Alessandro Pagani presenta “Io mi libro”: anche la routine può diventare esilarante

Alessandro Pagani presenta “Io mi libro”: anche la routine può diventare esilarante

ROMA – Una raccolta di 500 frasi e dialoghi umoristici che attraverso giochi di parole, doppi sensi e freddure, mette alla luce alcuni aspetti delle nostre consuetudini in chiave ironica.

Siete alla ricerca di un libro divertente, leggero e che racconti in maniera grottesca ed esilarante la tremenda routine quotidiana che attanaglia tutti noi? Beh, se come me avete questo bisogno, vi consiglio di avventurarvi nel nuovo lavoro di Alessandro Pagani, scrittore divertente, ironico e umorista, che nel suo “Io mi libro” cerca di cogliere gli aspetti più imbarazzanti e comici che possono nascere durante i nostri piccoli e grandi avvenimenti quotidiani, nel corso del lavoro, nel tempo libero, e più in generale durante ogni situazione paradossale che ognuno di noi, spesso a propria insaputa, si può trovare improvvisamente ad affrontare: momenti generati dal ‘teatro dell’assurdo’ o da presunte coincidenze derivate dall’ambiguità d’una parola, o dal fraintendimento di una frase.

Io mi libro” (96 Rue de-la-Fountain Edizioni) è una raccolta di 500 frasi umoristiche tra giochi di parole, doppi sensi e freddure, rivolta a far emergere in chiave goliardica, grottesca e satirica, le leggerezze dell’animo umano.

Rifacendosi a maestri dell’umorismo quali Marcello Marchesi, Achille Campanile e Giovannino Guareschi, Alessandro Pagani offre una sorta di ginnastica per la mente ad un’esplorazione del linguaggio italiano in un caleidoscopio di lettere che si scambiano e si combinano tra loro come in un gioco enigmistico, oltre un piacevole riflettersi – dentro una prospettiva meno cupa – all’interno di un puzzle ritmico pieno di significati allegorici. Un modo diverso per stemperare l’eccessiva serietà con cui l’uomo ha vincolato la proprio esistenza, a dispetto del lato più ‘brioso’ e brillante che ognuno di noi porta dentro.

Dopo aver letto il libro, mi sono incuriosito ancora di più e ho contattato Alessandro Pagani per un’intervista. Ci siamo fatti una chiacchierata interessante e abbiamo affrontato molti argomenti, dai suoi obiettivi letterari al suo percorso, dai suoi ispiratori alle sue idee sui giovani scrittori del filone dell’umorismo.

Alessandro Pagani
Alessandro Pagani

Partiamo subito dal suo libro. In cosa pensa che il lettore si rispecchierà di più?

Confido che l’interpretazione delle mie parole possa regalare al lettore un’occasione di riflessione non soltanto allegorica, ma anche positivamente costruttiva. L’apparente leggerezza di una freddura nasconde a volte verità che possono sembrare scomode o addirittura imbarazzanti, ma che spesso rivelano aspetti individuali o collettivi sorprendenti. In questo territorio tra realtà e fantastico chiamato comicità, viene svelato il profilo ambivalente d’ogni evento: la parte seria che provoca il pensiero, la freddura o la battuta che ne ridimensionano i toni. Sebbene sia soggettiva ogni chiave di lettura, il libro potrebbe rappresentare proprio la voglia di evadere dalle austerità del nostro tempo attraverso l’ironia, il sarcasmo e la consapevolezza delle nostre (cattive) abitudini.

Attraverso la tua ironia riesci a sdrammatizzare la routine che attanaglia tutti noi nel quotidiano. Cosa ti ha spinto ad affrontare questo argomento

Credo sia una mia peculiarità osservare tutto ciò che mi circonda e trasformarlo in qualcosa di diverso, forse fa parte della mia natura, perchè ricordo di farlo da sempre con naturalezza. In effetti il teatro umano che ogni giorno incontriamo nel lavoro o nel tempo libero è il miglior palcoscenico da dove studiare un copione comico all’interno del quale ognuno di noi potrebbe essere attore. Non si tratta comunque di fuggire dalla quotidianità, ma piuttosto rielaborarla per cercare di capirne meglio le dinamiche. Le parole che poi amo distorcere, scambiare e manipolare fanno il resto, ogni situazione per me è spunto per un gioco tra vocaboli o per un doppio senso.

L’umorismo, in Italia e non solo, è un genere che affonda le sue radici in un passato ricco di tradizione e pieno di talenti. Quali sono stati i suoi principali punti di riferimento?

A parte il ‘black’ humour inglese (Monty Phyton su tutti), conosco poco la comicità al di fuori del nostro paese. Per quanto riguarda l’Italia, i nomi a cui sono più legato sono quelli di Marcello Marchesi, Ennio Flaiano, Leo Longanesi, Achille Campanile, personaggi che hanno contraddistinto il vecchio secolo con le loro indimenticabili arguzie e che hanno dato vita ad uno stile personalissimo e allo stesso tempo innovativo. In ogni caso, ho sempre preferito l’umorismo di ‘testa’ rispetto a quello di facciata e diretto proprio perchè più surreale, cinico e paradossale: l’ideale per creare – anche non nell’immediatezza – maggiori suggestioni.

Che cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere il suo genere letterario?

Di lasciarsi andare con la fantasia senza avere timore di esaminare, commentare, giudicare ciò che lo circonda, quindi avere la libertà di raccontare la verità che è alla base dell’essere comico, senza mai dimenticare la propria originalità e la necessaria dose di autoironia.

Un grazie ad Alessandro Pagani per la disponibilità! In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti futuri!

96 Rue de-la-Fountain Edizioni

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

One Response to "Alessandro Pagani presenta “Io mi libro”: anche la routine può diventare esilarante"

  1. Yoshimi   12 marzo 2018 at 21:58

    Signora Simona, lei pensa che i bambini e perfino i preadolescenti ignorino il mondo che li circonda? E che non se ne diano spiegazioni assurde e strampalate e paradossali per la logica adulta ci E quelle del personaggio Prisca? Poi crescono. E la famiglia è lì, partecipe di questo processo. E comunque “diciassette bambini, poi cambierò sesso e farò il torero”… non so se il suo commento sia sottilmente umoristico, ma il testo della Pitzorno lo è.

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