H.R. Giger, storia di arte e personalità Precog

H.R. Giger, storia di arte e personalità Precog

ROMA – H. R. Giger, in un’unica,  straordinaria, rara mostra in Italia, negli spazi eleganti della Contemporary Art Gallery Artribù.

Hans Rudolf Giger, in arte H. R. Giger (Coira 5 febbraio 1940, Zurigo, 12 maggio 2014) è esposto sino al 21 febbraio 2017 a Roma, negli spazi eleganti della Contemporary Art Gallery Artribù di Claudio Proiettihouse gallery esclusiva, al civico 86 di Via Agostino Depretis a Roma, dove si può accedere solo su appuntamento.

Qui è possibile vedere una raccolta notevole di sculture, design, grafica e quadri del visionario e controverso artista svizzero grazie alla collaborazione con Il Museo Giger (Svizzera) e Carmen Maria Scheifele Giger, vedova dell’artista. Quadri, le sculture, un trono totemico, alcune mastodontiche sculture astratte, il nuovissimo maxi-volume dalla Taschen realizzato in edizione limitata e davvero di qualità eccellente: tutto questo permette di entrare in cosiddette “fotografie dall’Inferno” di Giger che così maligne non sono affatto.

GIGER
il prezioso Volume d’Arte TASCHEN su GIGER con guanti bianchi per la consultazione

Noto ai più per il suo meritatissimo Oscar nel 1980 per i migliori effetti speciali per Alien di Ridley Scott (1979), Giger è stato un ingegnoso talento nel settore delle simulazioni cinematografiche: oltre ad avere ideato la mortale creatura-cult e le sue versioni successive, nel 1984 crea alcune scenografie del film Dune (di David Lynch) e nel 1995 il personaggio Sil del film Species, nonché la Batmobile per Batman Forever.

Ma non si occupò solo di cose di Cinema, H. R. Giger, che è stato un artista totale, anche illustratore e grafico: ad alto tasso simbolico e straniante; tale caratteristica la ritroviamo nella comunicazione visiva dei Dead Kennedys – per i quali disegnò il poster di Frankenchrist (1985) – e nelle copertine di vinili celeberrimi, tra i quali: Brain Salad Surgery per Emerson Lake and Palmer, scandalosa tanto da essere censurata nel 1973, e Koo Koo (1981), il primo lavoro da solista di Debbie Harry (video compreso). La sua figurazione prenderà ad un cero punto corpo, diverrà abitabile, per così dire: attraverso due locali, il Tokyo Giger Bar (1988) e un secondo Giger Bar nella sua città, a Coira (1992), fatti interamente con i suoi oggetti-feticci fanta-horrorifici. Questa propensione all’opera totale si definisce quando inizia a lavorare al suo Museum H.R. Giger: una sorta di monumento all’artista, una casa che ha radunato nel tempo la stragrande maggioranza della sua produzione organizzata nel magnifico castello medioevale svizzero di St. Germain a Gruyères comprato con i guadagni di Alien e inaugurato nel giugno del 1998.

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Claudio Proietti sul trono scultura GIGER

l primi stimoli che daranno concretezza al suo particolare mondo visivo derivano casualmente dal padre, farmacista, che aveva l’abitudine di mostrare al nostro Hans Rudolf ancora bambino alcuni elementi della sua professione tra i quali fiale, ampolle, sieri, sanguisughe e persino un teschio umano che invece di spaventarlo lo affascinarono intensamente. L’attrazione per il funereo e lo stravagante fu alimentata da riferimenti altissimi: l’architettura gotica, le opere dei grandi fiamminghi, di William Blake, dei Preraffaelliti inglesi più allucinati, del Simbolismo e in particolare di Arnold Böcklin, svizzero come lui; e delle avanguardie più immaginifiche: l’Espressionismo tedesco – quello di Alfred Kubin, soprattutto –e il Surrealismo di Jean Cocteau, Max Ernst, Sebastian Matta e di Salvador Dalí, che ebbe modo di dire che, dopo lui stesso, era Giger il miglior surrealista che egli conoscesse! E proprio quel cosmo onirico e dell’inconscio praticato dai surrealisti sarà rintracciabile in modo palese in Giger: nei Landschaften (Landscape) che egli dipinse a olio dal 1969 al 1971. A tutti quei riferimenti egli affiancò un suo tocco unico, fatto di una strana passione per il biomorfismo e le difformità anatomiche: sono queste la base dei suoi “biomeccanoidi”, che mescolano carne e metallo, umano e ingranaggi, anatomia, biologia e meccanica. Un Gazurmah futurista – il prodigioso essere alato costruito da Mafarka nell’omonimo racconto di Marinetti (1909) – innestato a precedenti folkloristici gotici, ad automi e mutanti ottocenteschi e ad angosce psichedeliche: non a caso, Giger fu amato da Timothy Leary; i quadri di Giger, che mostrano febbrili paesaggi, “corpi urbanoidi” con innesti forse alieni, “sono segnali di una mutazione” che celebra il giusto, auspicabile “tempo di evolvere” (T. Leary in: Foreword HR GIGER/NY CITY, Ugly Publishing Zurich, giugno 1981).

Nel 1971 esce A Rh+ / HR Giger (Erstausgabe der ersten umfangreichen Publikation), la prima raccolta di sue opere realizzate ad aerografo – che lo renderanno celebre – a cui seguiranno pubblicazioni tra le quali Necronomicon (1977). Il successo gli arride ma la vita privata, animata dall’amore conosciuto e perduto, per ciò si incupisce: la giovane moglie, Li Tobler, musa di tante sue raffigurazioni,  si suicida a soli 27 anni. E’ il 1975 e nella produzione di Giger cala un velo di ancor più inafferrabile, disturbante mistero che avvilupperà specialmente i personaggi femminili, che si faranno emanazioni ancor più misteriche. A tal proposito il suo amico Chris Stein – chitarrista e compositore statunitense del gruppo new wave Blondie – aveva individuate una certa congiunzione tra HR Giger e personalità dal pensiero magico: “(…) Jodorowsky, Alan Moore, Austin Spare, Crowley (Aleister, n.d.R.), Vali Myers, Rosaleen Norton e Freda Harris (Lady Frieda Harris, n.d.R.)”, tutti occultisti, esoteristi, spesso anche artisti, qualcuno fumettista, che hanno generato un immaginario sciamanico straordinario.

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Barbara Martusciello alla mostra di GIGER a Roma

Ebbene, l’essenza di questo universo metafisico è anch’essa rilevabile nelle opere d’arte di Giger. Tutto ciò si può apprezzare guardando le opere selezionate nella mostra romana che ci consegna composizioni stralunate con biomeccaniche, intrighi di arti e dispositivi lucenti, omuncoli, mostriciattoli, corpi orribili eppure con la promessa di farsi gloriosi…. Tale costellazione figurativa è stata concepita dal nostro artista prima di quegli anni Ottanta del radicalismo intellettuale, creativo e sociale del Cyberpunk e tanto in anticipo rispetto al Posthuman teorizzato e codificato da Jeffrey Deitch a  Losanna (un caso?!) nel 1992. Anche in ciò è evidente che le sue tele, le carte, la grafica, le sue potenti sculture hanno precorso i tempi; i suoi capolavori, sin dall’inizio potentemente contaminati, vigorosamente pieni di citazioni – che questa mostra mette sapientemente in luce anche grazie a un allestimento dilatato, assai calibrato e ad andamento filologico – ci affidano una figurazione che, dopo il primo smarrimento e turbamento per la sua dominante tenebrosa, ci sembra via via più familiare perché è archetipica: appartenente, in qualche forma e misura, ad alcune delle nostre più profonde paure ma che custodisce qualche speranza; infatti, la natura metamorfica che Giger, che l’esposizione riesce a sottolineare perfettamente, è proiettata verso una realtà sempre più definitivamente delegata alla meccanica, alla tecnologia, alla scienza, alla manipolazione genetica e alla robotica che, se adeguatamente dominate, renderanno l’utopia possibile: quella di una vita finalmente incorruttibile, riappacificata con le radici ataviche e con l’originario.

Per approfondimenti sull’artista, e anche sull’evento d’inaugurazione della mostra, vi segnaliamo quest’articolo scritto dal nostro Direttore  Fabiola Cinque su Formiche

La mostra è visitabile su appuntamento.

Contatti: Mail tel. 064880285,  Sito

Copyright Photography Marco Serri

gigeriani

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Barbara Martusciello

Storico e Critico d’Arte, Curatore indipendente, docente, cofondatore di associazioni e webmagazine e pungente penna e tastiera pronta a scrivere e a divulgare la cultura contemporanea non solo visiva. Sorride sempre ma sbraita quando serve; non si ferma mai, è costantemente di corsa ma è attenta a non farsi stritolare dalla fretta e dal sistema poiché ama l’approfondimento e detesta l’approssimazione. Nella vita privata è un altro paio di maniche, più “larghe”: è sempre pronta a organizzare convivi, a cucinare per gli amici, a fermarsi piacevolmente e a godersi – con familiari, sodali, cani, gatti e tanti libri e film – la vita.

Barbara Martusciello

2 Responses to "H.R. Giger, storia di arte e personalità Precog"

  1. Antonia Storace
    Antonia Storace   19 Gennaio 2017 at 19:05

    Ne viene fuori l’idea di un’arte capace di legare insieme tecnologia e poesia, in un linguaggio nuovo che trova il punto di congiunzione tra cose, all’apparenza, lontane ed opposte.

    Anto

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  2. Barbara Martusciello
    barbara martusciello   25 Gennaio 2017 at 00:35

    Grazie Antonia, in effetti è così. Come nelle migliori visioni degli artisti più interessanti, anche qui il mescolamento dei riferimenti e dei linguaggi in giustapposizione e contrapposizione danno origine a cortocircuiti spiazzanti e originali. Che funzionano.

    Rispondi

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