Giappone. Storie d’amore e guerra: alla scoperta dei maestri dell’Ukiyo-e

Giappone. Storie d’amore e guerra: alla scoperta dei maestri dell’Ukiyo-e

BOLOGNA – Il Mondo Fluttuante rivive nelle sale di Palazzo Albergati grazie ad una grande esposizione a cura di Pietro Gobbi, studioso d’arte giapponese. Il 24 marzo 2018 si e inaugurata la mostra Giappone. Storie d’amore e guerra.

Un viaggio alla scoperta dell’arte dell’Ukiyo-e e di tutto il mondo naturale giapponese: l’amore, la guerra, la natura e i loro significati impliciti, raccontati grazie a più di 200 opere di piccolo e medio formato organizzate in un percorso tematico curato dall’esperto d’arte giapponese Pietro Gobbi che, in occasione della conferenza stampa d’apertura, si è mostrato entusiasta di poter accompagnare i giornalisti nella visita della mostra. Una guida d’eccezione, sorridente e disponibile, che si è soffermata su ogni argomento per approfondire i temi che costituiscono l’oggetto dei suoi studi da tutta una vita. Un amore, il suo, che si è percepito chiaramente ogni qualvolta che ha avuto modo di svelare aneddoti, informazioni sulla ricerca e pillole di interesse storico, artistico e culturale sul Giappone. La mostra, visitabile fino al 9 settembre 2018, si snoda tra le sale del palazzo seguendo un’organizzazione tematica che consente al visitatore di addentrarsi nel vivo della cultura giapponese e di poter mettere a confronto sia esempi realizzati da grandi maestri come Hokusai, Hiroshige e Utamaro sia opere di artisti minori, in una visione d’insieme. Il soggetto principe è, come già detto, quello dell’Ukiyo-e, forma d’arte popolare che ben presto, grazie alle sue caratteristiche (bassi costi di produzione e velocità di diffusione), divenne linguaggio privilegiato del nuovo e fiorente ceto borghese nato durante il periodo Edo (1603-1868) e composto da commercianti, artisti e artigiani. Questo lunghissimo periodo di pace instauratosi a Edo, attuale Tokio, sotto il dominio politico e militare della famiglia Tokugawa, pose le condizioni favorevoli per la profusione della cultura edonistica del Mondo Fluttuante dell’ukiyo, che conobbe particolare diffusione sia a Edo sia nella regione del Kamigata, seppur privilegiando temi differenti.

Ukiyo-e

IL MONDO FLUTTUANTE – Ciò che si intende per Mondo Fluttuante è il voler accogliere la vita esattamente così come viene, rimanendo in perfetta sintonia con la natura, godendo di tutti i piaceri che essa offre all’uomo e senza curarsi delle avversità: accettando di buon grado il fatto che anch’esse facciano parte del naturale ciclo vitale di ogni essere vivente, ma senza mai perdersi d’animo a causa loro. Per fare un esempio in qualche modo utile alla comprensione di questa concezione della vita, il concetto del Mondo Fluttuante giapponese somiglia a quello che la filosofia occidentale identifica con l’espressione latina carpe-diem: cogliere l’attimo, vivere giorno per giorno. Per questo motivo tra le xilografie che raccontano il Mondo Fluttuante troviamo le meravigliose donne e la rigogliosa natura, i piaceri del sesso e gli affascinanti guerrieri samurai. Al centro degli Ukiyo-e c’è la vita: una vita colorata, imperniata su tradizioni plurisecolari, su riti quotidiani e su leggende da tramandare ai posteri. Un mondo che si presenta al contempo tanto semplice quanto complesso, di cui è necessario conoscere e apprendere il linguaggio: proprio a questo proposito all’interno del percorso espositivo è stata allestita, oltre ai tanti e accurati pannelli esplicativi, anche una piccola sezione dedicata alla tecnica di stampa e alla lettura delle opere, utilissima per comprendere la struttura grafica dell’ukiyo – la mancanza ricorrente di sfondi complessi, la presenza di testo e dei sigilli dell’editore e così via – e il metodo utilizzato dagli artisti per realizzarlo, la xilografia. Quest’antica tecnica, nata in Cina, è documentata in Giappone a partire dal VII secolo: consiste nella complessa realizzazione di una matrice di legno a rilievo, sulla quale venivano applicati i colori; le illustrazioni venivano poi trasferite sui fogli per assorbimento, grazie all’apposizione di carta leggermente inumidita sulla matrice precedentemente preparata. Un procedimento che non poteva essere eseguito da una sola persona ma che, al contrario, richiedeva il lavoro di un’equipe composta da artisti, incisori e stampatori che lavorava sotto il coordinamento dell’editore e concorreva in ogni passo al risultato finale. Un rito affascinante, quasi magico, che necessitava di pazienza, di tempo e di mani esperte.

Ukiyo-e

TEMI E PERSONAGGI – Proprio come suggerisce in maniera chiara e diretta il titolo della mostra, durante il percorso espositivo ci si ritrova di fronte a temi completamente differenti tra di loro. Tra i primi compare l’universo femminile: la bijin (letteralmente “bella donna”) è custode di grazia e fragilità, possiede tratti fisionomici idealizzati, è dotata di una sofisticata sensualità. Tutte queste caratteristiche vengono puntualizzate nelle stampe sia per la geisha, danzatrice e suonatrice, sia per la ōiran la cortigiana d’alto rango, colei che svolgeva il ruolo di intrattenitrice di piacere. Le protagoniste delle meravigliose stampe indossano kimono confezionati in stoffe pregiate, dalle fantasie più varie: un dettaglio che, come fa sapere lo stesso curatore, è un chiaro esempio di come l’arte dell’ukiyo-e venisse utilizzata anche a scopi “pubblicitari” (non si dimentichi che tra coloro che utilizzavano la produzione ukiyo come mezzo di comunicazione v’erano non solo artisti ma anche commercianti e, tra questi, anche mercanti di stoffe) e di come anche nei motivi degli abiti si possano nascondere significati ben precisi. Un esempio? Protagonista di una stampa che fa parte della serie “Imayo bijin musume awase” (Raccolta di giovani belle fanciulle), una giovane donna indossa sopra il kimono un uchikake decorato da un volo di gru, animale simbolo di longevità e dunque tema che ben si addice come augurio rivolto alla protagonista dell’illustrazione realizzata da Utagawa Toyokiyo.
Come detto più sopra, l’ukiyo è vita. Ed è per questo che, proseguendo nella visita, superato il meraviglioso mondo delle donne dai volti allungati e delle loro abitudini quotidiane (dalla cura del corpo all’arte della cerimonia del tè), viene contemplata la celebrazione dell’atto di generazione di nuova vita, la pittura della primavera: le stampe shunga, tema ampiamente affrontato soprattutto da Utamaro, sono popolate da corpi avviluppati in impenetrabili abbracci, posizioni erotiche e giochi passionali; l’amore e il sesso sono visti come un momento ricco di sentimento e di gioia, senza alcuna censura, spesso condito da un pizzico di ironia. E’ così che nascono i fiori, è questa la primavera della vita.

Ukiyo-e

Seguono i surimono, biglietti augurali caratterizzati dalla presenza di poesia e illustrazione in un connubio dall’effetto elegante e delicato, fino ad arrivare all’arte del teatro e alle rappresentazioni degli attori impegnati nella recitazione. Un insieme di personaggi danzanti e colorati, colti in espressioni imprigionate nel tempo o con indosso le maschere del teatro classico giapponese, protagonisti dei due generi tradizionali del teatro, il e il Kabuki. Molto interessante la testimonianza figurativa su due grandi cicli teatrali, derivanti da due episodi storici, il Soga monogatari e il Chūshingura, dei quali vengono brevemente narrate le storie grazie ai pannelli esplicativi. Nel periodo Edo appassionarono la popolazione a tal punto da divenire vere e proprie fonti d’ispirazione per opere postume e reinterpretazioni da parte di numerosi artisti.
Un turbinio di colori e di corpi, di armature e di armi si presenta ai nostri occhi nelle stampe musha-e che narrano le vicende dei samurai, solitari e importantissimi guerrieri del bakufu giapponese (letteralmente “governo della tenda”, in riferimento agli accampamenti militari) e fedelissimi del signore feudale. Di fianco alle musha-e è possibile ammirare esemplari di armature da parata, selle da combattimento, maschere da protezione e molte altre curiosità. Tra le opere in mostra non mancano di certo quelle ispirate alla religione e all’Olimpo Shintō, alle leggende e agli eroi, alle tradizioni del passato e a quelle contemporanee: la rappresentazione della natura in tutte le sue forme  non è mai solo fine a se stessa, ma diviene luogo di relazioni simboliche legate al corso della vita e al tempo; in altri casi è la cultura del popolo di Edo ed il popolo stesso a divenire protagonista dell’ukiyo per tramandare le tradizioni nel corso dei secoli.
La figura dell’uomo rimane centrale anche quando, con la nascita della fotografia, l’arte della produzione ukiyo progressivamente venne meno, lasciando il posto alla nuova tecnologia. L’ultima sezione della mostra è dedicata proprio a questo momento: di chiara ispirazione alle stampe ukiyo, le fotografie ritraevano uomini e donne in momenti di vita quotidiana e venivano colorate a mano da esperti pittori, affinché somigliassero il più possibile all’antica tecnica tramandata durante il periodo Edo. Una madre che allatta il proprio figlio in fasce, due giovani donne in kimono, suonatrici e paesaggi naturali si alternano ad altrettante scene di genere e di vita quotidiana del Giappone tra la seconda metà del XIX e l’inizio del XX secolo.
Le opere, tutte provenienti da collezioni private, costituiscono un nucleo prezioso di testimonianze sul mondo dell’arte giapponese e approdano a Bologna dopo aver viaggiato per il mondo partecipando ad altre esposizioni sia in altre città italiane che all’estero, raccogliendo il favore della critica. È la prima volta che la città felsinea ospita una mostra sui maestri giapponesi e l’evento si propone come occasione di conoscenza e approfondimento della cultura orientale. Il gruppo Arthemisia infatti, oltre ad aver organizzato l’esposizione, ha deciso di integrarla con un’ampia offerta di eventi collaterali, organizzati in collaborazione con Nipponica, festival della cultura giapponese nato nel 2005 da un’idea dell’Associazione Culturale Symballein. Con cadenza settimanale, a partire all’8 Aprile, gli eventi collaterali affronteranno temi sempre nuovi come la cerimonia del tè, gli origami, la scrittura, il kimono e molto altro ancora, senza dimenticare i più piccini e le offerte didattiche a loro riservate.

Maggiori informazioni sul sito di Palazzo Albergati

Informazioni utili:

La mostra Giappone. Storie d’amore e guerra, è organizzata dal gruppo Arthemisia con il patrocinio del Comune di Bologna, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Fondazione Italia – Giappone.
Dove: Palazzo Albergati, Via Saragozza 28, Bologna.
Quando: dal 24/03/2018 al 9/09/2018
Orari d’apertura: tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 20
Biglietto d’ingresso: Intero 14 €/ Ridotto 12 €

Photocredits:

Copyright Marianne Bargiotti Photography 2018

MostraGiapponeBologna

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Marika Jessica Farina

Marika Jessica Farina

Vivo a Bologna ma la mia terra natale è sempre nel cuore. Il vento della Sardegna, il mare, gli aspri paesaggi e l’odore di ginepro non mi abbandonano mai. Ne porto sempre con me un pochino, perché le radici sono lunghe e ben salde, motivo della mia determinazione e della mia testardaggine. Ho imparato ben presto che le mete si raggiungono con costanza e dedizione. Laureata in Arti Visive, scrivere mi dà modo di raccontare ciò che vedo, amo, studio. L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando coloravo i muri con i pastelli, cercando di non farmi scoprire da mia madre. Da allora prediligo giorni arcobaleno, specchio della mia personalità.
Marika Jessica Farina

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