Uomini che diventano donne. In nome del sesso perduto

Uomini che diventano donne. In nome del sesso perduto

Prima partita 

«Ciao Vasco. Ho bisogno di un tuo consiglio. Che tu, di donne, te ne intendi.»
«Dimmi, caro.»
«Mi spieghi perché una donna, da quando diventa madre, perde interesse verso il sesso?»
«Beh, mica è sempre così. Spiegati meglio.»

«Infinite sono le testimonianze che ho raccolto da amici con figli che, nel tempo, hanno visto “spegnersi” le proprie compagne in termini di libidine, malizia, desiderio. Secondo loro, una volta divenute mamme, sviluppano una sorta di assuefazione sessuale, che isola l’uomo in una frustrante condizione di inattività e innalza la donna a un immacolato piedistallo di “santa mammina”, che nessuno può più avvicinare. Da lì l’imbarazzante goffaggine degli approcci dell’uomo verso la donna, sempre pronta ad accusare il compagno di pensare solo al sesso. Non dovrebbe essere felice, invece che irritata, che il proprio uomo continui a desiderarla? Com’è possibile che accada il contrario? Mi sembra veramente un paradosso.»

«Ho capito. Tutto chiaro. In realtà, non è un paradosso. Ed è più semplice di quanto pensi. E, soprattutto, fa parte di un processo tanto naturale quanto inevitabile. Almeno in gran parte dei casi. Almeno in quei casi a cui fai riferimento tu. Quando diventa madre, una donna vive un’intensa e profonda trasformazione. Che non è solo uno stravolgimento della propria identità personale. È anche un violento terremoto. Fisiologico e ormonale. Emotivo e di responsabilità. Che strapazza obiettivi e prospettive. E rivoluziona scale di valori e priorità. Le reazioni individuali variano assai da madre a madre. Non tutte, infatti, peccano d’ardore. Ma, in linea generale, si tratta di un cambiamento senza precedenti. Che sconquassa profondamente sentimenti e istinti. Spesso a partire proprio da quelli sessuali. In tante, tantissime donne. Calate, così d’improvviso e senza preparazione alcuna, nelle travolgenti vesti materne. Bada bene, non lo dico io. Bensì ce lo insegnano l’etologia e la genetica e la biologia umana. Attraverso le loro affascinanti e sorprendenti scoperte. Come quelle gradevolmente narrate da Desmond Morris nei suoi capolavori L’animale donna e La scimmia nuda. O da Richard Dawkins nel rivoluzionario e spietato Il gene egoista. O da Konrad Lorenz nei tanti scritti “animali”, che hanno reso celebre il comportamento animale nel mondo scientifico. O ancora negli studi, per i più avvezzi alla terminologia tecnica – tra i quali non credo rientrino i tuoi zotici amici –, di Donald Symons, Michael Ghiselin, Richard Michod e Bruce Levin. Ecco. Tutti libri e pubblicazioni e articoli che raccontano il comportamento sessuale della nostra specie. E le sue infinite complessità. E le sorprendenti ripercussioni nella vita di tutti i giorni. Soprattutto dinanzi alla procreazione. Al divenire genitori. Momento, questo, caratterizzato tanto da ineguagliabile potenza e forza biologica. Quanto da paradossale misconoscenza e radicata ignoranza. Specialmente da parte del “maschio medio”. Che non vede al di là del proprio naso (e uccello). Rimanendo così prigioniero delle sue stesse pulsioni sessuali. Elementari e banali e cieche. E pure sorde. Che ne dominano pensieri e azioni. Trasformandolo, agli occhi della compagna, ora divenuta madre, in un rozzo scimmione. Sempre fastidiosamente arrapato e dallo sguardo felino. Che non capisce un cazzo di ciò che veramente sta accadendo. E che vuole soltanto scopare, scopare, scopare.»

«Ohilà, ero sicuro che avresti avuto una risposta. E che risposta… Scusami però, vuoi dire che, se i miei amici leggeranno ‘sti libri, si ritroveranno impaccati di gnocca?»

«Ma no, idiota. I libri possono solo aiutarli ad ampliare i propri orizzonti. A svilupparsi mentalmente. A capire e sapere di più. E, soprattutto, a non fissarsi sul fatto che scopano poco o niente. Soprattutto rispetto a prima. Perché quel “prima” lì non esiste più. E mai tornerà, almeno com’era un tempo. Potrebbe invece risorgere in una nuova forma. In una veste più ricca e bella e gratificante. Ma, perché succeda, i tuoi amici dovranno impegnarsi molto. Ben oltre la lettura di qualche buon libro.»

«Impegnarsi? In che modo?»

«Entrando nella testa delle proprie compagne. Ragionando come loro. Come le donne. Diventando donne. Madri, soprattutto. Pensando, sentendo, vedendo lo spazio e il tempo, la vita, il mondo in cui vivono come fossero essi stessi madri. In altre parole, dovranno fare un salto mentale pazzesco. Complicato e faticoso. Ma potenzialmente straordinario. Perché, se riusciranno nell’impresa, allora il sesso tornerà. Eccome se tornerà. Più di prima. E meglio di prima. Il trucco, vecchio mio, è tutto qua. È solo un gioco di ruoli. Un uomo che riesca a essere donna, o addirittura madre, avrà una vita di coppia assai felice e ricca. E tutto il sesso che desidera.»

«Cavolo, bella ‘sta storia… Ma ne saranno capaci?»
«No. In gran parte no.»
«E allora cosa succederà, Vasco?»
«Allora, come si dice a Bologna, non gli rimarranno che pugnette e gassosa…»
«Soccia…»
«Ecco, per quello la vedo già più difficile.»
«Infatti.»

 

© Vasco Rialzo – vascorialzo.blogspot.com


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Vasco Rialzo

Scrittore bolognese, per nulla ordinario e convenzionale. Che da una frase d’una giornalista s’è inventato d’essere fondatore del genere narrativo “techno”. Che calza a pennello, in realtà. Visto che nasce come deejay techno. E che ha iniziato a scrivere di recente, infatti. Ormai decrepito, comunque. C’è chi dice che si vede. Ma Vasco se ne frega. E continua a farlo. Anche dopo il primo libro “Chilliens (donne)”. E dopo il secondo, “Tipo fratello e sorella”. E anche dopo il terzo, “Bologna senza vie di mezzo”. E anche dopo il quarto, “Adéu. Romanzo techno”
Vasco Rialzo

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2 Responses to "Uomini che diventano donne. In nome del sesso perduto"

  1. Simona Gavioli
    Simona   27 Ottobre 2012 at 21:53

    Argomento azzeccato. Ogni settimana, quando mi incontro con le amiche del cucito, mi ritrovo a sentir parlare di questo argomento.

    Io sono single, non ho figli e nemmeno l’idea lontana di un compagno e sentir dire alle mie amiche che il marito, dopo la gravidanza le ossessiona con il sesso mi fa pensare moltissimo.

    Cosa succederà dopo il parto, che forse la libidine prenda il volo dal condominio e si schianti dal settimo piano? Forse diventiamo asessuate e senza nessuna voglia? o forse semplicemente siamo così stanche della giornata a cambiare pannolini, pulire culi sporchi e fare poppate che il sesso ci sembra un parentesi inutile nella nostra vita.?

    Non so darmi risposta. Ma il tuo post ha aperto una strada molto interessante e mi sa che ne riparleremo leggendo il tuo articolo, il prossimo venerdì, con le amiche di sempre
    grazie Vasco
    Simona

    Rispondi
    • Vasco Rialzo   29 Ottobre 2012 at 18:44

      Grazie a te, Simona. Hai lanciato degli spunti (non sputi) interessanti, che completano e provocano ulteriormente il tema.

      Un caro amico, proprio l’altro giorno, aggiungeva questa riflessione. Per lui fare sesso sarebbe un modo naturale e straordinario per vincere e sconfiggere le stanchezze, le frustrazioni, le insoddisfazioni e i pannolini (visto che li cambia pure lui). Una strategia bellissima per riconquistare se stesso e la propria compagna, e rifarsi dello schifo che la vita ti impone. Una sorta di rivalsa sensoriale e emotiva, di rara potenza. La moglie, però e assai contrariamente, gli ha detto che per lei non è così e mai lo sarà, nel modo più assoluto, perché lei per fare sesso non deve avere stanchezze, frustrazioni, insoddisfazioni, né tantomeno pannolini da cambiare. Lei, perché le venga voglia di sesso, deve essere libera da ogni pensiero negativo, serena e tranquilla interiormente. Cioè mai. Ecco allora che ho portato una confezione da sei bottigliette di gassosa al mio amico. Per il resto (pugnette), si arrangerà…

      Love & Sex.

      Sissignori e sissignore.

      Vasco!

      Rispondi

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