Ambienta, la natura non indifferente di Roccamare

Ambienta, la natura non indifferente di Roccamare

ROCCAMARE – Nella bellissima Pineta di Roccamare, Ambienta sposta l’obiettivo su interventi di arte naturale all’interno delle ville così da attivare un dibattito sulla sostenibilità e la salvaguardia di un luogo unico nel suo genere.

A Roccamare (Castiglione della Pescaia) c’era da sempre una grande e splendida pineta. Negli anni sessanta un imprenditore illuminato decise di farne, in parti di essa, un esperimento di convivenza tra l’abitare umano e una natura solo parzialmente addomesticata.

In pratica si trattava di costruire una serie di ville per le vacanze estive, ciascuna della quali doveva essere circondata di ampie porzioni di pineta. A parte la viabilità interna ogni infrastruttura doveva lasciare il più possibile le cose come stavano. Le ville potevano certo avere il proprio giardino, ma la porzione dominante del lotto doveva restare la pineta storica. Ovviamente, di tanto in tanto, anche la parte selvaggia veniva sottoposta a ragionevoli interventi di manutenzione. Inoltre le strutture abitative, salvo rare eccezioni. erano di un solo piano, per non intaccare con la loro presenza un paesaggio sovrastato da secolari e imponenti pini marittimi.

La superficie della nicchia ecologica dell’intero appezzamento non era certo irrilevante, se nel corso di mezzo secolo sono nate oltre 200 ville, tutte dissimulate, quasi nascoste da una fitta trama di forme arboree che, seguendo il terreno ondulato, arrivano fino alla spiaggia.

Oggi dunque, Roccamare si presenta come uno degli insediamenti umani più sostenibili di tutti gli 8000 km di costa che contornano il nostro Paese.

Vissuto dall’interno, l’abitare estivo in villa sembra scorrere all’insegna dello stile di vita che da decine di anni vacanzieri evoluti inseguono come un miraggio: pochissimi rumori, spiagge incontaminate con capanni fatti con il legno della pineta, stradine d’altri tempi che oltrepassando intatte dune arrivano al mare, riservatezza, confort e tranquillità.

Per rafforzare questa rara “identità” storica dell’insediamento con potenti simboli capaci di trasmettere alle nuove generazioni i valori promossi dai fondatori, alcuni proprietari di ville nel 2016 hanno promosso un progetto culturale ideato dall’artista Giacomo Zaganelli, battezzato: Ambienta, arte naturale a Roccamare.

L’idea centrale fa perno sulla capacità dell’arte di trasformare “oggetti artistici” in simboli a-temporali che comunicano valori attraverso un contatto sensibile con i nostri sentimenti, donandoci la sensazione di sentirli dentro di noi prima di averne colto il senso lineare.

Le regole del gioco sono state quanto di più semplice e coerente si possa immaginare: nel 2016 furono invitati a vivere la pineta un piccolo gruppo di artisti, per permettere ad essi di ascoltarne gli eloquenti silenzi per poi, lasciare che curiosità e fantasia li trasformassero in oggetti pregnanti nei quali si potessero condensare emozioni e i valori percepiti.

A distanza di un anno, ovvero nel 2017, Giacomo Zaganelli ha ripetuto l’esperienza artistica insieme ad altri tre giovani affermati colleghi artisti. Duccio Maria Gambi, Yonel Hidalgo Perez, Luca Mauceri e naturalmente il coordinatore del progetto, si sono misurati con il Genius loci della pineta, trasformandone il sostrato materiale in configurazioni estetiche che agli occhi di chi privilegia la dominante spettacolarità dell’arte contemporanea potranno apparire forse eccessivamente minimaliste e povere, ma che in realtà risultano concettualmente complesse e volutamente poco chiassose.

Cosa concludere riguardo gli attuali esiti del progetto Ambienta e delle opere viste quest’anno? Diciamo subito che il primo non ha bisogno di magnificazioni particolari. Solo i pazzi o i sonnambuli posso trascurare l’importanza di trovare sempre nuove narrazioni per rilanciare il paradigma della sostenibilità, anche se le parole troppo abusate dopo un po’ ci vengono a noia. Tuttavia i problemi rimangono e il dialogo tra nicchie ecologiche/forme di vita non può certo scomparire dal nostro orizzonte solo perché passiamo dal lavoro all’otium vacanziero.

Le opere visionate questa estate, familiarizzano dal punto di vista etico con quelle della prima edizione. I limiti materici ed espressivi dei progetti creativi che gli artisti si sono imposti, sono stati ben bilanciati dal messaggio importante che trasudano. Sono opere nelle quali riecheggia l’understatement  dominante di chi vive la pineta. Ma nello stesso tempo reclamano un in-più partecipazione intellettuale ed immaginativa, che spesso oggi molta arte pretenziosa annichilisce per overdose di effetti pirotecnici.

Credo inoltre di poter di poter affermare che, i limiti imposti alla creatività degli artisti coinvolti nel progetto Ambienta, hanno contribuito ad avvolgere di un’aura particolare ogni istallazione/opera esposta.

Definirei il senso dell’aura con l’espressione La natura non indifferente della pineta. Cosa voglio dire? Ho avuto la sensazione prima e il pensiero poi, di assistere ad una riuscita trasduzione della bellezza naturale di Roccamare nei modi dell’arte che, il grande regista Eisenstein definiva le armoniche tra immagini.

In altre parole le opere presentate nel corso delle due edizioni dell’evento, integrano in modo pregnante l’esigenza tipicamente umana di abitare un luogo con un atteggiamento di rispetto e reverenza nei confronti della nicchia ecologica che, a questo punto, non è indifferente alle loro esigenze, contribuendo a far emergere come sentimento, il senso di un destino comune.

Mi chiedo se, aldilà del progetto Ambienta, non sia proprio questo contenuto a caratterizzare il senso più profondo che diamo alla parola fin troppi abusata sostenibilità.

E se questo è vero cosa chiedere di più all’arte?

Ambienta

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Lamberto Cantoni

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

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