Il circo incontra il teatro con May be empty

Il circo incontra il teatro con May be empty

ROMA – Grande attesa per lo spettacolo May be empty, in scena sabato 1 e domenica 2 dicembre al Teatro Furio Camillo per la rassegna internazionale di circo – teatro Battiti. Il lavoro, diretto da Roberta Castelluzzo, unisce in un unico mix giocoleria e recitazione, di cui sarà protagonista Carole Madella, talento del teatrocirco contemporaneo. Il 2 dicembre, chiusura anche dei Piccoli Battiti, sezione della rassegna dedicata ai più piccoli, con Aereoclown, a cura della compagnia Materiaviva.

Tra le forme di spettacolo dal vivo più apprezzate e radicate in Occidente vi è senza dubbio il circo, che con il suo mondo carico di odori, duro lavoro, tradizione e continua sperimentazione, incarna uno stile di vita gitano dedito all’arte in continuo movimento, tanto che uno dei suoi simboli resta ancora oggi il classico tendone. Lo stesso termine circo equestre, che a sua volta contiene la parola circus, in riferimento alla forma degli antichi circhi, connota la caratteristica comunità itinerante e l’appartenenza dinastica dei custodi di quest’arte, diffusasi in Europa dal XIV secolo con l’arrivo di gruppi Sinti provenienti presumibilmente dall’attuale regione del Pakistan. In Italia nomi iconici del circo, con le classiche specialità della clowneria, della giocoleria, dell’acrobatica e delle attualmente criticate esibizioni con gli animali, sono divenuti nel secondo dopoguerra Moira Orfei, che aprì a Brescia nel 1960 l’omonimo circo iniziando la sua attività come cavallerizza, e Flavio Togni, vincitore di un clown d’oro a Montecarlo, e tuttora attivo nell’American Circus della famiglia, con il suo novero di elefanti, felini e cavalli. Dalla fine degli anni ’70, sono nate in Europa diverse scuole aperte anche a giovani provenienti da famiglie non tradizionalmente provenienti dal circo tradizionale, favorendo così una diffusione della cultura circense tra un pubblico ampio. Ciò è avvenuto anche a cavallo del sorgere del nouveau cirque, soprattutto in Francia negli anni Novanta, quando le classiche specialità del circo hanno cominciato ad integrarsi in creazioni totali, con lo sviluppo di strutture drammaturgiche narrative o astratte. Fatto salvo il perdurare delle più note espressioni circensi non tradizionali come il Cirque du Soleil, il circo tradizionale è stato soggetto negli ultimi anni a un declino del suo successo, complici evidentemente anche i cambiamenti del gusto del pubblico odierno e le già citate critiche all’utilizzo, durante gli spettacoli, di animali ammaestrati e vissuti in cattività. Per questo sono nate recentemente nuove forme di arte circense ove le tradizionali arti del clown, del mimo, dell’acrobata o del giocoliere, si fondono con il teatro nei suoi generi più vari. Un esempio è dato attualmente dagli show acquatici e dai tanti spettacoli di Horror Circus itineranti  in Italia e all’estero, sebbene il primo rappresentante in termini di notorietà e di originalità sia tuttora rappresentato dallo spagnolo Circo de los Horrores.
Eppure il circo e il teatro sono da sempre legati da un filo doppio, se pensiamo al fatto che entrambi si fondano sulla centralità del corpo in relazione di uno o più uomini sulla scena. Altro elemento di congiunzione è rappresentato dalla maschera, presente nel teatro sin dalla notte dei tempi e nel circo in tutti quei personaggi che, come il clown e il mimo (specialità anche del mestiere dell’attore), esaltano in numeri comici o tragicomici certe eccentricità iperboliche dell’artista per suscitare il riso. Proprio il clown è divenuto nel tempo emblema del circo, dando luogo nella tradizione alle due varianti di pasticcione (detto Augusto) e di clown triste, derivato dal francese Pierrot, a sua volta evoluzione dell’infarinato Predolino della Commedia dell’Arte. A sottolineare la fortuna di queste maschere e la loro consonanza all’interno di diversi generi di spettacolo è infine il cinema, in cui un accostamento neanche troppo forzato può avvicinare il clown cosiddetto Bianco ai personaggi interpretati da Buster Keaton nei suoi film.

MayBeEmpty
Immagine dello spettacolo “May Be Empty”

La sperimentazione che muove dalle specialità tradizionali circensi per coniugarle in modi sempre nuove con il lavoro attoriale è sempre in divenire. In questi giorni giungerà infatti a conclusione al Teatro Furio Camillo di Roma la fortunata rassegna BATTITI che, con il suo carico di novità e contaminazioni, incassa sold out e applausi avviandosi verso l’ultima settimana di programmazione.
Grande attesa sabato 01 e domenica 02 dicembre per lo spettacolo May be empty, diretto da Roberta Castelluzzo. Uno straordinario assolo di giocoleria con clave, che vede in scena la giocoliera e attrice Carole Madella, talento della scena del teatro circo contemporaneo. La giocoleria decodifica il pensiero e lo trasforma in azione. Lo spettacolo si sviluppa in uno spazio vuoto. Poco alla volta le clave lo riempiono ridisegnandolo. Il vuoto stesso diviene metafora dello spazio mentale in cui avviene la creazione, in un flusso di pensieri e azioni che si sviluppano in maniera tanto irrazionale quanto intima, davanti allo spettatore chiamato ad assistere ad un atto creativo privato. La luce, invece, è intesa come elemento solido. L’ombra non è solo assenza di luce, ma luogo in cui l’azione acquista un diverso significato rispetto al reale. L’immagine nell’ombra appare e scompare, quasi illusione, si stacca dal corpo, sembra voler seguire un proprio flusso.
Lo spazio passa da vuoto a pieno. May be empty ne racconta la trasformazione, il processo di accumulo che riempie il vuoto. Un po’ alla volta lo spazio diviene pieno, pieno di clave, pieno di pensieri, di emozioni, di luce. Il vuoto e il pieno sono in fondo identici, spessore e sostanza dello spazio, e forse il pieno è un nuovo inizio.
Il 2 dicembre, in scena anche la compagnia Materiaviva con Aereoclown, che chiuderà la sezione dei Piccoli Battiti, dedicata ai bambini. Due clown, due caratteri diversi, ma con la comune curiosità irrefrenabile per tutto ciò che è buffo, strano o, per loro, incomprensibile. Un gioco travolgente da guardare con il naso all’insù.

Teatro Furio Camillo

via Camilla, 44 – 00181 Roma (Metro ‘A’ Furio Camillo)

15 novembre – 02 dicembre 2018

giovedì – venerdì e sabato alle 21,00 – domenica alle 11,00 e alle 18,00

Biglietto per singolo spettacolo € 13,00

Cabarè 5€

Piccoli Battiti: adulti 10€ – bambini 8€

Abbonamento a 6 spettacoli € 45,00

Abbonamento a 3 spettacoli € 30,00

Info e prenotazioni: 0697616026

www.teatrofuriocamillo.it

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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