Cacao, il Brasile di Jorge Amado immortalato da Luca Rinaldini

Cacao, il Brasile di Jorge Amado immortalato da Luca Rinaldini

ROMA – Il suggestivo viaggio nel Brasile del Cacao immortalato dal fotografo Luca Rinaldini sulle tracce dei romanzi di Jorge Amado. Seconda tappa del progetto culturale Another Place firmato ContestaRockHair.

Cos’è Cacao? Una mostra o un libro? Cacao è tutto questo.

Cacao è il secondo libro scritto da Jorge Amado, pubblicato nel 1933 a Rio de Janeiro che narra la storia di un ventunenne, Jorge, che aveva vissuto a diretto contatto con la vita difficile dei braccianti delle piantagioni di cacao. Da questo era scaturita l’idea di narrare la dura vita dei lavoratori nella fazendas di cacao. Questo romanzo sembra autobiografico in quanto Jorge Amado racconta in prima persona le sue esperienze nelle piantagioni di cacao brasiliane.

Dove si può visitare Cacao?

Anche il luogo è originale, ve lo avevamo già descritto: è il salone di ContestaRockHair a Testaccio.

Qui da CRH potrete visitare Cacao, la mostra fotografica di Luca Rinaldini dedicata al Brasile. Sono andata all’inaugurazione, e l’ho conosciuto. Non potevo sprecare l’opportunità di farmela raccontare da lui stesso, e qui vi riporto la nostra chiacchierata così come le immagini, ma poi non perdete l’occasione di andarci di persona. Sono rimasta davvero colpita, non solo per l’originalità delle immagini immortalate, ma soprattutto per ciò che Luca Rinaldini ha voluto raccontare con questa esposizione.

Partiamo da qualche informazione generale. Cacao rientra nel progetto culturale Another Place che ContestaRockHair ha lanciato da qualche mese. L’iniziativa, curata da Simona Santopaolo, vede dialogare insieme l’arte, la letteratura, la musica, e ogni espressione artistica, e si svolge negli spazi dei saloni del brand di tutto il mondo.

Ecco, Cacao, rappresenta perfettamente questo spirito. L’esposizione fotografica accompagna lo sguardo del pubblico nella terra brasiliana, seguendo le tracce dell’autore Jorge Amado. Venti immagini che percorrono paesaggi, luoghi e volti del Brasile, attraverso il racconto del processo produttivo che si cela dietro la prelibata bacca. In piena linea con gli elementi ispiratori della rassegna – la diversità, l’alterità e la comunanza – Luca Rinaldini immortala in bianco e nero la Terra in una terra, quella brasiliana, mostrando la raccolta, il lavoro dei contadini, la cultura, le tradizioni degli ex-schiavi delle piantagioni di cacao.

luca rinaldini

Luca, voglio andare oltre la visione, mi illustri il progetto qui esposto partendo da cosa ha ispirato la mostra Cacao?

E’ stato un lavoro molto meticoloso, durato più o meno un anno e mezzo. L’ho voluto fortemente. Devo tutto alla lettura dei libri di Jorge Amado, grande scrittore brasiliano, che nella fase primordiale della sua carriera ha scritto ben tre romanzi sul cacao (“Cacao”, “Terre del Finimondo” e “I Padroni della Terra”) il famoso “ciclo del cacao” per intenderci. Le sue opere mi hanno affascinato in una maniera che non riesco neanche a descrivere. Ho deciso quindi di seguire le tracce dei personaggi e dei luoghi narrati da Amado.

Luca Rinaldini

Ammirando le tue fotografie si capisce quanta passione e quanto entusiasmo hai messo in questo tuo lavoro. Quanto c’è dei racconti di Jorge Amado in quello che hai visto in Brasile e ritratto nelle tue fotografie?

C’è davvero molto. Anzi, ti dirò di più, tutto quello che racconta Amado nei suoi libri,- che sono stati scritti tra gli anni 30 e 40- c’e’ tutta l’atmosfera del lavoro dei braccianti, nelle gesta dei personaggi, di un mondo  rimasto è esattamente uguale a distanza di 80 anni. Ed è anche per questo che le didascalie che accompagnano le fotografie sono tratte dai romanzi dello scrittore. Attraverso di esse si da vita al racconto, visivo e narrativo, di quella che viene considerata una vera e propria epopea, che segnò, negli anni Trenta e Quaranta, il vorticoso sviluppo dello Stato di Bahia.

Cosa cerchi di mostrare attraverso le tue fotografie?

Ho cercato di dividere le mie fotografie in due grandi filoni; uno dedicato al lavoro, dalla raccolta dei frutti nelle foreste fino all’essiccazione dei semi di cacao, un altro dedicato agli stati d’animo, alle difficoltà, ma anche ai momenti di svago e di riposo delle famiglie. Per riuscire a immortalare al meglio questi momenti, ho vissuto a stretto contatto con i braccianti, chiacchierando, mangiando e scherzando con loro. E’ stata un’esperienza unica.

Una curiosità mia ma credo anche dei lettori. Ci parli in dettaglio della coltivazione del cacao?

Coltivare il cacao è un lavoro che viene fatto tutto a mano, ed è molto impegnativo, che richiede una stretta e continua attenzione per curare e raccogliere i frutti in modo adeguato. L’albero di cacao fiorisce più o meno tutto l’anno e permette un periodo di raccolta molto lungo mediamente tra maggio e dicembre. Produce grandi frutti che devono essere raccolti dagli alberi con il machete o con lunghe pertiche che terminano ad uncino. Ogni frutto di cacao contiene circa 20-30 semi racchiusi in una dolce polpa bianca – i chicchi di cacao. In più, il cacao è una pianta molto delicata, facilmente colpita da cambiamenti climatici e suscettibile a malattie e parassiti. Dopo che i frutti maturi sono raccolti, questi  devono poi fermentare dai 3 ai 7 giorni, per essere poi essere essiccati, infine sono confezionati in sacchi pronti per la spedizione. Il Brasile più che consumatore di cioccolato,  è un paese esportatore di cacao. La pianta del cacao si dice che sia originaria dell’amazzonia, perché predilige un clima caldo umido e ha bisogno di ombra.

Luca Rinaldini Cacao

Per Cacao hai scelto il bianco e nero. È la tua forma di rappresentazione visiva preferita?

Nella mia carriera ho fatto un po’ di tutto. Qualche anno fa sono stato impegnato in un reportage in Guatemala, un paese pieno di colori che meritavano di essere raccontati al naturale senza tecniche particolari. Ma se devo dire la verità, si il bianco e nero è il mio “modo di vedere il mondo” preferito. Se potessi userei sempre quello, come i grandi fotografi come Robert Capa, Henry  Cartier-Bresson. Un fotografo deve avere tecnica, pazienza e fortuna, che insieme  al talento sono i capisaldi per riuscire in questo mestiere.

Un’ultima domanda. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ora voglio concentrarmi su Cacao. Il mio obiettivo è rendere questa una mostra itinerante non solo in Italia ma anche nel mondo. In Brasile la mostra è in esposizione presso l’Ambasciata italiana, un traguardo che mi rende molto fiero. Per il futuro posso dirvi che nel 2018 passerò molto tempo tra Messico e Guatemala per un progetto di mostra sul Cacao dei Maya, e sulla loro produzione di cioccolato, da realizzarsi nella seconda metà del 2019 a Roma.

Beh sono certa che anche questo sarà un lavoro molto lungo e ricco di emozioni. E sono contenta di aver avuto l’opportunità di conoscere Luca Rinaldini. Ora imparerò a seguirlo. Ma intanto voi, oltre a visitare la sua mostra se avrete l’opportunità di passare a Roma, godetevi intanto le sue fotografie che qui vi mostriamo a “piccole dosi”.

Cacao by Luca Rinaldini

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Fabiola Cinque

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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