Carnevale a Napoli: Pulcinella e Topolino, le chiacchiere e i cortei cittadini

Carnevale a Napoli: Pulcinella e Topolino, le chiacchiere e i cortei cittadini

NAPOLI – Si maschera, la mia città, in prossimità del Carnevale. Implementa i colori, l’allegria, la gioiosità festosa che per natura le appartiene e sfila lungo il reticolo delle sue strade antiche con l’abito brioso di chi sa ridere e far ridere.

È l’appuntamento più atteso dai bambini, Carnevale. Supereroi, principesse e animali dalle forme inusitate, generalmente confinati dentro i libri o dentro i film, diventano reali, saltando fuori dalle pagine di fiaba, dalle pellicole cinematografiche, e consentendo, a grandi e piccini, di essere questa o quella cosa lì. Io, ad esempio, vorrei essere Mulan: audace, ribelle, valorosa. O Esmeralda, che cantava la libertà, il coraggio di essere se stessi, e ballava scalza alla Corte dei Miracoli di NotreDame. Da piccola andavo pazza pure per Megara, che dapprima seduce Hercules intessendo il piano malefico di Ade, e poi se ne innamora: non esattamente una donzella da salvare, dunque; piuttosto una donna consapevole del fascino e dell’intelligenza di cui gode.

Carnevale
Il migliaccio di Carnevale. Foto di Anna Memoli

Il Carnevale è una celebrazione antica. Dal latino, carnem levare – togliere la carne – indicherebbe il banchetto del Martedì Grasso, quello che, in termini di tempo, precede la Quaresima e il suo periodo di digiuno e temperanza. Secondo altre interpretazioni, parrebbe derivare da carnualia, con riferimento ai giochi campagnoli, o da carrus navalis – nave su ruote – come il carro delle parate in maschera. La storia affonda le sue radici in anniversari antichi. I saturnali romani, ad esempio, un ciclo di festività che rompeva, temporaneamente, il rigore degli obblighi sociali, sovvertendo l’ordine precostituito in favore del tumulto, del tramestio a valenza simbolica, del rinnovamento, prima che la sua cessazione ripristinasse l’antico stato.

A Napoli, se dici Carnevale dici Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia, i più tipici personaggi della commedia dell’arte campana. Il primo, in particolare, è l’antieroe per eccellenza, la voce di una città che non ci sta, che si ribella, e pone in essere questa ribellione per mezzo del sarcasmo, dell’ironia, della stupidità quando si finge tale per occultare la furbizia, la saggezza di chi denuncia senza fare il petto grosso, di chi punge ma non affonda, di chi pizzica e dà fastidio. Miopia e balbuzie fanno invece celebre Tartaglia e la simpatia della sua maschera, che induce spontaneamente al riso, allo sghignazzo. Scaramuccia, lo dice il nome stesso, è smargiasso, un po’ briccone, incline al dispettuccio, allo scontro, al battibecco senza fondamento. Fanno parte, questi tre, della tradizione napoletana del Carnevale che, alle maschere e ai carri da sfilata, sposa il cibo, la convivialità che aggiunge sempre un posto a tavola. Le chiacchiere sono la prima cosa che mi viene in mente. Chiacchiere come chiacchiericcio, cicaleccio, brusio, quel suono di dialetto che si accompagna ai gesti delle mani e che di Napoli rappresenta certamente un pezzo. Insieme al migliaccio, un dolce di miglio cotto nel latte, sono piatti poveri, ricavati da elementi semplici e buonissimi. Le chiacchiere, in particolare, le puoi pucciare nel cioccolato fuso – fondente, bianco oppure al latte – con quella forma a fiocco che le passa dentro un buco al centro e le attorciglia. La lasagna è la portata principe, ricca e piena di sostanza: la provola e le polpette al sugo, le uova e la ricotta sono assemblati a mestiere nella farcia. Quando tagli la prima fetta, l’imbottitura tracima, straripa, come una cascata.

Carnevale
Piazza del Plebiscito, Napoli. Foto di Antonia Storace

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, in occasione del Carnevale napoletano, organizza laboratori, premi, giochi in maschera e rievocazioni dell’epoca borbonica. I festeggiamenti cominciano sabato 2 marzo, con A Carnevale ogni treno è speciale, così che i bambini possano conoscere le locomotive storiche attraverso un allegro percorso di balli e sorprese. Domenica 3 marzo, invece, si attende Carnevale a Pietrarsa vale… il cui programma dettagliato è consultabile sul sito ufficiale. Le iniziative sono organizzate da Karmacultura, Mousikè, Jurassic School, Welcome Families, Napolireale.

O cantastorie, ovverosia Chi ‘a conta justa e chi no è il tema della sfilata di carri allegorici organizzata a Scampia dall’Associazione Gridas, fondata nel 1981 da Felice Pignataro, Mirella La Magna e Franco Vicario allo scopo di utilizzare l’arte, la cultura e le sue declinazioni per la conversione e la riqualificazione di quei posti dal vivere difficile, delicato ma gravido di potenziale, come Scampia e Secondigliano. Il corteo si propone di denunciare la pericolosità dei preconcetti che stanno dietro le storie raccontate, smontandoli dall’interno affinché emerga la verità senza etichette. Partirà domenica 3 marzo, alle 10 del mattino, dal Gridas, Casa delle Culture “Nuvola Rossa”  in Via Monte Rosa, 90/b, Ina Casa – Scampia.

Al Vomero, tra via Scarlatti e via Luca giordano, dal 1 al 5 marzo, saranno invece allestiti piccoli spettacoli teatrali ad opera degli attori che interpreteranno le maschere della commedia napoletana. L’aneddoto più divertente è però da riferirsi ai cani che, per l’occasione, sfileranno in costume, accompagnati dai loro padroni. Nel celebre Teatro Posillipo, Travelers and The City promuove il Gran Ballo di Carnevale: alla cena di gala, riservata a un massimo di 150 ospiti attesi per le 20.15 del 2 marzo, seguirà, alle 23.00, il live show aperto a tutti, con performance artistiche, esibizioni burlesque, installazioni e allestimenti grazie ai quali gli avventori potranno viaggiare nel tempo, tornando indietro alle atmosfere dell’Ottocento.

Il Carnevale di Saviano, invece, è cominciato il 17 gennaio, con il tradizionale Fucarone e’ Sant’Antuono, la festa celebrata in onore del Santo a cui si attribuisce il potere di scacciare via il malocchio, con l’auspicio di salute e buona fortuna per l’anno appena nato. L’immagine di Sant’Antonio, o Sant’Antuono, è associata al fuoco, come simbolo di purificazione, di redenzione spirituale e di egemonia sul male. A tal proposito, l’usanza prevede che un ceppo di legno venga dato alle fiamme dalla gente, tra le strade e nelle piazze, nel giorno deputato alla ossequiosa ricorrenza. I festeggiamenti del Carnevale di Saviano partono perciò il 17 gennaio, con il devoto omaggio al Santo, e culminano tra il 3 e il 5 marzo, con la parata di carri allegorici che resta tra le più belle e attese d’Italia.

Il 18 novembre 2018, Topolino si presentava per la prima volta al pubblico nel cartoon Steamboat Wiilie. Lo sapevate? Da bambina, finiti i compiti per la scuola, facevo merenda con un bicchiere di latte freddo e una brioche alla nutella, che dispensava briciole generose sulle piastrelle del pavimento. Armata dei giusti approvvigionamenti alimentari, mi sedevo in camera mia, oppure su, in terrazzo, se il bel tempo lo consentiva, portando sotto braccio una o due copie dei fumetti di Topolino, rubati alla collezione di mia madre che, prima ancora, li aveva ereditati da mia zia, sua sorella. Scorrevo l’indice e non leggevo mai le storie nel loro ordine di pubblicazione: se c’erano quelle di Amelia, la strega del Vesuvio, partivo da lì, era la mia preferita. Seguivano poi Paperino, Pippo e Topolino, le avventure di Pietro Gambadilegno, la fortuna sfacciata di Gastone, l’avarizia di Zio Paperone, le astuzie femminili di Minnie e Paperina. Li adoravo. Conservo di quei pomeriggi un ricordo dolce, lieve, che sa di cose buone. Quest’anno, l’Associazione Vivi L’Estate celebra il Carnevale con un omaggio a Topolino e ai suoi novant’anni, compiuti lo scorso novembre, organizzando una sfilata di carri a lui dedicata, che partirà domenica 3 marzo alle 10.30 del mattino dalla Villa Comunale di Bacoli, per arrivare, alle 15.oo, in Piazza Sant’Antonio a Monte di Procida. Il secondo appuntamento è previsto martedì 5 marzo, alle 15.00, in Piazza 27 gennaio. Me la immagino già l’atmosfera da favola che saprà generare nei bambini piccoli e anche in quelli un po’ cresciuti.

Carnevale
Carnevale. Foto di Rawpixel, da Unsplash

Che scegliate di mascherarvi oppure no per questo Carnevale 2019, l’augurio è che possiate proteggere e preservare la parte bambina che abita dentro di voi, quella capace di meravigliarsi ancora, di stupirsi davanti alla grandezza delle piccole cose e di scorgere un pizzico di magia ovunque, intorno a sé.

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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