Borbot, quando un’idea virtuale si trasforma in successo reale

Borbot, quando un’idea virtuale si trasforma in successo reale

CASERTA – La Reggia di Caserta e il suo direttore Mauro Felicori continuano a stupire. Da qualche giorno, nel palazzo borbonico, si aggira un piccolo robot davvero speciale. Il suo nome è Borbot e ha un compito ben preciso: rispondere a qualsiasi domanda che riguardi la Reggia di Caserta, dagli orari ai biglietti, dai percorsi espositivi alla gloriosa storia della residenza reale.

borbot
Il Direttore della Reggia di Caserta in compagnia di Borbot

C’è un nuovo inquilino nella Reggia di Caserta. Si chiama Borbot, è piccolo, vestito a festa e svolge un compito importantissimo: aiutare i turisti a orientarsi al meglio all’interno di uno dei poli museali più importanti d’Italia. Piccolo particolare: Borbot non è altro che un robot, o meglio, è il primo assistente virtuale nella storia dei musei italiani.

Il nome deriva dalla crasi tra Borbone e Robot, ed è stato presentato nella giornata di mercoledì 3 maggio nel sito vanvitelliano. Il piccolo assistente virtuale è un app con intelligenza artificiale che comunica tramite il social network Facebook. E’ in grado di rispondere a qualsiasi domanda che riguardi la Reggia di Caserta, dagli orari ai biglietti, dai percorsi espositivi alla gloriosa storia della residenza reale.

E siamo sicuri che il robot avrà il suo bel da fare. Le meraviglie da vedere nella Reggia di Caserta sono praticamente infinite. D’altronde stiamo parlando del palazzo reale più grande del mondo, un’opera progettata nel ‘700 dall’architetto Luigi Vanvitelli per niente di meno che il Re di Napoli Carlo di Borbone. La Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è un capolavoro assoluto d’architettura, una delle ultime realizzazioni del Barocco Italiano. Le innumerevoli sale affrescate, il susseguirsi infinito di fontane e cascate bellissime, i giardini, verdi e maestosi, abitati da imponenti divinità di pietra. Insomma, a distanza di tre secoli, la Reggia mantiene intatto il suo splendore.

Tornando al simpatico e utilissimo robot, ci piace sottolineare che il progetto è tutto frutto del Made in Italy: Borbot è stato creato dalla startup 360open Srl, nata solo nel 2015. Lo staff del progetto è composto da Nicola De Toro, Emanuele Gionti, Tommaso Zottolo e Shapur Zabhian.

Il nostro è un progetto nato quasi per caso – ci racconta Nicola De Toro, sviluppatore del robot – stavamo lavorando per conto di un cliente privato, quando ci siamo chiesti se c’era la possibilità di applicare l’intelligenza artificiale anche agli enti pubblici, musei e monumenti in particolare. Così feci un test: inviai un messaggio alla pagina Facebook della Reggia di Caserta e la risposta fu molto lenta. Proposi quindi un incontro al direttore della Reggia Mauro Felicori e iniziammo a parlare di quanto fosse importante migliorare l’interazione tra la pagina social del museo e i visitatori”.

Da qui a progettare un robot del genere ce ne vuole. Ci vuole abnegazione, creatività, organizzazione, ma soprattutto tanta voglia di sperimentare. Tutte caratteristiche, o meglio, qualità, che risiedono anche in un altra figura fondamentale per questo progetto. L’arrivo di Borbot alla Reggia di Caserta è solo l’ultima tra le diverse iniziative innovative per cui negli ultimi tempi si parla spesso sui media del palazzo borbonico. Il valore e il peso mediatico dell’importante sito culturale campano è cresciuto a livello esponenziale e il merito di tutto questo risiede sicuramente nella spiccata managerialità del nuovo direttore. Mauro Felicori, ha preso le redini della Reggia in un momento davvero critico, e, sotto i colpi del tridente accoglienza, manutenzione, comunicazione, è riuscito a guidarla verso la tanto agognata rinascita.

In conclusione vi ricordiamo che la startup 360 open Srl ha recentemente creato un sito web per aziende interessate allo sviluppo di propri chatbot. Se siete interessati cliccate qui

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

4 Responses to "Borbot, quando un’idea virtuale si trasforma in successo reale"

  1. Gianluca Bottiglieri
    Gianluca Bottiglieri   11 maggio 2017 at 11:01

    Quello che sta facendo Felicori alla Reggia di Caserta è un lavoro straordinario. Da esempio per tante altre bellezze turistiche del nostro paese per nulla supportate dalle istituzioni!

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  2. Rossella De Gaetano
    Rossella   11 maggio 2017 at 13:37

    E’ un’idea molto simpatica! Sarebbe interessante indagare un po’ di piu’ sul fenomeno del successo dei chat bots in generale. Stiamo diventando meno socievoli? Preferiamo la compagnia di automi a quella degli essere umani? O semplicemente stiamo “approfittando” del fatto che questi applicativi riescano a digerire rapidamente molte informazioni risultando sempre aggiornatissimi… e sempre cortesi e di buon umore?
    Ai posteri l’ardua sentenza 😉

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  3. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   12 maggio 2017 at 09:03

    Sono stata più volte a visitare la Reggia ed ogni volta è stata un’emozione. Avevo sentito questa notizia al tg ed ero rimasta molto colpita. Evidentemente come anche Gianluca scrive, il Direttore Felicori, oltre che all’avanguardia, è un visionario capace di anticipare delle tendenze con professionalità ed impegno. Non dev’essere stato facile conquistare ed ottenere questa incredibile innovazione! Complimenti a lui ed al suo staff!

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  4. Lamberto Cantoni
    Lamberto   13 maggio 2017 at 10:31

    Conosco Filicori da trent’anni. È una persona intelligente, seria e con pochi preconcetti. Lo considero un grande “regolatore di processi” in una società aperta nella quale è il rispetto del fattore umano a fare la differenza. Il suo stile di governance è uno dei migliori esempi di ciò che potremmo considerare il modo emiliano di dare efficienza ed efficacia a strutture e risorse umane.

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