L’alta moda romana e la nuova frontiera dei giovani designers

L’alta moda romana e la nuova frontiera dei giovani designers

Per la prima volta ho partecipato alle sfilate di AltaRoma e per quante aspettative avessi non immaginavo in realtà il fascino dell’alta moda dal vivo!

L’impatto poi è stato da sogno con la prima sfilata a cui ho assistito, quella dello stilista nato in Libano e cresciuto in Kenia, e di adozione oramai americana, Rani Zakhem. Con “Per amore di Lola” al Palazzo delle Esposizioni di Roma, lo stilista dedica la sua preziosa collezione al cinema americano d’epoca, e crea uno show hollywoodiano molto “retro” e dal gusto antico aprendo con un abito in omaggio a Marlene Dietrich: bianco e lungo, con gonna ampia e piumata e un rigido bustino senza spalline dallo scollo ricurvo verso l’alto. Abiti hollywoodiani che reinterpretano, (a volte anche in chiave moderna), l’allure del fashion di inizio ‘900, un incontro tra anni venti, Art Decò e cabaret. Cristalli, pizzo, merletto, perle e paillettes, fino ad addirittura ricami illuminati da diamanti, caratterizzano i tessuti che fluttuano tra i passi delle modelle dalle acconciature con speciali “vawes glamour” tra i capelli. Sfumature di tessuti dall’oro, arancio, rosso, nero e champagne.
Poi è stata la volta di uno stilista romano, ex studente dello IED, assente dalle scene di Altaroma da diverso tempo: Ettore Bilotta. La sua collezione di alta moda autunno/inverno 2015/2016 ci descrive una donna misteriosa ed altera, chic nei suoi completi rosa damascati, bella ed armonica, con cappottini a ¾ con linea ad A di giorno, mentre di sera diventa un fenicottero nelle japsuits preziose, dai colori pallidi, come il crema ed il cipria sino ad arrivare al nero, velato dai ricami. Il velluto è protagonista della collezione così come lo sono i tagli asimmetrici di gonne e abiti da cocktail. L’eleganza dei piccoli richiami di swarosky illumina la sala, soprattutto nell’ultima uscita: l’abito da sposa di Ettore Bilotta non è sfarzoso ma elegantissimo nella sua sobrietà di velluto, malizioso sulle spalle che rimangono impreziosite da tulle intrecciato a foglie e mazzolini di mughetti.
Poi ho avuto la fortuna di assistere alla sfilata di un’altra stilista romana ed ex IED: Sabrina Persechino. Personalità stilistica quasi antitetica al precedente per la sua suggestiva e futuristica visione di donna. La designer coinvolge la platea grazie allo sfilare di abiti strutturati che prendono vita dall’incontro tra moda e architettura. Qui però l’ispirazione proviene dalle insolite decorazioni arabeggianti Muqarnas, da qui il nome della collezione appunto “Muqarnas”, e le etnie siciliane della Cappella Palatina di Palermo. Il risultato sfocia in una palette di colori che vanno dal bianco-argento per poi passare al blu zaffiro e arrivare al rosso bizantino, in un velluto di seta e fili di metallo i quali definiscono le forme. Rigide le silhouette su alcuni punti, quasi costrette in mantelle che ricordano la strega della bella addormentata nel bosco, Maleficent. L’atmosfera diventa cupa e la passerella si veste di musiche a tratti macabre che lasciano il ricordo di un intenso clima il quale accende l’immaginazione di ogni ospite. Suggestiva e creativa, sicuramente una sfilata che mi ha colpito anche per originalità e modernità. Forse meno “onirica” delle precedenti ma sicuramente una collezione più attuale e radicata al contemporaneo delle precedenti. Per il calendario collaterale di AltaRoma, “in town”, sono stata domenica 12 luglio a Palazzo Brancaccio, per conoscere la nuova collezione di Pasquale Pironti.
“L’amore non si guarda con gli occhi ma con la mente” disse la fotografa francese Anne Deniau ed è proprio dalle sue foto che trae ispirazione il designer dando forma e sostanza alla sua visione di amore con figure floreali e romantiche nei suoi predominanti e caratteristici colori, il rosso ed il bianco. Chantilly e rebrodè francesi, voile leggerissimi, organze e tulle di seta come ornamento e decoro per abiti da cocktail ( definizione antica e desueta: esistono ancora gli abiti da cocktail…?). Comunque affascinanti e sofisticati, alcuni anche fuori dagli schemi che ricordavano le creazioni del visionario Alexander Mc Queen. Un richiamo, d’altronde, non casuale in quanto la fotografa Deniau frequentò per ben 13 anni i backstage dello stilista. Poco chiara la presentazione o performance “l’Egitto d’inverno” di Vittorio Camaiani. Ma almeno, nello stesso spazio (nell’elegantissimo Hotel St. Regis di Roma), tra i vari eventi ha catturato la mia attenzione la mostra di Renato Cerisola, con i suoi phoular che ha ricreato un’atmosfera ricca di sensazioni. Il fotografo decide infatti, tramite una più lunga esposizione degli strumenti digitali di catturare la vivace natura di boschi, alberi, foglie e paesaggi che non includono un particolare soggetto, poiché come egli stesso ha detto in tale occasione: “ Non si ha bisogno di un soggetto nelle fotografie, i colori e le forme poco nitide danno vita alla libera interpretazione di chi le guarda, suscitando le emozioni più variegate”. All’inizio del 2014 comincia a stampare alcune delle sue foto su tessuto, prevalentemente su seta, ricavandone risultati molto coinvolgenti, in termini di colore e impatto emotivo. Da questa intuizione prende appunto vita il progetto phoular “Fotografie da indossare” un brand d’Alta Gamma che ha proposto oggi come novità per il settore tessile.
AltaRoma ha dedicato, come sempre, molto spazio sia alle scuole che ai giovani designer. Dalla sfilata Ied moda Roma che ha aperto la settimana alla kermesse di who’s next, fino a tutte le Accademie romane.
A Palazzo delle Esposizioni non ci si annoia, così entrando, subito sulla sinistra si trova la mostra A.I Creative Crime che ha inaugurato la sezione AltaRoma “Fashion Hub”: sono 100 gli artisti, tra artigiani e designer che hanno partecipato a 10 edizioni di Artisanal Intelligence per AltaRoma. In questa mostra sono presentati come “criminali” schedati, poichè pare che i creativi vadano contro le regole esercitando una delinquenza artistica che sconvolge a primo impatto ma poi viene anche ricordata. La trasgressione di ognuno di questi artisti è l’anima del loro business in quanto imprenditori di se stessi. La mostra è finalizzata a fare un punto del loro lavoro e chiaramente una nuova presentazione delle creazioni. Tra gioielli, abiti, borse e scarpe la creatività è posta sotto la lente di ingrandimento grazie anche a materiali inusuali quali l’alluminio.
La mia avventura si conclude nella serata del 13 luglio con lo show dell’Accademia Altieri, che decide di dare la possibilità di mettersi alla prova, non solo ai giovani artisti del terzo anno di studi ma anche ai piccoli designers di primo e secondo anno. Queste probabili future promesse non avranno di certo ancora una visione personale né una magnifica manifattura ma il talento di alcuni viene a galla anche se l’orlo e le rifiniture delle giacche non sono perfette.
Il premio “Fashion Altieri Awards 2015” va all’allieva del terzo anno Yulia Kachan che supera i colleghi con una mini capsule collection total white ispirata al Giappone contemporaneo dai tagli moderni e decisi che mi ha davvero colpito. Non sono da meno le creazioni degli altri studenti che hanno reso l’originalità nel lavoro artigianale minuzioso e preciso contribuendo ad un risultato d’insieme al passo con i tempi che ci proietta in un era di progresso.

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Giulia Mulonia

Come una gazza ladra attratta dal luccichio, io sono ipnotizzata dalla bellezza: l’immagine del prodotto nel marketing, la linea degli abiti nella moda ed i visi strutturati nella fotografia. Le mie passioni sono il motore della mia quotidianità, vissuta tra studio e lavoro. Sono sempre alla ricerca della novità, di questi tempi si direbbe una “freelance cool hunter”, io mi definisco semplicemente molto curiosa.
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