FICO, un viaggio unico nella Disneyland del cibo

FICO, un viaggio unico nella Disneyland del cibo

BOLOGNA – Il parco agroalimentare più grande del mondo offre ai visitatori un’esperienza completa sotto ogni aspetto riguardante il cibo. Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 24, FICO rappresenta il next level dell’enogastronomia. C’è chi parla di un potenziale da addirittura 6 milioni di visitatori all’anno.

Qualche mese fa abbiamo assistito all’apertura ufficiale di FICO Fabbrica Italiana Contadina il grande parco enogastronomico (il più grande al mondo a dirla tutta) firmato Eataly e Coop e fortemente voluto da Oscar Farinetti.

Che dire, tanta roba! La “Disneyland” del cibo, si espande su 2 ettari di campi e stalle all’aria aperta, nella zona del Caab (Centro agro alimentare di Bologna) .

E’ una scommessa, che punta a raccontare le eccellenze agroalimentari e la biodiversità italiana in grande scala: 150 aziende coinvolte, 40 fabbriche alimentari che producono carni, formaggi, pesce, pasta, dolci; sei giostre educative a tema; 47 punti di ristoro; un centro congressi da mille posti; sei aule didattiche; un teatro; un cinema che sarà gestito dalla cineteca di Bologna; 500 biciclette disegnate apposta per FICO dalla Bianchi per percorrere la pista ciclabile centrale; 22 campi coltivati; una tartufaia; 200 animali all’aria aperta; 2 mila “cultivar”; botteghe, bazar, mercato e aree dedicate a sport, bambini, servizi e lettura. Il tutto spalmato su 10 ettari, di cui otto al coperto.

La mission di FICO è quella di voler raccontare l’eccellenza enogastronomica e l’unicità dell’agroalimentare italiano, mostrando le tradizioni locali, la cultura del cibo di alta qualità e le competenze delle persone che lavorano nelle filiere agroalimentari.

FICO

Come sostiene Tiziana Primori, Ad di FICO Eataly World : “Fico è un luogo, prima di tutto, di verità, quanto lo è la terra e lo sono i suoi prodotti e valori. E’ orti, campi, un museo della civiltà contadina…. poi allevamenti, 40 aziende di produzione etrasformazione dalla Sicilia alla Romagna e al Piemonte….poi ristoranti e chiostri tematici”.

Si evidenzia così l’unicità del nostro territorio e del nostro clima, e della capacità di chi sa curare, trasformare e cucinare i prodotti agroalimentari.

Si potrebbe riassumere quella di FICO Eataly World come una palestra di educazione sensoriale al cibo e alla biodiversità, dove le eccellenze dell’agroalimentare e dell’enogastronomia italiana sono presentate e narrate dalla nascita nella terra fino all’arrivo nel piatto e nel bicchiere.

Tra le migliaia di visitatori presenti già il primo giorno di inaugurazione, vi erano molti autoctoni orgogliosi che questa importante realtà sia stata inserita a Bologna. Circa 17.000 il numero di visitatori previsti giornalmente.

FICO Eataly World

Si tratta di un progetto sicuramente di grande importanza nel campo nazionale che ha visto un’ampia organizzazione oltre che la presentazione da parte del presidente del Consiglio Gentiloni , di ministri, del Sindaco e di esponenti della Regione dei Consorzi alimentari oltre che del Patron Farinetti.

Un’ importante risposta da parte del pubblico che si è presentato generalmente entusiasta ed incuriosito anche se con ancora situazioni di scomodità: da una parte il discorso specifico sulla viabilità cittadina che in qualche modo si è intensificata esponenzialmente creando problematiche di intensificazione di traffico soprattutto nel percorso di raggiungimento tramite tangenziale, dall’ altra la mancanza di segnaletica adeguata sia esternamente agli stabilimenti (nelle aree cioè di parcheggio), sia internamente ( qui si denuncia una parziale mancanza di adeguate indicazione dei percorsi e delle aree sicuramente meglio identificabili tramite l’utilizzo di mappe scaricabili da internet o dal sito di FICO stesso).

Ampie anche le proteste da parte di ambientalisti oltre che da parte degli attivisti nella giornata dell’ inaugurazione.

Il progetto di FICO, partito nel 2012, fin dalla sua nascita è stato accompagnato da critiche sulla gestione e sul business dell’imprenditore piemontese.

In seno al progetto è nata persino la Fondazione Fico, presieduta da Andrea Segré (a cui partecipano le università di Bologna, Trento, Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo) che si occupa, fra le altre cose, di promuovere un consumo consapevole, originato certamente dalla conoscenza attenta della qualità dell’ambiente in cui il cibo si produce, oltre che di quella dove si consuma. Un tasto dolente èla presenza di uno dei più grandi inceneritori dell’Emilia Romagna (attivo dal 1973) a un km e mezzo di distanza dalla struttura.

A ridosso dell’apertura di Fico, tiene banco invece la questione del lavoro: «Fico Eataly World», ha dichiarato sempre l’amministratore delegato, Tiziana Primori «vuole essere un modello anche per il mondo del lavoro perché occupa circa 700 addetti, in buona parte giovani, che diventano quasi 3 mila con l’indotto. È una piattaforma imprenditoriale che unisce Nord e Sud Italia, piccole e grandi imprese per promuovere il made in Italy nel mondo a beneficio di tutto il Paese».

Ma su questo punto, c’è chi non è d’accordo,come alcuni collettivi bolognesi.

Polemiche infine anche sul fronte dei trasporti.

Trenitalia, partner del Parco, garantisce una rete di collegamenti ferroviari arrivando fino a 228 corse regionali al giorno e più di 180 treni a media e lunga percorrenza. In più, a scongiurare il pericolo “cattedrale nel deserto”, vista la zona periferica in cui è collocata FICO, ci penseranno i sette bus navetta dedicati, destinati a fare la spola tra il parco, la stazione di Bologna Centrale e il centro storico. Ma a finire sotto il tiro incrociato delle critiche è stato l’alto costo della navetta Tper: 5 euro la tariffa singola, e 7 andata e ritorno.

E infine cosa dire dell’immagine architettonica?

Sicuramente il progetto è funzionale: gli spazi sono stati ben organizzati, con impianti e strutture adeguate. Si poteva creare, a parere della scrivente, un’immagine architettonica di richiamo, con un design di forte impatto, pur rispettando gli involucri esistenti.

Per fare un esempio provocatorio: inserire all’interno una grande mela, o un grande FICO dentro cui entravano i fruitori…

INFO

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Nicoletta Gandolfi

Nicoletta Gandolfi

Dott. Arch. Nicoletta Gandolfi Giornalista.

Laureata in architettura e iscritta all’ordine dei giornalisti, ha da sempre scritto su riviste di settore. Con spirito eclettico, tipico degli architetti, si occupa di architettura, urbanistica, arte e musica. Collabora anche con televisioni locali. La curiosità è il motore fondamentale del suo interesse e continui aggiornamenti.

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