Carnevale, Ma dove vai se la Chiacchiera non ce l’hai?

Carnevale, Ma dove vai se la Chiacchiera non ce l’hai?

SICILIA – La Chiacchiera è una delle espressioni più autentiche della tradizione popolare del nostro Paese torna come ogni in questo periodo con centinaia di celebrazioni in tutte le parti d’Italia. In Sicilia poi, tutto questo è molto più che una festa…

Esplode in tutta la sua allegria il periodo più “mascherato” che ci sia. A parte i riferimenti a soggetti abituati a indossare maschere durante i dodici mesi dell’anno solare per apparire migliori rispetto a ciò che sono realmente e coprirsi di sorrisi ipocriti, per essere più seducenti, il Carnevale bussa alla porta di tutti –grandi e piccini- per rendere lieve il duro periodo che si colloca a cavallo fra le due festività davvero grandi ed importanti dell’anno e soprattutto per i credenti cattolici: Natale e Pasqua.

La settimana “grassa” arriva chiassosa e smodata e permette a tutti di lasciar uscire il Dionisio che c’è in ognuno di noi.

Le maschere belle e suggestive rappresentano stati d’animo, desideri repressi, messaggi sottintesi, talvolta anche espliciti. Ma in Sicilia, come in altre regioni d’Italia, il Carnevale è anche tradizione culinaria, perché tutto passa dalla tavola e la protagonista è la pancia e allora: “Dove vai se la chiacchera non ce l’hai?”. La Chiacchiera? Sarebbe meglio usare il plurale femminile. Le Chiacchiere, protagoniste dolciarie indiscusse del grasso, grosso fragoroso Carnevale. Attraversano lo Stivale- dall’alto in basso e dal basso verso l’alto non trascurando nessun’isola- con nomi diversi a seconda della regione, ma la sostanza come anche la forma è sempre la stessa. Una striscia sottile, leggera e croccante di pasta fritta- un tempo nello strutto e oggi per ragioni dietetiche passate nel forno- spolverata con zucchero a velo o anche con cannella, qualche volta intinta nel miele o striata di cioccolato bianco o fondente, il dolce che rappresenta il Carnevale è sempre lo stesso.


Di origini sconosciute, le chiacchiere, non temono rivali che possano espungerle. Sono loro che dai tempi degli antichi romani alla regina Savoia di Napoli, tengono banco. Vuoi perché sono facilmente realizzabili in tempi veloci, sia perché sono economici e anche facili da trasportare e offrire, continuano a rendere dolce ed identitario il nostro Carnevale. E se ne avanza quache…chilo!!!, niente paura, si conservano bene nei sacchetti di cellophane per lunghe settimane. E allora, vestiamoci in maschera, cambiamo quella abituale e… viva viva il Carnevale perché al di là di tutto, ogni scherzo ancora Vale!

Carnevale 2018

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Cinzia Nazzareno

Cinzia Nazzareno

Correva un anno pieno di rivoluzioni e “primavere” e un fagottino di cinque chili, il 9 novembre decise di venire al mondo, in un piccolo paese dell’entroterra siciliano: Niscemi che è diventato “Olmo” nei miei romanzi. Atleta di corsa ad ostacoli mi permetto ancora di saltare alcune tappe della mia vita per non annoiarvi troppo. Sposata e madre di due figli, mi divido tra la scuola, dove insegno da vent’anni e la famiglia. Timida, ma non troppo, cerco rifugio nella lettura e da qualche anno nella scrittura, luoghi in cui ritrovo piacevolmente me stessa. Sognatrice per indole, curiosa per necessità. Amo viaggiare, ma credo mi servirà almeno un’altra vita per soddisfare tutti i miei bisogni geografici, creo tutte le occasioni per partire. Allergica all’ipocrisia e all’opportunismo, mi pongo a debita distanza da tutti coloro che praticano tali “simpatici sport”. Cerco gente vera e di sostanza, ma forse in un’altra vita potrò realizzare questo bisogno. Credo nel Karma. So che esiste, ne ho le prove! Insegnante di sostegno e discipline giuridiche ed economiche di professione, scrittrice per vocazione. Il sole in fondo al cuore (2015) e Lo Scarabocchio (2017) sono le mie due fatiche letterarie edite da Bonfirraro Editore. Un nuovo impegno letterario fa già capolino e contenta mi sento già.
Cinzia Nazzareno

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