Biennale d’Arte: l’Arca Russa sbarca in Laguna

Biennale d’Arte: l’Arca Russa sbarca in Laguna

VENEZIA – Nel folclorico Padiglione della Russia ai Giardini il Museo dell’Ermitage sfodera uno tra i suoi più eclatanti tesori Il ritorno del figliol prodigo, la grande tela dipinta da Rembrandt nel 1668. Questo e molto altro su uno dei padiglioni più apprezzati alla Biennale d’Arte 2019.

Due calibri da novanta sono scesi in campo allo stesso tempo in occasione dell’attuale Biennale d’Arte a Venezia per difendere e diffondere il vessillo della Russia: sono i due musei statali più importanti della Federazione Russa, e possiedono collezioni d’arte antica da far perdere la testa, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Puskin di Belle Arti di Mosca. Entrambi hanno scelto la chiave della rilettura, cioè hanno affidato ad artisti contemporanei la rivisitazione di grandi capolavori dell’arte antica per creare un corto circuito che travalichi i secoli.

Nel folclorico Padiglione della Russia ai Giardini il Museo dell’Ermitage sfodera uno tra i suoi più eclatanti tesori Il ritorno del figliol prodigo, la grande tela dipinta da Rembrandt nel 1668 in cui assistiamo al pentimento del giovane scapestrato che in ginocchio chiede perdono al vecchio padre che sempre l’aveva atteso e che ora finalmente lo abbraccia dimenticando i dolori sofferti in passato per colpa di quel figlio scialacquatore.

Irina Nakhova. Tintoretto
Irina Nakhova. Tintoretto

Il regista Alexander Sokurov, erede di Tarkowskij, e di cui ricordiamo qui solo L’arca russa , un pezzo di bravura tecnico-registica che ci immerge nella storia del palazzo dell’Ermitage e quindi nel cuore della storia della Russia, crea in uno spazio denso e oscuro sia la sala espositiva del museo sia lo studio del pittore fiammingo mentre dalle finestre irrompe in tutta la sua sconvolgente violenza il tumulto delle guerre che da tante parti divampa e distrugge ancora in questi nostri tristi tempi, la famigerata guerra diffusa ma non meno atroce.

Al piano inferiore lo scenografo Alexander Shishkin-Hokusai s’ispira all’età dell’oro della grande pittura fiamminga, e all’incredibile e monumentale Orologio del Pavone, un grande e complesso automa meccanico acquistato dalla Grande Caterina seconda nel 1781 e a tutt’oggi conservato funzionante e prezioso al Piccolo Ermitage a San Pietroburgo.

Nella chiesa di San Fantin, finalmente riaperta dopo decenni, proprio di fronte al teatro La Fenice, il Museo Puskin di Belle Arti di Mosca ha allestito assieme alla Stella Art Foundation, che sostiene i giovani artisti russi, un progetto in cui s’intrecciano arte antica e espressioni artistiche contemporanee come video, laser, performance.

L’idea nasce dalla ricorrenza dei 500 anni della nascita di Tintoretto, il più veneziano degli artisti veneziani, un colosso dell’Arte del Rinascimento. Proprio partendo dal suo strepitoso e innovativo universo pittorico, tre artisti di oggi traggono ispirazione per interpretare e sviluppare con tutt’altri mezzi i temi tintorettiani, come lo spazio che sorprende per le inusitate punti di vista e la luce corposa e densa.

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Dmitry.Krymov. The last Supper 2019

Di grande suggestione è il video di Dmitry Krymov, scenografo teatrale, che sceglie una delle opere più eccentriche di Tintoretto, L’ultima cena del 1565 tuttora collocata nella chiesa di San Trovaso a Venezia. In un inusuale scantinato è ambientata la scena sacra, gli apostoli sono raffigurati come gente del popolo, la semplicità dell’arredo, gli oggetti della comune vita quotidiana vogliono attualizzare l’evento sacro per coinvolgerci emotivamente. Tintoretto sceglie di rappresentare il momento più drammatico del racconto: quando all’ annuncio di Gesù: “Uno di voi mi tradirà”, ognuno si sgomenta, inorridisce e reagisce scomposto come fosse scoppiata una bomba. Tintoretto è stato capace di bloccare nel quadro il dinamismo disordinato di queste reazioni. Proprio per questo Jean Paul Sartre vedeva in Tintoretto il primo regista cinematografico della storia.

Krymov ha ideato una sorprendente moltiplicazione dei piani prospettici, una disorientante fusione tra spazio reale e spazio in trompe l’oeil, tra passato e presente, tra vero e falso. Da vedere.

Irina Nakhova proietta nella cupola e in altre parti alte della chiesa i suoi video basati sugli sfondi, le masse umane indistinte delle pitture di Tintoretto mescolate ai grandi cataclismi a cui assistiamo oggigiorno. Una materia in ebollizione pronta ad esplodere nello spazio cosmico.

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Gary Hill Let it Cry IceUninted Ice 2019

E’ americano Gary Hill che scompone gli elementi dell’arte di Tintoretto rivelandone spettri e neuroni con cui crea una nuova sostanza, sonora e scintillante. Le sagome luminescenti, la trasparenza e la luminosità interiore delle pitture di Tintoretto rispecchiano la sua visione della luce come sostanza materiale che circonda tutti gli oggetti ed assume le loro proprietà.

Con questa kermesse veneziana il Museo Puskin presenta in anteprima il suo nuovo progetto, presto attivo, il Puskin Museum XXI tutto dedicato all’arte contemporanea con la mira di coinvolgere l’arte classica del passato in un dialogo serrato con gli artisti di oggi.

INFO

Photo by:

AZV: Andrea Avezzù

IR : Italo Rondinella

FG: Francesco Galli

 JS : Jacopo Salvi

Courtesy: La Biennale di Venezia

Silvia Camerini Maj

Laureata alla Alma Mater – Università di Bologna DAMS con una tesi sulle prime edizioni della Biennale di Venezia. Curatrice di esposizioni di arte moderna del Novecento e antica.  Direttrice editoriale di collane per teatri di prosa e d’opera in Emilia Romagna e a Roma. Pubblicista nel settore della cultura (con predilezione per arte, musica, teatro, danza).
Silvia Camerini Maj

One Response to "Biennale d’Arte: l’Arca Russa sbarca in Laguna"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   19 Luglio 2019 at 07:52

    Gli articoli di Silvia sono sempre interessanti. Mi addolora essermi perso la visione del quadro di Rembrandt. Non sono d’accordo con J.P. Sartre: se proprio vogliamo dare un nome al primo pittore “cinematografico”, io direi che Leonardo ha anticipato Tintoretto. L’Ultima Cena è una sequenza di emozioni/espressioni la cui dinamica, con il senno di poi, può essere avvicinata a un montaggio cinematografico.

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