A tu per tu con Daniele Pecci: “Vi racconto il mio Mattia Pascal”

A tu per tu con Daniele Pecci: “Vi racconto il mio Mattia Pascal”

ROMA – Incontro con Daniele Pecci al Quirino dove porta sul palcoscenico Il Fu Mattia PascalPubblicato nel 1904, è uno dei romanzi di maggiori successo di Luigi Pirandello. Pecci racconta le difficoltà nell’interpretare Mattia Pascal, ci parla della sua passione per il teatro e lancia un monito ai giovani attori.

Fino al 18 novembre, il Teatro Quirino ospita il ritorno di uno dei più grandi scrittori italiani sul palcoscenico. Guglielmo Ferro dirige infatti il bravo (e bello) Daniele Pecci ne Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Lo spettacolo propone quindi uno dei più grandi classici della letteratura, “Il Fu Mattia Pascal” è stato più volte interpretato e messo in scena a teatro con alterni successi, vista la caratura e la complessità dell’opera. Spetterà quindi a Daniele Pecci il difficile compito di vestire i panni del Pascal, in un racconto che parla di costrizioni, di convinzioni sociali, di ribellione e di identità.

Ad accompagnare l’attore sul palco troveremo Rosario Coppolino, Adriano Giraldi, Marzia Postogna, Maria Rosaria Carli, Diana Höbel, Vincenzo Volo e Giovanni Maria Briganti.

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Il Teatro Quirino di Roma (Via delle Vergini 7)

LA TRAMA

Mattia Pascal vive in un immaginario paese della Liguria. Il padre gli ha lasciato una discreta eredità, che presto va in fumo a causa dei maneggi dell’amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote, che poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante l’impiego. Mattia decide di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo vince un’enorme somma di denaro e legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui, Adriana, e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

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L’INTERVISTA A DANIELE PECCI

Sono una grande appassionata di Pirandello e appena ricevuta la notizia di uno spettacolo dedicato al Fu Mattia Pascal, mi sono munita subito di biglietto e accompagnatore. Per raccontarvi meglio la chiave di lettura offerta dal regista e dagli attori, ho incontrato il grande protagonista dello spettacolo, Daniele Pecci. Persona riservata ma allo stesso tempo gentile e disponibile Daniele, lui è uno di quegli attori italiani impegnati, che non amano la mondanità, che hanno acquisito popolarità e successo dalla tv ma che restano ancorati alle loro origini, alle loro vecchie passioni, in questo caso, il teatro.

Pecci debutta nel 1990 in teatro, dove lavora quasi ininterrottamente – qualche volta anche come regista – fino alla prima metà degli anni 2000, quando diventa molto popolare grazie alle fiction Il bello delle donne (2002-2003) e soprattutto Orgoglio (2004-2006).

Sempre per la televisione, nel 2005 è nel cast internazionale di San Pietro e Giovanni Paolo II, mentre nel 2007 è tra i protagonisti di Eravamo solo mille, tutte fiction trasmesse da Raiuno.

Nel 2008 ritorna su Canale 5 nelle fiction L’ultimo padrino e Crimini bianchi, mentre nel 2009 debutta al cinema con il film Fortapàsc di Marco Risi, cui segue nel 2010 Mine vaganti di Ferzan Özpetek.

Oltre alla bravura caratterizzata da solide radici teatrali, Daniele Pecci è, diciamocelo, anche di bella presenza. Un sex symbol? Giudicate voi. Intanto tra le mie colleghe non c’è una che non apprezzi la sua bellezza, anche se per lui, questo appellativo, conta relativamente.

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Parliamo subito del tuo nuovo spettacolo, Il Fu Mattia Pascal del grande Pirandello. Cosa ti ha spinto a cimentarti in un’opera così complessa?

In realtà potrei definirlo un lavoro su commissione. Mi è stato chiesto di interpretarlo e di adattarlo dal romanzo omonimo. Ho cercato di dare una chiave personale, rispettando sempre l’opera originale, non potevo fare altrimenti di fronte a tale grandezza.

Se si va a vedere la tua carriera teatrale, cerchi sempre di dare una chiave di lettura insolita alle grandi opere che vai ad interpretare. Mi stai dicendo che cercherai di fare la stessa cosa ne Il Fu Mattia Pascal ?

Ovviamente. Cerco di interpretarlo così proprio come lo sento e lo vedo. Sarebbe impossibile altrimenti. Il mio obiettivo è quello di offrire una chiave di lettura mia, personale, cercando di trascinare il pubblico in tutte quelle sensazioni, angoscia, ilarità, dolore, alienazione, che Pirandello vuole rappresentare. Spero di riuscirci, dipenderà da tutte le compagini, da me naturalmente, dai miei colleghi, dal regista e anche dal pubblico.

Quali sono le difficoltà che hai riscontrato nell’interpretare un ruolo così importante?

E’ un opera grandiosa, e ho dovuto risolvere molte difficoltà a partire da dover interpretare tre ruoli in uno, Mattia Pascal, Adriano Meis e il fu Mattia Pascal. Da un punto di vista creativo è un’esperienza magnifica per me. Ho potuto attingere a tutto il mio arsenale da attore, ho dovuto studiare queste tre personalità a fondo. Ho dovuto inoltre coniugare momenti dialogati, monologhi e parti del romanzo, altra componente di grande difficoltà.

I ruoli importanti per la tv ti hanno regalato una popolarità in continua crescita, ma andando a rileggere alcune tue interviste si può ben capire che il teatro resta la tua passione principale. A dimostrazione di questo spicca la tua costante attenzione verso questo mondo con ruoli di primo piano in spettacoli dai titoli importanti. Come e quanto ha influito il teatro nella tua formazione attoriale?

Ho debuttato in teatro nel 1990 a 20 anni appena compiuti. Il mestiere dell’attore di teatro ti da qualcosa in più e va coltivato ai massimi livelli, non si finisce mai di imparare qualcosa. Io sono nell’ambiente da quasi trent’anni e continuo a studiare per migliorarmi, per affrontare e misurarmi con personaggi di questa caratura. La mia formazione teatrale, e ancor di più la mia ‘aspirazione’ teatrale sono stati e sono tuttora decisivi nella mia attività: il teatro rimane la ragione per cui faccio questo mestiere.

Qual è ad oggi il ricordo a te più caro, in termini professionali ovviamente.

Ho tanti bei ricordi della mia carriera, sia legati alla tv che al teatro. Chiaramente prediligo quelli legati al palcoscenico e quindi cito tre spettacoli indimenticabili per il mio percorso: Edipo Re a Siracusa, una parte che ho amato davvero. Riuscii a raggiungere i miei obiettivi, vale a dire conferire al mio Edipo un tono combattivo, fisico e dirompente nella prima parte, per poi passare alla tragicità della consapevolezza nella seconda. Non posso poi non citare il mio ruolo in Amleto e in Enrico V.

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Cambiamo argomento per un attimo. Chi ti conosce sa che questa domanda potrebbe non piacerti. Il giudizio del pubblico femminile è unanime nel definirti un sex symbol di classe, eleganza ed evidente bellezza mai scontata. Come vivi tutto questo?

Mah…Mi sembra un po’ una sciocchezza, dal momento che non sono così bello, e soprattutto che sono vicino ai cinquanta anni. Comunque piacere fa sempre piacere… (sorride), e forse soprattutto sulla scena aiuta anche a far emergere in modo più incisivo il personaggio, e a catturar ancor più l’attenzione.

Una domanda sui tuoi ruoli in tv. Ci sono progetti interessanti in ballo nel futuro prossimo?

No, in questo momento non ho progetti televisivi in ballo. Mi sto concentrando sulla mia grande passione e sono felice.

Infine, una domanda per i tuoi giovani o aspiranti colleghi. Che percorso consiglieresti a un ragazzo che vuole intraprendere il tuo mestiere?

Studiate, non fermatevi mai e preparatevi senza posa e senza sosta. Se il treno passa, bisogna essere più che preparati per affrontare qualunque parte. Amate il vostro durissimo studio, altrimenti è meglio lasciar perdere; questa può essere una professione dolorosissima senza una passione costante e un impegno feroce.

Grazie a Daniele Pecci per la disponibilità, non perdete Il Fu Mattia Pascal, in scena al Teatro Quirino di Roma fino al 18 novembre.

INFO

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Teatro Quirino di Roma

Fino al 18 novembre

Arca Azzurra Teatro   La Contrada Teatro Stabile di Trieste   ABC Produzioni

DANIELE PECCI con ROSARIO COPPOLINO e con MARIA ROSARIA CARLI

IL FU MATTIA PASCAL di Luigi Pirandello
adattamento di Daniele Pecci e con Giovanni Maria Briganti  Adriano Giraldi  Diana Höbel Marzia Postogna  Vincenzo Volo

scene Salvo Manciagli
costumi Françoise Raybaud
musiche Massimiliano Pace
regia GUGLIELMO FERRO

personaggi e interpreti

Mattia Pascal Daniele Pecci
Don Eligio / Anselmo Paleari Rosario Coppolino
Batta Malagna / Pantegada Adriano Giraldi
La vedova Pescatore / la signorina Caporale Diana Höbel
Romilda Pescatore / Adriana Paleari Marzia Postogna
Pomino / giovinetto al casinò Giovanni Maria Briganti
Terenzio Scipione Vincenzo Volo
Pepita / La donna del casinò Maria Rosaria Carli

Lo spettacolo ha una durata di 2 ore incluso intervallo

Teatro Quirino

 

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Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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