3+1. Atala, Parini, Baiocco, Martinez sotto l’albero di Natale

3+1. Atala, Parini, Baiocco, Martinez sotto l’albero di Natale

Noi donne non possiamo resistere agli uomini che sanno cucinare. Perdiamo letteralmente la testa davanti a gaudenti maschi che scelgono gli ingredienti più freschi e sensuali, trasformandoli meticolosamente in preparati che aprono le porte della percezione e dell’anima. Ne rimaniamo ammaliate se sanno stappare una bottiglia di vino narrandone l’essenza e descrivendone il colore, la delicatezza, l’aroma, la golosità e la consistenza, quasi stessero addentando delicatamente una parte del nostro corpo.

In quel momento di totale invasamento crediamo fermamente che quell’uomo ci stia paragonando alla cottura lenta della sua pasta, immaginiamo che ci rigiri alla stessa maniera con cui fa saltellare, in padella, l’olio e gli altri elementi, siamo certe di essere noi l’oggetto erotico che metaforicamente ci racconta in cucina. Abbiamo un così alto tasso di eccitazione che in quell’ambiente dalle temperature infernali, vorremmo essere cotte a puntino come si fa con un piccione o desidereremmo deporre l’aureola angelica per vestire abiti rosso fuoco e donarci al diavolo.

 

La cucina è l’inferno. Quell’inferno dantesco dal quale non vorremmo mai scappare, quel luogo proibito in cui, i due vizi capitali, gola e lussuria, stentano ad allontanarsi l’un l’altro, quel peccaminoso non-luogo in cui non esiste passato e mai ci sarà futuro. All’inferno viviamo nel presente. Quel presente della preparazione. Quel “qui e ora” dove tutto è concesso. Quell’attimo sudato in cui non resisti più e fai scivolare l’abito sul pavimento incandescente. All’inferno non è concesso di resistere alle tentazioni mentre un uomo sguscia i gamberi e li cucina, in quel momento vorremmo essere noi un gambero per poter essere spogliate del guscio, denudate e condite a regola d’arte. Avete mai osservato un uomo che assaggia un pezzettino di pesce per verificarne la cottura senza pensare che quel morso potrebbe essere lo stesso che tra un attimo lui darà al vostro collo? Vi siete mai soffermate a osservare come porta la forchetta alla bocca mentre assaggia un cibo per verificarne la sapidità? Ditemi ora che non avete fatto pensieri sconci sull’ingresso di quella forchetta nella cavità paradisiaca della sua bocca immaginandovi come sarà sotto le lenzuola. Impossibile.

 

Un uomo che cucina è sexy. Mentre cucina ogni suo gesto diventa una dichiarazione di amabile guerra, un’innocente chiamata alle armi o una piacevole trincea.

 

Tra poco sarà Natale. Tavole imbandite, cibo senza limite e regali sotto l’albero. Il mio pensiero va agli chef, che invece di passare le festività con le loro famiglie staranno ai fornelli a preparare cibi che renderanno migliori i nostri pranzi e le nostre cene. Giovani cuochi che hanno donato la loro vita alla cucina e che in questo momento sono diventati anche simboli erotici, scardinando i canoni convenzionali del cuoco panciuto con il grembiulone a favore di muscoli, tatuaggi e occhioni sexy. Chi non ha letto GQ in questi giorni, alzi la mano. Un Carlo Cracco in copertina sexy da morire, così stoico nella sua espressione da far perdere la testa anche alle anziane nonne romagnole, un aria non curante della presenza di due “stra-gnocche” nude che cercano di distrarlo.

La cucina è diventata terreno fertile per erotici accaniti, pensatori bollenti, parlatori tremanti.

Sotto l’albero, sarebbe carino avere alcuni “Buoni”, spendibili in ristornanti stellati dove oltre a mangiare con tanto di chapeaux finale, l’uscita dello chef dalla cucina vi farà davvero fare pensieri cattivi.

Il trio Vigilia, Natale e Santo Stefano potrebbe essere così composto:

 

Alex Atala

Vigilia – Alex Atala

Chef del D.O.M di San Paulo, inaugura il suo ristorante nel 1999 dopo una trasferta italiana. Una cucina che nasce a ritmo di samba, che attinge dalle materie prime brasiliane che lo chef cerca personalmente in angoli nascosti del suo paese. Esotismo, seduzione e passione che gli fanno scommettere sui prodotti e sull’identità del Brasile. “Acronimo di Domus Optimus Maximus, il motto dei monaci benedettini e dei loro ottimi cuochi in lode dell’esuberanza del creato (parafrasato da Alex nel panteistico Domus optima maxima, in omaggio alla madrepatria), il D.O.M. è una finestra aperta sulla gastronomia del terzo millennio: il multiculturalismo e la biodiversità che bussano finalmente alle porte”. In cucina: geniale, fuori dalla cucina: carnale. (almeno così sembrerebbe dalle immagini)

 

Pier Giorgio Parini

Natale – Pier Giorgio Parini

Chef dell’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, Parini è sicuramente la rivelazione degli ultimi anni. La sua cucina non ha bisogno di null’altro che di se stessa, non necessita di condimenti superflui in quanto traspare un’innata passione che domina il tutto, gli ingredienti hanno una voce importante che passa dalle mani dello chef e arriva direttamente a noi attraversandoci e imponendoci attimi di religioso silenzio. Parini è un cuoco istintivo, uno di quelli che annusano, osservano, toccano e poi attivano la propria anima pensante al servizio del piacere della gola. E’ un ricercatore instancabile di emozioni, un demiurgo del “tentativo impiattato”, un provocatore che unisce sapori vicini e lontani inchiodandoci al contemporaneo. Per un pranzo natalizio sarebbe perfetto, dopo aver assaggiato il suo Riso in Bianco non ci resta che scartarlo di fianco all’albero.

 

Stefano Baiocco

Santo Stefano – Stefano Baiocco

Chef di Villa Feltrinelli. La sua cucina è pulita, netta, leggera, è erotica e implosiva, è sensuale e ricercata nella sua semplicità, è un condensato di saperi e ricerche, di sapori, gusti, odori, visioni che vengono create e posate sul piatto. E’ una cucina “dell’amore” fatta di germogli, foglie, fiorellini, di erbe officinali che segue e raccoglie personalmente, una fusione di colori, timbri emozionali, impatti visivi, pitture impiattate e alchimie. È una cucina che risveglia le tormenta del corpo, sana le pene dell’anima e brama di vivere ben oltre l’attimo in cui ne gustiamo i sapori.

Se cercate la rendenzione fatelo con la Semplice insalata, un colpo di scena, una sintesi perfetta composta da più di cento varietà vegetali tra erbe e fiori eduli, con alla base due cialde di pasta brick che racchiudono fini lamelle di champignon crudi, il tutto condito con un filo di olio. Perfetto per chiudere le feste in leggerezza e lasciare un posticino per i botti di fine anno.

 

 

Virgilio Martinez Véliz

3+1 San Silvestro – Virgilio Martinez Véliz

Che feste sarebbero se non pensassimo anche a San Silvestro? Eccovi serviti. Virgilio Martinez, del Central, di Lima. “Fenomeno del Latino-America” come l’ha definito Carlin Petrini, è uno chef giovane che con la sua grande passione andrà davvero avanti e poi diciamocelo è davvero un perfetto botto di fine anno.

 

A voi la scelta. Buon Natale.

 

 

 

 

 

D.O.M
549, Rua Barão de Capanema, Jardins, San Paolo
+55 (0) 11 3088 0761

Povero Diavolo
Ristorante e Locanda
via Roma 30 – Torriana(RN)
Telefono 0541 675060
info@ristorantepoverodiavolo.com


Villa Feltrinelli
Via Rimembranza, 38
25084 Gargnano – Brescia
0365 798000
BOOKING@VILLAFELTRINELLI

 

Central
Calle Santa Isabel 376 – Miraflores
(511) 242-8515 / (511) 242-8575
reservas@centralrestaurante.com.pe

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Blue G.

Se Dio creò l’arte, il diavolo creò gli artisti, se Dio creò l’amore, il diavolo creò il sesso, se Dio creò il cibo sicuramente il diavolo creò i cuochi e se Dio creò la donna allora il diavolo creò Blue. Scrivo perché non potrei fare nient’altro, o forse si, potrei mangiare continuamente, ma questa è un’altra storia.
Blue G.

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One Response to "3+1. Atala, Parini, Baiocco, Martinez sotto l’albero di Natale"

  1. Antonia Storace
    Antonia   24 Dicembre 2012 at 17:52

    Devo dire che Baiocco mi ispira un sacco …

    Rispondi

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