Il Carnevale napoletano entra nel vivo: tutti gli eventi

Il Carnevale napoletano entra nel vivo: tutti gli eventi

NAPOLI – Nella terra dei colori, della vita presa a piene mani, di Pulcinella e dei suoi sberleffi, il Carnevale napoletano, tra piatti della tradizione, cortei cittadini e qualche accenno di storia.

Io a casa l’ho detto, sia chiaro. “A Carnevale voglio la lasagna”. E le castagnole. Fritte. Che si sa, fritto è buono pure uno scarpone e la saggezza popolare dei lemmi antichi non sbaglia mai. Poi ci sarebbero le chiacchiere, fritte anche quelle, e il migliaccio. In una culinaria alternanza di dolce e salato all’interno della quale si rintracciano due assolute evidenze: la squisitezza, come direbbe mio padre, di certi piatti, e le calorie, meno squisite ma altrettanto certe.
Ora, partendo da Sua Maestà la Lasagna, a casa mia la faida è apertissima e si rinnova, puntuale, ogni anno: c’è chi la preferisce condita col ragù classico – carne di maiale, tracchiolelle e cervellatine (le tipiche salsicce napoletane, più sottili rispetto a quelle tradizionali) – cotto a fuoco lento, per ore, e chi invece, come me, ci vuole dentro pure la besciamella, rigorosamente fatta in casa e con quel tocco di noce moscata che ci sta come la celebre ciliegina sulla torta. Se questo, poi, non vi bastasse o vi sembrasse ancora troppo poco, tenete conto della farcia: uova sode, ricotta di pecora o di vacca, provola affummicata o mozzarella invecchiata di un giorno.
Nata alla corte dei Borboni e nel Regno delle Due Sicilie, per opera dei monzù – così erano chiamati i cuochi professionisti – sulla coda del 1700, re Ferdinando II la amava a tal punto da meritarsi l’appellativo di Re Lasagna.

Chiacchiere e castagnole rientrano, a pieno titolo, in quella cornice di tipicità a cui non è possibile rinunciare. La parola stessa, chiacchiere, fa pensare al cicaleccio allegro, qualche volta un po’ pettegolo ma bonario, che fa eco nei vicoli e per le strade. A Roma le chiami Frappe, Crostoli o Galani in Veneto, Cenci in Toscana, o Bugie nella versione piemontese. Nomi evocativi per queste sfoglie fritte, aromatizzate e buonissime, che tirano, l’una dopo l’altra, come le ciliegie o i chicci d’uva, con la sfoglia tirata a mestiere e coperta di zucchero a velo. I più golosi possono pucciarle nel cioccolato fuso, bianco o nero a seconda delle preferenze.

carnevale
Carnevale 2018, Napoli. Foto di Anna Memoli

Il migliaccio, a chiudere questa quaterna da sogno, è un piatto semplice, di origine contadina, un tempo preparato col miglio e il sangue di maiale, oggi sostituito con la semola di grano duro, a cui si aggiungono il latte, la ricotta, il burro, le uova e la scorza di limone. Una specie di polenta, fritta o cotta al forno, il cui ripieno evoca, per molti versi, quello della sfogliatella napoletana, sicché, nelle zone dell’avellinese e del beneventano, viene chiamato anch’esso “sfoglia”.

Dal latino “carnem levare” – togliere la carne – la parola carnevale indica l’imposizione ecclesiastica di astenersi dal consumo di carne a partire dal giorno successivo al Martedì Grasso e per tutto il periodo di Quaresima. Secondo alcuni, tuttavia, il termine deriverebbe da carrum novalis, un carro navale, allegorico, sul quale i romani celebravano le proprie commemorazioni.
In seguito, con l’avvento dell’Imperatore Costantino e del cristianesimo, divenuto religione ufficiale, il carnevale fu definito festa pagana, perdendo così ogni accezione religiosa, senza tuttavia smarrire la sua fama che, nei secoli, è sopravvissuta invariata e che ne sottintende i festeggiamenti in molte parti del mondo, con la storia che “a carnevale ogni scherzo vale” e le maschere che di quella allegria scherzosa sono la rappresentanza, la manifestazione esterna.

Nella mia terra, Pulcinella (da Puccio d’Aniello, in napoletano: Pulecenella) è la maschera per eccellenza, figlia della commedia dell’arte e del genio attoriale di Silvio Fiorillo, a cui si deve la sua nascita ufficiale, nella seconda metà del Cinquecento, sebbene il costume moderno sia stato realizzato, nell’Ottocento, da Antonio Petito. Da una prospettiva simbolica, Pulecenella, dispettoso e combattivo, ha la valenza di una denuncia sociale: rappresenta infatti la stanchezza della plebe, piegata ai soprusi dell’alta borghesia, che la maschera prende furbescamente in giro, svelandone i retroscena e mettendoli sulla piazza del pubblico ludibrio.

Anche quest’anno, il comune di Napoli organizza una serie di manifestazioni e cortei per celebrare il Carnevale.
Si tiene alla Sanità la nona edizione del Carnevale Sociale, ispirato al tema del “diritto alla cittadinanza”, con una sfilata conclusiva che partirà alle 10 di venerdì 9 febbraio da Piazza Sanità, passando lungo il borgo dei Vergini e concludendosi in Piazza Miracoli.

Domenica 11 febbraio, dalle ore 10:00, torna a Scampia il carnevale “sociale” promosso dal Gridas – con la partecipazione di scuole, associazioni e cittadini – che ha scelto “MEZZOGIORNO DI FUOCHI: chi appiccia, chi scioscia e chi stuta” come messaggio sociale a cui tendere.

Il 13 febbraio, per le strade del Centro, sfilerà il corteo del Carnevale Sociale Napoli 2018, che propone il gioco del Monopoli nella versione “MONAPOLI”.
E ancora, il 9 febbraio, “Travelers and the City” promuove la seconda edizione del Carnevale Settecentesco Napoletano nel prestigioso Palazzo Caracciolo di San Teodoro. Un Gran Ballo in costume per calarsi interamente nella magica atmosfera del XVIII secolo.

Restano celebri e rinnovano, anche quest’anno, la bellezza della loro tradizione, i festeggiamenti organizzati a Capua, Agropoli e Saviano. La prima è tra i centri del casertano più ricchi di storia. Nel lontano 1886, le casate nobiliari e la plebe unirono le proprie usanze dando origine, insieme, ad una festa animata da carri allegorici e canti satirici, meglio noti come “cicuzze”. Il carnevale di Agropoli arriva invece alla sua 47esima edizione, organizzata dall’Associazione “Il carro”. Dieci giorni in totale, con particolare riguardo per domenica 11 e martedì 13 febbraio, con la sfilata di sette carri, ciascuno dei quali rappresenta un rione cittadino. Lunedì 12 si terrà, inoltre, la quinta edizione della Corrida di Agropoli – Dilettanti allo sbaraglio. E Saviano, immancabile e ormai famosissimo, che ha dato il via ai suoi festeggiamenti il 17 gennaio, con l’accensione del Falò nel Rione di Sant’Erasmo e la preparazione dei 13 carri allegorici con i fucaroni, le tammurriate, i zeze e le quadriglie.

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Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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