Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

ITALIA – Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: a qualunque latitudine del mondo, il rispetto dei diritti umani passa per la tutela del diritto alla vita.

Violenza è una parla ad ampio spettro, con una specie di stratificazione interna per mezzo della quale si declina in molte forme. Quando ti innamori, quando ami, non pensi alla possibilità che proprio l’altro, tra tutti, diventerà il tuo aguzzino, il nemico da cui difenderti, il pericolo rispetto al quale dovrai tenere alta la guardia. Chi ama si fida, almeno in principio. E la fiducia è una specie di resa consapevole, un abbandono voluto alla presa dell’altro, il salto di chi si butta di schiena pensando di non cadere: un sentimento più difficile da costruire rispetto all’amore, e perciò più fragile. L’amore è una cosa bella. Le persone lo sono meno. In questo scollamento, in questo strappo tra il primo e le seconde, si precipita. Il burrone dentro il quale cadiamo si fa tanto più profondo quanto più accanitamente proviamo a giustificare ciò che accade, a temporeggiare, pensando che tempo e pazienza saranno alleati preziosi e sufficienti affinché le cose cambino, o peggio ancora, quando, assumendoci le colpe, crediamo di meritare lo schiaffo, o la sudditanza economica per via della quale non ci è dato alzare la testa. Sono credenze profonde, sia chiaro. Non ne abbiamo coscienza sul piano di una comprensione logica, razionale. Sono opere di persuasione che fiaccano l’anima alle radici, lasciandole marcire, e così decostruendo non soltanto il nostro valore umano ma, prima ancora, la consapevolezza che abbiamo di esso. Perché essere chi siamo non basta. È indispensabile “sapere” di essere. Nei rapporti in cui non si può dire: “Io sono, io credo, io penso, io disapprovo, io voglio” l’amore non c’è. C’è un suo surrogato, qualcosa di bieco che ne ha preso il posto, e ne mima le sembianze. Ogni volta che ci penso mi vengono in mente le trappole per topi, quelle che bloccano la bestiola per una zampa, o per la coda, impedendole di muoversi, di liberarsi, ma restando dolorosamente edotta a ciò che le accade intorno. Come uno che si vede allestire il letto di morte mentre è ancora vivo e vegeto.

Conoscete il principio della rana bollita di Noam Chomsky? “Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone” spiega Chomsky nel libro Media e Potere. Ecco, così. La violenza fisica, la sopraffazione psicologica, somigliano a questo, al principio della rana bollita, un dolore subdolo e pertinace che ti debilita un poco alla volta, lentamente ma senza soluzione di continuità, fino a renderti impossibile, o almeno difficilissimo, saltare, salvarti.

La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita, attraverso la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la quale ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza in memoria del feroce assassinio delle tre sorelle Mirabal, uccise per l’impegno con cui tentarono di osteggiare il regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), nella Repubblica Dominicana, e perciò considerate pericolose, rivoluzionarie. Il 25 novembre 1960, mentre si recavano a far visita ai loro mariti, in prigione, le sorelle Mirabal furono fermate, lungo la strada, da alcuni agenti del Servizio di informazione militare: condotte in un luogo nascosto, vennero torturate, massacrate a colpi di bastone, strangolate, e poi gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, nel tentativo di simulare un incidente.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a promuovere opere e attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica mondiale, scegliendo una data simbolica, ma chiaramente sostenendo la responsabilità a combattere, a lottare, ogni giorno dell’anno.

“La Città di Napoli intende proporre una rassegna articolata di iniziative diverse (assemblee pubbliche, seminari, convegni, reading, concerti, happening, esposizioni, performances, laboratori, etc.) in occasione delle celebrazioni del 25 Novembre 2018, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, volta alla promozione, sensibilizzazione e condivisione di una narrazione positiva, sana, libera e giusta delle relazioni tra i sessi, finalizzata a rovesciare la prospettiva, finora adottata, concentrata sulla denuncia e la rappresentazione del fenomeno della violenza maschile sulle donne. La manifestazione intende proporre, invece, una riflessione e una pratica di relazione, libera dagli stereotipi di genere, che sia esemplare del rispetto e della tutela della dignità di tutti gli esseri umani, in grado cioè di riconoscere il valore delle differenze, con particolare attenzione alla libertà e all’autodeterminazione delle donne e di coloro che si identificano nel genere femminile.
Le iniziative si terranno dal 20/11/2018 “Giornata Internazionale per i Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza e Transgender Day of Remembrance” al 18/12/2018 “Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti” per aderire, anche, alle celebrazioni previste per queste altre due importanti date” spiega la disposizione dirigenziale promulgata dal Servizio Giovani e Pari Opportunità del capoluogo campano, nell’ambito dell’iniziativa “Tenimmoce Accussì” che avrà luogo sul territorio cittadino.

violenza
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Foto di Matthew Henry, da Unsplash

Il 23, 24 e 25 novembre, all’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti, a Milano, torna We World Festival, giunto quest’anno alla sua nona edizione.
“I talk, le tavole rotonde, i film, le performance e le mostre, che si terranno in concomitanza con la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ruoteranno intorno a empowerment femminile, difesa delle donne e diritti e stereotipi ancora legati alla figura femminile.
Si parte con l’empowerment femminile, condizione imprescindibile, secondo l’ultimo WeWorld Index 2018, per la creazione di una società più giusta ed equa. L’empowerment femminile è uno dei nostri obiettivi primari all’interno dei progetti Spazio Donna Italia. Nati nei quartieri più difficili di Roma, Napoli e Palermo, i centri Spazio Donna accolgono, tutti i giorni, donne di ogni età per offrire loro un luogo in cui parlare, discutere, confrontarsi e trovare, là dove necessario, aiuto.
Difesa delle donne: lavoriamo a fianco delle donne nei progetti non solo in Italia ma in tutto mondo; dal Brasile, in cui il femminicidio è ormai emergenza nazionale, come emerso dai dati IPEA (2017) – nel 2015 le donne uccise dal proprio compagno sono state 4.621 -, al Nepal, dove nascere donna rappresenta uno svantaggio: il 37% delle bambine nepalesi è data in sposa prima dei 18 anni, facendo crollare al 38% il tasso di alfabetizzazione delle donne di tutto il Paese.
Un focus particolare sarà infine dedicato ai diritti e agli stereotipi ancora legati alla figura femminile. Come emerso dalla nostra ultima ricerca, condotta nel 2017 con Ipsos, restano forti gli stereotipi contro le donne, spesso sostenuti dalle donne stesse. Per il 16% degli italiani, infatti, la violenza contro le donne nasce sempre da una provocazione della donna stessa e per il 17% degli intervistati l’istruzione universitaria è ritenuta più importante nella vita di un uomo che di una donna” si legge sul sito ufficiale di We World Onlus, cui vi rimandiamo per visionare il programma completo delle inziative, rispetto alle quale è obbligatoria la prenotazione: https://www.weworld.it/weworldfestival/

Si mobilita anche Roma, a mezzo delle significative manifestazioni organizzate dal movimento Non Una Di Meno, e Bologna, con il Festival “La violenza illustrata” il cui titolo – “Taci, anzi parla”, dal diario di Carla Lonzi“intende ricondurre al dibattito che ha avuto grande spazio nell’informazione mainstream e non solo: la narrazione, il racconto in prima persona, l’uscita collettiva delle donne che hanno subito violenza a partire dal mondo del cinema e dello spettacolo fino agli spazi del lavoro e della quotidianità di ognuna. […] La presa di parola delle donne sarà il tema centrale del Festival 2018 nelle sue varie declinazioni: dalla telefonata al centro antiviolenza al movimento internazionale di denuncia e presa di posizione (#metoo), all’uscita dal silenzio come momento di condivisione e di ribellione. […] Torniamo quest’anno in diversi luoghi della città: dall’Archiginnasio, che ospita l’incontro pubblico su genere e linguaggio, alla Sala Borsa con una istallazione di filo di lana, alla Biblioteca Cabral con la presentazione di un percorso di educazione antiviolenta che ha visto la partecipazione attiva dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, all’Oratorio San Filippo Neri con uno spettacolo teatrale e un dibattito. Il seminario sulla violenza assistita, a cura del Tribunale minorile di Bologna, i laboratori per operatrici che lavorano con donne richiedenti asilo in collaborazione con Escapes, il seminario su donne e disabilità in collaborazione con l’associazione Accaparlante, porteranno l’attenzione a testimonianze differenti e alla possibilità di riconoscerle nella loro complessità. Continua la collaborazione con il Festival Bilbolbul, con l’obiettivo di narrare e innescare riflessioni attraverso l’immagine, così come con l’Istituzione Biblioteche di Bologna, attraverso diverse iniziative tra cui una bibliografia ragionata sul tema: le proposte di lettura saranno disponibili presso le 17 biblioteche aderenti; l’ Università di Bologna porta il suo contributo in vari eventi, non ultimo una riflessione sulla violenza di genere nello spazio virtuale. Il felice incontro tra Festival e il collettivo Cheap porta sui muri di Bologna il lavoro di Miss Me, una delle autrici femministe più radicali e potenti della scena internazionale della street art” spiegano Valeria D’Onofrio, Alessandra Gribaldo e Anna Pramstrahler nel comunicato ufficiale, su http://festivalviolenzaillustrata.blogspot.com/

Una mia cara amica è diventata mamma da qualche mese. Ha messo al mondo un maschietto, a cui ha dato un nome importante, che educherà al rispetto per la sacralità dell’umanità. Che l’umanità è una cosa sacra. Non in senso biblico, liturgico. L’umanità è sacra perché è inviolabile, intangibile, solenne. Universale. Lo educherà al rispetto per la sacralità dell’umanità, dicevo, giacché, in un passato che voglio sperare ormai lontano, lontanissimo, ha rischiato di essere la donna che “sbatte il naso contro la porta”, o “cade giù per le scale”. Oggi so, con buona certezza, che se un giorno diventassi madre anch’io, e avessi una figlia femmina, la chiamerei Vera. Per la verità, appunto, a cui questo nome rimanda. Per la conquista che rappresenta, la battaglia che sottende, il diritto e il dovere a pretenderla che sta nel suono, come uno stendardo, come il vessillo di chi lotta. Da bambina avevo una bambola che si chiamava così. Aveva i capelli biondi e un abito celeste. Parlava. Diceva cose. Ma poiché bambole non siamo, e non possiamo venire strattonate, mutilate, recise, è bene che la verità diventi carne, perché di carne sono fatte le persone. Non di pezza.

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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