Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo

Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo

ITALIA – Katia Fortarel, autrice della monografia Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo, edita da WASABI book-makers, racconta il percorso creativo di un’artista eclettica e lungimirante sul piano di un dialogo pertinace e durevole con l’architettura.

“Go Home” è la sua prima esperienza espositiva, una mostra collettiva centrata sul tema dell’intervento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, il cui titolo ha un’eco eloquente, paradigmatica. È il Sessantotto e Annamaria Gelmi, formatasi nelle accademie di Milano e di Venezia in quegli stessi anni, condivide interamente lo spirito del fenomeno protestativo che coinvolge studenti, operai e gruppi etnici minoritari, animati dal comune desiderio di lottare contro ogni forma di discriminazione razziale e sessuale, edificando la società sulla base del principio di uguaglianza; contro la violazione dei diritti umani e lo strapotere dei governi, affinché tutti i cittadini del mondo possano farsi liberi dall’oppressione e dalla guerra come dinamica di relazione tra i popoli.
Due anni più tardi, nel ’70, la Galleria Mirana di Trento – città natale di Annamaria – ospita la prima personale dell’artista, ancora fortemente aderente all’impegno civile e alle ideologie femministe. “Le donne protagoniste dei suoi primi lavori – scrive la studiosa Katia Fortarel – sono figure che assurgono a emblema del disagio sociale femminile, immerse nel vuoto di sfondi per lo più monocromi e tormentati da personaggi grotteschi da intendersi come metafore della società contemporanea con cui esse non riescono a relazionarsi”. Progressivamente, sulle tavole lignee, con le quali Annamaria Gelmi esordisce, iniziano a comparire profili di donne acefale, allo scopo di sottolineare l’anonimato dei personaggi e dirottare l’attenzione sull’essenzialità del fatto, sul nervo scoperto e scarno di un disequilibrio culturale profondo che
la sua arte denuncia. Significative e bellissime restano le parole di Luigi Serravalli che, a proposito della figura femminile raccontata dalla Gelmi, dice: “È l’anti Cover girl, è il rovescio di quello che si intende per Glamour, è l’opposizione della donna sexi [sic], la nemica delle spogliarelliste, delle superdotate, delle Barbarelle”.

L’insegnamento del disegno tecnico nelle scuole superiori contribuisce, in misura sensibile, all’interesse nei confronti dell’architettura che, realizzatosi concretamente a partire dagli anni Ottanta, rappresenterà il leitmotiv dell’intera produzione artistica di Annamaria Gelmi. “La forma e lo spazio sono per me gli elementi base e con essi ho lavorato nello sviluppo della mia opera. Vi è ogni volta una stretta compenetrazione fra idea (forma- geometria-ritmo) e spazio; l’unione di questi elementi dà la tridimensionalità”. Gelmi accompagna così la mostra collettiva “Il lavoro dell’artista” tenutasi presso il Palazzo della Regione di Trento, nel 1981, alludendo, con chiarezza inequivocabile, al rapporto scambievole tra la scultura e lo spazio circostante, come fosse esso stesso parte integrante del lavoro creativo, fattore costitutivo del vuoto, elemento imprescindibile dell’opera di cui lo spettatore fruisce.

In questa retrospettiva organica e accuratissima, Katia Fortarel descrive, passo dopo passo, la rotta di una evoluzione umana, oltre che professionale, di cui Annamaria Gelmi si rende protagonista, passando, ad esempio, attraverso la poesia visiva con la realizzazione di quattro opere a china su acetato, intitolate An Gel Dy e dedicate alle poesie dello scrittore Dylan Thomas: ella sostituisce parte del testo con una serie di segmenti aventi la stessa dimensione delle parole rimaste, portando parole e segni sul medesimo piano estetico giacché, come spiega la Fortarel, proiettano un’ombra uguale sulla superficie sottostante; il labirinto, figura importante della produzione artistica di Annamaria Gelmi, nella logica simbolica di un percorso introspettivo attraverso il quale è possibile perdere e ritrovare se stessi; la soglia, nella sua accezione filosofica, come passaggio tra la realtà percepibile e il mondo inconscio – fatto di ricordi, immagini, sentimenti umani – con una sottile linea verticale che divide la composizione e indica la possibilità di oltrepassare il confine, accedendo così alla parte opposta, alla dimensione che la porta cela; i perimetri, dalle planimetrie degli edifici religiosi, a croce latina e a croce greca, da cui emerge un avvicinamento al tema del sacro. La croce, nel ventaglio artistico di Gelmi, non deve tuttavia intendersi in senso cristiano-cattolico; si tratta, per citare Chiara Tavella, di un “incrocio primitivo, il cardo e il decumano, la rosa dei venti, la croce dei quattro punti cardinali sui quali l’uomo si orienta, dà ordine allo spazio, trasforma il caos in cosmo”.

Annamaria Gelmi
Opera di Annamaria Gelmi. Acciaio verniciato.

Nel 2006, in occasione della mostra personale “Fuori luogo comune”, Annamaria Gelmi espone circa trenta opere, realizzate nel corso degli ultimi quindici anni e allestite negli spazi suggestivi di Castel Pergine: negli interni tardo medievali e protorinascimentali, ad esempio, vengono distribuite le opere su carta, i gioielli, le sculture di piccole dimensioni; al contrario, nei giardini esterni, sono collocate quelle più grandi. Tra le novità principali, emergono le sagome di tre tulipani rossi, enormi, puliti ed essenziali nella forma, e ritratti capovolti, non per alludere alla loro morte fisica ma alla fine di un percorso, al rovesciamento del punto di vista tradizionale.

Dalle tavole lignee alla scoperta del plexiglas, dalla poesia visiva all’arte cinetica, dalla carta di seta giapponese alle installazioni in acciaio e bronzo, dalla vetrofusione alla lavorazione della ceramica; dalla pittura alla fotografia, dalla scultura all’architettura. Annamaria Gelmi esplora e sperimenta la sua arte attraverso forme, materiali, metodologie e movimenti, con armonia e continuità, senza brusche virate, sviluppando equilibrio e sincronia tra due parti di sé: quella razionale, severa, naturalmente incline alla progettazione, e la parte afferente alla sua sensibilità più metafisica, istintiva.
In questa ricerca intensa e mai stanca, ella incontra personaggi illustri, determinanti: Oscar Signorini, Grazia Chiesa e Vanna Nicolotti, della rivista “D’Ars” di Milano, ad esempio. Oppure Giulio Carlo Argan, Pierre Restany, Luigi Serravalli, Enzo Rutigliano, Paolo Icaro, Gabriella Belli, Emilio Scanavino, nel segno di una densa attività espositiva che le farà valicare i confini nazionali. Alcune riviste di informazione economico-finanziaria si interessano ai suoi lavori: su “Gente Money” viene eletta “regina del colore”; sul giornale finanziario “Gentleman” Marina Mojana la indica come una tra le cinque artiste rappresentanti “la punta di diamante della scultura contemporanea in Italia”. Ancora su “Business”, dove compare come nuova promessa dell’arte in rappresentanza della regione Trentino Alto Adige, e infine su Il Sole 24 Ore.

Annamaria Gelmi
Annamaria Gelmi. Autoscatto.

Il lavoro narrativo di Katia Fortarel prosegue fino agli anni più recenti, caratterizzati da prestigiose partecipazioni a numerosi eventi internazionali – l’invito della Shanto -Mariam University of Creative Technology di Dacca o l’installazione Oltre il sacro nel 2016 per la XXV Edizione di “Kunstraum Kirche” nel Duomo di Innsbruck.
La monografia Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo nasce dalla tesi di laurea che la Fortarel discute presso l’Università degli studi di Trento, con la professoressa Sara Fontana come relatrice e Denis Viva in qualità di co-relatore. A lui si deve l’introduzione del libro, da cui emergono quarant’anni di attività artistica, la lunga e appassionata carriera di una donna che ha saputo declinare il proprio talento tra razionalità geometrica e sensibilità intensissima.

Scheda libro: Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo

Autore: Katia Fortarel

Formato mm 215 x 280

Pagine 304

Fotografie 401

Prezzo di copertina € 60,00

Edito da Wasabi book-makers – Trento

Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

Leave a Reply

Your email address will not be published.