A cena con Giancarlo Giannini. Successi e intimità di un grande protagonista del cinema

A cena con Giancarlo Giannini. Successi e intimità di un grande protagonista del cinema

FROSINONE – Tre incontri ravvicinati in cui raccontarsi in un accogliente salotto, come vecchi amici persisi di vista. Dopo il Premio alla Carriera ricevuto a Sora, nel gennaio scorso, Giancarlo Giannini è tornato in Ciociaria per parlare del suo libro Sono ancora un bambino. Decenni di storia del cinema visti dalle stanze private di uno dei più grandi attori italiani.

Una conversazione intima e garbata, mentre immaginiamo di incrociare i suoi occhi azzurri, grandi e severi, seduti nella stanza d’albergo americana dove pernotta da solo, dopo una giornata sul set. C’è anche il cucinino e, sul tavolo, le buste della spesa, da cui si sprigiona un profumo fatto di tanti odori che sanno d’Italia e d’infanzia. Cipolla, patate, aglio, peperoncino, melanzane, rosmarino, sedano… Bastano venti dollari per far finta di non essere mai partiti, ci dice il nostro ospite, lavando nel frattempo accuratamente sotto acqua corrente delle foglie di basilico. Ha insistito perché ci fermassimo a cena, stasera. Ci preparerà la pasta al pesto, un piatto della sua terra ligure, l’unico che gli permetta di aprirsi al meglio per raccontare la sua storia. Un piatto semplice, ma che richiede attenzione e tanta pazienza per essere cucinato al meglio. E lui in questo è considerato un re, qui in America: lo chiamano the king of pesto. Cominciamo così a capire anche di che pasta sia fatto questo signore distinto, che tra un viaggio di lavoro e l’altro ci ha invitato a metterci a nostro agio come si fa con dei vecchi amici. Non possiamo che accettare con piacere misto a lieve imbarazzo, di fronte al suo sorriso cortese che, schiudendosi dai baffi grigi, tradisce la freschezza di un animo rimasto fanciullo. Si racconta in un modo tutto suo, Giancarlo Giannini, classe 1942, nel libro Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi), edito da Longanesi. Dopo un rituale che ha in sé un po’ di magico e di religioso, la pasta è finalmente in tavola e il viaggio comincia. La piacevole situazione, confidenziale e riservata, sin qui descritta, si è tramutata in un incontro corale con un pubblico appassionato. Un salotto che quest’anno ha avuto modo di ripetersi per ben tre volte in Ciociaria, terra alla quale il grande protagonista del cinema ha mostrato sincera amicizia. Ad inaugurare il ciclo di appuntamenti che hanno previsto la consegna al Maestro del Premio alla Carriera, è stata il 25 gennaio scorso la città di Sora, seguita il 6 agosto da Atina e il 9 agosto da Colle San Magno. In un’ora intensa di amabile conversazione, moderata dalla giornalista Ilaria Paolisso e dal presentatore Tonino Bernardelli, Giannini ha ripercorso, con la sua voce in grado di rendere poesia sublime anche un referto medico, una carriera lunga e ricchissima di successi tra teatro, cinema, televisione e doppiaggio (sei David di Donatello, cinque Nastri d’argento, cinque Golden Globe e nel 2009 una stella sull’Italian Walk of Fame di Toronto). Uno dei primi elementi ad emergere nel corso delle serate, come dalle pagine del libro, è il legame stretto tra recitazione e vita. La capacità di meravigliarsi di fronte alle cose, fondamento della conoscenza sin dai tempi di Aristotele, si lega inevitabilmente alla creatività e alla gioia di vivere, permettendo di guardare fuori dagli schemi prestabiliti, di superare i momenti di crisi e di essere persone più felici, prima ancora che professionisti di chiara fama. Tra queste qualità, soprattutto la fantasia e l’ingegno luciferino hanno accompagnato l’identità italiana nel mondo. Ecco allora come prepararsi un semplice piatto di pasta la sera può diventare un momento d’amore, per sé e per gli altri, in grado di dare colori e sapori allo spirito della gente del sud. Come non ricordare che Giannini, pur essendo un attore dalla versatilità incredibile, che gli ha permesso di spaziare tra un’infinità di ruoli comici e drammatici, grazie anche alla padronanza di quasi tutti i dialetti della Penisola, si lega strettamente all’immagine dell’uomo siciliano. Cruciale in tal senso è stato l’incontro con Lina Wertmüller, con cui girò capolavori come Mimì metallurgico ferito nell’onore, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (entrambi al fianco di Mariangela Melato) e Pasqualino Settebellezze. Dagli anni dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove studiò con maestri come Orazio Costa, il racconto s’impreziosisce di altri incontri con grandi nomi della storia del cinema: Vittorio Gassman, Francis Ford Coppola, Billy Wilder, Robert De Niro, Al Pacino, Ang Lee, Woody Allen, Fellini, Pasolini, e molti altri. Si riflette sul futuro della settima arte spalancato dall’avvento del digitale, sul valore del momento presente e sul tempo che passa, nella consapevolezza che una carriera pluridecennale porta con sé l’amarezza di veder morire quasi tutti gli amici: È come se tenessi in vita i grandi del cinema italiano.

Da qui l’invito ai giovani che vogliano intraprendere la carriera di attori a prendere il meglio dalla vita, anche con un pizzico di fretta, lavorando però di lena come i monaci, perché in un momento di grande crisi come quello attuale c’è inflazione in tutto, ma carenza di vera qualità. A proposito del laboratorio intensivo di recitazione da lui diretto al Centro Sperimentale di Cinematografia, commenta: Io non ti posso insegnare a diventare Marlon Brando. Ti posso insegnare piccoli trucchi, ma almeno una poesia la devi saper leggere. La poesia è la sintesi di un pensiero, ti insegna l’armonia, il senso della pausa, dell’intonazione, il tono; la poesia è bellezza.

Se nella criptica definizione del mimo e attore francese Jean-Louis Barrault, l’attore è colui che con un movimento incide uno spazio e con la sua voce incide un silenzio, occorre grande consapevolezza nell’uso dei propri strumenti di lavoro, che vanno educati in funzione del mezzo teatrale o cinematografico. Recitare è comunque un gioco, continua Giancarlo Giannini, dove non occorre necessariamente un’immedesimazione totale e logorante con il personaggio, molto in voga in America. Il Maestro racconta come la passione per l’elettronica e l’inventiva non l’abbia mai abbandonato negli anni (è stata creata da lui ad esempio la giacca parlante indossata da Robin Williams nel film Toys). Proprio questa forma mentis lo avrebbe aiutato a saper trovare sempre nuove soluzioni alle sfide personali e professionali quotidiane. Con l’ironia di chi non si prende mai troppo sul serio, il grande attore descrive ad esempio l’escamotage con cui, ai tempi di Pasqualino, riuscì ad evitare mesi di dieta e privazioni per entrare nei panni logori ed emaciati del personaggio, realizzando un’interpretazione che gli valse 4 nomination agli Oscar. Un’altra lezione importantissima che si apprende dalle pagine di Sono ancora un bambino, è l’ascolto dei buoni maestri che incontriamo lungo la strada, perché da soli non si va molto lontano. Nel caso di Giannini i “grazie” da dire sono tanti, come afferma lo stesso autore, a cominciare dal professore di fisica all’Istituto tecnico, fino a Gassman, Volonté, Chaplin e alla stessa Wermüller. Un discorso a sé è dedicato al doppiaggio, specializzazione della carriera attoriale, di cui si cominciò a sentire l’esigenza a partire dall’avvento del cinema sonoro. Una sorta di mostruosità alla quale ci siamo pian piano abituati, ma che non è qualcosa di “naturale”, se si pensa al fatto che Charlie Chaplin rifletté molto prima di abbandonare il cinema muto. La voce è molto importante nella comunicazione, in special modo oggi, ma è dimostrato, che è il gesto ad imporsi in maniera più efficace e immediata. Per questo, spiega Giannini, chi come lui ha sempre doppiato grandi attori è in un certo senso agevolato, poiché deve soltanto tradurre quello che altri hanno già realizzato in video, senza la pretesa di fare un lavoro migliore.

Durante la serata di Atina, la pietra ruvida del cortile del Palazzo Ducale ha fornito lo spunto per avviare a conclusione la lunga chiacchierata con l’ospite d’eccezione. Pensiamo alla semplicità di questo luogo, ma a quanto ti dà. La poesia è anche lì, nelle piccole cose come la nuvola di fumo che nasce da una sigaretta. Un’architettura unica, sempre diversa a seconda del tuo umore, che si stacca da te ed è come un amico o un’amica che sta lì e ti guarda…
Agli applausi della cittadina frusinate si sono uniti i ringraziamenti, per il Maestro Giannini, da parte del Consigliere Regionale del Lazio e Vice Presidente della Commissione Sanità, Loreto Marcelli, del Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone, Luigi Vacana, e del Sindaco di Atina, Adolfo Valente. In modo particolare le parole di Marcelli interpretavano il pensiero di tutti i presenti, persone comuni che, come l’amico che si accomiata quando i piatti vuoti della cena sono ancora sul tavolo e le lancette dell’orologio segnano incredibilmente che è passata la mezzanotte, hanno fantasie recondite e storie da raccontare, storie di cui possono essere anch’essi protagonisti grazie al lavoro dei grandi attori.

Si ringrazia il Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone, Luigi Vacana per la gentile concessione dei suoi scatti

Sono ancora un Bambino. Incontro con Giancarlo Giannini

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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