Benvenuti al Palazzo del Quirinale, la Casa degli Italiani

ROMA – A partire dal 23 giugno 2015, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto il Quirinale in modo più ampio e frequente; la Casa degli Italiani è diventata un Museo visitabile durante tutta la settimana da italiani e da turisti stranieri. Una grande opportunità per conoscere opere d’arte e arredi preziosi che dal Rinascimento, attraverso il Settecento, l’età napoleonica e il regno sabaudo, sono arrivati al Novecento e giunti fino a noi.

Il Palazzo del Quirinale, sia dal punto di vista architettonico, che artistico risente della sua storia e del susseguirsi delle varie dominazioni che hanno impresso la loro presenza; e proprio perché sorto in posizione elevata e in un luogo di particolare salubrità, ha ospitato fin dall’antichità nuclei residenziali ed edifici pubblici e di culto.

L’architettura del Palazzo nell’aspetto che mantiene ancora oggi fu portata a compimento nel Seicento, sotto il pontificato di Paolo V Borghese, dall’architetto Flaminio Ponzio, che si occupò della costruzione dell’ala verso il giardino, comprendente tra l’altro, lo Scalone d’onore, la grande Sala del Concistoro (oggi Salone delle Feste) e la Cappellina dell’Annunziata, affrescata da Guido Reni. Carlo Maderno, invece fu responsabile dell’intera ala sulla via del Quirinale, dove si trovano la Sala Regia (oggi Salone dei Corazzieri), la Cappella Paolina e gli appartamenti papali. 

Fu poi la volta di Napoleone Bonaparte. Nel 1809 le truppe dell’esercito napoleonico occuparono Roma e catturarono Papa Pio VII; il Quirinale venne scelto come residenza dell’Imperatore e ciò ha avuto un peso importante sulle vicende artistiche del Palazzo, in previsione di un soggiorno a Roma di Napoleone, che in realtà non è mai avvenuto. L’architetto Raffaele Stern, responsabile dei lavori, coordinò una vasta equipe di artisti tra i quali compaiono nomi di spicco come i pittori Felice Giani e Jacques Dominique Ingres, e lo scultore danese Bertel Thorvaldsen. Nel maggio 1814 Pio VII riprese possesso del Quirinale, adoperandosi subito per cancellare il più possibile le tracce dell’occupazione napoleonica. Fra gli interventi più importanti, gli affreschi della Cappella Paolina e la sistemazione definitiva della Fontana dei Dioscuri; i due gruppi scultorei dei Dioscuri provenivano dall’antico tempio romano e la loro presenza costante sul Quirinale ha portato il colle ad assumere il nome di Monte Cavallo.

L’ultimo papa a soggiornare al Quirinale fu Pio IX, che fece dipingere le volte di alcune stanze di quello che era stato l’appartamento di Paolo V e affidò a Tommaso Minardi il dipinto la Missione degli Apostoli (1848), presente nella Sala degli Ambasciatori.

Nel 1870, con l’annessione di Roma al Regno d’Italia, il Quirinale divenne residenza della famiglia reale ed alcune sale – in particolare dell’ala verso il giardino – vennero completamente ristrutturate, adottando nella maggior parte dei casi uno stile sfarzoso.

I mobili settecenteschi che giunsero al Quirinale negli ultimi anni dell’Ottocento dalle regge di tutta Italia, ben si adattarono al particolare gusto neo-rococò degli ambienti; giunsero anche importanti quadri e serie di arazzi di Bronzino, Pontormo e Salviati; mentre, del passato pontificio rimangono solo la collezione di grandi vasi orientali, delle consoles di fine Seicento e inizio Settecento, alcuni quadri e arazzi.

Dopo il 1946, con la Repubblica, sono prevalsi criteri conservativi e di valorizzazione volti alla tutela del notevole patrimonio artistico e culturale che si è concentrato al Quirinale in quattrocento anni di storia.

Il desiderio di valorizzare mediante la conoscenza è alla  base dei due percorsi di visita, quello artistico – istituzionale della durata di un’ora e venti minuti, con visita al piano Nobile e al Piano terra, che vi presentiamo; e quello più esteso, il percorso tematico della durata di due ore e mezza, con visita a Piano Nobile, Vasella, Giardini, Carrozze e Finimenti e Piano terra.

Il nostro percorso inizia dallo Scalone d’Onore che, costruito nel 1609 dall’architetto Flaminio Ponzio, permette di accedere ai due ambienti più importanti del palazzo: il Salone dei Corazzieri ed il Salone delle Feste; inoltre, dall’ampio pianerottolo che ospita l’affresco Il Redentore in gloria fra gli Angeli di Melozzo da Forlì, 1480, è possibile affacciarsi sui giardini del palazzo. Il Salone dei Corazzieri, costruito i primi del Seicento, è sede di importanti cerimonie e udienze. Maestoso il soffitto in legno ed elegante il pavimento in marmo; dello stesso periodo anche i portali in marmo ed il doppio portale verso la Cappella Paolina. Nella parte superiore delle pareti vediamo un fregio del 1616 che raffigura alcune ambascerie, opera di un gruppo di pittori diretti da Agostino Tassi. Lo sguardo si sofferma sugli arazzi, la serie francese dedicata alle Storie di Psiche e l’altra franco – napoletana su Don Chisciotte.

Giungiamo alla Cappella Paolina, chiamata così proprio dal nome di Paolo V Borghese, che l’edificò nel 1615, traendo spunto dalla Cappella Sistina; era destinata alle cerimonie da svolgersi indifferentemente lì o al Vaticano ed in seguito, fu utilizzata come sede del conclave quattro volte di seguito. Di particolare interesse, il balcone marmoreo che doveva ospitare il coro durante le messe, i dipinti murali e l’arazzo che raffigura l’Ultima predica di Santo Stefano. Nella cappella ogni domenica si tiene un concerto aperto al pubblico e trasmesso in radio.

Il Presidente, prima che abbiano inizio le cerimonie nel Salone dei Corazzieri, fa accomodare i suoi ospiti e le alte autorità nella Prima Sala di Rappresentanza. Agli angoli della stanza è posto lo stemma di papa Paolo V Borghese mentre sono del Settecento, l’orologio, gli arazzi e la tela di Francesco Mancini che mostra la Castità nell’atto di fustigare Cupido, una delle poche opere delle collezioni papali rimaste in sede; più recente, dei primi del Novecento, la decorazione della volta che riporta un’allegoria dei Frutti della Pace ed il lampadario centrale in vetro di Murano.

Passiamo per alcune sale prima di giungere al Salottino di San Giovanni. La Sala delle Virtù prende il nome dalle quattro Virtù cardinali dipinte nel fregio sulle pareti da Cesare Rossetti, nel 1616; come nelle sale che seguono, al centro della volta campeggiava lo stemma di Papa Paolo V, in seguito modificato con l’emblema di Pio IX. Preziosi i due vasi in terracotta provenienti dal Messico e gli altri due vasi di origine orientale, della seconda metà del Settecento. La Sala del Diluvio fa riferimento al Diluvio Universale, scena dipinta nel fregio del 1616, presente sulle pareti, opera di Antonio Carracci e di un altro pittore seguace del Caravaggio ma non identificato. In mostra anche uno degli otto arazzi donati da Napoleone a Papa Pio VII nel 1805. La Sala delle Logge è detta così per la decorazione ottocentesca che riporta un finto loggiato prospettico con alcune Guardie Svizzere, opera del pittore e scenografo Annibale Angelini; anche qui troviamo quattro preziosi esemplari di vasi orientali in porcellana. Caratteristica principale della Sala dei Bussolanti è la presenza di un piccolo oratorio comunicante con la Cappella Paolina, cui si accede mediante una porta nascosta, coperta dalla tappezzeria. La Sala prende il nome dai bussolanti, gli addetti alle anticamere del Papa. Un’altra sala comunicante con la Cappella Paolina è la Sala del Balcone che, anticamente veniva usata come sagrestia e dà accesso attraverso una porta – finestra, alla Loggia delle Benedizioni, costruita nel 1638 su progetto di Gian Lorenzo Bernini, proprio in corrispondenza del portone di ingresso del Quirinale. Un tempo era la Sala dei Precordi, dove venivano sistemati i Papi defunti per l’imbalsamazione.

Come la contigua Sala del Balcone, anche il Salottino di San Giovanni presenta un raffinato rivestimento in stucco sulla volta, risalente al Seicento, epoca in cui l’ambiente progettato come cappellina privata del  Papa in realtà finì con l’essere un’anticamera della sagrestia. La saletta è impreziosita da un tavolo con base ottagonale e da un quadro, una copia di un dipinto di Raffaello, San Giovannino nel deserto, entrambi del Cinquecento.

A seguire, la Sala Gialla caratterizzata da un bel camino in marmo, la Sala di Augusto, in passato Sala del Trono, dove si trova il busto in marmo, copia dell’Augusto di Prima Porta; ed infine, la Sala degli Ambasciatori, adibita al ricevimento del corpo diplomatico. In origine tutte e tre le sale facevano parte di un unico ambiente lungo quasi settanta metri, conosciuto come Galleria di Alessandro VII, poi diviso durante l’occupazione napoleonica nel 1812, quando furono coperti la maggior parte dei dipinti sulle pareti e murate le finestre che davano sul cortile, riaperte in seguito.

Si passa a due sale più recenti, la Sala d’Ercole e la Sala degli Scrigni, entrambe create nel 1940. La Sala d’Ercole conserva alcune porcellane orientali, un gruppo di tre arazzi di origine francese e sei quadri di Corrado Giaquinto; questi ultimi provenienti da Villa della Regina a Torino, dove i Savoia prelevarono varie opere e oggetti del mobilio per portarli al Quirinale, dopo il 1870. La Sala degli Scrigni prende il nome da cinque scrigni intarsiati, ai quali si aggiunge un secrétaire con oltre cento cassetti; in passato c’era la sala di udienza, proprio quella in cui Napoleone aveva arrestato Papa Pio VII, nel luglio del 1809. Da qui intravediamo un’elegante scala elicoidale, con coppie di colonne in travertino, la Scala del Mascarino che prende il nome dall’architetto che a fine Cinquecento progettò il primo nucleo del Quirinale. Borromini costruì una replica fedele delle tanto ammirata scala a Palazzo Barberini.

Ora passiamo attraverso il Passaggetto di Urbano VIII, un passaggio privato per il Papa lungo undici metri e finemente affrescato con varie vedute di monumenti e luoghi, tra i quali, la Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano, l’Armeria vaticana e due dipinti della Basilica di San Pietro che per le loro caratteristiche ricordano il Giubileo del 1625. Originariamente il corridoio collegava l’appartamento estivo alle stanze invernali maggiormente esposte al sole.

Prima di giungere allo Studio del Presidente passiamo per la Sala di Druso che prende il nome da un busto marmoreo del figliastro dell’imperatore Ottaviano, morto in giovane età e molto amato dal sovrano. Sulle pareti vediamo un fregio risalente ai Savoia ed un arazzo raffigurante animali e paesaggi; accanto al notevole mobilio settecentesco vediamo una pregiata commode realizzata a Parigi da un noto ebanista, probabilmente su commissione del re Luigi XV.

Siamo giunti al magnifico Studio del Presidente, vi campeggia la bandiera italiana. É la  stanza più conosciuta, vista più volte in televisione in occasione del discorso del Presidente a fine anno ed il luogo in cui si tengono gli incontri ufficiali con i Capi di Stato e le consultazioni per il neo Governo. La decorazione del soffitto è in stile neorinascimentale e della stessa epoca è anche il fregio con coppie di angioletti; alle pareti anche vari dipinti, il più importante è collocato proprio dietro la scrivania ed è opera del pittore francese del Seicento conosciuto come il Borgognone; altri due dipinti sono del Settecento, opera di Angelo Maria Crivelli, mentre le due grandi tele fanno parte della ricca collezione sabauda. Il nostro sguardo si sofferma più volte sul mobilio ed in particolare sulla scrivania del Presidente del Settecento francese, proveniente dalla Reggia di Parma.

Subito dopo il nostro sguardo si sofferma su cinque arazzi con vari paesaggi dedicati a temi agresti e  realizzati a Lilla, in Francia, agli inizi del Settecento. Siamo nella Sala degli Arazzi di Lilla e da qui arriviamo al Salottino Napoleonico, una volta usato come toilette dell’imperatore, perché situato accanto alla camera da letto. Si intravede la Biblioteca del Piffetti risalente alla prima metà del Settecento, durante il regno sabaudo, ed in seguito adattata ad una delle camere della regina Margherita, moglie di re Umberto I, nel 1879. È composta da una struttura in pioppo rivestita da altri legni come il palissandro, l’ulivo, il bosso ed il tasso e arricchita dagli intarsi in avorio. I libri conservati riportano lo stemma dei Savoia e risalgono a fine Ottocento.

Nell’area impreziosita per l’arrivo dell’imperatore francese troviamo alcune sale come la Sala della Musica e La Sala della Pace. La prima era destinata allo studio di Napoleone, caratterizzata dalla presenza sia di sei finestre che davano l’idea di possesso della città sia di un pianoforte inglese e di alcuni arredi decorati con strumenti musicali; la volta presenta una tela del pittore bolognese Pelagio Palagi, dedicata a Giulio Cesare, raffigurato mentre detta il De bello gallico ed il De bello civili ad alcuni scrivani. Napoleone era un appassionato della figura di Cesare, tanto che in un quadro l’imperatore ha prestato il volto per una raffigurazione del condottiero romano. La Sala della Pace sul soffitto riporta un sacrificio pagano presso due altari, gli altri dipinti dello stesso autore, Felice Giani, furono sostituiti da specchi; l’intento era quello di esaltare la figura dell’imperatore francese come portatore di pace, fondamentale per lo sviluppo culturale nei settori delle arti e delle lettere; infatti, il fregio sulle pareti, opera di Alessandro d’Este, allievo dello scultore Antonio Canova, è dedicato a pittori, scultori, architetti e musicisti.

Da qui si giunge alla Sala del Bronzino che prende il nome da un gruppo di venti arazzi della metà del Cinquecento, opera del pittore fiorentino Agnolo Bronzino, divisi tra Roma e Palazzo Vecchio a Firenze. Questa parte del palazzo fu riallestita in previsione della visita di Hitler nel 1938, ne sono un segno i portali in marmo, la pavimentazione e la presenza di busti di personaggi della Roma antica, acquistati appositamente sul mercato antiquario ma appartenenti ad epoca moderna. Oggi la sala è utilizzata per gli incontri del Presidente con i Capi di Stato e le loro delegazioni.

La Loggia d’Onore ospita i rappresentanti dei partiti politici quando si svolgono le consultazioni per la formazione del nuovo governo ed in questa sala si rilasciano le dichiarazioni alla stampa. La stanza è nota oggi come La Vetrata ma fino al Settecento era una loggia aperta, come tutte le residenze estive. Nella sala sono presenti dodici colonne otto delle quali provenienti dalla Cappella Paolina, mentre i dipinti sulla volta sono dei primi del Novecento, epoca del regno di Vittorio Emanuele III.

Tra le altre sale dell’appartamento napoleonico troviamo la Sala delle Dame, adibita a salotto dell’imperatore; lo scultore danese Bertel Thorvaldsen ne dipinse il fregio di notevole successo, tanto da doverlo replicare più volte per altri committenti. L’opera riporta l’Ingresso di Alessandro Magno a Babilonia a simboleggiare l’entrata di Napoleone a Roma. La volta della sala è stata decorata nel 1812 da Felice Giano, autore di tutti i soffitti presenti nell’appartamento imperiale; della stessa epoca anche il pavimento in marmo ed il camino impreziosito da due statue.

Passiamo per la Sala delle Api, con l’affaccio sul Cortile d’Onore, usata dai pontefici nel Settecento per impartire la benedizione ai fedeli. La sala prende il nome dalle api dipinte al centro della volta nel Seicento, a voler rappresentare lo stemma del pontefice Urbano VIII Barberini. Tra gli arredi, il busto dell’imperatore Commodo, del II secolo d.C. ed un arazzo di manifattura francese della fine del Settecento.

Da qui entriamo nell’ala del palazzo che va verso il giardino ed esattamente nella Sala dello Zodiaco, usata dai Savoia per le attività di rappresentanza. Nella sala si conserva un fregio in stucco raffigurante il Trionfo di Giulio Cesare, risalente al periodo napoleonico; la volta riporta l’allegoria dell’Aurora fiancheggiata dai segni zodiacali, dipinto di Annibale Brugnoli del 1888, e nelle lunette sono dipinte delle giovani donne in atteggiamento ludico, ciò in antitesi con l’atmosfera austera del periodo pontificio. Continuando, sullo stesso stile, troviamo una serie di arazzi di epoca settecentesca dedicati alla flora e alla fauna europea, africana ed in prevalenza sudamericana.

Mancano solo due sale e raggiungeremo la Sala degli Specchi, dove si svolgono importanti attività istituzionali, alcune udienze presidenziali ed il giuramento dei giudici della Corte Costituzionale. Passiamo quindi alla visita della Sala delle Fabbriche di Paolo V e della Sala degli Arazzi. La prima era nota come Sala dei Parati Piemontesi, per la tappezzeria settecentesca in seta di fine Ottocento. Durante i lavori del 2005 di rimozione dei tessuti si è scoperto un fregio del 1610 raffigurante fontane ed edifici del periodo di Papa Paolo V Borghese, in particolare, la facciata della basilica di San Pietro, Santa Maria Maggiore ed il Palazzo del Quirinale visto dai giardini.

Il nostro sguardo ora è rapito dalla bellezza dei arazzi settecenteschi, con decorazione in legno e specchi, su progetto di Ignazio Perricci, artista pugliese che nel 1877 allestì la Sala degli Arazzi. Il tema è l’amore, evidenziato in alcune scene mitologiche dedicate agli Amori degli dei e alle Storie di Amore e Psiche, tratte dai disegni di Boucher, celebre pittore francese. Dello stesso stile il dipinto sulla volta in cui è raffigurato Amore che incorona le Tre Grazie, in un bel cielo terso, opera del 1877 di Cesare Maccari. Elemento dissonante è invece l’affresco delle quattro finestre, del 1610, che riporta le imprese di Papa Paolo V, ed al centro si trova uno specchio, a simboleggiare il ruolo centrale del pontefice.

Ci attende un giocoso girotondo di figure sospese in cielo, quello della volta della Sala degli Specchi, ambiente destinato alle feste e al ballo, ci sembra quasi di sentire una dolce musica di sottofondo. Un ambiente elegante in stile rococò, realizzato nel 1877 da Ignazio Perricci, assecondando i gusti della principessa Margherita, futura regina. Le pareti sono rivestite da grandi specchi che riflettono la luce dei maestosi lampadari di Murano. I tendaggi sono color oro. Con la corte sabauda il palazzo aveva abbandonato l’austerità papale ed era sede di ricevimenti mondani e pranzi sontuosi. I pranzi di Stato ed il giuramento del nuovo governo si svolgevano nel sontuoso Salone delle Feste che, insieme al Salone dei Corazzieri, rappresenta il cuore del Palazzo presidenziale. In questa sala lo stile rococò caro ai regnanti cede il passo ad un’eleganza più sobria, con simboli militari e figure allegoriche risalenti ai Savoia negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia; al centro della volta un dipinto dedicato al Trionfo dell’Italia e grandi lampadari che riflettono la loro luce su due enormi specchiere. È presente anche una balconata che dà sulla sala, quale palco per l’orchestra che con le sue melodie accompagnava i banchetti ed i balli di corte.

Si chiude qui la visita al Piano Nobile.

Al Piano Terra troviamo la Sala dedicata ai Presidenti della Repubblica, con esposizione della Costituzione italiana, di documenti storici rarissimi e fotografie; molto ricco anche il patrimonio in libri. La Sala del Mappamondo conserva oggetti e documenti storico-istituzionali. Si potranno visitare anche la Sala dei Papi, lo Studio del Re e la Sala adiacente allo Studio del Re, dove è presente un’esposizione sui Savoia e lo Statuto Albertino.

Fonte per contenuti, fotografie e informazioni:

 Sito

  • Call center, tel. 06 39.96.75.57 – orari: da lunedì a venerdì 9.00–13.00 / 14.00-17.00, sabato 9.00–14.00, domenica chiuso.
  • INFOPOINT – Centro informazioni e prenotazioni, Salita di Montecavallo 15. Operativo nei giorni di apertura del Palazzo, con i seguenti orari: dalle 9.00 alle 17.00.

Quirinale









Angela Attolico

Il giornalismo e la comunicazione sono la mia vita, una passione iniziata dai banchi di scuola. Romana di adozione, le mie origini sono pugliesi. Sono giornalista pubblicista dal 1998, laureata in comunicazione, ho una lunga esperienza come addetto stampa e collaboratore  per varie testate. Diventare giornalista professionista è sempre stata la mia massima aspirazione ed io non ho mai perso le speranze. Tenace, creativa e solare sono i tre aggettivi che più mi caratterizzano.
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