Attacco al potere comunista. La sinistra al banco degli imputati con Bonfirraro

ITALIA – Dai più noti delitti di mafia alle responsabilità delle coop rosse nelle truffe sugli aiuti comunitari; da Tangentopoli ai processi ad Andreotti e alla Dc; dall’inchiesta di Mani Pulite alla manipolazione organizzata dell’informazione. Oltre il velo dell’omertà sul ruolo e le responsabilità del Partito Comunista Italiano in eventi e misfatti della politica nostrana e non solo, nel nuovo libro di Gaetano Immè, edito da Bonfirraro editore e appena uscito in libreria

Come mai tutti sanno che Pio La Torre fu ucciso dalla mafia perché – questa la motivazione della sentenza – ostacolava i suoi interessi, ma nessuno o pochi sanno che lo stesso Pio La Torre aveva più volte denunciato, sia al Pci romano di Enrico Berlinguer che a quello siciliano di Occhetto, gli intrallazzi e le collusioni delle cooperative rosse con la mafia siciliana, le vere e proprie truffe che quelle cooperative agricole comuniste perpetravano sugli aiuti comunitari?

Perché nessuno, se non, al limite, una ristretta “élite”, conosce la scandalosa corruzione perpetrata in Sicilia, e telefonicamente registrata, dal Senatore comunista Lodovico Corrao (rimasta sfacciatamente impunita) che aveva corrotto l’On. Santalco con 100 milioni di lire degli anni 58/60? Per quale motivo nessuna inchiesta giudiziaria che si sia occupata di crimini omicidiari di stampo mafioso si è mai posta anche il problema, doveroso per la Magistratura, di scovare non solo gli assassini materiali ma anche di ricercare i relativi e possibili “mandanti” di quegli omicidi seguendo il principio del cui prodest se non per Fenaroli e per Sofri?

Domande di questo tipo ne suscitano inevitabilmente molte altre, che portano a mettere in relazione eventi che hanno interessato l’Italia nell’ultima parte del Novecento con altri di portata più globale. Perché, ad esempio, accadimenti come la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli, la stagione stragista della mafia, i processi ad Andreotti e alla Dc, sono tra di loro così ravvicinati e quasi contigui? Come mai il fenomeno Mani Pulite è durato grosso modo un anno e mezzo se, come sostengono gli stessi magistrati del Pool di Milano, è stato il lavacro di tutti i mali della corruzione in Italia e dunque una sorta di processo alla stessa storia secolare del Paese?

Potere comunista
La locandina del nuovo libro di Gaetano Immè

Una lunga catena di interrogativi a cui ha tentato di dare una risposta Gaetano Immè, storico romano dalle origini aretuse ed esperto di politica, che dalla fine di novembre è in libreria con un libro-inchiesta che lascia poco spazio alla diplomazia: Attacco al potere comunista – Gli intrighi, le collusioni, gli omicidi di mafia utili alla sinistra. A far da eco all’ardita scelta dell’autore è la casa editrice Bonfirraro, che già da qualche tempo sta dando spazio all’argomento socio-politico con interessantissimi titoli, toccando temi sensibili della nostra attualità attraverso differenti generi letterari. Ricordiamo a tal proposito il recentissimo thriller noir La ragnatela del potere, di Jim Tatano , in tour per tutta la Sicilia dallo scorso autunno, e il saggio ancor più fresco d’uscita La pornofotografa e il cardinale, con cui l’autore Mauro Mellini solleva la scomoda questione del rapporto fra curia papale e pentitismo mafioso partendo dalla vicenda storica intorno a una presunta fotografia compromettente scattata alla sorella minore della principessa Sissi nella Roma di Pio IX.
La tesi di fondo del testo di Immè, che abbraccia un ampio arco di tempo che va dalla Guerra fredda al patto criminale degli anni ’90 fra mafia e Pci, mette a tema il predominio assoluto di quest’ultimo sull’informazione in Italia. Nefandezze politiche e collusioni criminali perpetrate da una sinistra che ha sempre goduto dei filtri della stampa e di un’informazione organica, sottomessa e servile, spesso direttamente al suo libro paga. Basti pensare, chiosando il pensiero dell’autore, che ancora oggi, nel 2017, vengono approvate leggi che si accaniscono nel sanzionare gesti o accessori che richiamino alla memoria un uomo scomparso 70 anni fa, mentre se ne  propongono altre che mirerebbero ad abbattere testimonianze della memoria storica di una nazione, al pari delle grandi organizzazioni terroristiche da cui tanto ci sentiamo minacciati e rispetto alle quali ci sentiamo tanto più progrediti. Similmente assistiamo a dibattiti politici sulle tv di Stato, ove è normale e condiviso l’uso di tacciare a priori determinati ospiti, invitati al solo scopo di sottoporli a vergognose gogne mediatiche perché portano il cognome “sbagliato” e/o perché, qualora parlassero pubblicamente, sosterrebbero idee considerate incompatibili con i principi della Repubblica, che curiosamente sembrano coincidere molto più spesso con gli interessi economico-politici delle attuali sinistre che con i massimi valori etici. All’occorrenza anche la lotta iconoclasta contro il crocefisso nei luoghi pubblici per la sacrosanta difesa dello Stato laico si placa, se richiamarsi alla carità cristiana può essere argomento utile al clero del politically correct per ricordare perfino Attila come un povero migrante in cerca di asilo.  Come il servo vigilante evangelico, neppure l’intellettuale e il politico di sinistra desistono mai dalla caccia alle streghe, sempre in virtù del loro amore per la democrazia, per i poveri che sono soliti contemplare dai propri attici di lusso in centro città e per la strenua difesa dell’antitotalitarismo a cui si ispira la nostra Costituzione, ridotta però alla stregua della carta straccia allorché ostacola il “progresso” della macelleria sociale neoliberale e del globalismo. Via libera allora al lessico della neolingua orwelliana, fatto dei vari “populismi”, “razzismi”, “fascismi”, “xenofobie” e “diritti arcobaleno”, in cui però ci si guarda bene dal far rientrare la reale attenzione a quelli sociali, che ci abbandonano uno dopo l’altro riportandoci a poco a poco, come nella metafora delle due rane, indietro di 150 anni.

Con quello che si dimostra essere uno dei suoi scritti più polemici, Gaetano Immè, classe 1938, siracusano d’origine e romano d’adozione, condensa uno spaccato di vita politica e civile del Paese in uno dei suoi scritti più polemici. Di formazione radicale, Immè si affaccia al panorama editoriale nazionale con un pamphlet forte, coraggioso, che è un viaggio negli ultimi sessant’anni di storia d’Italia contro quello che viene definito, senza colpo a ferire, il sistema criminale, ordito dal vecchio Pci con la complicità della magistratura politicizzata, per trasformare la democrazia costituzionale italiana nella loro oligarchia costituzionale che oggi domina il Paese.
Attacco al potere comunista manifesta sin dal titolo la propria faziosità, ma è anche un saggio che – lungi dal disegnare foschi e ipotetici scenari – ricostruisce fatti storici realmente accaduti nel corso di anni terribili, annodati e commentati seguendo un filo di Arianna che li unisce nella loro consequenzialità logica. Immè non ha alcuna pretesa di giungere alla “verità”, ma la ferma consapevolezza di cercarla nello scarto tra “verità storica” e “verità processuale” e non nelle “mere supposizioni”, non in fumosi “disegni criminosi”.
Enfatico, il libro nasce proprio dall’insopprimibile necessità di mandare finalmente all’aria proprio quella opprimente coltre di conformismo politicamente corretto, storia costruita su “menzogne” e con “manipolazioni”, di ribellarsi alle tante, troppe, “versioni addomesticate” dei fatti accaduti che l’informazione – drogata e di parte – ha spacciato a piene mani per cinquanta e passa anni, per assicurarsi la benevolenza del suo azionista, eseguendo il suo sporco lavoro a beneficio del suo “padrone”, come un “picciotto” con il suo boss mafioso.

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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