; egli sarebbe diventato famoso in qualunque modo, anche senza la presenza di un fotografo. Ma sarebbe riuscito ad esprimere così bene gli stessi ideali, la stessa filosofia nel vestire, la stessa purezza, pulizia delle forme, “minimalismo”, senza un valido aiutante, che non solo è riuscito a mostrare questo stile nei suoi scatti, ma che ha condiviso pienamente la sua visione della moda e ha contribuito a diffonderla al mondo nel modo giusto? Io dico di no.
    In conclusione, a mio avviso ogni stilista dovrebbe avere un fotografo di riferimento, non solo per diffondere il proprio abbigliamento e pubblicizzare le proprie creazioni, ma per riuscire a diffondere gli ideali e la propria visione della moda nel modo giusto, far arrivare il corretto messaggio. E senza qualcuno che non solo capisce quello che stai facendo, ma condivide in pieno le tue credenze, secondo me non c’è speranza di riuscire nell’obiettivo.

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  41. Laura Parenti   9 febbraio 2014 at 20:51

    Grandi nomi sono stati citati in questo scritto in coppia, due a due. Come dire ad ognuno il suo, Fallai per Armani, Weber per Ralph Lauren e molti altri ancora. Perché ognuno ha bisogno di una persona che lo comprenda, che è in grado di vedere il suo mondo, e quando questo accade si crea quel fuoco, quella connessione. Quella capacità di condividere i propri demoni e i propri angeli, con una forza in più, un modo di guardare le cose diverso. Cosa vi è di più bello di qualcuno che possa mostrarti un cielo stellato semplicemente standoti accanto? Questa è la sintesi che interdice lo stretto rapporto che si crea tra le due figure. Lo stilista e il fotografo devono avere la stessa visione delle cose in modo che l’un l’altro possano catturare ogni sfumatura della visione delle cose. Essendo due figure distinte che svolgono compiti diversi, è come se fossero separate da una porta dove al di la, della quale si ha la preziosa visione da afferrare. Il compito dello stilista è quello di immettere sul suo sentiero l’osservatore addetto allo scatto ma, deve essere la curiosità di quest’ ultimo sfrontata a tal punto di portarlo a sbirciare dalla serratura.
    A quel punto è solo una questione di scegliere la giusta angolazione per estrapolare la foto capace di rubare l’essenza delle cose. Dalla lettura ho pervenuto la forte intensità e importanza di questa comunione tra i due artisti atti a catturare i momenti più significativi per creare arte che suscita sentimento. L’arte della fotografia sta tutta nell’abilità di dirigere l’attenzione dello spettatore.

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  42. Jingzi Wu (Gioia)   9 febbraio 2014 at 21:07

    The collaboration between Aldo Fallai and Giorgio Armani is a perfect ,giving life to a timeless elegance.
    Aldo Fallai is mainly known as the photographer of Giorgio Armani’s early campaigns. Although he has worked for various fashion designers such as Calvin Klein, Giafranco Ferre and Roberto Cavalli, his works are not limited to only fashion photography.
    After reading this article, I also want to look at Aldo Fallai’s photography exhibition
    Aldo Fallai与Armani的合作是一次完美的合作,给人一种永恒的优雅感.看完这个文章之后我也很想去看一下他本人的摄影展,一定是一次很有意思的体验!

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  43. Lavinia P.   9 febbraio 2014 at 23:25

    Fallai ha impresso su pellicola non solo abiti meravigliosi, ma, soprattutto, una delle più interessanti stagioni del made in Italy. Il fotografo, infatti, ha saputo pubblicare immagini che esprimessero l’idea di donna femminile e seducente, protagonista della propria vita e delle proprie decisioni, proprio quell’ideale portato dalla moda made in Italy che, a fine anni 70, iniziava la sua ascesa al successo, distaccandosi dalle rigide regole di stile del haute couture. Il tailleur androgino, il pantalone largo e il tacco basso abbinati ad uno sguardo deciso e sensuale hanno reso la donna di Armani un esempio immortale dello stile classico italiano.
    Fin dal primo sguardo alle fotografie, nei colori tipici della maison grigio bianco e sabbia, ci si accorge di essere immersi in uno stile unico, quello di Armani, e al tempo stesso traspare il forte legame che si è venuto a creare tra stilista e fotografo.

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  44. Marta Biagini   9 febbraio 2014 at 23:41

    Aldo Fallai è uno dei fotografi più importanti legati alla moda anni ’80. In questa mostra il fotografo ci da una nuova immagine della donna; una donna androgena, in carriera, una donna che ha conquistato nuovi spazi nella società, una donna che tira fuori il suo lato maschile, una donna sicura di se ma sempre molto raffinata e interessante. Per Fallai la donna doveva essere affascinante e particolare e questo si nota dalle immagini che ci ripropone. Le donne si vestono con tailleur spalle larghe con linee morbide il pantalone ampio e scarpe basse, molto spesso esse sono fotografate con guanti di velluto, emblema di raffinatezza.
    Come le donne mostrano il loro lato maschile gli uomini sdoganano il loro lato femminile infatti troviamo immagini di un uomo efebico, fragile non la classica immagine dell’ uomo virile e da notare in quel periodo il fisico dell’ uomo non era un corpo muscoloso ma al contrario è molto delicato senza esibire muscoli. Siccome gli anni ’80 sono gli anni del benessere ci sono campagne pubblicitarie anche per il bimbo. Secondo me la fotografia è arte e questa rispecchia perfettamente quella che era la società di quel tempo quindi l’ arte è espressione della società

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  45. Chiara B.   10 febbraio 2014 at 00:58

    Villa Bardini, un eccellente contenitore per cento delle foto del fotografo Aldo Fallai, famoso per aver legato in un binomio perfetto il suo nome con quello di uno dei più grandi ambasciatori del Made in Italy , “Re” Giorgio Armani.
    Camminando tra i corridoi della Villa, la bellezza si manifestava in ogni sua forma; le finestre guardavano il Duomo illuminato di Firenze e la verde rigogliosità del Giardino dei Boboli e allo stesso tempo, riflettevano le immagini del famoso fotografo. Questo uso del chiaro/scuro, e quindi della foto in bianco e nero, accentua l’atemporalità di un’immagine ma anche (non a caso!) della moda dello stilista Armani, che si è sempre riconosciuta in valori come l’eleganza “senza tempo” e la linearità delle forme. Testimone dell’eccellenza della moda italiana nel suo momento più bello e innovativo, Fallai “racconta” attraverso le sue immagini un Giorgio Armani che gioca con i ruoli dell’uomo e della donna, scegliendo modelle più affascinanti che belle e più espressive che seducenti. Penso che l’aspetto peculiare di questo fotografo sia quello di riconoscere un mondo che va oltre l’abito per ritrarre un’itera società, le credenze e la personalità dei soggetti che fotografava. La sintonia con il/la modello/a è facilmente riconoscibile, come se attraverso gli occhi del soggetto fotografato, venisse svelata un’intimità violata.
    In conclusione posso dire che purtroppo non ho potuto apprezzare al massimo questa mostra per la mia ignoranza in materia sia fotografica, sia di conoscenza dello Stilista a cui si faceva riferimento; è per questo che l’unica cosa che mi ha guidato nel giudizio di questa mostra è stato il mio gusto personale che sì ama le foto in bianco e nero, ma che non ne apprezza il suo “abuso”.

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  46. Angela Romano   10 febbraio 2014 at 03:21

    Ammetto che ho iniziato ad andare oltre e a chiedermi cosa ci fosse dietro lo stile di un designer un po’ di tempo fa, prima riuscivo a limitarmi al bello o non bello ,al mi piace o non mi piace. È da un po’ di tempo che invece sto cercando di avere una visione più ampia, di capire cosa c’è alla base di ogni sviluppo artistico, cosa spinge a scegliere una linea piuttosto che un’altra, a prescindere dal gusto personale credo che ci sia un messaggio, un’ispirazione in ogni artista, in alcuni riesce ad essere chiara in altri meno, personalmente trovo che coloro che riescono ad arrivare ad avere successo, sia dal punto di vista commerciale che stilistico, unito ovviamente ad altri fattori, siano quegli artisti che scelgono una linea, la sviluppano, cercano di renderla riconoscibile, quella che lei nell’articolo chiama coerenza, la coerenza riconoscibile anche agli occhi del meno esperto. Che sia la linea pura e androgina di Armani, i continui richiami al mondo country di Ralph Lauren o le linee destrutturate come quelle di un emergente Gareth Pugh, la riconoscibilità, attraverso quindi la coerenza, sia un buon punto dal quale partire. Ho visitato la mostra, mi sarebbe piaciuto capire di più le foto riferite ai vari periodi della carriera di Armani, esordio e sviluppo, e anche i vari riferimenti ad altri artisti che Fallai fa, mi sono limitata quindi a quello che semplicemente le foto mi hanno trasmesso tralasciando i vari aspetti culturali che sicuramente mi avrebbero permesso di cogliere aspetti che non ho colto. Ha detto che quando un fotografo e uno stilista si incontrano, ad uno permette di capire la sua tecnica e il suo stile attraverso gli scatti, il fotografo, e l’altro ha la possibilità di mantenere una coerenza d’immagine, diventando una fusione, dove hanno metà e metà d’importanza, in queste foto si percepiva l’insistente stile di Armani e l’insistente modo di fotografare di Fallai, che permetteva di riconoscere le loro presenze anche in foto apparentemente diverse, per messaggio, ambientazione, soggetti. Ho percepito questo perché, se da una parte c’era la continua conferma stilistica di Armani attraverso il suo abbigliamento classico, sensuale e raffinato allo stesso tempo, dall’altra parte le pose dei modelli si ripetevano in maniera insistente, come i primi piani dei visi, delle mani, figure che anche se in posa statica mostravano espressioni chiare, quindi conferma dello stile fotografico di Fallai, a cui sicuramente va il merito di aver saputo valorizzare gli abiti di Armani attraverso pose e scatti, che trasmettevano i valori di Armani quali sensualità, gioco, a volte malinconia e anche un pizzico di mistero. I colori neutri hanno dato un significato a tutto, le palette di colori tipici dello stile Armani si incontravano con l’eleganza del bianco e nero, dei colori seppia della fotografia di Fallai. Ciò che mi è piaciuto di più è stato il fatto che nessun aspetto sovrastava l’altro, era come se il punto centrale fosse lo stile fotografico di Fallai e lo stile di Armani insieme, in ogni rappresentazione si notava lo stile ma subito collocato nell’ambientazione della foto. Sicuramente il dono di un uomo come Armani, stilista ma realista, è stato quello di captare che la riconoscibilità di un marchio sta proprio nella sua insistente coerenza nel proporsi non ripetitivo ma trasmettere delle sicurezze di stile che non deluderanno proprio perché coerenti ma non ripetitive, e quale modo migliore se non la fotografia per mostrarlo e trasmetterlo a noi che giudichiamo e percepiamo attraverso immagini?

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  47. Huang Rongrong   10 febbraio 2014 at 13:09

    La bellezza androgine ed elegante che caratterizza Armani è colta alla prefezione dagli scatti di Aldo Fallai. L’eleganza classica si percepisce non solo dai lavoro dello stilista, ma anche il gioco della luce, le pose delle modelle. Eleganza, sobrietà e stili sono i tratti salienti del Brand, ed è ammirevole la bravura del fotografo nel cogliere e rapprensentare l’essenza di Armani. È question, a mio avviso, Che contraddistingue un grande fotografo come Aldo Fallai: le sue fotografie non si limitano a rapprensentare dei look, bensi riesce a cogliere a trasmettere la filosofia della moda di Armani. Il lavoro dello stilista è esaltato dal genio del fotografo, creando connubio raffinato tra moda e arte.

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  48. Martina Brocchi   10 febbraio 2014 at 17:17

    A mio parere credo che fotografo e stilista siano strettamente legati, un abito può essere meraviglioso e di alta qualità ma attraverso la fotografia si può cogliere sfaccettature e particolarità incredibili, attraverso la macchina fotografica possiamo fare libera interpretazione di ciò che vediamo, in questo modo possiamo riconoscerci nell’abito, nel contesto e siamo in grado di cogliere l’essenza di tutto il magico mix che il fotografo vuole trasmettere. Fallai è riuscito a dare il giusto valore ad Armani evidenziando il suo stile inimitabile e minimal. La fusione di questi due Grandi è la conferma del talento stesso.

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  49. Margherita Baldi   10 febbraio 2014 at 23:39

    Per caso o destino, il connubio Fallai/Armani non poteva essere più azzeccato.
    Il tailleur sobrio e maschile che rappresenta la donna Armani, oltre al suo classicismo ed il suo stile elegante, si impongono al mondo intero come segno tipicamente italiano.
    Fallai racconta tutto questo cogliendo alla perfezione le intenzioni del designer: immagini in bianco e nero di donne bellissime dallo sguardo deciso e netto, tacco basso, pantalone morbido in seta, guanti di velluto; figure seducenti, ma protagoniste della propria vita e delle proprie decisioni. Come già citato, Fallai riesce a trasmettere quella bellezza sia esterna che interna, lo splendore delle forme ritratte sembra derivi da una purezza d’animo dei modelli. Lo stile del fotografo è perfettamente riconoscibile in ogni foto, ma mai monotono. Armani e Fallai, nel momento dell’esplosione del Made in Italy, sono riusciti a ritagliarsi uno spazio esclusivamente loro, uno stile adatto ad ogni occasione e senza tempo, creando un sodalizio tra fotografie ed abiti non replicabile.

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  50. Silvia Valesani
    Silvia Valesani   11 febbraio 2014 at 19:06

    Leggendo questo articolo mi è subito tornato alla mente un libro di Anne-Celine Jeager, “Image Makers, Image Takers”, scoperto giusto qualche mese fa. Esso ridisegna, attraverso una serie di interviste in profondità ad alcuni dei fotografi più noti a livello mondiale, le modalità secondo le quali questi portano avanti il loro lavoro, si marchiano di uno stile distintivo, raggiungono il successo. Si è trattato di una lettura interessante, senza dubbio, soprattutto considerando le difficoltà che ognuno di noi incontra scegliendo di voler leggere un’immagine, di volerle dare quella saggezza che di primo occhio non è percepibile. Il potere dell’immagine è infatti smisurato, sebbene ancora in molti ne sottovalutino la portata: essa sa parlare senza dire una sola parola. E’ un linguaggio a tutti gli effetti, con un dizionario e una grammatica propria, comprensibile solo a seguito di un iter educativo. Tutt’altro che banale.
    Ho ripensato proprio a questo, mentre leggevo l’articolo. Ripensavo agli scatti ospitati a Villa Bardini e al messaggio di cui si facevano portavoce, cercavo di delineare a mia immagine la tecnica fotografica di Fallai, di attribuirgli uno stile senza per forza incatenarlo in asettiche categorie. Nella mia riflessione mi sono accorta che tutti i riferimenti che mi venivano in mente, a proposito dell’eleganza, della purezza delle linea, della cura dei particolari, dell’indiscusso talento, potevano essere coniugate in modo abbastanza immediato al mondo Armani. E ho capito che fosse proprio questa la carta vincente: entrambi ambasciatori di uno stesso stile, hanno saputo camminare insieme, ne hanno tratto un arricchimento continuo senza mai lasciare che l’uno oscurasse il buon mestiere dell’altro. E l’ordine estetico, tanto ricercato da entrambi, ne ha solo beneficiato. Così, sebbene sempre più spesso il sistema moda si contraddistingua per la spietatezza e la cattiva competizione, Armani-Fallai saranno per sempre l’emblema della sana creatività a quattro mani.

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    • Lamberto.cantoni   12 febbraio 2014 at 09:32

      Non ho letto il libro della Jeager. Non mi sono mai fidato troppo delle parole con le quali i creativi si raccontano.
      Ma mi fido di Silvia. Cercherò quel testo.

      Rispondi
      • Silvia Valesani
        Silvia Valesani   14 febbraio 2014 at 21:50

        Le auguro una buona lettura allora!

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  51. Martina S.   11 febbraio 2014 at 22:36

    Stilista e fotografo sono ormai due professioni che si appoggiano e si sostengono l’una con l’altra. Fallai e Armani sono il connubio perfetto: eleganza, tecnica, stile, semplicità delle linee e purezza nei movimenti.
    Forse è stato il legame che lega i due a far scaturire un lavoro tanto eccelso, quel che è certo è che lo stile di “Re Giorgio” viene perfettamente interpretato e incarnato dagli scatti di Aldo Fallai.
    Perfetta anche la location, Villa Bardini, che ha ospitato la mostra.
    Stilista, fotografo e location descritti con una sola parola: coerenza.

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  52. Giulia Ficini   15 febbraio 2014 at 16:19

    Aldo Fallai ha raccontato lo stile di Giorgio Armani lunghi anni, mostrando i cambiamenti: l’affermazione della donna, e non solo di quella in carriera, con la conquista di un’emancipazione piena e di una coscienza di sé che nelle foto in bianco e nero diventa una vera e propria testimonianza; l’immagine maschile, più romantica e meno aggressiva, mostrando gli aspetti più sensibili… La mostra si compone di scatti dai toni del bianco, del nero, del grigio come a simboleggiare delle “pose” senza tempo, esaltando il made in Italy. Armani-Fallai, un mix perfetto cha ha esaltato la forza del talento italiano, unendo arte e moda, per poter espandersi in tutto il modo e che possiamo rivivere attraverso questa mostra, ubicata in uno dei luoghi più magici di Firenze.

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  53. Mina   18 febbraio 2014 at 13:27

    Un binomio perfetto, quello che si viene a creare tra un fotografo di moda come Aldo Fallai e un grande stilista come Giorgio Armani.
    I capolavori fotografici, esposti in Villa Bardini, raccontano l’importanza di essere accompagnati da un fotografo che sappia rappresentare, attraverso degli scatti, la filosofia di uno stilista. Aldo Fallai, infatti, è riuscito a dare voce all’essenza di Giorgio Armani, ad uno stile definito “androgino” per il valore attribuito alla donna, al suo potere e alla sua indipendenza, in un macchinario sociale, politico ed economico in continuo cambiamento.
    Fallai si ritrova così, attraverso le sue campagne pubblicitarie, a firmare uno degli eventi più importanti degli ultimi decenni: l’emancipazione della donna.
    Emerge, inoltre, dagli scatti dei sobri abiti di Armani e dalla raffinatezza conferitagli dal fotografo, uno stile senz’altro nuovo, lontano dalle norme dell’Alta Moda: il Made in Italy, una tendenza espressiva del tutto moderna, ma tuttora ancorata al senso di tradizione ed eleganza del Paese.

    Tratto saliente della mostra è, in definitiva, la collaborazione empatica di due figure eroiche del mondo della fotografia e della moda che si plasmano in una sola, quella del cosiddetto creativo.

    Rispondi
  54. Irene Alunni   18 febbraio 2014 at 19:33

    Questa è la prima volta che viene dedicato un approfondimento monografico a uno degli artisti più originali del nostro tempo, riassumendo in circa 180 fotografie il suo percorso creativo.
    Aldo Fallai ha conquistato il mondo della moda sopratutto grazie alla collaborazione con un altro dei più spettacolari artisti di tutti i tempi, Giorgio Armani.
    Aldo Fallai è riuscito meglio di chiunque altro ha raccontare e interpretare il genio sartoriale di Giorgio Armani, creando insieme campagne pubblicitarie che decreteranno uno stile.
    Le immagini del fotografo consentono agli spettatori di riscoprire attraverso i suoi lavori la superiorità della moda italiana nel periodo più rivoluzionario: gli anni Ottanta, quando lo stilista Giorgio Armani dava vita ad una donna androgina ma al massimo della sua eleganza e ad un uomo raffinato e trasgressivo.
    Le fotografie permettono di cogliere un inteso lavoro di complicità fra le modelle e il fotografo che in quel momento così speciale diventano le sue muse ispiratrici, mescolando l’abito al corpo, spesso messo in secondo piano. Aldo Fallai sceglie modelle e attrici del tempo, descrivendo l’essenza di un’epoca e diffondendo il Made in Italy.
    Aldo Fallai crea un dialogo diretto tra presente e passato, un viaggio tra moda e arte, imprimendo su pellicola la poesia della storia del costume.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni   21 febbraio 2014 at 11:08

      Irene, apprezzo il tuo entusiasmo. A volte dobbiamo far parlare il cuore, sbarazzandoci della “misura”.
      Tuttavia, spero sarai d’accordo con me, che l’uso di espressioni come “artisti più originali del nostro tempo”, forse e’ eccessiva.
      Ho trovato interessante la tua sottolineatura sul contributo delle modelle. In effetti mi hai fatto pensare che entrambi i protagonisti devono molto a Gina di Bernardo. Non posso sapere quanto le sue pose o interpretazioni fossero “guidate”. Ma esprime una sicurezza tranquilla e una letizia (una grazia diffusa su ogni cm2 del suo corpo) che hanno pochi paragoni con le immagini del periodo. Non ho dubbi sul fatto che Armani/Fallai cercassero, in una fase determinante della carriera dello stilista, esattamente questa sofisticata regolazione del registro della bellezza, dell’eleganza e dello stile. E’ interessante sottolineare che l’hanno trovata grazie a Gina di Bernardo. Perché? Di solito, il giornalistese, se la modella non e’ una star come Kate Moss, non restituisce ai lettori il senso del suo lavoro.
      E’ ingiusto e sbagliato. Tutti gli addetti ai lavori sanno che la scelta di modelle giuste per le narrazioni in gioco in un preciso momento, e’ fondamentale.

      Rispondi
  55. Jade   20 febbraio 2014 at 11:01

    Sfortunatamente a causa di esami ed un imminente viaggio all’estero, non ho avuto il piacere di poter visitare la mostra di Aldo Fallai. Tuttavia ne ho potuto apprezzare la poetica ed i contenuti più importanti tramite le parole del professor Cantoni, il quale ha saputo come sempre aggiungere un “valore” in più alla bellezza che questa mostra deve già possedere.
    Leggendo l’articolo, la parte che trovo più interessante é la disgressione sul binomio Giorgio Armani/Fallai: quanto l’uno ha contribuito al successo e alla creazione dello stile dell’altro? Di per sé, G.A. possiede uno stile inconfondibile, che dona all’uomo e alla donna un’eleganza ed un tocco di classe che li distinguono da qualsiasi altro stilista. Veste gli uomini e le donne che amano avere uno stile classico, adatto ad ogni eseigenza formale e non, ma avando tuttavia un tocco distintivo.
    Fallai ha saputo interpretare al meglio i canoni di stile dello stilista, conferendo ai suoi scatti un fascino ed un mistero tutto loro. Dalle poche foto contenute nell’articolo, ho notato come ogni singola immagine, pur nella sua apparente semplicità, racconta una storia che deve essere scoperta e raccontata, solo sforzandosi di osservarla bene e capirne il significato.
    Unica pecca dell’articolo è la mancanza di indicazioni su dove la mostra sia situata e le indicazioni su come raggiungerla.

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    • Lamberto Cantoni   20 febbraio 2014 at 17:23

      Hai ragione Jade. Ma se leggi gli addenda puoi inferire che la mostra e’ a Fi, in Villa Bardini.

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  56. Luisa C.   22 febbraio 2014 at 21:29

    Non ho (ancora) avuto occasione di visitare questa mostra (di persona). Fino ad adesso ho immaginato questa esposizione attraverso alcune foto e le parole delle mie compagne di classe che me l’hanno descritta. L’articolo scritto dal professor Cantoni offre un’ottima analisi sia di Aldo Fallai che di Giorgio Armani, nonchè interessanti appigli per successive riflessioni. Si percepisce perfettamente questo equilibirio (necessario) che si era instaurato tra il fotografo e lo stilista: un equilibrio che ha contribuito alla cosacrazione dello stile del brand Armani. Si è trattato dell’elaborazione di un messaggio coerente tra la visione di G.A., i suoi valori, ciò che voleva comunicare e chi poteva comunicarlo traducendolo in immagini, in materiale fotografico. Aldo Fallai è stato questo: un buon interprete e traduttore dello stile Armani. Anche se ponendo così la questione potrebbe sembrare che il fotografo sia un mero strumento nelle mani dello stilista, utile solo alla valorizzazione del marchio di moda, senza la possibilità di una qualche contribuzione personale al risultato finale. Non è così, ovviamente. Gli studi (preparatori) di Fallai, per esempio, sono a riprova di questo, a smentita di quanto si potrebbe male interpretare dalla mie parole. Quanto scritto in questo articolo, assieme alle foto ad esso allegato, permettono anche a chi, come me, non ha visto la mostra di poterne apprezzare lo stesso l’eleganza, la raffinatezza, la “serena gravità” rappresentata nei lavori di Fallai. Vi si può assaporare il raggiungimento della “bellezza morale ed estetica” che tutt’ora vive nei capi Armani e in ciò che sia lo stilista che la sua azienda impersonificano. E, a questo punto, non posso che apprezzare l’aver letto questa riflessione precedentemente alla mia (futura? probabile?) visita. Cercherò di trarre del positivo da ciò: faccio mio, come vantaggio, l’avere alle spalle una riflessione più saggia per poter meglio interpretare e godere dell’esposizione a Villa Bardini.

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  57. Greta   23 febbraio 2014 at 17:11

    Se la sfilata si può definire come uno dei più importanti dialoghi della moda, si può fare altrettanto con la fotografia. Credo sia importante sottolineare le differenze tra le due esperienze: se la sfilata ricorda una piazza affollata, in cui lo spettatore deve riuscire a tradurre le inferenze che essa trasmette, nella fotografia è necessario un intermediario tra l’oggetto moda, personificazione dello stilista, ed il suo destinatario. In questo caso Fallai, il fotografo, è riuscito a capire lo spirito dello stilita e ad esprimerlo in modo efficace. Nel dialogo tra il destinatario e lo stilista, che attraverso la fotografia diventa personale ed introspettivo, Fallai suggerisce i codici interpretativi che vanno attribuiti al mondo di riferimento Armani attraverso espressioni e giochi di luce che rendono ogni foto completa se presa singolarmente ma coerente con tutte le altre opere che vanno a formare un quadro completo dell’universo Armani.

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  58. Caren Z.   23 febbraio 2014 at 19:31

    A mio parere la bravura artistica di Giorgio Armani in un connubio perfetto con Aldo Fallai. La mostra è stata molto interessante ed emozionante. Ogni fotografia racconta una storia, cattura una emozione. Moltissimi scatti sono in bianco e nero ed evocano quell’eleganza che è tratto distintivo di Giorgio Armani, altri scatti invece evocano semplicità,tenerezza ma anche sensualità. Far percepire u emozione attraverso le immagini credo sia il fine di ogni fotografo ed allo stesso tempo molto difficile, personalmente: una mostra emozionante.

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  59. Federica P.   24 febbraio 2014 at 09:28

    Uno dei fotografi di moda più famosi non solo in Italia, ma anche in tutto il mondo, che ha saputo diffondere l’immagine sempre raffinata del ‘Made in Italy’ del mondo dell’arte. E’ riuscito a conquistare il mondo della moda, soprattutto alla fine degli anni Ottanta, grazie alla collaborazione del grandissimo Giorgio Armani, con cui ha contribuito a creare le più importanti campagne pubblicitarie degli ultimi anni.
    Aldo Fallai ha ricostruito un mondo che va oltre l’abito per ritrarre un’intera società e una generazione, con i suoi sentimenti, umori, luoghi e stagioni. Un mondo di persone prima che di “prodotti”: le fotografie infatti lasciano intuire un ricco lavoro di relazione e di complicità fra l’artista e la modella e ancora di più il modello, l’uomo della moda anni Ottanta che Aldo Fallai ha raccontato come nessun altro fotografo italiano di quel momento. E’ la prima volta che a questo straordinario fotografo, nato a Firenze e qui residente, viene dedicato un approfondimento monografico che ne riassume il percorso creativo in circa 180 fotografie spettacolari. Immagini in colori Armani, non poche di dimensioni extra large, tutte ristampate sotto la supervisione dell’autore.

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  60. Costanza Cipriani   24 febbraio 2014 at 11:25

    Non ho ancora avuto, purtroppo, la possibilità di andare a questa mostra, ma vedendo alcune delle foto di Aldo Fallai e conoscendo la filosofia estetica di Giorgio Armani, credo che la loro collaborazione abbia dato vita ad una meravigliosa forma d’arte. La personalità androgina, sia maschile che femminile, alla quale Armani ha sempre aspirato per le sue collezioni, si esprime e si esalta nei bellissimi scatti, tecnicamente perfetti e algidi di Aldo Fallai.

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  61. Elisa Miglionico   24 febbraio 2014 at 18:40

    Dalla mostra a Villa Bardini si capisce come la collaborazione tra lo stilista, Giorgio Armani, e il fotografo, Aldo Fallai, sia stata una delle più fruttuose. Ha determinato inevitabilmente una situazione positiva per entrambi nell’ambito del fashion system. In particolare il fotografo è stato in grado di comunicare il prodotto “Armani” in maniera eccelsa, senza troppo lasciare al rigorismo/minimalismo degli abiti dello stilista italiano. Al contrario li ha saputi valorizzare nel miglior modo possibile imprimendo la loro anima in un negativo.

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  62. Giovanni Ercoli   24 febbraio 2014 at 18:46

    Aldo fallai

    ho visto la mostra e sono rimasto a bocca aperta. Non conoscevo Aldo Fallai, non sapevo chi fosse ma Posso dire senza tanti giri di parole che alcune imagini sembrano dei veri e propi dipinti, sono rimasto affascinato dall’approfondita ricerca della luce perfetta, quasi utopica, che illumina angoli di immagine.

    E confesso che tornato a casa, ho cercato su google, e ho subito salvato nella mia libreria foto gli scatti che mi anno colpito di più.

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  63. Hande T.   24 febbraio 2014 at 20:46

    Le foto di fallai fanno capire subito quanto e’ importante il ruolo di un fotografo nel mondo della moda.Guardando alle foto di fallai si puo notare facilmente l’armonia che ha lo stilista e il fotografo.
    Il suo stile facilita mostrare essenza e raffinatezza dello stile di Armani.Anche se non sono foto semplici si capisce la profondita che possiedono.qui e’ importante come lui elabora tutto il processo creativo.
    Insomma ın questa mostra si é visto come si possono unire l’arte e la moda e come si puo fare con una grande bravura.

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  64. Pauline R.   24 febbraio 2014 at 22:51

    Giorgio Armani ha un stile classico, i suoi abiti sono eleganti, naturali, e come c’è scritto nell’articolo, non dividono gli uomini e le donne in due tipi di persone completamente diverse. Invece ci sono tante somiglianze fra i vestiti. Questo stile si rivede anche nelle foto di Aldo Fallai, un stile semplice, che non ci distrai dal punto principale. Ci fa vedere la qualità dei vestiti, e ci fa capire i valori del marchio di Armani. Il modo in cui hanno potuto lavorare insieme, infatti, non è qualcosa che capita spesso. Lo stile dei tutti due i creativi si trovano in armonia.
    La mostra mi è piaciuto tanto, sopratutto nella Villa Bardini. Nel museo mi piaceva il modo in qui le sue foto erano messi insieme all’arte e ai oggetti del rinascimento, però mi aspettavo di vedere più dei suoi lavori, invece ne erano pochi.
    Nella Villa invece c’erano tanti ritratti fatti da Fallai, mostrati in un modo semplice che ti lascia concentrare solo sui immagini, senza distrarti. Nelle altre stanze c’erano fra l’altro abiti da Cappucci, che secondo me complimentava il lavoro di Fallai, tramite il contrasto fra i due stili completamenti diversi.

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  65. Maria Bergamaschi   24 febbraio 2014 at 22:53

    Eleganti e armoniche, dalle foto si evince una fortissima sintonia tra i due artisti.
    Arte e moda in questo caso sono andati proprio a braccetto.
    Le foto sembrano vere e proprie opere d’arte grazie alle luci, ai colori utilizzati e alle espressioni delle/dei modelli.
    Affascinanti e perfette!

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  66. Ginevra Carotti   24 febbraio 2014 at 23:18

    Dopo aver camminato per quella maledetta salita per dieci lunghi e interminabili minuti mi ritrovo all’interno della Villa Bardini e vengo immediatamente attratta da quel giardino così all’italiana così meraviglioso e sublime tanto che ho occhi solo per quello e mi inchiodo a fissare il panorama come una turista che non vede l’ora di scattare LA FOTO! Quando poi finalmente, decido di addentrarmi nelle stanze dove sono esposti gli scatti di Aldo Fallai, vengo catapultata in un altro mondo.
    Un mondo dominato dal glamour e dall’eleganza così pulita e lineare che solo la donna di Giorgio Armani può esserne portavoce. Quella severità delle foto, quel rigore e quella perfezione, quasi plastica che non fa sembrare niente fuori posto; mi rimandano allo stile del fotografo Slim Aarons, che ha ritratto un’epoca, quella del jet set hollywoodiano e della Dolce Vita si con naturalezza ma con un attenzione tale da far combaciare tutti i dettagli in modo perfetto. Anche se i due fotografi hanno stili completamente diversi, l’impostazione fotografica di entrambi sembra concentrarsi in un unica parola: ELEGANZA.
    Le foto in bianco e nero di Fallai esprimono a 360° la visione dello stilista, ovvero, la donna che veste Armani è una donna in carriera che non ha bisogno di ostentare la sua femminilità o la sua eleganza perché sono intrinseche nel suo comportamento/atteggiamento; ha un appeal che cela dietro quei tailleur dal taglio maschile ma che sprigionano femminilità.
    Il connubio Fallai-Armai è l’esaltazione del Made in Italy, quel lusso che solo l’artigianalità italiana è in grado di farne un biglietto da visita in tutto il mondo per incalanarsi del così definito nell’articolo “il Grande Stile”.

    In una società post moderna il potere delle immagini è talmente forte che non credo che attualmente possa esistere uno stilista senza un grande fotografo dietro; essendo entrambi figure professionali e artisti guardano dalla stessa parte al fine di trasmettere emozioni. Nel caso di Fallai e Armani lo fanno in maniera essenziale senza particolari spettacolarizzazioni…è forse per questo che il risultato che ci arriva a noi è proprio il contrario del loro intento?
    Entrambi in controtendenza perseguono coerentemente verso un unico stile dominato dall’ordine visivo dove la fotografia si snoda in un’unica lettura.

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  67. Ludovica Giulianini   24 febbraio 2014 at 23:52

    L’antologia delle immagini di questa mostra, ripercorre la biografia artistica di uno dei più interessanti protagonisti del nostro tempo, Aldo Fallai, colui che nei primi anni Settanta immortala gli esordi dell’epoca del Made in Italy, di quei grandi giovani stilisti, che geniali e coraggiosi sfuggono alle leggi elitarie della houte couture e ribaltano l’antico predominio francese imponendo uno stile inedito, moderno, legato alla grande tradizione d’arte e di gusto del paese. Fallai racconta tutto questo come nessun altro: superbe le sue immagini in bianco e nero di donne bellissime, dallo sguardo deciso e netto, tacco basso, pantalone morbido in seta, guanti di velluto, figure seducenti, ma protagoniste della propria vita e delle proprie decisioni. Le sue foto rappresentano la vera essenza dell’epoca, del tailleur sobrio e maschile che, d’improvviso, rappresenta la donna Armani, ma anche il suo classicismo e il suo stile elegante che si impongono al mondo intero come segno tipicamente italiano. Sembrano quasi parlarci, i ritratti di Aldo Fallai. La perfezione formale, la plasticità delle pose, la nitidezza delle sfumature, la profondità degli sguardi e la sensualità che traspare dai corpi ci rendono foto non solo superbe stilisticamente, ma anche capaci di emozionarci, di attrarci e affascinarci.

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  68. Chiara Tintisona   24 febbraio 2014 at 23:56

    Ho visitato la mostra di Aldo Fallai e ne sono rimasta affascinata.
    Foto che comprendono un periodo che va da fine anni ’70 al 2013,uno scorcio ampio che rappresenta in modo inconfondibile la firma Armani.
    Stile che emerge, oltre che nel valore intrinseco degli scatti stessi, anche nella scelta dei colori: bianco e nero, grigio e sabbia.
    L’utilizzo di donne e uomini belllissimi, sta a rasentare la perfezione, vera e propria deus ex machina dello stile Armani, coniugata con eleganza sopraffina, sensualità illimitata e classicismo.
    Poetici i molti primi piani e magnetici gli sguardi dei vari modelli. Alcuni scatti sembrano dipinti, tanto che a volte è di difficile comprensione il sottile confine tra foto e ritratto.
    Questa mostra rappresenta una vera e propria esperienza estetica per gli occhi di chi la osserva, ma allo stesso tempo trasmette le emozioni del fotografo e dei soggetti nel momento dello scatto.
    Vero e proprio made in italy al completo.
    Infine mi è piaciuto molto il colore delle pareti che faceva da sfondo alle foto, l’utilizzo di quel verde “bosco” faceva risaltare ancor di più i dettagli.

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  69. Caterina V.   25 febbraio 2014 at 00:21

    Il connubio tra moda e fotografia denota come, ad un impatto prettamente visivo, l’imput artistico primario arrivi al fruitore attraverso l’immagine.
    E’ quest’ultima infatti il veicolo mediante il quale possono muoversi i vari “messaggi” che a livello semiotico si nascondo all’interno delle idee e della creazioni di un artista, in questo specifico caso delle collezioni di G. Armani.
    La scelta della collaborazione con un fotografo come Aldo Fallai, in grado di rappresentare visivamente l’estetica insita dentro i lavori di Armani, risulta quindi essere uno snodo fondamentale per la comprensione dell’ascesa di quest’ultimo nel mondo della moda.
    L’uso del bianco, del nero e delle luci, i colori e i chiaroscuri sono solo una parte del fondamentale lavoro di de-costruzione operato dal fotografo sull’immagine stessa, ricostruita poi con dovizia di particolari per rendere appieno quell’aspetto così unico, come già segnalato nell’articolo, dell’operato di Armani: la capacità, attraverso una visione quasi romantica dell’uomo e sicuramente fashion della donna, di fondere i “generi” per permettere alla moda di elevarsi al di sopra di un mero esercizio artistico fine a se stesso e commerciale, per farla arrivare quasi a idea platonica immutabile nonostante il passare del tempo ( e certo, passano le stagioni e cambiano le collezioni, ma il messaggio di fondo rimane sempre lo stesso, messaggio veicolato sopratutto dalle immagini di Fallai).
    Queste sono sicuramente le caratteristiche principali che fanno dell’operato Armani/Fallai un evento che ha segnato il mondo della Moda Italiana e tutto ciò che la circonda.

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    • Lamberto Cantoni   27 febbraio 2014 at 13:23

      Ben scritto Caterina. Sono d’accordo con la tua ricostruzione. Sarebbe stato bello se con la tua lucidità avessi fatto un confronto tra Fallai e gli altri fotografi del mondo simbolico Armani. Per esempio Lindbergh o Roversi.

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  70. Giulia Capone   25 febbraio 2014 at 00:35

    Per quanto riguarda la cultura fotografica italiana senza dubbio uno dei più discreti ma pregnanti esponenti ne è stato sicuramente Aldo Fallai. Quando si pensa a fotografia, soprattutto quella di moda, viene quasi automatico pensare all’artificio a un qualcosa di pomposo che dia spessore ad un qualcosa che altrimenti sarebbe fine a se stesso e annegherebbe nella mediocrità; Fallai è riuscito a dimostrare che non servono grandi sforzi quando oltre alla purezza delle linee degli abiti si ha un occhio che va oltre il superficiale ma che coglie gli aspetti peculiari di un qualcosa che altrimenti sarebbe considerato banale. Sicuramente fotografare abiti dello stilista italiano Giorgio Armani hanno contribuito alla creazione del mito, che ancora oggi colpisce l’occhio dell’osservatore facendo del fotografo un vero e proprio genio creativo. Sicuramente gli anni ’80-’90, caratterizzati da eccessi soprattutto per quanto riguarda il mondo moda, non sono stati un background semplice per Aldo Fallai che aveva il compito di dare rilievo alle linee di Armani che in rapporto alla maggior parte del resto del fashion system di quell’epoca risultavano maschili, semplici e lineari; la sfida proposta all’artista restituisce anche in questo caso un esito estremamente positivo a favore del fotografo tutto italiano.

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  71. Ambra Cretì   25 febbraio 2014 at 00:44

    Non credo di aver mai dato il giusto peso, fino ad ora all’importanza del legame tra fotografo e stilista. Sicuramente non prima di aver guardato, e non visto, gli scatti di Aldo Fallai che non conoscevo assolutamente. Quindi, in primis; un grazie a chiunque debba riceverlo per aver aggiunto una voce alla mia rubrica culturale, successivamente rifletterei anche io in maniera meno prolissa dei miei colleghi quanto sia determinante la luce, il taglio, le linee, la simbologia celata o meno presente in ogni scatto fotografico di moda. Sono questi gli elementi che il nostro occhio riesce a captare e che ci fanno “classificare” un fotografo e ci permettono di ricordarlo nel tempo. Il termine “eleganza” sembra ormai polveroso e lontano, quasi come se non facesse più parte del nostro patrimonio genetico; arrivano poi mostre, esibizioni, musei che rimettono a lucido la nostra memoria o fanno conoscere alle generazioni (che magari di eleganza non hanno nemmeno mai sentito parlare) le icone di stile e di VERA bellezza. Penso sia questa la chiave del legame tra i due artisti: bellezza ed eleganza, ingredienti che se ben equilibrati danno vita a scatti pieni, vividi, semplici e ad abiti colmi di significato, minimalismo e stile. Credo siano state anime gemelle a modo loro.

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  72. Sara Cecconi   25 febbraio 2014 at 00:49

    Personalmente ho visitato la mostra a Villa Bardini e mi è piaciuta molto.
    Lei ha fatto una minuziosa descrizione e leggendo il suo articolo e altre recensioni, concordo in pieno sull’importanza della collaborazione tra fotografo e stilista, tanto importante da non riuscire a rendere le due figure distinte ma solo nell’insieme.
    Oltre alla moda l’interesse di Fallai si rivolge all’arte e in particolare, da bravo fiorentino, al Rinascimento a cui è dedicata una sezione che include nudi, statue e opere d’arte rivisitate. Magnifico!
    Fallai Armani 30 anni di collaborazione:
    Fotografo e stilista sembrano intendersi alla perfezione nel creare forme e nel trasformare i modelli in persone autentiche, inafferabili ma reali. La loro collaborazione ha segnato gli anni d’oro del Made in Italy. Il tailleur Armani da donna divenne simbolo di questa rivoluzione e dell’ affermazione della donna ( non solo quella in carriera). Fallai come nessun altro ha raccontato lo stile di Armani con i suoi scatti, le sue nitide immagini in bianco e nero, raffigurando donne bellissime con uno sguardo deciso e netto, tacco basso con pantalone morbido in seta, guanti di velluto..ancora oggi attualissimI.
    Le sue immagini consentono di riscoprire l’eccellenza della moda italiana nel suo momento più bello e innovativo:gli anni ’80. Armani inventava una donna elegante e androgina e un uomo dal look raffinato, un pò trasgressivo e narcisista.
    Attraverso gli scatti, la luce e la scelta dei colori riesce, direi in modo eccezionale, a fare percepire la qualità e la preziosità delle stoffe, dando ad Armani ed al Made in Italy un punto di forza.
    Grazie ad Armani gli abiti sono insuperabili, ma gli scatti fotografici hanno disegnato nella nostra mente le silhouttes dell’eleganza, riconducibili ad uno stile riconoscibilissimo ed efficace pur in presenza di modelli diversi.
    A mio modesto parere questo è il valore aggiunto per un brand.

    Rispondi
  73. Veronica Pagliochini   25 febbraio 2014 at 01:31

    La mostra di Fallai è un vero e proprio elogio allo stile Armani. In ogni scatto gli abiti dello stilista prendono forma e vanno a celebrare ciò che ha sempre ricercato: androginia, purezza delle linee e dei tagli, ricercatezza, raffinatezza ed esclusività. Ciò che traspare dalle foto è quella sontuosità composta e riservata, quel bello razionale, quella femminilità mai sfacciata che si concede a poco a poco per chi guarda. Tutto è perfetto, al punto da far sembrare questi scatti dei dipinti puliti, senza nulla fuori posto.
    Credo che l’unione fra questi due artisti sia stato d’ispirazione per molti stilisti e che abbia dato inizio a una nuova era in cui questi due ruoli hanno bisogno l’uno dell’altro.

    Rispondi
  74. Martina Bader
    Martina B.   25 febbraio 2014 at 10:31

    Sono d’accordo sul fatto che Fallai sia riuscito ad esprimere l’essenza di Armani in maniera appropriata contribuendo a creare un’ immagine ben precisa del brand.
    Le foto sfruttano in modo accurato e suggestivo la luce creando accattivanti contrasti. Si percepisce la grandezza del fotografo osservando la composizione artistica dell’immagine facendo si che gli abiti partecipino alla narrazione senza essere loro stessi il pretesto per crearne una .
    Sicuramente il bianco e nero , la scelta sapiente delle location e i modelli fanno trapelare la forte italianità di Armani. Tutti i soggetti fotografati sono di una bellezza oggettiva e sobria ; questo binomio caratterizza anche lo stile fotografico di Fallai e le linee dello stilista.
    L’elegante androginia della donna è esaltata negli scatti di Fallai che sembra voler giocare con i due sessi creando sottili ambiguità.
    Perfetta è la location dove ci si stacca dalla realtà della città e ci si gode gli scatti rilassandosi e ammirando la semplice e lineare BELLEZZA.
    Avrei apprezzato che le opere fossero distribuite in ordine cronologico facendo comprendere i mutamenti di stile dell’artista in modo più lineare e morbido; le foto erano invece posizionate in maniera random,questo probabilmente aiuta a concentrarsi esclusivamente sull’immagine singola.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni   27 febbraio 2014 at 13:31

      Concordo con le tue acute considerazioni finali. A volte e’ difficile capire le scelte dei curatori di una mostra. Direi, nel caso Fallai, che non essendoci modificazioni sostanziali di stile, il fotografo e gli organizzatori hanno optato per una presentazione a-temporale, per fare emergere singolarità estetiche.

      Rispondi

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