Ettore de Conciliis e la sua land art al Maschio Angioino

Ettore de Conciliis e la sua land art al Maschio Angioino

NAPOLI – Ettore de Conciliis – spazi di quiete, paesaggi e land art. Questo il titolo, potente nella sua significanza evocativa, della mostra pittorica esposta lungo la svettante navata della Cappella Palatina del Maschio Angioino, dal 25 maggio al 26 agosto 2018, voluta dal Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e al Turismo, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e curata da Marco Di Capua e Filomena Maria Sardella. 

Ettore de Conciliis nasce ad Avellino, nel 1941. Ancora giovanissimo, realizza il Murale della pace nella chiesa di San Francesco di Borgo Ferrovia, nella provincia avellinese: un affresco che domina la parete di fondo dell’altare, lungo ventidue metri, alto sei, per una superficie complessiva di 120 mq. Un’opera giunonica, dunque, imponente, all’interno della quale coesistono, come facce di una sola medaglia, gli spettri della guerra, le sue brutalità, insieme a scene di pace, di fratellanza e giustizia sociale.
Accanto a Papa Giovanni XXIII e a San Francesco, Ettore de Conciliis dipinge John Kennedy, ad esempio, Mao Tse Tung, Cesare Pavese, Guido Dorso, Pier Paolo Pasolini, Fidel Castro, Pablo Picasso, Carlo Levi, Alberto Moravia, per citarne alcuni. Personaggi politici, intellettuali, filosofi. Nel 1965, qualcuno gridò allo scandalo, parlando di profanazione, di blasfemia, poiché una tale simultaneità di vita e morte, violenza e pace, santità e politica non s’era mai vista in un luogo sacro.

Tra il 1979 e il 1980, sempre attento ai temi sociali e caro all’arte di taglio civile, in collaborazione con Rocco Falciano e l’architetto Stocker, Ettore de Conciliis realizza Il Memoriale di Portella della Ginestra, opera di land art concepita in ricordo della strage del primo maggio 1947, perpetrata dal bandito Salvatore Giuliano, in Sicilia, in cui trovarono la morte undici persone, otto adulti e tre bambini. Altre ventisette furono gravemente ferite e perciò morirono in seguito. All’epoca, circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello si riunirono per manifestare contro il latifondismo e festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo durante le elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, quando, dal monte Pelavet, partirono numerose raffiche di mitra che colpirono la folla.
In occasione della mostra esposta nella Cappella Palatina del Maschio Angioino, accanto ai dipinti del maestro Ettore de Conciliis, saranno esposte anche le foto di Luigi Nifosì, a ritratto de Il Memoriale di Portella della Ginestra, appunto: una processione umana rappresentata attraverso una serie di blocchi di pietra, sopra i quali sono incisi i nomi dei caduti, disposti come in una triste coreografia sui luoghi dell’eccidio.

Ettore de Conciliis
In speculum translucet imago. Ettore de Conciliis

“Spazi di quiete” è un’espressione che presta il fianco con grande agevolezza ai dipinti di Ettore de Conciliis. La quiete intesa come fase propedeutica e necessaria alla pace. Acchetare, placare, rassicurare le tensioni, i turbamenti, quella specie di disarmonia intera che spesso ci portiamo dietro. Guardando i blu e i rossi di Ettore de Conciliis, questa profusione di acqua placida, lacustre, di campagna viva ma dormiente, cullata, si ha come l’impressione di fare un lungo respiro, alzando le spalle e poi di nuovo abbassandole, in un gesto spontaneo e distensivo, lo stesso chi si ferma e lascia andare, abbandona i pesi, gli eccessi inutili, rinunciando serenamente alle cose che non servono, quelle che generano solo rumore, solo confusione.
Nei suoi dipinti, la presenza dell’uomo non compare mai sotto fattezze umane immediatamente dichiarate, esplicite. È altrimenti percepibile per mezzo di indizi, tracce, piccole spie. Una barca in lontananza, ad esempio, o le luci artificiali della notte. Segni che lasciano intuire solamente il passaggio degli uomini, senza che questo incontri proclami evidenti.
Per l’incorniciatura, alla quale egli dedica particolare attenzione, si avvale di una talentuosa intagliatrice e doratrice polacca, Marzena Karpinska. La cornice ha il peso del limite che si fa pregio, in questo caso, giacché separa lo spazio virtuale interno dallo spazio reale esterno, così che il secondo non interferisca col primo e perciò garantendo al fruitore una esperienza visiva pura, scevra da qualunque forma di contaminazione.
C’è ritmo nei quadri di Ettore de Conciliis, c’è musica, come una melodia di sottofondo che ricorda Debussy in Clair de lune.

Ettore de Conciliis
Ettore de Conciliis. Ritratto

«Dinanzi all’opera di Ettore de Conciliis avviene che l’artista diventi taumaturgo dell’immagine e ne trasmetta, con i segni, le emozioni provocate dalla sua resa artistica, in particolare riferite al ritratto del paesaggio, una maniera armoniosa e acquetante che riedita in qualche maniera l’opera di Claude Monet», afferma Filomena Maria Sardella, co-curatrice insieme a Di Capua della mostra al Maschio Angioino.

E ancora, Sergej O. Androsov, Direttore del Dipartimento dell’Arte Figurativa dell’Europa Occidentale dell’Ermitage di San Pietroburgo, a proposito del maestro campano: «Nel panorama degli artisti contemporanei italiani Ettore de Conciliis occupa indubbiamente un posto di rilievo per via della varietà e dell’alto livello delle sue opere, oltre che per la loro impostazione concettuale. Talvolta può addirittura nascere l’impressione che esse siano il frutto di due personalità distinte, tanto possono differire le une dalle altre».

SCHEDA TECNICA

Titolo: “Ettore de Conciliis. Spazi di quiete, paesaggi e land art”

A cura di: Marco Di Capua e Filomena Maria Sardella

Luogo: Cappella palatina del Maschio Angioino, Napoli

Opere in mostra: Tele: de Conciliis; Foto di “Portella della Ginestra”: Luigi Nifosì

Organizzazione: Il Cigno GG Edizioni

Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e al Turismo

Date: 25 maggio – 26 agosto 2018

Catalogo: Il Cigno GG Edizioni

Info: Il Cigno GG Edizioni 06 6865493 redazione@ilcigno.org

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Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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