Cinquant’anni di Pink Floyd e molto di più al Macro

Cinquant’anni di Pink Floyd e molto di più al Macro

ROMA – La retrospettiva sui Pink Floyd sceglie la capitale per l’unica tappa italiana della mostra che ha letteralmente conquistato Londra. Il percorso espositivo è incredibile, un insieme di immagini, musica, curiosità e aneddoti di un gruppo che ha fatto epoca e che ha lasciato un profondo segno nel panorama musicale mondiale. Assolutamente da visitare.

Non appena si entra negli ampi spazi del Macro, si viene letteralmente trascinati in un’altra epoca, quella degli anni Sessanta, quel periodo rivoluzionario in cui tutto si è trasformato per diventare altro da ciò che era in precedenza: dalla musica al cinema, dall’abbigliamento alle regole, dalla società ai diritti civili. Tutto cambiò in quei cinque anni di rivoluzione culturale e sociale di una beat generation che, con coraggio, passione e forti contestazioni, ha saputo battersi per ottenere le conquiste di ciò che oggi è diventato un diritto acquisito. Tra le voci più influenti e determinanti del mondo musicale c’era un gruppo di studenti di Cambridge, iscritti alla facoltà di architettura ma con una spiccata vena artistico-creativa che non poteva e non voleva restare in silenzio, inizialmente chiamati The Tea Set, una delle più popolari band dell’underground londinese, ma che poco dopo, a seguito della scoperta che quel nome era già stato utilizzato, cambiarono il nome in The Pink Floyd. Quei ragazzi si chiamavano Syd Barret, Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose, che si allontanerà presto dal gruppo per la sua inclinazione più verso le musicalità blues che non alla musica psichedelica che invece stimolata la creatività e l’estro di Barret.

Pink Floyd
Copertina album Ummagumma

Già dalle prime esibizioni il gruppo conquista il pubblico che accorre ai concerti, molti dei quali proprio al Piper di Roma, per ascoltare quei testi poetici scritti da Syd Barret accompagnati dalla musica di tendenza e dagli effetti speciali di cui i Pink Floyd vollero avvalersi fin da subito. Le loro esibizioni dal vivo divennero nel tempo delle rappresentazioni sceniche, quasi dei musical, utilizzando anche proiezioni di immagini e diapositive che raccontavano il senso del disco e accompagnavano le parole delle canzoni, canzoni in cui, di volta in volta, venivano messi in luce i disagi sociali, il mondo psichedelico, le difficoltà del vivere contemporaneo, le riflessioni sulla condizione umana e le tematiche che si sono sviluppate nel corso degli anni seguendo la trasformazione dei tempi. La mostra racconta degli esordi ma anche dei cambiamenti all’interno della band – dall’abbandono di Barret dovuto all’abuso di Lsd che lo aveva estraniato dalla realtà, ai conflitti ideologici tra i membri del gruppo, fino allo scioglimento definitivo avvenuto nel 2006 -, mette in vetrina gli incredibili strumenti di scena come chitarre, bassi, batterie, amplificatori, alcuni dei quali progettati e realizzati appositamente per loro, presenta ricostruzioni dei gonfiabili usati nei concerti più celebri come il prisma di The Dark Side of the Moon, il maiale volante di Animals, il muro di The Wall. Ma svela anche la storia più intima dei protagonisti, le vicissitudini e le fratture all’interno del gruppo, gli eccessi dovuti all’uso di droghe che ha fatto perdere alla band due componenti – dopo Barret infatti anche Waters si allontanò per l’ingestibilità provocata dall’assunzione di cocaina -, i legami con la letteratura, il cinema e l’arte contemporanea ai quali si sono ispirati sia per realizzare le copertine sia per sviluppare le tematiche dei dischi. Animals infatti è legato a La fattoria degli animali di George Orwell, il quale ipotizza un mondo in cui gli uomini sono cani, pecore o maiali, e che Waters approfondisce nell’album descrivendo la crudeltà, l’avidità del mondo musicale e criticando personaggi del mondo politico dell’epoca; il retro della copertina del disco Wish you were here

è chiaramente ispirata, se non addirittura omaggio, al celeberrimo dipinto di René Magritte, Il figlio dell’uomo; la cover di The Wall non può non richiamare alla memoria l’Urlo di Munch. La loro tendenza verso il Surrealismo trova un partner ideale in Storm Thorgeson, co-fondatore insieme ad Aubrey Bo Powell della società Hipgnosis, entrambi coinquilini di Barret nel periodo degli esordi del gruppo, che dal secondo album in avanti progetteranno e realizzeranno l’immagine grafica dei dischi e dei manifesti dei concerti dei Pink Floyd. E poi ancora le colonne sonore realizzate per film cult degli anni Sessanta come More – Di più ancora di più e La Vallée del regista Barbet Schroeder, e Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni; immagini di concerti dal vivo come quelle di Live in Pompei, concesse in esclusiva per la mostra di Roma; per finire con la Performance Zone, in cui i visitatori entrano in uno spazio audiovisivo immersivo in cui è ricreata l’atmosfera dell’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005, che conclude il percorso espositivo. La mostra è prodotta e organizzata dalla Concert Productions International B.V. di Michael Cohl, da Azienda Speciale Palaexpo, Mondo Mostre e da Live Nation ed è curata dal direttore creativo dei Pink Floyd, Aubrey ‘Po’ Powell dello studio grafico Hipgnosis e da Paula Webb Stainton, che ha lavorato a stretto contatto con membri del gruppo tra cui Nick Mason, consulente per i Pink Floyd. Fondamentale il contributo di Victoria Broackes del Victoria and Albert Museum. La mostra è in collaborazione con lo studio Stufish, uno dei maggiori studi di architetti d’intrattenimento e progettisti di lunga data dei palchi della band, e con gli interpretativi exhibition designer di Real Studios e patrocinata da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale. Il mio consiglio è di non perdere l’occasione unica di ripercorrere la storia e la musica di un gruppo leggendario, di cui in questa esposizione è possibile conoscere anche i retroscena, il fascino e la capacità creativa legata a un filo filosofico che ha reso immortale il messaggio dei Pink Floyd.

THE PINK FLOYD EXIBITION-THEIR IMMORTAL REMAIN

Macro

Via Nizza 138, Roma

Dal 19 gennaio al 1 luglio 2018

ORARI

Dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 21.00

COSTI

Intero € 18,00

Ridotto € 16,00

Studenti € 14,00

CONTATTI

Tel.: 02-92897777

Sito web: www.museomacro.it

www.pinkfloydexibition.com

#theirimmortalremains

Pink Floyd Roma

Pink Floyd
Pink Floyd

Pink Floyd
Pink Floyd

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Marta Lock

Marta Lock

Sono romanziera, aforista, saggista, ho una rubrica socio-psicologica, L’Attimo Fuggente, che parla di emozioni, sentimenti relazioni, nella complicata realtà contemporanea, e che esce ogni lunedì sul mio sito web www.martalock.net, Recensisco mostre di pittura e vado alla scoperta dei piccoli luoghi e scorci interessanti di Italia di cui raccontarvi. Scrivere è la mia vita, la mia vocazione e la mia gioia più grande.
Marta Lock

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