Tra sogno e realtà, scopriamo il Giardino dei Tarocchi

Tra sogno e realtà, scopriamo il Giardino dei Tarocchi

CAPALBIO – Quest’anno il calendario ci è amico e, tra festività, ponti e weekend lunghi, non possiamo farci mancare il tempo per una giornata fuori città. Qui vi consiglio la magia del Giardino dei Tarocchi.

MyWhere vi porta nel pieno della Maremma toscana, a pochi chilometri da Capalbio, in provincia di Grosseto, nella frazione di Gravicchio; qui esiste un luogo tra il magico e l’esoterico, unico nel suo genere: il Giardino dei Tarocchi.

Il Giardino dei Tarocchi è un’opera d’arte a tutti gli effetti; è stato ideato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle che, a partire dal 1979, individuò un sito ideale per la sua realizzazione: una vecchia cava di pietre in cui erano ancora presenti i dislivelli di escavazione.

Il luogo le sembrò perfetto: appartato, lontano dal turismo di massa poiché come espressamente ci indica il cartello all’entrata, il Giardino doveva essere «un posto metafisico e di meditazione, un posto lontano dalla folla e dall’incalzare del tempo dove è possibile assaporare le sue tante bellezze e i significati esoterici delle sculture. Un posto che faccia gioire gli occhi e il cuore».
Il suo nome deriva dall’essere abitato dai 22 arcani maggiori dei Tarocchi, figure umane, animali e mitologiche.

Varcato il muro del perimetro di accesso, realizzato dall’architetto Mario Botta, la cui sola grande apertura al centro, divide il mondo quotidiano da quello onirico, la strada sterrata sale fino alla grande piazza centrale occupata da una vasca e sovrastata dalle figure unite della Papessa e del Mago, i primi arcani dei Tarocchi che ci accolgono nel percorso.

La vasca circolare in cui si raccolgono le acque sgorganti a cascata dall’enorme bocca aperta della Papessa (è impossibile non notare le analogie con l’Orco di Bomarzo), ha al suo centro la Ruota della Fortuna, scultura meccanica semi-movente eseguita dal marito di Niki, Jean Tinguely. Un altro punto di riferimento importante ed evidente è Parc Güell a Barcellona, opera di Gaudì.

Dalla piazza centrale possiamo muoverci attraverso l’arco del Sole, forza vitale; scegliamo il percorso da seguire: non ci sono indicazioni o un itinerario prefissato, questo potrebbe disorientare ma il fitto diramarsi delle piante, che nasconde parte delle opere dei Tarocchi, è previsto nel progetto di Niki de Saint Phalle. L’artista voleva che la visita al Giardino fosse «una passeggiata attraverso la natura e che le sculture si scoprissero una dopo l’altra», senza avere una veduta d’insieme.

Le opere si innestano perfettamente nei profili collinari, come se fossero generate dal terreno, create da un processo organico; «Immergermi totalmente nel luogo era l’unico modo per realizzare questo Giardino dei Tarocchi», scriveva l’artista.

E questa fusione con quanto stava creando si manifestò, di fatto, nell’aver deciso di abitare per un certo periodo all’interno di una delle sue sculture: l’Imperatrice, come una Sfinge, diveniva luogo di incontro anche con coloro che lavoravano al progetto; gli stessi abitanti di Capalbio collaborarono alla manodopera del Giardino. All’interno dell’Imperatrice sono visibili ancora la cucina, il bagno, la sala da pranzo e la camera da letto.

Le sculture più grandi sono state iniziate nei primi cinque anni di attività, in concomitanza con la presenza dell’artista nel cantiere. Lo scheletro di sostegno di queste grandi strutture è un’armatura d’acciaio, su cui viene fissata una rete metallica per fare da supporto al cemento gettato a spruzzo.

La superficie è prima rifinita dai collaboratori; in seguito Niki de Saint Phalle delinea i motivi direttamente sul cemento e li suddivide in aree che vengono ricoperte con piastrelle di ceramica, cotta direttamente sul posto e decorata in vari colori e dimensioni; in alcuni casi sono utilizzati frammenti di specchi o vetri colorati. Furono necessari 17 anni per completare interamente il Giardino dei Tarocchi .

Accanto alle monumentali sculture-architetture degli arcani maggiori, incontriamo anche opere di dimensioni ridotte: sono gli skinnies, figure realizzate attraverso perimetri di tubi colorati, riempiti visivamente dal paesaggio circostante. Queste opere sono dotate dell’elemento della trasparenza: semplici contorni che lasciano intravedere il contesto in cui sono inserite ma lo catturano al loro interno.

Sul cemento delle stradine che percorriamo sono incisi messaggi e pensieri che accompagnano il visitatore nel suo cammino iniziatico; altre iscrizioni e disegni ricoprono il tronco dell’Albero della Vita, con teste di serpente al posto dei rami.

Qui ci appare anche la figura dell’Impiccato: capovolto ci suggerisce un alternativo punto di vista da cui guardare la realtà. Da qui, sulla destra, si mostra in tutta la sua potenza la figura della Giustizia, a ricordarci di giudicare prima noi stessi, nei nostri lati più scuri e poi volgerci a quanto ci circonda; al suo interno, al di là di un cancello serrato da un lucchetto, un’altra delle sculture meccaniche di Tinguely, con lo stesso soggetto.

Spicca in altezza tra i vari Tarocchi la Torre di Babele, ad indicare le costruzioni fisiche e mentali, non fondate su basi solide; accezione non del tutto negativa poiché ci ricorda l’importanza di rompere le mura della mente e guardare oltre.

Proseguendo incontriamo gli Innamorati, Adamo ed Eva creati dall’artista: la prima coppia, coloro che hanno compiuto una scelta; scegliere implica l’errore che è ammesso in virtù del suo essere momento di crescita e conoscenza di se stessi.

Concepita come un castello, la scultura dell’Imperatore, forma quasi una cittadella fortificata, con torri (22 colonne come il numero degli arcani maggiori) a sostenere il loggiato percorribile.
Il piccolo cortile, creato dal profilo ondeggiante di questa struttura, vede al centro una vasca in cui si trovano le caratteristiche sculture di Niki, le Nanas, colorate e gioiose.

Arte nella natura e natura nell’arte; gli alberi preesistenti sono stati accuratamente difesi, conservati ed accolti dalle opere così come quest’ultime appaiono nascere dalla vegetazione; si è provveduto anche a ripiantate erbe aromatiche proprie della macchia.

Nel corso del tempo la natura continua a crescere, si modifica nelle stagioni e nei colori riflettendosi in modo sempre diverso negli specchi che ricoprono le superfici; si creano così un legame ed un dialogo che rende vive le stesse sculture. È come se il giardino dei tarocchi fosse in movimento, come se fosse vivo: l’elemento vegetale e quello animale, che prende forma nei simboli dei tarocchi, si fondono e si mostrano ai nostri occhi.

I mosaici specchianti frammentano e riflettano la nostra immagine che viene così catturata dalle sculture e restituita nel legame indissolubile con quella stessa natura in cui siamo immersi; sembra quasi che l’artista ci conceda in questo modo di perdere la nostra materialità e consistenza, offrendoci la possibilità di essere trasportati in una dimensione altra, fantastica ed onirica, in un gioco misterioso dai rimandi criptici e suggestioni che rendono il nostro percorso come un viaggio onirico.

Ideale per una gita fuori porta che unisce arte e natura, è possibile combinare in un’unica giornata l’entrata pomeridiana al Giardino dei Tarocchi (dalle ore 14) e la visita a Capalbio, poco distante. Il piccolo borgo, che si inserisce perfettamente nella caratteristica tradizione toscana, è legato al giardino stesso: una scultura dell’artista campeggia al centro della piazza antistante l’ingresso delle mura.

Passeggiando tra i vicoli, merita sicuramente la nostra attenzione la possibilità di salire sul camminamento di ronda delle mura di cinta; percorrendo delle scalette raggiungeremo il punto più alto: una vera e propria terrazza sulla Maremma, da cui, nelle giornate più limpide, potremo scorgere in lontananza il litorale oppure ammirare il tramonto del sole.

Per info su come arrivare, orari e prezzi consultate il sito del Giardino.

Giardino dei tarocchi

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Giulia Chellini

Giulia Chellini

Silenziosa scrutatrice, appassionata di arte e restauro; spesso sogno ad occhi aperti il mondo come dovrebbe essere per dimenticare il mondo come è..ed intanto perdo l’autobus. Fotografo dettagli insignificanti, cerco quadrifogli nei prati e parlo con i gatti. Penso che lo scopo della vita sia racchiuso nella parola “scoprire”: luoghi, cose e persone.
Giulia Chellini

2 Responses to "Tra sogno e realtà, scopriamo il Giardino dei Tarocchi"

  1. Antonia Storace
    Antonia Storace   29 aprile 2017 at 14:24

    Un posto magico, letteralmente. Un vero incanto!!

    Antonia

    Rispondi
    • Giulia Chellini
      Giulia Chellini   29 aprile 2017 at 14:53

      Forse sono di parte ma è davvero bello, merita una visita! :)

      Rispondi

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