A Budapest nel tipico ristorante ungherese Baltazar

A Budapest nel tipico ristorante ungherese Baltazar

Dopo un giretto in tram, sbagliando direzione ed uscendo dalla città, ma cogliendo l’occasione per vedere anche un po’ di Pest fuori dagli itinerari prettamente turistici, con i palazzi pieni di uffici, con la gente vera, studenti, donne con le borse della spesa, bambini per mano alle fermate del tram, sereni, solari nei loro sorrisi, siamo tornati al ponte delle catene sul Danubio, al di là del quale si alza la collina su cui si trova la parte storica di Buda, con il Palazzo Reale e le vie medievali della città, piuttosto elegante, anche se ricostruita in buona parte dopo la seconda guerra mondiale. Presa la funicolare per salire in pochi istanti, si raggiungono i bastioni del palazzo da cui si gode una vista meravigliosa a 360°. Camminiamo pochi minuti in strade ciottolate, appena restaurate, così come molte delle case. Impressione di ordine, di pulizia, di paese che funziona.
Ecco che appare la tenda rossa con la scritta “Baltazar”, il ristorante che cercavamo. Ci accoglie un sorriso, un po’ perchè sicuramente sa chi siamo ed è stato avvisato, un po’ perchè ci siamo accorti che la gente ungherese è aperta, disponibile, sorridente, anche se con una matrice vagamente “teutonica” (precisini e determinati..). Sediamo all’aperto, sotto la tenda, nonostante l’ora di pranzo già quasi passata (sono le 14) c’è ancora gente seduta in meditazione e conversazione. Appartiene a una piccola catena di ristoranti ungheresi (tre se non ricordo male) della stessa famiglia, di cui il primo, questo, aperto circa otto anni fa.
Un’occhiata al menù, interessante il petto d’anatra con gnocchetti e una salsina agli agrumi ed il filetto di persico alla piastra su un letto di insalatina, anche qui con una salsina leggera agli agrumi.
Ottimo il vino bianco, tokai (rubato o no che sia all’Italia il nome, qui lo fanno proprio benino, anche per un palato italiano), un paio di bicchieri ce li siamo davvero gustati. Puntiamo un dolce, una rivisitazione della cheese cake, buona, bilanciata tra zucchero e “cheese”, non troppo mascherata con sciroppi e panne, solo un po’ di colore con i frutti di bosco. Caffè accettabile per noi italiani e ci alziamo, con l’offerta del nostro cameriere sorridente di farci visitare anche il loro hotel di design, un boutique hotel di 11 camere, tutte personalizzate con disegni e arredamenti che richiamano elementi classici e moderni contemporaneamente.
Ci avviamo al rientro e scopriamo piacevolmente che la discesa a piedi verso il Danubio, dalla parte opposta rispetto al palazzo reale, ci porta attraverso un quartiere residenziale piuttosto elegante, pieno di case che rivelano una ricerca di stile moderno, degne di pubblicazione su riviste di design.

Baltazar ITA

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Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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