Doppio appuntamento con Salvatore Massimo Fazio

Doppio appuntamento con Salvatore Massimo Fazio

TORINO – Al Salone Internazionale del libro di Torino assisteremo a due appuntamenti con il filosofo outsider Salvatore Massimo Fazio che presenterà  la sua opera Regressione suicida, recente fatica editoriale che prosegue nel suo inarrestabile successo.

All’interno del ricchissimo programma di eventi del Salone torinese, non potevano mancare gli incontri filosofici. A suscitare maggior sorpresa è piuttosto il fatto che a trovare spazio saranno quest’anno anche voci fuori dal coro che vanno in controtendenza. Una di queste è sicuramente Salvatore Massimo Fazio, eclettico intellettuale che assomma su di sé le figure di scrittore, filosofo, pittore, musicista, nonché di operatore del terzo settore con ruoli di coordinamento e dirigenziali.

Si tratta di un autore conosciuto in Italia e in altri Paesi europei come la Spagna e la Norvegia, in cui è stato tradotto come “Massimo”. Le peculiarità  contraddittorie del filosofo catanese cominciano dal fatto che, pur essendo plurilaureato e pur essendosi il mondo accademico interessato all’originalità dei suoi lavori (fra gli studiosi più autorevoli, Umberto Eco volle incontrarlo perché intenzionato ad adottare in un corso monografico all’Università  di Bologna la sua opera prima I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza), egli è profondamente polemico nei confronti della struttura scolastica e accademica. A preoccupare ed irritare Fazio è in special modo il fatto che questi luoghi tendano a formare o de-formare schiere di idolatri che con atteggiamenti misti di follia e cretinismo, finiscono spesso senza rendersene conto col condizionarsi nell’atteggiamento, nel vestiario o peggio nell’inclinazione del tono vocale per assomigliare sempre di più ai propri maestri. Quel che è peggio, è che fra questi stessi drappelli di giovani, nascono cultori della materia, ricercatori e futuri docenti universitari, così da assicurale la sopravvivenza nel tempo di grottesco spettacolo circense.

Come abbiamo compiutamente detto in altre occasioni, in cui abbiamo avuto modo di intervistarlo e seguirlo nei suoi spostamenti, non ultime le date di Roma e Cassino, Massimo è stato definito da Luigi Pulvirenti fondatore della corrente filosofica del nichilismo cognitivo. Nello stile di scrittura e nelle tesi trattate è molto introspettivo, ma allo stesso tempo capace di raggiungere la larga utenza di lettori attraverso il suo atteggiamento spassoso e sagace.

Con Bonfirraro, casa editrice che sarà  presente al Salone del Libro con tre appuntamenti e di cui abbiamo recensito l’importante saggio La mafia e i suoi stereotipi televisivi, Fazio ha pubblicato nel 2016 il libro Regressione suicida. Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro, che lo ha portato tra i finalisti del Premio Nazionale di Filosofia di Certaldo Le figure del pensiero.

Con questa sua quarta opera, il filosofo si libera dall’ombra dei due maestri, il secondo dei quali conobbe di persona, e rinnega la speranza come illusione di salvezza di fronte al male della vita. La tesi di Fazio è però tutt’atro che abulica di fronte alla sofferenza, come non lo è la sua attività concreta di psicopedagogista clinico, con cui aiuta quotidianamente e con grandissimo successo le persone affette da disagio personale e sociale.

Salvatore Massimo Fazio sarà  presente a Torino in due momenti del Salone internazionale 2017. Il primo è quello di Sabato 20 maggio alle ore 11, allo Stand T29 del Lingotto, dove sarà  intervistato dalla FUIS – Federazione Unione Italiana Scrittori. L’indomani invece appuntamento al Salone Off, dove ci sarà  la mia presentazione in compagnia dell’Editore Salvo Bonfirraro e di Federica Campione. Vi aspetto Domenica 21 Maggio alle ore 12.00 al Si-Vu-Plé per conoscere meglio dal vivo il “brio nichilista” di questo interessantissimo autore.

Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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