Everything is illuminated

Everything is illuminated

Premetto, in modo molto onesto, di non avere una solida cultura cinematografica. Ciò che sto per scrivere su “Ogni cosa è illuminata” sarà dettato semplicemente dalle sensazioni che il film mi ha concesso. Non ho intenzione di sbilanciarmi su osservazioni tecniche che non mi spettano, né annoiarvi con la solita recensione “criticaperforza”.
ogni-cosa-e-illuminata-2L’unica affermazione che mi sento di avanzare in merito è che l’interpretazione di Elijah Wood, protagonista del lungometraggio in questione, è in assoluto la più completa della sua carriera. Jonathan (nel film) è davvero un personaggio a tutto tondo. Di quelli che, dopo un paio d’ore di proiezione, sembrano assumere le sembianze di persone reali.
“Ogni cosa è illuminata” (tanto per contestualizzare un po’) è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo autobiografico di Jonathan Saffran Foer e il reportage del viaggio, sia fisico che spirituale, compiuto dall’autore stesso sulle orme del nonno, emigrante coatto dalla terra d’origine, l’Ucraina, verso il (meraviglioso?) mondo degli Stati Uniti. E’ così che un esordiente del cinema, Liev Schreiber, mette sul grande schermo un capolavoro letterario frutto del nuovo millennio che funziona sui registri del tragico e del comico. Era l’anno 2005.
boris-leskin-eugene-hutz-e-elijah-wood-in-ogni-cosa-e-illuminata-20089“Ogni cosa è illuminata” si presenta dunque come il percorso della nostra vita attraverso gli oggetti, è la dignità della memoria e l’ironia della sorte futura allo stesso tempo. E’ malinconia e sarcasmo puro, cronaca nuda e sarcasmo artefatto. E’ la fotografia delle differenze culturali che imparano a coesistere, dei poli che riescono a convivere, del superamento di antiche quanto rancorose questioni.
Questo è ciò che i miei occhi hanno letto. E che il mio cuore ha sentito. Perché secondo me “Ogni cosa è illuminata” ha una componente romantica oltretutto, un po’ camuffata senza dubbio, ma istantanea da avvertire per una inguaribile emotiva come me.
“Ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato…dall’interno guarda l’esterno, come dici tu alla rovescia… in questo modo io sarò sempre lungo il fianco della tua vita e tu sarai sempre lungo il fianco della mia vita”, ditemi se a voi queste poche righe non hanno fatto sentire un quid indefinito nello stomaco. A me sì, e vi prego, ammettetelo anche voi.

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Silvia Valesani

Silvia dal 1993, Sagittario ascendente Leone. Non che abbia particolare fede nell’astrologia, ma diciamo che, dati alcuni tristi precedenti, Paolo Fox è rimasto uno dei pochi uomini cui conferisco credibilità.
Studio moda, ho sempre voluto farlo. Studio moda a Firenze, anzi. Il che risulta ancora più poetico e umano. Lo so che Milano è la capitale italiana del Fashion, che è snodo principale e crocevia di personaggi influenti, ma ho scelto il compromesso di un’istruzione completa in una città la cui palette cromatica vada oltre la scala di grigi. Per Milano ci sarà tempo.
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