Il gioiello oltre il gioiello: quali prospettive future?

Il gioiello oltre il gioiello: quali prospettive future?

MONDO – i Gioielli del Futuro. La sperimentazione nell’ambito dell’oreficeria e del bijoux è in continua evoluzione, ricca di proposte nuove ed esuberanti, pronta a soddisfare le esigenze di un mercato insaziabile.

Sfogliando le riviste di moda è possibile imbattersi in qualsiasi tipo di creazione, destinata ad ornare corpi sulle passerelle e persone immerse nella routine quotidiana, attente a rimanere al passo con i tempi. Qualche giorno fa, spinta dalla curiosità della ricerca, ho visitato il sito internet del Museo del Gioiello di Vicenza, il primo museo del gioiello in Italia. Si tratta di un’istituzione giovane, nata nel 2014 e realizzata all’interno della Basilica Palladiana. Diretta e curata da Alba Cappellieri, una delle più importanti studiose del gioiello in Italia e Professore di Design del Gioiello presso il Politecnico di Milano, aveva già in passato attirato la mia attenzione, poiché propone un percorso di conoscenza delle arti orafe sia scientifico che didattico e in continuo rinnovamento.

L’equipe di storici dell’arte, designer, antropologi ed esperti delle arti orafe che compongono il comitato scientifico cambia ogni due anni, così come la mostra, affiancata da numerose mostre temporanee. I pezzi esposti sono suddivisi in sale espositive secondo nove categorie: simbolo, magia, funzione, bellezza, arte, moda, design, icone e futuro.

È stato proprio nella Sala del Futuro, curata dal Designer Industriale Odoardo Fioravanti, che ho scoperto due artiste particolarmente interessanti, Akiko Shinzato e Lauren Kalman. Entrambe hanno catturato la mia attenzione perché utilizzano materiali immediatamente riconoscibili per realizzare gioielli-non gioielli in un gioco continuo di forme, colori, concetti e dialogo con il corpo. I. Akiko Shinzato Akiko Shinzato è un’artista di origini giapponesi. Nata a Okinawa nel 1986 ha iniziato la sua carriera nel 2009, quando ancora era una studentessa: attualmente è docente del Corso di Design del Gioiello presso la scuola della sua città. Nella selezione di gioielli proposta dal Museo di Vicenza è esposta una sua creazione datata 2015, pensata per la retrospettiva in onore della carriera di Alexander McQueen, Savage Beauty. Si chiama Clown e si tratta di una grande maschera che avvolge il viso in verticale, coprendo solo bocca e orecchie. Realizzata con cristalli Swarovski, riproduce il sorriso di un pagliaccio; la bocca rossa e tirata è una trasformazione del trucco in gioiello, pensata per dar modo a chi la indossa di assumere un’altra identità.

1 Akiko Shinzato

Akiko Shinzato è un’artista di origini giapponesi. Nata a Okinawa nel 1986 ha iniziato la sua carriera nel 2009, quando ancora era una studentessa: attualmente è docente del Corso di Design del Gioiello presso la scuola della sua città. Nella selezione di gioielli proposta dal Museo di Vicenza è esposta una sua creazione datata 2015, pensata per la retrospettiva in onore della carriera di Alexander McQueen, Savage Beauty. Si chiama Clown e si tratta di una grande maschera che avvolge il viso in verticale, coprendo solo bocca e orecchie. Realizzata con cristalli Swarovski, riproduce il sorriso di un pagliaccio; la bocca rossa e tirata è una trasformazione del trucco in gioiello, pensata per dar modo a chi la indossa di assumere un’altra identità.

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Clown, 2015, pelle conciata al vegetale, colore acrilico e cristalli Swarovski, Collezione privata
dell’artista. © 2014 by AKIKO SHINZATO

Sempre nel 2015 l’artista realizza un’altra serie di gioielli. Anch’essi si basano sul concetto della maschera, del trucco mobile e prezioso, del cambiamento d’identità.

Another Skin è il nome deciso per questa collezione, la quale si compone di due “tipologie di pelle” differenti: da un lato il trucco, simulato da una serie di cristalli Swarovski chiamata “Wearing makeup”, dall’altro “Putting on someone’s identity” un collage di parti di visi diversi, un’idea giocosa per mutare identità. L’artista giustifica queste scelte formali come un metodo per superare l’ansia dell’aspetto fisico nell’era dei social, nell’epoca in cui tutti ambiscono alla perfezione e in cui i difetti sono vere e proprie chimere da combattere.

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Another Skin “Wearing makeup”, 2015, occhi/naso, ottone placcato oro e cristalli Swarovski.

È proprio da questo sentimento di inquietudine sociale che parte la sua ricerca: i dispositivi facciali, realizzati in filo in ottone placcato oro prendono ispirazione dai pince-nez – occhiali senza stanghette molto diffusi durante il XIX secolo – e si combinano a cristalli che simulano il trucco del clown o a pelle conciata al vegetale con impressi attributi presi in prestito da altri anonimi visi.

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Another Skin “Putting on someone’s identity”, 2015, occhi/naso, ottone placcato oro e pelle conciata
al vegetale. © 2014 by AKIKO SHINZATO

Chi indossa questi gioielli orna il proprio volto con un trucco prezioso, scintillante, provvisorio; indossa una maschera fatta apposta per superare le difficoltà connesse all’estetica e agli ideali odierni di bellezza. Allo stesso tempo, indossando i dispositivi confezionati con i dettagli in cuoio, ognuno ha la possibilità di mixare i propri connotati con quelli altrui, dando vita ad ambiguità e trasformismo nel vero e proprio senso della parola.

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Another Skin “Wearing makeup”, 2015, guance, ottone placcato oro e cristalli Swarovski.

Tutti i dispositivi sono studiati in modo da adattarsi perfettamente alle forme del viso, ancorati nei punti più nascosti tramite il piegamento del filo d’ottone – materiale che si presta molto bene a questo scopo – affinché l’artificio diventi quasi impercettibile: i cristalli sembrano sospesi, leggeri, quasi volatili. L’artista si concentra sul viso poiché è questa la parte del corpo di cui normalmente ci preoccupiamo di più; è il viso lo specchio dei sentimenti, sede per eccellenza della necessità di apparire, sempre e comunque in mostra.

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Another Skin “Putting on someone’s identity”, 2015, bocca, ottone placcato oro e pelle conciata al
vegetale, perla d’acqua dolce coltivata, specchio. © 2014 by AKIKO SHINZATO

Akiko Shinzato porta avanti una ricerca sull’identità degli individui, sull’originalità, sul personalismo, in un momento storico in cui tutto è ormai serializzato, standardizzato, anche i canoni estetici. La giovanissima designer dimostra come possa essere semplice mutare la propria esteriorità mascherando intimi sentimenti o rendendo esplicita l’espressione di un momento con l’ausilio dell’artificio mobile.

Si tratta di gioielli-non gioielli: è abbastanza chiaro che alcuni di essi non potrebbero assolutamente essere indossati nel quotidiano, poiché impedirebbero la vista e sarebbero particolarmente scomodi in qualsiasi momento della giornata.

Non a caso, queste creazioni sono in grado di suscitare molteplici perplessità nell’osservatore: siamo di fronte al gioiello inteso nella maniera tradizionale o ciò che vediamo è più una ricerca, una sorta di mimesi e prolungamento del corpo, puro design che gioca a sovrapporre il truccogioiello così come il gioiello-identità alle forme del nostro viso?

2. Lauren Kalman

La seconda donna di cui voglio parlarvi è Lauren Kalman, artista visuale di Detroit. Cresciuta nel Midwest, si forma presso l’Ohio State University nel corso di Arte e Tecnologia. La giovane performer vanta una nutrita presenza a livello internazionale, con esibizioni e mostre sia in gallerie che in numerosi musei. Attualmente è docente associato presso la Wayne State University.

Si tratta di una donna completamente inserita nell’arte contemporanea e che fa del suo lavoro un continuo indagare sul corpo, sulle forme, sull’ornamento, sulla bellezza: indagini che conduce mediante la performance e che registra grazie a supporti video e foto.

La sua produzione, come lei stessa afferma, inizia con opere derivanti dalla sua formazione nell’ambito del gioiello in senso stretto, per poi evolversi in ornamento diffuso, in qualcosa che è ben lontano dal poter essere identificato come gioiello tradizionale. Eppure, il suo lavoro è una costante ricerca dell’ornare il corpo, il proprio corpo, utilizzando tecniche legate all’artigianato contemporaneo. I materiali che adopera sono tanti: da tessuti e perline fino a oggetti metallici, installazioni, stampe 3D, in una perpetua rivendicazione dell’essere donna e dello stretto legame del sesso femminile alle mansioni artigianali, che l’artista vede in netta contrapposizione con quella che definisce arte contemporanea bianca, riservata invece a nicchie maschili.

É possibile ammirare una delle sue opere proprio nella Sala del Futuro: si tratta di uno dei pezzi facenti parte della collezione Hard Wear, nello specifico della categoria dei Gioielli per bocca (Oral rims). Il gioiello, lavorato nel 2006, è stato realizzato con gesso e rame elettroformato placcato in oro e riproduce fedelmente le gengive della Kalman. E’ indossabile, come è ovvio, solo dall’artista, e simboleggia la contrapposizione tra eternità e caducità della vita, perfezione e decadenza del corpo.

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Hard Wear “Oral Rims”, 2006, stampa a getto d’inchiostro, rame elettroformato placcato oro. Gesso,
Collezione dell’artista. © Copyright Lauren Kalman 2004-2017

Seguendo il concetto dell’utilizzo del corpo come punto di partenza per le sue creazioni, Lauren Kalman realizza un’altra serie, Devices for filling a void, che letteralmente significa “dispositivi per riempire un vuoto”.

I vuoti in questione sono le nostre cavità corporee, le più nascoste, le più intime. Questo lavoro diventa vera e propria scultura, unisce il metallo alla ceramica, il neutro e il personale, dando vita a pezzi unici e non facilmente classificabili in un’unica categoria.

Tutta la produzione della Kalman è incentrata sull’ornamento e sul corpo femminile, sull’erotismo, sulla decadenza, sul rituale, espressi secondo interazioni prettamente scultoree tra corpo e materia. I frutti di queste sperimentazioni sono sculture polimateriche che mostrano al loro interno i segni del corpo dell’artista, dal morso alle venature dell’epidermide, fino ad arrivare al calco completo di alcune porzioni di corpo.

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Devices for filling a void, 2013-2017, stampa a getto d’inchiostro 20×16″, rame elettroformato
placcato oro, ceramica. © Copyright Lauren Kalman 2004-2017

Osservare le fotografie che immortalano l’artista nel momento delle performance può in alcuni casi essere addirittura un’esperienza dura, difficile da assimilare e da comprendere per via dei “riempimenti estremi” a cui la giovane donna si sottopone.

Nonostante questa violenza visiva il processo sviluppato dall’artista impone l’oro come soggetto pregnante di tutto il suo lavoro e ne evidenzia le qualità sia materiali che simboliche.

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Devices for filling a void, 2013-2017, stampa a getto d’inchiostro 20×16″, rame elettroformato
placcato oro, ceramica. © Copyright Lauren Kalman 2004-2017

3. Conclusioni

Le due artiste presentano all’osservatore due lavori a prima vista completamente diversi tra loro. Ad un’attenta analisi ci si potrà invece rendere conto che entrambe focalizzano la loro attenzione su chiavi comuni: la femminilità, la pressione esercitata dalla società contemporanea, la ricerca di se stessi o del doppio che si porta in giro per il mondo e che muta a seconda del contesto.

Si tratta di un’esplorazione del corpo attuata per accrescere la coscienza che ognuno di noi possiede, sia di esso che della sua struttura; si tratta, da una parte, di un’azione di addizione, di modifica, di estetica. Dall’altra, di imprimitura, di scultura del corpo, dell’espressione della sofferenza trasformata in bellezza, in qualcosa di eterno.

I materiali impiegati dalle due designer sono una combinazione di prezioso e non prezioso, anch’essi simbolo dell’apparenza a cui siamo quotidianamente abituati. Infatti, è curioso come in entrambe i casi, oltre che per questioni strutturali, i dispositivi-gioiello non siano realizzati completamente in oro ma solo placcati. L’esterno è oro, l’interno è ottone o rame, come se vi fosse un parallelismo con il concetto di personalità interiore e aspetto esteriore.

Ma possiamo considerare queste opere gioielli intesi nel senso tradizionale del termine? Se si, questi sarebbero ornamenti estremamente personali, poiché si configurano come prolungamento del corpo e traccia permanente delle sue membra. Forse, la cosa più curiosa del gioiello del futuro è proprio il suo orientamento verso nuovi orizzonti, la sua estrema vicinanza al mondo dell’arte contemporanea e del design, che porta ad una sperimentazione estrema con risultati più estetici e scultorei che di semplice ornamento, sempre espressione di concetti o risultato di importanti riflessioni.

Nella selezione dei Gioielli del Futuro il curatore Odoardo Fioravanti affronta questo tema considerando le suggestioni che questi nuovi ornamenti provocano o dalle quali sono loro stessi influenzati; indaga i contenuti, i materiali e le contaminazioni tra le arti, senza tralasciare le peculiarità della fase progettuale. Se questa riflessione vi ha incuriositi non vi resta che andare a scoprire quali altre opere sono esposte al Museo del Gioiello di Vicenza: la mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19 e nel week-end dalle 11 alle 19.

Per maggiori info:

Museo del Gioiello

Akiko Shinzato

Lauren Kalman

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Marika Jessica Farina

Marika Jessica Farina

Vivo a Bologna ma la mia terra natale è sempre nel cuore. Il vento della Sardegna, il mare, gli aspri paesaggi e l’odore di ginepro non mi abbandonano mai. Ne porto sempre con me un pochino, perché le radici sono lunghe e ben salde, motivo della mia determinazione e della mia testardaggine. Ho imparato ben presto che le mete si raggiungono con costanza e dedizione. Laureata in Arti Visive, scrivere mi dà modo di raccontare ciò che vedo, amo, studio. L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando coloravo i muri con i pastelli, cercando di non farmi scoprire da mia madre. Da allora prediligo giorni arcobaleno, specchio della mia personalità.
Marika Jessica Farina

10 Responses to "Il gioiello oltre il gioiello: quali prospettive future?"

  1. Zirbo   21 ottobre 2017 at 21:38

    Articolo molto interessante, queste creazioni nn sono il mio genere ma comunque mi hai incuriosita :) approfondiro’

    Rispondi
    • Marika   26 ottobre 2017 at 19:48

      Caro Zirbo, capisco bene! Talvolta l’arte genera sensazioni contrastanti. Sono felice di averti incuriosito sull’argomento

      Rispondi
  2. Antonio Bramclet
    Antonio   22 ottobre 2017 at 10:49

    Bell’articolo complimenti. Il gioiello intrusivo e sado masochista mi ha divertito.

    Rispondi
    • Marika   26 ottobre 2017 at 21:15

      Grazie mille Antonio!

      Rispondi
  3. Anna   22 ottobre 2017 at 15:12

    Sono rimasta veramente colpita nel conoscere questa tipologia di gioielli..
    Non immaginavo neanche potessero esistere cose simili!
    Grazie per aver colmato i miei occhi di tali bellezze, cercherò di approfondire!!!

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    • Marika   26 ottobre 2017 at 21:20

      Cara Anna, l’arte è un mondo di meravigliose sorprese. Grazie a te per aver letto l’articolo ed esserti appassionata!

      Rispondi
  4. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   23 ottobre 2017 at 09:14

    Il gioiello-non gioiello mi pare possa essere interpretato come la trasformazione dell’oggetto decorativo in un oggetto dispositivo che ha una funzione anti narrativa nei confronti dell’identità: la faccia non rimanda più a una persona (a maschere stabilizzate in storie più o meno condivise) ma diviene evento. Questo spiega la difficoltà che abbiamo nell’immaginare di poterlo indossare e al tempo stesso il fascino perverso che promana.

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  5. Mariacristina   24 ottobre 2017 at 00:37

    Che dire, bellissimo articolo! Ha la capacità di far incuriosire, soprattutto per la particolarità del tema trattato e per gli insoliti gioielli creati dalle artiste.
    Inoltre crea spunti di riflessione, in specie trattando le opere della Shinzato, su come la nostra società sia ossessionata dall’apparenza e dalla bellezza esteriore.

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    • Marika   26 ottobre 2017 at 21:28

      Molto spesso ci sentiamo soffocare da questa società fatta di apparenze e convenzioni. Mi fa piacere che tu abbia colto quest’aspetto della ricerca dell’artista come qualcosa di significativo! Ti ringrazio moltissimo per il tuo contributo, significa che il messaggio proposto ha avuto un riscontro positivo.

      Rispondi
  6. Marta   24 ottobre 2017 at 13:30

    Bravissima Jessica! Articolo davvero SUPER, interessantissimo! Alcune delle più indagate e sofferte tematiche dell’arte contemporanea che si calano nel design del gioiello.

    Rispondi

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