Quali sono le più grandi rivalità nella storia dello Sport?

MONDO – Lunga vita ai re! Roger Federer vs Rafa Nadal. Ancora loro, one more time. I due più grandi esponenti dell’era moderna del tennis si sfideranno in una finale Slam, a 6 anni di distanza dall’ultima volta (Roland Garros 2011). Teatro di questa fantastica sfida sarà l’Australian Open che, oggi domenica 29 gennaio (diretta su Eurosport alle 9:30), ospiterà un vero e proprio appuntamento con la storia.

La grandezza di questi 2 atleti è indiscutibile. Nel mondo del tennis esiste una linea di demarcazione, quasi invisibile, che divide questo sport in prima e dopo di loro. Una rivalità infinita, capace di aprire dibattiti, discussioni e quant’altro, ma su una cosa ha messo tutti d’accordo: con Rafa e Roger, il tennis è passato dall’essere uno sport democratico a un duopolio a tutti gli effetti. Un duopolio bellissimo, elegante, e a tratti inumano, perché questi due signori, di umano, probabilmente, hanno ben poco. Uno, il talento inarrivabile; l’altro il difensore assoluto, l’unico che può resistere al talento divino.

E in occasione della finalissima dell’Australian Open e del prepotente ritorno dei due eterni Avversari, ecco riaffiorare un quesito intramontabile: quali sono le più grandi rivalità della storia dello sport?

Ecco a voi la nostra classifica!

10) Valentino Rossi vs Max Biaggi.

Un dualismo fatto di odio puro, che ci ha fatto emozionare per tanti anni, dividendo il pubblico e trascinando il tifo a livelli da stadio. Tra la fine degli anni novanta e la metà dei duemila, le competizioni del motomondiale sono state caratterizzate dalla rivalità sportiva tra i due principali piloti motociclistici italiani: Valentino Rossi e Max Biaggi.

Vederli battagliare è stato fantastico, basti pensare che i 2 hanno collezionato in totale ben 15 mondiali di motociclismo in tutte le categorie. Un confronto vinto alla distanza da Valentino, anche se a onor del vero, bisogna dire che Biaggi affrontò spesso il rivale in condizioni di inferiorità tecnica.

Il rapporto tra i due fuoriclasse è stato per anni al centro dell’attenzione della stampa specialistica, venendo soprannominato all’estero spaghetti duel. Non c’era gran premio che non finisse con una litigata tra i due. Tra gli episodi più famosi impossibile non ricordare quelli di Suzuka, con gomitata di Biaggi e conseguente fuoripista di Rossi che reagì col classico dito medio, o di Donington, dove durante i festeggiamenti di Rossi, Biaggi sopraggiunge velocemente sul rettilineo fino alla bandiera a scacchi, passando molto vicino a Rossi con abbondante differenza di velocità.

L’anno scorso, dopo l’agguato di Marquez in pista nella penultima gara del campionato che favorì la vittoria finale nel mondiale di Lorenzo, Rossi, per stigmatizzarne il comportamento, si riferì ai tanti anni di rivalità con Biaggi riconoscendo al campione romano una lealtà sportiva che in pista non venne mai meno, anche nei momenti più determinanti delle loro battaglie.

9) Larry Bird vs “Magic” Johnson.

Acerrimi rivali del basket dai tempi del college, una vita passata a cercare di primeggiare l’uno sull’altro, il tutto però senza mai dimenticare l’amicizia e il rispetto reciproci. Potremmo riassumere così l’eterna sfida tra Larry Bird e Magic Johnson, due delle stelle più blasonate, influenti e vincenti della storia della pallacanestro. Una contrapposizione apparentemente perfetta. Uno bianco, timido e fulcro dei Boston Celtics, l’altro afroamericano, spavaldo e stella dei Los Angeles Lakers. Tutto ha inizio alla fine degli anni ‘80, con la vittoria di Johnson su Bird nella finale del campionato giovanile NCAA.

In NBA i due si sono incontrati in tre finali. La prima, datata 1984, la spunta Bird, ma nelle due successive, quelle del ‘85 e del ‘87, è “Magic” a trionfare.

Sempre contro in campo, ma mai nemici fuori. La conferma avviene ai Giochi Olimpici di Barcellona, nel 1992, quando i due fanno fronte comune nella nazionale USA (il celeberrimo “Dream Team”) e conquistano la medaglia d’oro.

“Ho lavorato duro per dare il meglio di me stesso – racconta Bird nella sua biografia – ma dovermi confrontare con un asso come Magic mi ha spronato ancora di più. La prima cosa che facevo ogni mattina era andare a vedere i boxscore per sapere cosa avesse fatto quella sera Magic. Non riuscivo a pensare ad altro.”

8) Enzo Maiorca vs Jacques Mayol

A pochi mesi dalla scomparsa del grande Enzo Maiorca (qui trovate il nostro saluto al  campione italiano) è impossibile non ritornare sul famoso duello con il francese Jacques Mayol, che rese incredibilmente celebri le immersioni d’apnea negli anni ‘60-70, fino a quel momento sconosciute al grande pubblico. Quante rivalità sono state capaci, attraverso la loro forza e il loro carisma a ispirare un film? Effettivamente, la storia degli apneisti Enzo Maiorca e Jacques Mayol trascende lo sport e offre non pochi spunti di pensiero. Non solo perché questi due atleti sono riusciti con le loro incredibili sfide a far appassionare il grande pubblico alle gare di Apnea, ma per il modo in cui l’hanno fatto. Due personalità opposte, due modi diversi di vedere la stessa cosa, due registri della stessa passione. Maiorca aggrediva la profondità con la forza di un personaggio omerico assistito dallo sguardo benevolo degli Dei; Mayol basava tutto sull’introspezione e la meditazione ispirandosi a filosofie orientali.

Le vicende sportive di questi due straordinari atleti impressionarono il regista francese Luc Besson che raccontò il tutto nel film del 1988 “Le Grand Bleau”.

7) John McEnroe vs Bjorn Borg.

Destro contro mancino. Difensore contro attaccante. Il ghiaccio svedese contro il fuoco americano. La precisione e l’applicazione contro la genialità e la creatività. Insomma un’altra storia da Oscar. Nel 2018 uscirà sul grande schermo una pellicola che racconterà il grande duello tra John McEnroe e Bjorn Borg, protagonisti non solo di una delle più luminose ere del tennis, ma anche della partita più bella di sempre. Londra 1980. Finale maschile di Wimbledon. Di fronte il freddo, calmo e riservato Bjorn Borg (mai un gesto di rabbia in una lunga carriera) contro lo scatenato e irascibile bad boy John McEnroe, quello dell’indimenticabile “you can’t be serious” rivolto all’arbitro, delle racchette spaccate. Il resto è storia. 34 punti di tie break e vittoria soffertissima di Borg. Per tutti gli appassionati di tennis, soprattutto quelli di vecchia data, quella finale rappresenterà per sempre non solo il culmine di una rivalità indimenticabile ma forse anche il punto più alto del tennis stesso, vista l’incredibile portata tecnica e mediatica raggiunta.

6) Niki Lauda vs James Hunt

La inseriamo perché ha ispirato un bellissimo film sullo sport (Rush di Ron Howard), più che per la sua effettiva portata che non andò oltre il campionato1976. Anche loro erano come il giorno e la notte, ma il vincolo tra Hunt e Lauda nel mondo della Formula 1 è ricoperto da uno strato di leggenda che nessuno può negare. “C’era grande rispetto tra noi – dichiarò Lauda – ma anche tanti contrasti e tanta invidia”. Non tanto per le differenze caratteriali – freddo, meticoloso (a tratti antipatico) e impeccabile l’austriaco, fuori controllo, esuberante e pieno di vizi l’inglese – quanto per i diversi stili di guida dei due piloti. L’innata capacità di Lauda di prevedere ogni tipo di rischio si contrapponeva all’inguaribile incoscienza di Hunt che guidava come se ogni curva fosse l’ultima. Il dualismo tra i 2 piloti raggiunge l’apice durante il campionato del mondo del 1976. In quell’anno l’austriaco fu vittima con la sua Ferrari di un tremendo incidente del Nurburgring nel quale rischiò di morire e rimase sfigurato. Tornato in pista dopo soli 42 giorni, difese il suo primato in classifica contro Hunt (in forza alla McLaren) che però ebbe la meglio al termine del Mondiale. Lauda dichiarò più volte che nonostante la loro forte rivalità, Hunt fu uno dei piloti che più gli stette vicino nel periodo dell’incidente. La scena finale del film Rush, basato appunto sulla sfida tra Hunt e Lauda, spiega perfettamente in un monologo del film il rapporto tra i due piloti: “Quando lo rincontrai, sette anni dopo, a Londra, io di nuovo campione e lui commentatore per la tv, era scalzo, su una bici, con una ruota a terra. Viveva ancora ogni giorno come se fosse l’ultimo. Quando seppi che era morto d’infarto a 45 anni, non ne fui sorpreso. Mi fece solo tristezza. La gente ci ha sempre visti come due rivali, ma lui mi piaceva. Era una delle poche persone che apprezzavo, e una delle pochissime che rispettavo. E ancora oggi rimane l’unico che abbia mai invidiato”. Niki Lauda su James Hunt.

5) Bobby Fischer vs Boris Spasskij

A qualcuno sembrerà strano, ma gli Scacchi sono uno sport riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale, nonché uno dei giochi con maggiore popolarità nel mondo, e addirittura tra le papabili novità delle Olimpiadi di Tokyo del 2020. La popolarità di questo particolare gioco delle strategie di difesa e d’attacco si deve sicuramente molto alle sue stelle più luminose. Stiamo parlando dell’americano Bobby Fischer e del russo Boris Spasskij, che nel lontano 1972 diedero vita a una sfida per il massimo alloro, soprannominata match del secolo, che coinvolse e appassionò tutto il mondo. Di fronte non c’erano solo due uomini diametralmente opposti, ma anche due nazioni (USA e URSS), pronte a battagliarsi su qualsiasi fronte possibile. Spasskij, il fiore all’occhiello dell’invincibile scuola sovietica, un uomo mite, umile e pieno di passioni dalla musica alla lettura. Fischer viveva gli Scacchi come un rifugio da un mondo che stentava a capire e che lo aveva sempre rifiutato. Fin dalla tenera età gli era stata diagnosticata la sindrome di Asperger, una sorta di autismo che comporta la compromissione delle relazioni sociali e un ossessivo impegno in interessi molto ristretti.

L’incontro per il titolo mondiale ebbe inizio l’11 luglio 1972. Spasskij si aggiudicò la prima partita e Bobby non si presentò alla seconda. Dal terzo incontro in poi Fischer entrò in stato di grazia e lentamente riuscì a prevalere sul russo battendolo inaspettatamente sul piano nervoso. Pretese non solo di cambiare la stanza di gara, ma anche che le mosse fossero comunicate all’esterno mediante un vetro. Dopo ben 21 partite Fischer sconfisse definitivamente Spasskij, inducendolo ad un errore fatale alla diciottesima mossa.

Le fortune dell’americano durarono ben poco e dopo un breve periodo di notorietà si allontanò dalle attività agonistiche. Nel 2004 venne arrestato in Giappone per conto degli USA, ufficialmente per un passaporto irregolare. Immediatamente il suo grande rivale Spasskij si fece vivo e scrisse una lettera aperta al Presidente degli Stati Uniti con scritto: “Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Oppure, applichi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera.”

4) Maradona vs Pelé

Loro 2, sempre loro 2. Troppo grandi per non stare in cima alle classifiche. Troppo diversi per condividere il trono. Sono Pelé e Maradona a contendersi da sempre la palma di miglior giocatore di tutti i tempi. A favore di Pelé, oltre alla sua straordinaria completezza (un mix di tecnica e potenza inarrivabile) c’è sicuramente il merito di aver “inventato” molti dei colpi che ancora oggi i calciatori utilizzano per entusiasmare le masse. Dalla rabona, al pallonetto, dal sombrero ai gol da metà campo e da calcio d’angolo. Maradona dal canto suo, poteva contare sul famoso piede sinistro di Dio, su un controllo palla e una capacità di anticipare le giocate mai vista prima, uniti ad una leadership innata.

Il brasiliano può vantare 3 campionati del mondo e più di 1000 gol in carriera; l’argentino ha vinto meno, ma si è reso protagonista di imprese altrettanto incredibili, dalla vittoria ai mondiali del 1986 da leader maximo, ai 2 scudetti conquistati a Napoli, una città che ancora oggi lo ama incondizionatamente. O’Rei vs La mano de Dios, mai avversari in campo, acerrimi nemici fuori. “È sempre stato un pessimo esempio per i giovani – dichiarò Pelé – con le sue storie fatte di divorzi, risse e droga. Il calcio si deve ispirare a ben altri modelli”.

Pronta la risposta del pibe de oro: “Io sono migliore di lui. È la storia a dirlo. Lui giocava in un calcio più facile, più lento e meno fisico. E poi, se io sono un cattivo esempio lui cos’è? Sapete che ha perso la verginità con un uomo?”.

Negli ultimi anni a detta di entrambi sembra ci sia stato un chiarimento. Il dibattito però è ancora aperto e probabilmente lo sarà per sempre. Maradona è megl e Pelé?

 3) Muhammad Ali vs Joe Frazier

Ali, l’idolo dei neri, il ribelle che si era rifiutato di andare in Vietnam, il campione del popolo che non stava mai zitto. Frazier, tranquillo fuori dal ring quanto letale dentro, potente e autore di KO in quantità industriale al punto da farsi rispettare perfino dai bianchi.

Se non avessero avuto la possibilità di prendersi a pugni sul ring, la loro carriera non sarebbe stata tanto importante e grandiosa. Tra i due c’era rispetto e stima ma tutt’altro che amicizia. Si sfidarono per ben 3 volte, una vittoria per Smokin’ Joe Frazier, 2 per The Greatest (ecco la nostra classifica sui migliori pugili di sempre). Nelle Filippine lo scontro che fece storia, in quello che viene definito, da addetti ai lavori e non solo, come il match più cruento della storia della boxe. Il verdetto fu questione di attimi. Durante la pausa tra la 14ª e la 15ª ripresa, lo staff tecnico di Frazier decise per il getto della spugna e il ritiro del proprio atleta. In conseguenza di ciò, l’arbitro Carlos Padilla decretò la conclusione dell’incontro assegnando la vittoria ad Ali per KO tecnico. Successivamente, Ali ammise che in caso di mancato ritiro dell’avversario non sarebbe probabilmente riuscito a sostenere un’ulteriore ripresa e che solo con la forza della disperazione riuscì a ad alzarsi dallo sgabello e a portarsi a centro ring proclamandosi vincitore.

“Quando il mio manager Angelo Dundee mi disse di alzarmi perché Frazier stava per lasciare non sapevo se ce l’avrei fatta – racconterà Ali – ero sull’orlo del collasso e, prima di crollare, ebbi il tempo di vedere Eddie Futch (manager di Frazier n.d.r.) dire al suo pugile che era tutto finito. Fu la cosa più vicina alla morte che abbia mai vissuto”.

 2) Fausto Coppi vs Gino Bartali

Una rivalità italiana, anzi italianissima. Fausto Coppi vs Gino Bartali era un argomento quotidiano nell’Italia del secondo dopoguerra, un qualcosa che scindeva dall’ambito sportivo e dal ciclismo. La laicità di Coppi si contrapponeva al cattolicesimo di Bartali tanto che spesso i due venivano accostati ai due principali partiti del tempo, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana.

La rivalità tra i due campioni fu sempre di alto livello e improntata al più corretto rispetto tra i due contendenti. Nonostante Bartali e Coppi rappresentassero le due diverse anime della società italiana, e nonostante i due avessero convinzioni quasi opposte in ambito politico e religioso, al di fuori delle competizioni furono sempre in buoni rapporti. Coppi e Bartali avevano in comune un doloroso ricordo: entrambi avevano perso un fratello per il ciclismo. Giulio Bartali era morto a neanche vent’anni nel 1936 per un incidente contro un’auto durante una corsa, mentre Serse Coppi morì nel 1951 per una caduta durante la volata finale al Giro del Piemonte.

Anche dal punto di vista umano, i due ciclisti erano profondamente diversi: Curzio Malaparte scrisse che «c’è sangue nelle vene di Gino, mentre in quelle di Fausto c’è benzina»: questa dicotomia rappresentava appieno l’immagine di Bartali, solare e schietto campione contadino, sanguigno e amante di vino e buon cibo, di morale tradizionalista, e Fausto Coppi, personaggio tormentato, secco e atletico, fedele alla dieta e scientifico nella sua preparazione, di idee libertine ma malviste.

Vinsero tantissimo. 8 Giri d’Italia (5 Coppi, 3 Bartali), 4 Tour de France (2 Coppi, 2 Bartali), 7 Milano-Sanremo (4 Coppi, 3 Bartali) e molto altro. La foto sui tornanti dell’Alpe d’Huez al Tour de France in cui si passano la borraccia rimarrà una metafora indelebile della lealtà sportiva di tutti i tempi.

1) Messi vs Cristiano Ronaldo

A nostro parere, è la rivalità che più di tutte trascende da qualsiasi logica. Il dualismo tra Messi e Ronaldo è diventato quasi filosofico. È raro sentire il nome di uno dei due senza che sia citato anche l’altro.

Da una parte un talento puro, fatto di classe, fantasia e capacità di dribblare qualsiasi avversario; dall’altra, una macchina perfetta, veloce e potente ma allo stesso tempo tecnica e precisa. Gli scienziati di tutto il mondo non si danno pace. La ricerca su Cristiano Ronaldo e Lionel Messi è in continua evoluzione. Come fanno ad essere così perfetti?

Teatro della rivalità è sicuramente la Liga Spagnola, dove ogni settimana Lionel Messi e Cristiano Ronaldo si giocano la classifica marcatori di ogni tempo e il Pallone d’Oro successivo. Quante volte ci imbattiamo nel quesito dei quesiti? Messi o CR7, chi è il migliore? Ma la vera domanda è: esiste davvero una risposta?

I due fuoriclasse stanno macinando record su record, frantumando miti del passato che sembravano insuperabili. Si sono spartiti il Pallone d’Oro per 9 anni consecutivi, hanno segnato più di 50 gol a stagione per più di 4 annate, sono i migliori marcatori della storia della Champions League. E, ricordiamo, hanno solo 28 e 30 anni. Anche a livello economico la sfida è più che mai aperta. Sono loro gli sportivi più seguiti sui social network. I principali brand sportivi, Nike e Adidas, li hanno ricoperti di milioni con contratti impressionanti. La rivista americana Forbes annovera Messi e Ronaldo tra le 50 personalità più influenti al mondo.

Insomma una rivalità totale con una portata mediatica pazzesca capace di spaccare in due il mondo sportivo e che si colloca a metà tra il business e la fede.

Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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