Claudio Pasceri ci racconta i suoi incontro – concerto

Claudio Pasceri ci racconta i suoi incontro – concerto

ITALIA – Ho intervistato Claudio Pasceri dopo aver vissuto l’esperienza di ascolto di un suo incontro – concerto. La stagione musicale dell’associazione Amici della Musica di Modena mi dà sempre l’opportunità di conoscere artisti nuovi, ma soprattutto filosofie musicali diverse. Conosciuto di persona, ed apprezzato il suo spettacolo, ho voluto approfittare di questa occasione per scoprire qualcosa di più sull’artista, e sull’uomo, attraverso un’intervista che ve lo potesse presentare. Ma in realtà la nostra chiacchierata, non solo ha approfondito le mie conoscenze musicali ma mi ha fatto scoprire un modo nuovo di fare arte.

Claudio Pasceri forse non è ancora noto al grande pubblico per cui gli chiedo anche la sua storia.

Da quanto tempo suoni, e da quanto lo studio è diventato anche il tuo lavoro? Come è nata questa passione? In famiglia sono musicisti?

Suono da quando ero bambino, avevo circa otto anni quando ho cominciato. In effetti, per quanto il mio sentimento non si basasse su nulla di solido, ho fin da subito pensato che sarei stato un musicista per tutta la vita. Ero totalmente sprovveduto, eppure mi sentivo un violoncellista; posso dire di aver vissuto sempre con grande intensità quest’esperienza .

Mia madre, che non era musicista, desiderava da tempo che suonassi uno strumento musicale, tuttavia mio padre, violinista dell’Orchestra della Rai di Torino, prese una decisione al riguardo senza troppa fretta. Scelse lui il violoncello perché desiderava uno strumento ad arco, come il suo. Anziché per il violino optò per il violoncello,  per il suono profondo e  “umano” che produce, per il senso di calma che può diffondere. Gliene sarò sempre grato, a posteriori posso dire che non avrebbe potuto fare una scelta migliore per me.

Tu insegni anche?

L’insegnamento è qualcosa di molto importante. Insegno violoncello presso l’Accademia di Musica di Pinerolo, un’istituzione prestigiosa  del nostro paese e tengo con una certa regolarità seminari per diverse università ed accademie europee. Senza voler apparire provocatorio,  voglio tuttavia sottolineare come non mi sento del tutto un professore o un insegnante . Mi piace l’idea della trasmissione di conoscenze e dello scambio tra individui, capisco anche di aver qualcosa da dare, ma provo a rispettare un delicato equilibrio che mi consenta di essere costantemente ricettivo rispetto a chi ho di fronte: lo studente. La sicurezza che devo dimostrare al giovane musicista quando insegno non è bene che offuschi la flessibilità necessaria al mio di progresso.

Mi stimola confrontarmi con studenti di grande talento, ma avere a che fare con degli amateurs (brutto e screditante il termine in italiano dilettanti) è talvolta qualcosa di speciale. L’ amateur spesso non è assillato come il professionista dalla perfezione tecnica e perciò, se è dotato di musicalità, può esprimere con più libertà e disinvoltura gli aspetti legati all’interpretazione.

Il tuo accento è spagnolo, ma parli un perfetto italiano. In realtà di dove sei e dove vivi?

Mio padre è di genitori calabresi emigrati in Argentina. Scelse di tornare in Italia a metà degli anni Settanta, da solo, e, dopo alcune esperienze, si stabilì a Torino per diventare membro dell’Orchestra Sinfonica della Rai.

Conobbe mia madre a Roma, ma è a Torino che hanno creato una famiglia. È qui che sono nato e, malgrado sia stato via durante alcuni anni per lo studio e viaggi molto per il lavoro, è nella città piemontese che continuo a vivere oggi.

Per arrivare a sperimentare queste “nuove strade” della ricerca musicale e di questo tipo di “illustrazione-lezione” musicale che fai al tuo pubblico, da dove sei partito?

L’idea da cui sono partito, l’esigenza di fondo, è che per comunicare ad un certo livello si debba condividere con i nostri interlocutori (il pubblico) la comprensione del codice musicale. Spesso si considera la musica genericamente definita “contemporanea” di difficile ascolto, Mozart, Beethoven, Bach li reputiamo invece più “vicini “. Questa valutazione è in realtà piuttosto imprecisa e sovrappone piani distinti, che tali dovrebbero rimanere.

Esistono una grammatica, un codice musicale da un lato ed un contenuto, un messaggio artistico dall’altro. Di molta musica scritta oggi spesso ignoriamo la grammatica, addirittura l’alfabeto; è quindi evidente non capirla. Questo non ha tuttavia nulla a che vedere con la complessità del suo contenuto. Trovo cioè che in molti casi, una volta “decriptato” il codice, la musica di oggi sia di facile ascolto, lineare, univoca. Il linguaggio di Bach ci è familiare, ma riserva invece una tale immensità di percorsi per il pensiero da essere estremamente complesso ed enigmatico.

In definitivamente cerco di dimostrare che spesso ci equivochiamo e ci sembra difficile ciò che in realtà è facile e viceversa. Non si tratta però semplicemente di mettere ordine, bensì di fare chiarezza per meglio godere, con più consapevolezza, dei capolavori che i compositori di ogni tempo ci offrono.

Puoi raccontare in cosa consistono i tuoi concerti? Io ho avuto la fortuna di ascoltarti ma non saprei illustrare bene il tuo spettacolo. Analizzi e forse a volte rimetti in discussione la musica del passato attraverso vari passaggi narrativi. Ma qual è il vero obiettivo? Quello di formare il pubblico?

claudio pasceri

Come scegli le musiche da eseguire?

L’obiettivo di incontri – concerti come quello di Modena non sono l’unica forma di esibizione con cui mi cimento. L’obiettivo è quello che ho descritto sopra, ma ci tengo a sottolineare come questo genere di incontri non intenda sostituire il concerto “classico”. La concentrazione, i riti, il viaggio che stimola la musica nel suo fluire – senza le parole, senza le spiegazioni – raggiunge una dimensione ed un grado di condivisione insostituibili.

Ascoltare la musica ha un profondo valore, a prescindere da quanto capiamo e da cosa suscita in noi.

Immagino che ogni tipologia di sala e relativa dimensione sia uguale per te, ma non credo sia facile sintonizzare la tua esperienza concertistica sulla ricezione degli ascoltatori. Che tipo di pubblico preferisci? Un pubblico esperto di musicisti o neofiti ed appassionati?

Credo che certe sfumature, certi dettagli, possano essere colti più da un pubblico esperto, tuttavia se si riesce, in quanto interpreti, a costruire un percorso narrativo intenso e coerente la maggioranza degli ascoltatori sarà in contatto con noi. È per questa ragione che il mio obiettivo primario è di essere sempre più chiaro ed attento nell’illustrare la partitura, provando a mantenere in equilibrio razionalità e fluidità narrativa, con l’evidente consapevolezza di offrire solo una delle infinite e possibili letture.

Spesso il mancato successo di un brano musicale deriva da una poco efficace interpretazione e questo in una sala da concerto è palpabile, il pubblico ha un “istinto” pronto a rilevarlo.

La tua capacità di comunicare e spiegare la musica fa sia riflettere sull’ascolto della musica contemporanea che sulla società che raramente si regala momenti di meditazione e crescita culturale come quella che ci hai offerto tu. Qual è il riscontro che hai in genere?

In una società come la nostra, propensa ad un consumo incontrollato e sistematico, tendiamo a sottovalutare l’aspetto qualitativo delle nostre scelte, a favore di quello quantitativo. Credo cioè che ci sottovalutiamo, che sottovalutiamo le nostre risorse, le nostre esigenze più profonde. Abbiamo quasi paura di concentrarci, di investire il tempo per certe attività, di credere di avere determinati bisogni. Ma quando ci troviamo in una sala da concerto tutti insieme, la scelta in qualche modo è compiuta, siamo “predisposti” al viaggio e all’indagine. La disponibilità all’ascolto è a questo punto molto alta, sta al musicista non deludere le persone convenute, spetta a lui non fratturare le linee narrative che il discorso musicale offre, i percorsi che esso suggerisce.

Cosa conte di più per te: la partecipazione musicale o l’intrattenimento musicale?

Credo tutti noi abbiamo una sensibilità, più o meno spiccata, per la musica. Credo perciò che il musicista abbia un ruolo importante nello stimolare la partecipazione musicale del pubblico, poco importa che si parli di musicisti o semplici amanti della musica.

La tua musica ti porterà a viaggiare molto. Cos’è che ti appassiona di più di questo vivere perennemente in viaggio: lo scambio culturale che ne deriva o il confronto con altri musicisti?

Mi piace molto osservare. Trovo interessante vedere come vivono gli altri e per questo le azioni del quotidiano hanno molto valore. A volte passeggiare in una città dice più cose rispetto ad un grande museo o ad un luogo rappresentativo sul piano dell’architettura. Nell’idea di viaggio mi attira maggiormente sentire il “ritmo” che vive una data comunità rispetto alla “bellezza custodita” e quasi “isolata” dei musei.

Evidentemente avere il privilegio di osservare i capolavori di Giotto, Piero della Francesca, Vermeer, David al Louvre di Parigi è qualcosa di straordinario, ma essi non rappresentano Parigi, la Francia o i francesi, se non in minima parte.

Portando i tuoi progetti e tournée in vari paesi arrivi a scoprire e conoscere anche nuovi generi e stili? Cos’altro vorresti proporre al tuo pubblico?

Non ho idee particolari. Non c’è qualcosa che vorrei fare a tutti i costi.

Mi piace l’idea di sviluppare, approfondire, consumare. Molti soggetti possono essere interessanti , ma  mi attira di più un loro possibile  percorso, la vita che essi hanno, il loro esaurirsi . La trama di un racconto mi affascina più dei suoi personaggi, per dirla con altre parole.

Sei anche compositore?

Purtroppo no. Ma in realtà non è una cosa che mi faccia soffrire più di tanto, non ho mai creduto di averne il talento. Creare dal nulla, scrivere a partire da un foglio bianco, presuppongono un’attitudine che non ho mai sentito di possedere. Un creatore – compositore, pittore o scultore che sia – crede in ciò che fa, io non ho mai pensato di avere messaggi troppo importanti da trasmettere. Veicolare quelli di altri individui, interpretarli, provare a valorizzarli è invece qualcosa per cui lavoro con energia.

A cosa stai lavorando al momento? Quali sono i prossimi concerti che hai in previsione in Italia? Ci anticipi i tuoi prossimi appuntamenti e dove sarai nei prossimi mesi?

L’Accademia di Musica di Pinerolo è un punto fermo, ogni mese, durante l’anno, vi insegno per qualche giorno. Ho diversi concerti ed alcune masterclasses nei prossimi mesi, tra l’Italia ed altri paesi europei. Alcuni luoghi saranno nuovi per me, altri , come l’ Alsazia, le Alpi piemontesi, l’altopiano di Asiago li frequento ogni anno, e sono contento di tornarvi.

La mia intervista doveva essere più breve, ma Claudio Pasceri è coinvolgente nel suo modo di comunicare. Si vede che ha piacere a condividere la sua passione. E’ affascinante nel suo sorriso e l’accento latino, e poi vederlo suonare nei suoi incontri – concerti è davvero un esperienza coinvolgente. Mi auguro che possiate farla al più presto. Seguitelo e scoprirete dove sarà la prossima volta.

claudio pasceri

Qualche info in più su CLAUDIO PASCERI
violoncello
Tra i più apprezzati violoncellisti italiani della propria generazione , svolge un’intensa attività concertistica.
Il repertorio solistico comprende concerti di Vivaldi fino a opere di Schnittke, in esecuzioni con orchestre come l’Orchestre de Chambre de Toulouse, la Camerata Royal Concertgebouw Amsterdam, l’Arpeggione Kammerorchester. Una sua esecuzione del concerto di Schumann è stata registrata dalla Bayerischer Rundfunk di Monaco di Baviera.
Nel repertorio cameristico collabora con illustri musicisti, tra cui Salvatore Accardo, Pavel Gililov, Ilya Grubert, Dora Schwarzberg, Bruno Giuranna, Rohan De Saram, Rocco Filippini, Gilles Apap.
Dal 2012 è il violoncellista di NEXT- New Ensemble Xenia Turin, quartetto d’archi specializzato nel repertorio d’oggi.
Tiene regolarmente Masterclass per istituzioni europee come la Leopold Mozart Universität di Augsburg, Musicalta a Rouffach, l ‘ Università del Liceu di Barcellona. Insegna violoncello presso l’Accademia di Musica di Pinerolo.
È coordinatore artistico del  Festival  di musica contemporanea Estovest.

Claudio Pasceri

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Fabiola Cinque

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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