ArteFiera 2017 : la ri(e)voluzione dell’arte

BOLOGNA – Comincia da quest’anno la ri(e)voluzione della fiera dedicata all’arte più importante d’Italia. Dal 27 al 30 gennaio ArteFiera 2017, giunta quest’anno alla 41′ edizione, è in una versione completamente rinnovata.

I numeri in costante crescita dicono che il mercato dell’arte in Europa e negli Stati Uniti gode di buona salute. L’Italia, per contro, rappresenta una eccezione negativa. Il mercato dell’antico è a dir poco stagnante, il contemporaneo non se la passa tanto meglio.  La quasi decennale crisi monetaria che sta logorando l’economia e i valori sociali del Bel Paese, naturalmente non aiutano ad avere riguardo per la bellezza e per il valore di testimonianza critica degli artisti viventi. Se a questo aggiungiamo un sistema fiscale incredibilmente odioso che impaurisce e/o allontana chi potrebbe investire  (possibile che non si riesca a far entrare almeno le opere di giovani artisti, in meccanismi di detrazione fiscale?), allora, riesce difficile immaginare che l’oggetto artistico contemporaneo possa avere vita facile nel nostro Paese. Sembriamo condannati dunque, a risentire fino all’esaurimento nervoso, le solite tiritere sul nostro luminoso passato e ad aggrapparci alla illusione della grande ricchezza che potremmo accumulare sfruttando la bellezza delle nostre città classiche, con la speranza di intercettare una moltitudine crescente di turisti un po’ creduloni perché inspiegabilmente ciechi di fronte al degrado diffuso, immaginando che dopo avergli riempito la pancia con il nostro sublime cibo si ricordino di visitare la pletora di musei, quasi sempre male finanziati, per trattenerli qualche giorno in più in città sempre meno vivibili, piene di gente incazzata e di flaneur extracomunitari impossibilitati ad avere comprensione e rispetto per le forme storiche che, a parole, molti di noi sostengono di ammirare fino alla commozione. Il tremendo errore che, probabilmente in buonafede, stanno perpetrando gli estimatori del paradigma/sintagma arte storica-bellezza-turismo culturale-rilancio dell’economia, è la sottovalutazione dell’importanza che ha l’artista contemporaneo nel rendere emotivamente vivo e significativo il senso della parola arte e i valori ad essa aggregati.

Il contesto che ho brevemente tratteggiato, mi consente di osservare con interesse i recenti sviluppi di ArteFiera a Bologna.

Da numerosi anni la manifestazione di mercato più importante del nostro Paese, non è più confinata nei capannoni fieristici. Grazie ad un intelligente gioco di squadra tra diversi attori istituzionali e alla progettazione di un programma di eventi eterogenei, ma di buon livello culturale, il vero motore della fiera è divenuto la città storica, i suoi luoghi e non luoghi e quindi la gente, la socialità.

ArteFiera 2017
il Direttore Artistico Angela Vettese, il Presidente e il Direttore Generale di BolognaFiere, Franco Boni e Antonio Bruzzone,
il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Bruna Gambarelli.

A tal riguardo ArteFiera 2017, dopo anni di buoni tentativi punteggiati da qualche inevitabile errore, potrebbe rappresentare un significativo gradino evolutivo verso una nuova forma di presentazione del contemporaneo, ovviamente attenta alle priorità economiche che motivano galleristi e i mediatori culturali necessari a fare mercato, potrebbe consolidare una nuova forma Fiera dicevo, progettata per rimettere al centro delle narrazioni sull’arte, i discorsi artistici che risultavano prima defilati o nascosti dietro le pseudo certezze (o la strategia conservativa) dei Galleristi espositori. Quali erano i discorsi a cui mi riferisco? Per farla breve potremmo ancorarli alla abusata parola tendenza, a patto però di sganciare il concetto da una semantica modaiola tutta spostata sulla glorificazione della novità, per farlo planare nei luoghi della ricerca, della sperimentazione e del sintomo, ovvero per ripulire il senso del contemporaneo dalle cornici evenemenziali che trasformavano l’oggetto artistico in una spettacolare merce di lusso.

Mi pare di quest’ordine il senso della dialettica tra continuità e trasformazione, promessa dalla nuova direttrice Angela Vettese, docente, studiosa, saggista e critica, per la prima volta chiamata ad un lavoro di regia dannatamente complicato.

Da un lato infatti dovrà difendere e promuovere una nuova figura di Gallerista, immaginato essere il primo referente di quel lavoro di ricerca sul campo che lo pone a contatto sia con singolarità fino a quel momento collocabili ai bordi del sistema arte, e sia a riscoprire identità dell’immediato passato che possono riconnettersi con le questioni di oggi. Dall’altro lato dovrà fare attenzione alle esigenze dei manager della Fiera di far rientrare al più presto i costi del piano di sviluppo all’interno di parametri economici compatibili con la visione aziendalista di tutte le Fiere. Io credo che il nuovo direttore artistico dovrà orchestrare bene due tavoli di lavoro: il nuovo Gallerista tipo  dovrà essere meno mercante e più scopritore e valorizzatore di talenti (anche del passato); in altre parole dovrà dialogare molto più che nel passato con docenti, critici, curatori di mostre, direttori di musei. Detta come vuol detta, molti dei galleristi che personalmente ho conosciuto, di fronte a un programma del genere tirerebbero calci come dei somari. Per non parlare della trasparenza verso il possibile cliente: chissà quando arriveremo finalmente a leggere il costo di un’opera sotto la sua etichetta?

Il secondo tavolo che prevedo necessario nell’immediato futuro, vedrà la neo direttrice alle prese con una subcultura manageriale bisognosa di cure almeno quanto i vecchi galleristi. È chiaro che l’arte e l’artista, per come è fatto il mondo in cui viviamo, hanno bisogno di un mercato quindi di Fiere efficaci; ma l’operatività che può configurarlo senza entrare in tensione con le aspettative di una forma di vita nella quale l’arte per chi non può utilizzarla come investimento di lusso, significa oggi soprattutto una esperienza interiore o privata, deve per forza puntare a regole molto diverse da quello caratterizzato da altri prodotti. Ho la sensazione che in passato il management della Fiera abbia immaginato di proiettare sul mondo dell’arte modelli di marketing astratti e rigidi, impedendosi di fatto ogni operatività sui processi di mutamento, divenuti una costante nel modo di funzionare del nostro mondo liquido. La progettualità di ordine proiettivo nell’arte definita contemporanea può fare solo dei danni. Una fiera di arte contemporanea può convincere solo se concepisce il mutamento come narrazione dominante (altrimenti che senso avrebbe la parola contemporaneo? ), quindi l’attuale è sempre di ordine emergente rispetto a qualcosa che semanticamente consegnamo al concetto di moderno.  Collocarsi in una prospettiva di mondo (dell’arte) mutante significa concepire la forma finale (della fiera) non come una cosa, bensì come un processo in  qualsiasi momento regolabile ( contemporaneo e moderno dovrebbero dialogare). Convincere i manager che il principio della regolazione è più importante della regolamentazione (il progetto proiettato su una realtà che non c’è) sarà una delle prove che attende la nuova direttrice.

Per quanto ho potuto vedere nella preview di ArteFiera 2017, Angela Vettese ha concepito una forma fiera più ordinata rispetto il recente passato; si è circondata di un numero di curatori trendsetter più elevato e le sue idee portanti sembrano espresse  soprattutto nella sezione Nueva Vista, intelligentemente anacronistica (mette insieme giovani emergenti con artisti rottamati) ma in verità per ora un po’ anoressica, e nel tentativo di raccontare la fotografia come arte con maggiore cura rispetto al passato. Sembra una edizione intenzionalmente più elegante, con allestimenti più attenti a far percepire al pubblico il gusto del Gallerista. Ma il rischio che vedo è che il troppo ordine tolga energia ed emozioni. D’altra parte riuscire a tenere insieme ricerca, itinerari artistici precisi, un alto livello di scientificità con gli show ai quali molta dell’arte contemporanea ci ha abituato non è una impresa facile. Il fatto che ArteFiera abbia saputo ancora una volta disseminarsi nella città aiuterà  tantissimo a creare nel pubblico l’idea che Bologna valga l’esperienza di una visita, dal momento che la geografia dell’arte appare configurata in tutti i suoi rilievi, dallo spazio tassonomico delle gallerie, ordinate come l’elenco del telefono ai dispositivi artistici e cognitivi, in luoghi eterogenei, che danno un’impronta più passionale all’approccio con l’evento artistico.

Info ArteFiera

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Lamberto Cantoni

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

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