Helmut Newton, e la sua per-versione della moda

Helmut Newton, e la sua per-versione della moda

Nel 2016 abbiamo avuto il piacere di accogliere in Italia due mostre dedicate a Helmut Newton, il grande fotografo che, con le sue immagini scioccanti, spinse di forza l’immaginario della moda in territori bel aldilà del glamour e del sexy, sconfinando in luoghi fotografici fino a quel momento ritenuti inaccessibili alla comunicazione di prodotti e marche.
Durante l’estate appena trascorsa La Casa dei tre Oci (Venezia) ha presentato la mostra White Women/Sleepless Night/Big Nudes che raccoglieva tutte le immagini utilizzate da Helmut Newton per l’edizione dei suoi primi tre libri, divenuti dei punti di riferimento ineludibili per chi studiava gli sviluppi della foto di moda e per i giovani fotografi attratti dal suo stile provocante.
A Carpi, presso Palazzo Pio, fino al 4 novembre sono esposte 70 immagini di moda in grande formato, molte delle quali tratte dalle campagne pubblicitarie di Blumarine, negli anni d’oro dell’azienda.

 

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Newton a Palazzo Pio di Carpi

1993 Helmut Newton venne scritturato da Anna Molinari per firmare le campagne pubblicitarie e il book di Blumarine, in un momento di transizione per la marca. La proprietaria e direttrice artistica della collezione, pur mantenendo una certa coerenza, per le nuove proposte aveva accentuato il carattere sexyglamour dei look. La scelta del fotografo che prima e meglio di altri, aveva raffigurato la bellezza estrema sfruttando lo shock prodotto dalla provocazione erotica, senza compromettere il successo economico delle marche della moda che lo avevano arruolato, sembrava una scelta molto pertinente. Helmut Newton era da anni una conclamata celebrità internazionale e si dimostrò all’altezza del compito che gli era stato assegnato. La rassegna dei suoi scatti effettuati tra il 1993 e il 1996 per l’azienda carpigiana, esposti a Palazzo Pio (Carpi), a distanza di oltre vent’anni, confermano lo stato di grazia dell’autore nella fase di completa maturità del suo stile e la giustezza del ragionamento che fecero i responsabili dell’azienda. Sostanzialmente, il progetto prevedeva una articolata riconfigurazione del personaggio centrale delle campagne Blumarine rispetto al recente passato, ovvero l’immagine dell’ideale femminile utilizzata dall’azienda doveva ora enfatizzare un’eleganza un po’ sfacciata, per una donna assoluta protagonista del grande gioco della seduzione. Se si osservano le campagne precedenti l’arrivo di Helmut Newton, orchestrate dal bravissimo Albert Watson dal 1987 al 1993, si coglie agevolmente l’investimento nell’erotica dell’immagine della svolta aziendale che ho sottolineato. Cindy Crawford, Lisa Kaufmann, Kate Moss, messe in scena da Watson, riflettono certo il canone di bellezza ideale e, dal punto di vista della fruizione, risultano seducenti (come lo è per definizione l’immagine di ogni personaggio dello star system della moda o dello spettacolo). Ma si tratta di una seduzione pensosa, dalla quale affiora il sentimento di una interiorità che la rende se non proprio innocente, certamente non inquietante. Il controllo del set fotografico è perfetto; forzando un po’ il linguaggio, penso di poter sostenere che lo studium delle pose e la loro recita, potremmo definirle classicheggianti (grazia, armonia, compostezza sono dominanti). Nelle immagini di Newton, per contro, cogliamo la ricerca di immediatezza, l’indugiare in una sospetta casualità, motivata, penso, dall’abitudine ad abbandonarsi a improvvisate, forse impertinenti, sicuramente maggiori interazioni sul set tra modelle e fotografo; casualità messa in sicurezza dall’eccezionale maestria dell’autore, nel cogliere il momento giusto per fissare l’esteriorità di un corpo che riflette, in quel preciso momento, un raggelante desiderio. Al posto dell’invisibile curvatura che produce l’illusione di una interiorità del personaggio, tipica dei ritratti di Watson, io trovo in Newton il gusto perverso di ridurre il soggetto a una pura superficie, spesso drammatizzata dal suo inimitabile bianco/nero, capace tuttavia di riflettere una maggiore energia. La seduzione diviene in questo caso, non più la raffigurazione di un concetto bensì una passione (un tipo particolare di azione che lo sguardo del fruitore è condannato a patire) ironica ma anche inquieta, non priva di una inflessione volgare, nel senso che Diana Vreeland dava alla parola: la volgarità è un ingrediente fondamentale della vita, amava spesso ricordare la celebre direttrice di Vogue.

Di solito, i critici vedono nelle immagini di Newton l’impronta delle narrazioni cinematografiche. Le sue foto, giustamente dicono, raccontano delle storie che poi non sviluppa, costringendo il fruitore a colmare le domande che discendono a cascata dal blocco temporale che la tecnica fotografica impone. Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’ipotesi di una narrazione dal sapore cinematografico, implicita tra l’altro, in buona parte delle foto di moda prodotte negli ultimi decenni, spiega ben poco della specificità degli scatti di Newton e rappresenta solo un elemento tra i tanti, del suo stile. In altre parole, dire che una foto racconta una storia a metà, cioè senza un vero inizio e senza un finale, corre il rischio di essere una affermazione banale dal momento che, almeno da Avedon in poi, rappresenta una forma dell’espressione che tutti i fotografi, a loro modo, hanno interpretato. Io credo che, genere ritratto a parte, il tratto di stile di Newton dipenda soprattutto da una particolare organizzazione del contenuto, centrata sulla ricerca dell’effetto scioccante oppure, se volete, sulla provocazione erotica, magistralmente con-figurate per trasformare l’immagine in una sorta di allucinazione. In questo caso, ad essere centrale, è la dimensione che i linguisti e gli psicoanalisti ispirati da J.Lacan definiscono “significante” in quanto opposto e “resistente” alla significazione lineare del linguaggio naturale. La rimozione della narrazione a favore dell’emersione improvvisa del significante (erotico o perverso) e l’attivazione di una forte corrente di significanza emozionale, io credo spieghi meglio di altre ipotesi, l’effetto nel simbolico delle immagini di Newton e la fiducia anticipata che le aziende della moda hanno attribuito al suo lavoro (nel senso che, lo stile di Newton, dal punto di vista della morale comune, rappresentava sempre un rischio). Se ci pensate bene, una allucinazione blocca per un attimo la macchina del senso, costringendo il fruitore, après coup, ad un supplemento di attenzione che può approdare a rigettare/censurare il senso dell’immagine, oppure, a produrre una identificazione inconscia con la posizione voyeristica prevista da Newton e trasformata nel suo marchio di fabbrica (in molte sue foto lo vediamo sul set o scorgiamo la sua ombra). Ma, potreste obiettare e domandarmi, la traccia del fotografo nell’immagine non contraddice l’ipotesi della allucinazione? Gli indizi della presenza dell’autore non sono un segno di realtà? Si certo! Ma io credo che Newton pensasse l’allucinazione erotica come qualcosa di reale. È questo che affermano le foto che lo hanno reso famoso. Attraverso esse è il reale del desiderio ( l’impossibile del desiderio, diceva Bataille) che direttamente incombe su di noi. Nelle foto fatte per Blumarine il reale del desiderio appare in forma edulcorata. L’uso di modelle famose come Monica Bellucci, Carla Bruni, Nadja Auermann, Carré Otis distende sulle loro immagini, l’aura che hanno le icone dello star system. Le icone di solito suscitano uno sguardo amoroso. Ora, l’abilità di Newton consiste nel corrodere l’aura iconica, trasformando le star in angeli perversi. La loro non comune bellezza (fotografica prima di tutto, senza dimenticare che una modella star system rappresenta quasi sempre anche un picco evolutivo a livello di percezione dell’eccellenza del corpo femminile), svolge la funzione etica di preservare la velatura estetica, in un contesto di significato in cui appare il suo rovescio, ovvero il carattere eccessivo di una carica erotica che abbassa/oltrepassa il bello, trasformandolo in un “oggetto” di godimento. La maestria di Newton nel configurare questo luogo immaginario in cui l’etica della bellezza entra in dissolvenza incrociata con il reale del desiderio, è fuori discussione. La rapidità delle sue esecuzioni, la precisione del suo sguardo gli consentivano performance inaccessibili ad altri fotografi. Bisogna tuttavia non perdere di vista il fatto che l’eccezionale abilità raggiunta da Newton contribuì a imprigionarlo nel suo stile, dal quale non riuscì mai a liberarsi (nemmeno quando fotografava paesaggi). Tutte le sue foto enfatizzano l’ambiguità che come un’ombra, si distende sulla bellezza, quando diventa catalizzatrice dei défilé attraverso i quali si presentano le figure del desiderio. Il mondo immaginario di Blumarine fu profondamente segnato dall’esperienza con Newton. In un modo o nell’altro, con i grandi fotografi che arrivarono dopo di lui, l’azienda proseguì sostanzialmente il percorso che vedeva la Donna ideale promossa dalla marca, errare tra le pieghe di una trasgressione a volte appena annunciata (per esempio, nelle foto di Inez van Lamsweerde), altre volte decisamente più volgare (Terry Richardson). Bisogna tuttavia considerare che nel frattempo, con il passare degli anni, l’emulazione e la competizione tra le Marche della moda, a livello della permanente guerra d’immagine per la difesa del proprio territorio simbolico, unitamente agli eccessi compiuti sull’immagine erotizzata della donna, cominciarono a estinguere l’efficacia della pellicola di desiderio che rendeva le foto estreme così efficienti per il business. Progressivamente la provocazione del sexy esasperato perse parte del proprio appeal. Comunque, con il senno di poi, anche se non sono in grado di dimostrarlo con precisione, penso che nessuna delle campagne successive di Blumarine conobbe il successo raggiunto da quelle di Newton.

Helmut Newton per Blumarine
Helmut Newton per Blumarine

 

Newton a Venezia

La mostra di Venezia presso La casa dei tre Oci, ha avuto indubbiamente un impatto culturale molto più significativo dell’esposizione di Palazzo Pio. La riproposizione delle immagini dei primi tre libri di Helmut Newton, White Women (1976)/Sleepless Night (1978)/Big Nudes (1980), gli unici curati personalmente dal fotografo, ci ha permesso di rileggere con più attenzione il momento storico in cui la ricerca di una bellezza estrema ha cominciato a punteggiare sistematicamente lo sviluppo dell’immaginario della moda, esasperando le valenze erotiche, all’inizio latenti (come in Man Ray, Horst e Blumenfeld) poi via via sempre più esplicite, contenute in molte delle fotografie pubblicate prima degli anni ’70. Di passaggio, ricordo al lettore, che già nei sessanta il carattere sexy dell’immagine aveva conquistato le redattrici delle più importanti riviste di moda. Persino la già citata Diana Vreeland, direttrice di Vogue America, aveva richiesto la collaborazione di David Bailey proprio per il taglio irriverente che il giovane fotografo inglese aveva imposto all’attenzione di un pubblico di lettrici giovani, attraversate dal discorso sulle libertà sessuali. Diana scritturò lo stesso Newton, impedendogli tuttavia di fotografare liberamente. Per questo motivo, il fotografo ricusò quasi per intero, il lavoro che fece per Vogue negli anni in cui dominava la celebre direttrice. Nei primi anni settanta, dopo che la Vreeland fu indecorosamente cacciata dalla rivista, con l’avvento di Alex Lieberman in posizione di comando, Helmut Newton fu molto più libero di esprimersi e, in pochi anni, con una serie di immagini molto controverse, fece a pezzi il paradigma sexy e spinse di forza le foto di moda nei paludosi territori del feticismo, dell’esaltazione del voyeurismo, delle perversioni più ridicole (modelle ingessate, immobilizzate da protesi sanitarie, riprese come se proprio grazie alle loro imperfezioni, fossero un’oggetto del desiderio; modelle che indossano selle, pronte ad essere cavalcate e frustate etc.). Stupisce, in queste immagini l’assoluta padronanza scenica delle protagoniste, che a mio avviso denota una sorprendente complicità con il fotografo. Sono modelle che interpretano sempre lo stesso ruolo: donne ricche, viziose e ciniche dominatrici di sceneggiate del desiderio che fanno pensare a un aldilà del piacere che gli psicoanalisti definiscono godimento. Prendete come esempio il servizio che fece Newton nel 1986 per Vogue, centrato sulla presentazione ai lettori della boutique Hermès di Rue Fauborg Saint-Honoré. L’idea creativa consisteva nel trasformare un luogo classico della moda molto per bene, nel più lussuoso sexy shop del mondo. Nelle teche di vetro, vennero sistemate collezioni di speroni, fruste, selle e articoli di pelle. Le commesse erano vestite come serissime maestrine sadiche, con gonne grigie che stringevano all’inverosimile i glutei; le camicette abbottonate fino al collo avevano una spilla a forma di frustino appuntata sul petto. Con divertente ironia, Helmut Newton nella sua autobiografia (pubblicata da Contrasto, 2004), racconta che Robert Dumas, presidente di Hermès, dopo aver visto le pagine di Vogue fu colto da un malore. Ma, aldilà della cattivante leggerezza con cui Newton racconta episodi simili nella sua biografia, rimane comunque un dato di fatto inconfutabile: le sue immagini mettevano in scena l’abbassamento di uno dei marchi più prestigiosi, trasformando il suo spazio in una anticamera di un bordello; inoltre, la perturbante plausibilità della messa in scena, il fascino torbido che promanavano le immagini, paradossalmente, sembrava non indurre reazioni critiche radicali, bensì a fare emergere un imbarazzante sentimento di partecipazione. Sia White Woman che Sleepless Nights, risultavano gravidi di foto di moda che bilanciavano perfettamente l’abbassamento del soggetto ripreso come se fosse un oggetto di godimento, con il sentimento che, malgrado tutto, la scena raffigurasse la possibilità di un desiderio legittimo. Cosa ci stava dicendo il fotografo? Nel linguaggio vischioso delle immagini, Newton sembrava suggerirci la possibilità che veramente potesse esistere un mondo nel quale il lusso manifestava, senza mediazioni o interferenze culturali o sensi di colpa, la sua natura perversa. Vi faccio un’altro esempio. Osservate la foto intitolata Saddle I (1976). Il set fotografico è allestito, o per meglio dire, improvvisato, in una stanza d’albergo. La modella è a carponi sul letto vestita come una eccitante lussuosa amazzone con tanto di stivali e speroni. L’effetto scioccante della foto sembra concentrarsi sulla innaturalezza della sella che indossa, per rendersi disponibile al pony play, ovvero a trasformarsi in una animala da cavalcare. Tuttavia, per me, ciò che Roland Barthes definiva l’effetto punctum dell’immagine, non è tanto il riferimento alla cosiddetta perversione di Aristotele, cretinata d’autore inventata con l’intenzione di farci credere che il celebre filosofo, tra un sillogismo e l’altro, amasse farsi cavalcare e frustare da Fillide, bella fanciulla e grandissima puttana, bensì dicevo, punge il mio sguardo il volto, l’espressione di serena disponibilità della modella. Tutt’altro che imbarazzata, fiera e al tempo stesso ubbidiente, sembra attendere istruzioni e sfidare il coglione (cioè, il mio sguardo) a farsi sotto. L’innaturale che diventa naturale, l’impossibile che si rovescia nel possibile, il dissolvimento delle normali regole d’ingaggio di una relazione erotica, rappresentano la semantica profonda che Newton imbricò nelle immagini che lo trasformarono in una celebrità. Il suo enorme successo gli consentì, in pochissimo tempo, di divenire il fotografo più ambito dallo star system occidentale. Attrici di successo e donne famose si resero disponibili a farsi fotografare nelle sembianze perturbanti che Newton suggeriva. Devo aggiungere che il fotografo ricordava spesso a chi lo ascoltava, le sue preferenze per modelle poco conosciute, lasciando intendere che non era infrequente che personaggi famosi si dimostrassero fastidiosamente nervosi o addirittura riluttanti ad interpretare ruoli sostanzialmente ambigui. Le modelle semi conosciute, per contro, erano molto più disponibili al sottile gioco persuasivo che mi pare di poter indovinare nell’analisi degli scatti decisivi della carriera di Newton. Naturalmente non sto dicendo che l’intenzione del fotografo fosse orientata a una grossolana manipolazione della modella. Da un certo punto in poi, farsi fotografare da Newton poteva rappresentare un salto di carriera notevole per una ragazza che viveva della propria immagine. Quindi non credo che fosse necessaria nessuna particolare forzatura psicologica. Ma ritengo altresì plausibile la congettura che, oltre ad una innegabile padronanza del mezzo fotografico, l’estetica corrosiva di molte delle foto che contribuirono alla fama di Newton, fosse strettamente correlata al suo piacere di corrompere il soggetto, per pilotarlo là dove la messa in scena poteva permettere il fissaggio del preciso momento in cui, un sembiante del desiderio, entrava in dissolvenza incrociata con la rappresentazione del godimento perverso.

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Nel corso del tempo, soprattutto nei novanta,  Newton divenne un mito culturale celebrato in tutti i musei del mondo. Ma vale la pena di ricordare che già all’inizio degli anni ottanta era una controversa celebrità. La forza delle sue provocazioni cominciò quasi subito ad essere emulata da tantissimi altri colleghi. Di conseguenza le foto che documentavano eccessi di ogni tipo, dagli anni ottanta in poi si moltiplicarono, dissolvendo progressivamente l’aura trasgressiva che aveva permesso al fotografo di raggiungere una notorietà che dipendeva solo in parte dalla sua non comune padronanza della tecnica fotografica. Era stato l’ambivalente effetto passionale dei contenuti delle sue immagini a trasformarlo nel fotografo più famoso e controverso del periodo. È difficile far capire al lettore di oggi, quanto nei settanta le foto di Newton risultassero scandalose, eccessive. Le femministe insorsero e lo accusarono pubblicamente di essere un pornografo, un brutale cosificatore del corpo femminile, un perverso sfruttatore di innocenti ragazze, al servizio dei torbidi interessi della moda. Oggi, per contro, l’estasi celebrativa sul suo lavoro, regna sovrana. Nessun critico oserebbe mettere in discussione le sue foto. Ma, a mio avviso, in questo modo viene narcotizzato il senso del processo storico che Newton, forse senza alcuna intenzionalità, contribuì a mettere in moto. Piuttosto, le domande che dovremmo porci dovrebbero suonare così: come è stato possibile che alcune delle riviste più influenti del periodo abbiano praticamente dato carta bianca a Newton per fotografare perversioni? Perché lettrici di tutto il mondo hanno continuato a comprare quelle riviste? Cosa ha convinto le Marche della moda ad affidarsi ad un immaginario erotico così rischioso? Il tentativo di rispondere a queste domande, ci fa precipitare nel contesto socio-storico che fa da cornice ai famosi tre libri editati da Newton, riproposti dalla mostra veneziana. Negli anni settanta del novecento comincia ad essere evidente ciò che gli psicoanalisti più intelligenti stavano da tempo registrando sul fronte clinico. Il dissolvimento della funzione paterna (responsabile della iscrizione nella soggettività del discorso della Legge), comportava una mutazione dei sintomi e l’emersione di una nuova configurazione della soggettività caratterizzata dai suoi tratti perversi. Questa mutazione veniva favorita dalla macchina economica capitalistica, sempre più attrezzata per accelerare i consumi e quindi impegnata a restringere gli spazi e i tempi tra desiderio (che significa fondamentalmente percezione di una mancanza) e il godimento immediato degli oggetti prodotti. Dal punto di vista logico è persino banale sottolineare la correlazione tra l’ingiunzione a godere sempre di più, prodotta dai dispositivi simbolici alimentati, in parte controllati con la pubblicità dalle aziende e una disposizione crescente del soggetto ad abbandonarsi a consumi compulsivi. Quindi, se mettiamo insieme la messa in discussione della funzione dell’ordine tradizionale che modulava in passato le situazioni di desiderio, con gli incentivi a godere senza soluzione di continuità, aggiungendovi la disposizione delle persone ad ambire a consumi crescenti, in poche parole troviamo ben delineato lo scenario che ci permette di comprendere il perché l’immaginario di Newton ebbe tanto successo. Negli anni settanta ogni proibizione che funzionava da ostacolo a desideri individuali venne aspramente criticata. La moda e gli apparati pubblicitari si adeguarono prontamente e grazie a fotografi come Newton, generarono consensi esponenziali. La trasgressione non solo non veniva più radicalmente sanzionata, ma divenne il motore impazzito di un desiderio per il quale lo stato di mancanza risultava sempre meno sopportabile. Potremmo metterla giù così: se il desiderio non trova ostacoli verso il godimento, allora il secondo si mangia il primo, rilanciando sistematicamente la domanda di un nuovo “oggetto” da incorporare. In questo modo cresce la domanda di godimento e insieme ad essa l’insoddisfazione che ne riattiva il circuito interiore. Spero comprenderete quanto la spinta all’appagamento immediato ci introduca a una nuova figura della perversione caratterizzata dal rifiuto dell’impossibile. Se a questo aggiungete la tremenda efficacia della macchina simbolica capitalistica nel far credere che tutto è possibile (pubblicità, mode, eventi), che ogni godimento è permesso e che ogni ostacolo al desiderio vada rimosso, allora, è quasi scontato capire il perché la Moda sia cresciuta cancellando codici, regole, tradizioni del passato, utilizzando un immaginario aperto a qualsiasi provocazione. Credo si possa sostenere che Newton sia stato una sorta di spartiacque tra la struttura della perversione novecentesca, divenuta dopo i sessanta pratica erotica quasi mai sanzionabile, ma pur sempre con-presa nella dialettica tra Legge e trasgressione, e le avvisaglie di una mutazione nelle disposizioni del soggetto che annunciavano una perversione senza desiderio, un godimento fatto di consumi insensati aldilà del piacere, della soddisfazione, dell’erotismo (i cui sintomi più preoccupanti, erano la drammatica crescita delle tossicodipendenze, delle anoressie, del comportamento bulimico nei confronti dell’oggetto causa del desiderio).

Come esempio di immagini che alludono allo sconfinamento nei territori di una nuova dimensione della perversione (quella che non riconosce alcun ruolo alla Legge), mi piace ricordare i reportage che Newton progettò utilizzando manichini, insieme o al posto delle modelle. Il fotografo aveva una vera ossessione per essi. La prima fotografia di questo tipo la pubblicò su Vogue Inghilterra nel 1968: la messa in scena presentava la modella Willie Van Rooy, contrapposta ad un manichino che ne simulava abbigliamento e fattezze. Probabilmente, Newton aveva l’intenzione di evocare il tema letterario e psicoanalitico del “doppio”, con le ripercussioni narcisistiche che attiva a livello di significazione. Verso il 1977 il fotografo riprese il tema per le riviste Oui Magazine e Vogue Francia, conferendogli sfumature decisamente porno sadiche. È chiaro che l’uso dei manichini (ai quali Newton dava nomi propri, Georgette, l’Idiot…, interagendo scherzosamente con essi come se fossero vere modelle) permetteva al fotografo di esplorare con maggiore determinazione il porno-chic, del quale era maestro, in un periodo in cui molte riviste suggerivano una certa prudenza. Ma con il senno di poi, io credo che queste immagini ancora una volta rivelassero il senso profondo dell’immaginario newtoniano. Vi ritroviamo infatti l’abbassamento dell’umano ad un feticismo integrale, l’indistinzione tra corpo vivo e inerte (nelle fotografie a volte è difficile cogliere immediatamente le differenza); ma al tempo stesso, si osserva, il non umano (non vivente) animarsi come se facesse parte di una natura a noi sconosciuta, eppure plausibile.
In queste immagini sembra prevalere l’immaginario di Newton catturato da figure del godimento senza desiderio, come se il freddo eccitamento previsto dalla messa in scena fosse senza un inizio e una fine, condannato implacabilmente a ripetersi senza soluzione di continuità, senza limiti.

Per concludere, vorrei ritornare alle domande segnalate sopra, che sintetizzo, riformulo e personalizzo in questi termini: perché sono così attratto dalle immagini di Newton, pur non condividendo le sue perversioni? Culi a parte, dei quali fu un grande ritrattista, la predilezione del fotografo per fiche e ascelle pelose, protesi mediche, bambole, fruste, minacciosi manichini vestiti haute couture, tacchi vertiginosi, pellicce sempre aperte, mi suscitano, quando va bene, una distratta risata. L’ordine estetico dell’immagine invece, mi induce un sofferente rispetto. L’orrore per i fondali bianchi, la predilezione per il buio, le riprese notturne, le messe in scena improvvisate in luoghi (apparentemente) casuali, il bianco e nero incattivito alla Brassai, la precisione spudorata dei gesti che enfatizzano una perversione senza precipitarla nel pornografico, sono tutti tratti che rendono evidente sia uno stile e sia una certa idea di bellezza. La fantasia, il bizzarro ma efficace senso dell’ordine di Newton, la sua maestria sono fuori discussione. Nelle foto in cui rimette in gioco il senso dell’erotismo, la percepibile velatura etica/estetica, sopravvissuta all’orrore di un desiderio che non vorrebbe limiti, mi attrae e convince. Forse perché grazie ad essa, in questo tipo di immagini, non vedo solo la raffigurazione di sintomi problematici del nostro tempo, ma anche la possibilità della non estinzione del nostro desiderio (di bellezza).

Lamberto Cantoni

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

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51 Responses to "Helmut Newton, e la sua per-versione della moda"

  1. Luciano   28 ottobre 2016 at 13:53

    Le foto erotiche fanno vendere. Ecco semplicemente il perché un personaggio come Newton si è ritagliato una ruolo di primo piano. I moralismi sono inutili. Uomini e donne preferiscono guardare altri uomini e donne al massimo della loro bellezza e attraenza. Un pizzico di sensualitá aiuta a rendere il messaggio più stimolante. Queste sono regole che funzionano come una operazione matematica. La moda conosce benissimo la loro potenzialità e la sfrutta. Se i clienti non stessero a questo gioco non avremmo mai avuto un Newton. Inoltre si tratta solo di immagini e quindi di una realtà fasulla. Ogni persona normale è nelle condizioni di prenderle per quello che sono. Non è che se io vedo una donna nuda automaticamente mi trasformo in un nudista o in un molestatore.

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  2. Gabriele   28 ottobre 2016 at 14:24

    Si sono d’accordo l’erotizzazione fa vendere. Ma le foto di Newton sono veramente spettacolari. La serie Big nudes, foto grandi quanto una pala di altare, sono impressionanti. Siamo di fronte a donne bellissime che ostentano un corpo perfetto. Ma la bellezza delle foto che ben ricordo, mi ha fatto pensare alla velatura etica della quale parla l’autore dell’articolo. Molto vero.

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  3. Roberto   28 ottobre 2016 at 16:32

    Le foto in formato gigantesco di Newton colpiscono. Ma nessuno fa mai il ragionamento che quando si studia un fotografo di moda bisognerebbe analizzare le foto come vengono trattate dalle riviste e non le foto da museo. Certamente su rivista hanno un altro impatto rispetto le mostre.

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  4. Dani   28 ottobre 2016 at 21:42

    Newton è unico. Per me ha sempre preso per il culo quelli della moda, facendosi strapagare tra l’altro. Forse sbaglierò ma non credo che le sue perversioni siano da prendere sul serio. Si divertiva a prendere in giro le sapientone della moda. Un grande.

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  5. Frank   28 ottobre 2016 at 22:37

    Newton è un fotografo spiazzante, ideale per la moda. Qualche volta esagera ma la sua bravura lo redime sempre.

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  6. Vincenzo   29 ottobre 2016 at 09:32

    Newton è specchio dei nostri tempi. Le sue foto dure e crude sono un emblema della contemporaneità.

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  7. Rita   29 ottobre 2016 at 20:53

    Indubbiamente Newton ha fatto vendere. Però l’immagine di donna che trasmette non mi rende tranquilla. Io preferisco le foto glamour. Trovo più rispetto per il femminile. Ma capisco che il suo successo deve aver trovato la complicità di moltissime lettrici. Forse vedendo le sue foto si sentivano più libere. Mi fa senso pensarlo ma non trovo un’altra spiegazione. Non credo che oggi sarebbe tollerato. Forse in un museo si. Nelle riviste oggi la trasgressione è meno volgare.

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    • Antonella   30 ottobre 2016 at 10:39

      Io non sarei così perentoria. Vai a vederti la pubblicità che Tom Ford fece per commercializzare il suo profumo. La confezione era stretta tra i seni scoperti della modella.

      Rispondi
  8. Ann   30 ottobre 2016 at 19:26

    Nell’articolo si presenta le immagini di depravazione come se grazie alla loro bellezza diventassero innocenti. Non sono d’accordo. Sono immagini cattive di desideri innaturali che persone normali trovano disgustose. Viene da pensare che le consumatrici del lusso siano attratte da malvagità, da crudeltà. Io non ci credo. Secondo me bisogna distinguere tra le foto che Newton faceva per far parlare di sè e quelle che faceva per le aziende. Che con le provocazioni sia diventato famoso non lo discuto. Ma quelle che hanno fatto vendere abiti sono le altre.

    Rispondi
    • Marco   30 ottobre 2016 at 19:47

      Il punto di vista secondo il quale le foto di Newton sarebbero cattive è il punto di vista del moralista che pensa che solo il proprio desiderio sia normale. Io lo trovo molto egoistico, soprattutto dopo che finalmente è stato demolito il mito della normalità. La natura umana è complicata e la moda riflette questa realtà. Che piaccia o non piaccia Newton ci ha reso coscienti di fantasie che prima erano nascoste nel subconscio della gente.

      Rispondi
      • Ann   31 ottobre 2016 at 14:16

        Io non mi considero una moralista e per fortuna la normalità esiste ancora. Come esiste la depravazione. Perché da tanto fastidio chiamarla con il suo nome?

        Rispondi
        • Franck   1 novembre 2016 at 13:39

          Scusa tanto Ann ma a me piacciono molto le foto cattivissime di Newtono. Per questo sono immorale o un pervertito?

          Rispondi
          • Ann   1 novembre 2016 at 17:34

            Sì, potresti essere uno stronzo depravato

  9. Giulia P.   1 novembre 2016 at 11:23

    La carriera di Newton è costellata di numerosi e meritati riconoscimenti, ma a lungo si è dibattuto sul suo lavoro, perché ad un’indubbia e spiccata creatività si abbinavano veri e propri eccessi.
    Secondo il mio parere, nel nostro passato ed anche nell’attuale presente siamo ricchi di artisti che hanno cambiato o influenzato il nostro modo di vedere la moda, l’arte o la stessa fotografia. Dalla stessa Chanel che ha cambiato un modo di vestire, a Frida Kalo con la sua arte così anticonvenzionale, a Rudolf Nureyev un grande coreografo e ballerino che valorizzò la figura dell’uomo nella danza, all’attuale Weiwei che utilizza la propria arte come mezzo di battaglia contro il governo cinese.
    “L’arte è una qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione della sua capacità espressiva”.
    Non c’è arte giusta o sbagliata, magari c’è né una che ci può piacere di più o di meno, o che ci produce un maggiore interesse o che sia capace addirittura di emozionarci.
    L’obiettivo di Newton era di esplorare la realtà, dietro alle immagini, permettendo allo spettatore di scoprire o vedere un’ulteriore realtà che stava a lui interpretare.
    Newton non ha mai realmente oltrepassato il limite del buon gusto, i suoi ritratti erano carichi di erotismo ma mai volgari.
    La sua maestria interpretativa nel produrre immagini che esaltavano la bellezza del corpo femminile abbinandola sempre ad aspetti provocatori, spesso ambigui se non addirittura sottilmente perversi, sono alla base di un successo planetario di uno dei più grandi fotografi del ‘900.
    La sua continua provocazione, attraverso quest’uso magistrale ed unico della nudità femminile nella fotografia, resteranno i simboli della sua produzione artistica, ripresa e reinterpretata poi da numerosi fotografi.

    Rispondi
  10. Eugenia   1 novembre 2016 at 13:02

    Newton è sicuramente stimolante, fuori dal coro. I suoi eccessi sono gli eccessi che la moda utilizza per stupire.

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  11. Francesca P.   1 novembre 2016 at 13:53

    Helmut Newton penso che sia rimasto alla storia per aver superato alcuni limiti nella fotografia, ha sconfinato nuovi temi e luoghi che erano ritenuti inaccessibili precedentemente, anche per quanto riguarda il mondo della moda in costante cambiamento e rivoluzione. Le sue foto in bianco e nero non possono essere definite semplicemente delle immagini visive, in quanto raccontano delle storie in cui il lettore può essere coinvolto, ponendosi per esempio delle domande e non rimanere passivo a ciò che vede.
    Helmut Newton ha introdotto nuovi temi all’interno della fotografia, come elementi di sadomasochismo, omosessualità e vouyerismo. Ha raffigurato la bellezza estrema sfruttando lo shock prodotto dalla provocazione erotica. Proprio questa sua posizione da grande fotografico dovrebbe servirci come stimolo per nuove scoperte e per nuove idee, così da poter superare limiti che incatenano ancora oggi la nostra società. Inizialmente Newton provocò uno scandalo con foto di nudi di donna, ma con il tempo tutti hanno iniziato ad amarlo e apprezzarlo. Quindi perché oggi dovremmo sentirci ancora bloccati ad esprimere ciò che vogliamo veramente? Forse in alcuni casi potrà essere inutile o non porterà alcun risultato, però in altri potrebbe nascere una nuova rivoluzione, che sia nel campo della fotografia, della moda, del cinema o anche nella politica.

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  12. Nicole P.   4 novembre 2016 at 11:07

    Desiderio, passione, allucinazione erotica, perturbante e perversione sono solo alcune delle parole che possiamo associare a questo artista. Grandi capacità, sia dal punto figurativo che dal punto di vista della comunicazione. Ma lui realmente cosa ci voleva comunicare? Secondo me la parola che descrive al meglio Newton è dominatore di corpi e anime. Di corpi esplicata perfettamente nel rapporto con le modelle, di anime, beh che dire tutti siamo stati scossi no?!
    Il suo scopo secondo me è tirare fuori la perversione di chiunque al punto da curarsi e non sentirsi l’unico inadatto sulla terra. Al giorno d’oggi per quanto possano dire che ormai il sesso, la perversione ecc siano sdoganati, mente. Siamo ancora in un mondo bigotto che si scandalizza e censura. Ognuno deve essere in grado di tirare fuori la sua perversione e mostrarla alla fine non c’è nulla di male. Tutti siamo perversi. Adoro la campagna di Hermes proprio perché nel mondo del lusso si tenta di nascondersi dietro una finta eleganza e un finto buonismo, quando poi sono i più grandi esponenti della dominazione e della perversione.

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  13. Sergio b   4 novembre 2016 at 19:28

    Mi chiedo se Newton non dimostri per caso che per essere creativi serva un briciolo di spudoratezza o perversione. I bigotti o i moralisti difficilmente risultano creativi. Di solito sono conservatori, tradizionalisti, ossessionati dalle regole. La moda oggi deve rompere le regole, andare controcorrente anche a costo di oltrepassare il pudore.

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  14. Antonio Bramclet
    Antonio   4 novembre 2016 at 19:49

    Secondo me Newton dimostra che un vero creativo è devastato da idee ossessive. Le idee gli prefigurano una visione. Poi la tecnica e le opportunità dalla un forma al risultato finale.

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    • Marco p   4 novembre 2016 at 21:14

      Antonio, non devi fare commenti con il cellulare. Con i ditoni che ti ritrovi scrivi cazzate. Volevi dire che tecnica e opportunità danno una forma al risultato finale. Ho capito ma la creatività dove sta? All’inizio o alla fine?

      Rispondi
      • Antonio Bramclet
        Antonio   6 novembre 2016 at 13:22

        La creatività è sempre una idea inaugurale quindi per me è all’inizio, alla origine di qualcosa.

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        • Carla g   6 novembre 2016 at 21:07

          No non sono d’accordo. La creatività è alla fine. Cioè è solo quando il lavoro è finito che si può decidere se è creativo oppure no.

          Rispondi
  15. Davide   6 novembre 2016 at 12:47

    Secondo me bisogna distinguere tra la scelta di fare una foto osé e il come la si realizza. Newton è stato un grande creativo perché era fortissimo nell’avere idee precise sul come realizzare immagini scioccanti. La foto erotica o trasgressiva non è propriamente “creativa”. È semplicemente un genere particolare di immagini. Quando interviene il “come” ecco che arrivano le scintille della creatività. Bisogna anche aggiungere che idea vincente e il come realizzarla sono aspetti importanti. Ma poi bisogna considerare anche l’esecuzione tecnica che è una competenza diversa dal talento creativo. Da quello che ho capito leggendo l’articolo, la grandezza di Newton dipende sia dalla scelta del genere, sia dal come lo inquadrava in una scena e sia dal padroneggiamento della tecnica fotografica. Solo i grandi hanno tutte e tre le componenti fuse insieme.

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  16. AgneseP   6 novembre 2016 at 17:11

    Chi non vorrebbe essere una donna delle fotografie di Newton?!

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    • Roberta   7 novembre 2016 at 08:34

      Ne conosco un sacco che tirerebbero il primo oggetto a disposizione in testa al fotografo. Io credo che ci voglia una predisposizione particolare anche se, lo ammetto, è rassicurante essere fotografate da un mito.

      Rispondi
      • Lucia   11 novembre 2016 at 20:49

        Ha ragione Agnese. Tutti vorrebbero essere fotografati da Newton e ogni ragazza vorrebbe essere una delle sue modelle. Forse 40 anni fa potevano esserci pregiudizi. Oggi le foto di Newton sono nei musei. Questo dice tutto.

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  17. Virginia P.   6 novembre 2016 at 18:09

    Io, personalmente, sono molto affascinata dalle opere di Newton.
    Penso che si rimanga quasi ipnotizzati dalla perfezione di quei corpi femminili che racchiudono in sé – o almeno questa è la sensazione che mi suscitano – qualcosa di torbido.
    Il lato oscuro delle cose è sempre quello che suscita una maggiore attrazione. Esso si nasconde dietro il lusso più patinato, ma esiste e viene messo in scena dagli attori inquietanti nelle foto di Helmut Newton.
    Inquietanti, perché attraggono e allontanano allo stesso tempo, esprimendo a pieno il concetto di sublime; chi guarda è succube dell’altissima carica erotica emanata dai ritratti, carica resa ancora più assordante dalle sfumature più oscure, fetish.
    Penso che Newton sia stato il primo a rendere qualcosa che prima era bello e basta, come le fotografie di moda, bello e sporco: arricchendone la dimensione estetica e visiva agli occhi di uno spettatore, che non può che rimanere incatenato a questi ‘’angeli perversi’’.

    E’ vero: siamo tutti perversi. Che lo si riesca a dire ad alta voce o meno.

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    • Lori   7 novembre 2016 at 08:44

      È vero, il lato “sporco” della moda è più eccitante. Newton lo ha capito in anticipo anche se, secondo me, sono stati i Punks e Vivienne Westwood a farlo diventare reale.

      Rispondi
      • Sara   11 novembre 2016 at 20:54

        È vero non se ne può più della moda tutta perbene. Molto meglio osare. Non dico che lo si debba fare sempre. Ma io premierei gli stilisti coraggiosi e i fotografi che stupiscono.

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  18. Sara P.   6 novembre 2016 at 18:19

    Helmut Newton ha cambiato la fotografia nel modo di farla e nel modo di vederla. E’ considerato il fotografo più trasgressivo della storia per i suoi scatti, principalmente in bianco e nero, che non raffigurano più una donna con una bellezza raffinata e dolce ma una donna erotica e provocatrice. Naturalmente gioca con questo concetto di erotismo dandogli un senso ironico. Newton cercava con la provocazione di attirare l’attenzione del pubblico per far si che tutti potessero ricordare le sue opere a tutto vantaggio anche del brand che rappresentava. Questo suo modo ambiguo di fotografare era diventato una vera e propria firma del suo stile fotografico, anche quando non fotografava la moda. Al giorno d’oggi le fotografie di Newton non sembrano più cosi’ trasgressive, anzi molto attuali, in quanto i tempi sono cambiati, e moderne in quanto anche molti altri fotografi hanno copiato questo stile.

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  19. Angela P   6 novembre 2016 at 18:43

    La trasgressione è un tema centrale nelle foto di Newton. 
    Proprio per questo è da sempre al centro di un dibattito, da un lato c’è chi lo ama, dall’altro c’è chi lo critica per aver oltrepassato i limiti dell’accettabilità. Una cosa è certa, le sue foto non possono passare inosservate.
    Più le sue foto erano ambigue, più riuscivano a disorientare l’osservatore, più rimanevano impresse nella sua memoria.

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  20. Elena P   6 novembre 2016 at 19:11

    Helmut Newton, uno dei fotografi più famosi e discussi di tutta la storia della fotografia, è un personaggio estroso e sicuramente fuori dalle righe.
    Con la sua fotografia ha segnato un epoca e ha stravolto il mondo con scatti erotici ma, a mio parere, mai volgari.
    Non a caso infatti le sue foto hanno fatto la storia di molte riviste famose, come ad esempio Vogue.
    Secondo me Helmut Newton non si è mai posto dei limiti e quindi è riuscito ad esprimersi e stupire costantemente lo spettatore.
    Newton è stato il primo a rompere il tabù del nudo, infatti grazie anche a lui quello che prima era considerato politicamente scorretto ora è porno-chic.
    Chissà se non ci fosse stato lui,forse guardare una donna nuda in fotografia sarebbe stato ancora un tabù.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   6 novembre 2016 at 20:44

      Fai attenzione Elena, non è vero che Newton è stato il primo a violare il tabù del nudo. Sia nell’arte che nella fotografia il nudo era un genere con una lunga storia. Devi specificare. Nelle riviste di moda i nudi di Newton sono stati un momento di rottura perché rimandavano non alla naturalezza del corpo ma al suo essere corpo attraversato dal desiderio.

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  21. Luigi   7 novembre 2016 at 20:11

    Nell’articolo non si dice una parola sul colore di Newton. In Sleepless night, il suo libro più bello le sue foto a colori sono indimenticabili. Sembrano i colori di certi film di Wharol degli anni sessanta o di certi film noir. Io trovo i suoi colori molto più originali del bianco nero molto contrastato.

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  22. Ale   9 novembre 2016 at 09:52

    È vero i colori di Newton sono particolari. Io penso che cerchino di fare arrivare all’occhio una sensualitá volgare. Il suo bianco e nero è più intrigante perché meno osceno.

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  23. Valentina P.   12 novembre 2016 at 15:15

    La visione eternamente carnale di Helmut Newton, comunica il lato perverso delle donne, non rendendole volgari, ma trasmette a chi le osserva quella sensazione di mistero e profondità che purtroppo pochi fotografi sono riusciti a comunicare.
    Newton ha reso la fotografia in arte della persuasione!

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  24. Ausilia P   13 novembre 2016 at 12:07

    La grandiosità di Newton è data da queste immagini di donne che appaiono fredde, distaccate ma che alcun tempo stuzzicano il lato malizioso che tutti noi abbiamo. Le sue fotografie sono manifestazione di una perversione interiore che si riflette nello spettatore. D’altra parte non è detto che tutti riescano a leggere in quelle immagini l’effettivo significato che l’artista vuole esprimere, poiché come spesso accade con la fotografia c’è chi andrà oltre ciò che vede e chi si limiterà a guardare l’immagine senza scovarne il concetto intrinseco.

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  25. Chiara P   13 novembre 2016 at 16:26

    Helmut Newton è stata la configurazione più importante della fotografia mondiale; negli anni 80 raggiunse il suo massimo successo, attraverso la fotografia di moda
    Famoso per le fotografie di moda, ma non solo, per i suoi ritratti ai grandi personaggi di quel tempo, per i nudi in bianco e nero, conosciuto soprattutto per aver introdotto all’interno di esse elementi di sado-masochismo, voyeurismo e omessessualita’, e infine donne riprese in pose provocanti.
    «Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione», disse Helmut Newton, parlando di sé e dei giudizi discussi che colpivano il suo lavoro, la sua più grande passione, la fotografia. La sua carriera è stata condotta dal gusto per la provocazione, le sue opere più erano ambigue, più stimavano attenzione da parte dell’osservatore, in questo modo riesce a farsi strada fra le sue opere facendo il giro del mondo.
    E’ altrettanto importate citare Helmut Newton quando si parla di fotografia di moda, uno fra i primi, che ha creato il vero gusto della fotografia di moda, perversa.

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  26. Sara S. PP   14 novembre 2016 at 01:58

    La per-versione di Newton è una pre-visione di ciò che, ogni volta, riesce a creare stupore e sgomento tra tutti gli esseri umani: la vera natura dell’uomo.
    Rappresentarla caratterizza, certamente, un esperimento molto azzardato, ma che, allo stesso tempo, funziona alla perfezione: il lato oscuro è una cosa così spontanea e naturale,intrinseca in ognuno di noi, che, molto spesso, viene considerata così tanto un tabù da costringerci a vergognarcene e a nasconderla; per questo, quando viene rappresentata, è destabilizzante, sotto ogni accezione del termine.
    Giocare con questa per-versione nel mondo della moda, dove siamo soliti vedere figure classiche, perfette, è geniale, poiché mostra che ogni cosa, se si scava a fondo, è, citando un famosissimo album di una famosissima band, come la luna: ha una faccia che non viene mostrata a nessuno: il lato oscuro (a volte perverso).

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  27. Silvia   15 novembre 2016 at 10:04

    Leggendo l’art. mi sono posta questa domanda: Newton è creativo grazie alla perversione o è perverso perché è un creativo? Cioè, la creatività non dipende da una predisposizione alla perversione?

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  28. Martina P   16 novembre 2016 at 19:48

    La passione di Helmut Newton per il corpo femminile potrebbe nascere da ragazzo.Infatti nella sua autobiografia racconta che frequentava una piscina di Berlino, dove passava molto tempo ad osservare capezzoli turgidi, messi in evidenza dai costumi sottili e lenti nell’asciugarsi del periodo.
    Molte delle donne ritratte da Newton riescono ad essere sensuali anche senza scoprirsi del tutto; pantaloni maschili, trasparenze ma in qualche caso addirittura pellicce che coprono il corpo della modella.
    Chissà cosa penserebbe il Newton della sensualità ostentata odierna, che mostra il suo apice su Facebook, dove ammiccamenti, gambe e seni scoperti vengono esibiti senza sosta e senza poesia. Quella poesia che invece ritroviamo nelle foto di Helmut Newton, insieme alla perversione.
    Oggi un capezzolo sotto un tessuto bagnato non ti farebbe più sognare come un tempo, caro Helmut.

    Rispondi
  29. Gloria PP   16 novembre 2016 at 20:07

    La fama di Newton esplose nel mondo della fotografia quando inizo’ ad introdurre nella fotografia di moda elementi di sado-masochismo e omessessualita’. Le donne sono riprese in pose provocanti.
    La sua carriera e’ stata accompagnata dal gusto per la provocazione. I suoi scatti stravolgono un mondo ancora tendenzialmente bacchettone e allo stesso tempo cavalcano lo spirito rivoluzionario tipico di quegli anni.
    Le sue modelle sono alte, forti e muscolose. Gli scenari che rappresenta riflettono le sue ossessioni represse.
    Al giorno d’oggi la fotografia di Newton non sembra piu’ cosi’ trasgressiva, in parte perche’ sono cambiati i tempi, in parte anche grazie proprio al suo contributo. Quello che una volta era considerato politicamente scorretto adesso e’ “porno-chic”. E’ stato copiato ed emulato cosi’ tante volte che i fotografi contemporanei di successo cercano di evitarlo in tutti i modi.
    Helmut Newton aveva capito che piu’ le sue opere erano ambigue, piu’ riuscivano a disorientare l’osservatore, piu’ sarebbero rimaste nella sua memoria.

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  30. Marina Di Fini   16 novembre 2016 at 22:53

    Godimento, perversione e genialità sono le parole che associo ad Helmut Newton, uno dei più grandi fotografi del Novecento. Conosco Helmut Newton da un anno ed è stato amore a prima vista, perché mi ha subito affascinato il fatto che mostrasse con semplicità atti intimi di cui ci si potrebbe vergognare o traumatizzare. La sua fotografia è stata scioccante, ma proprio per questo motivo è stata amata ed apprezzata. Ha sovvertito il sistema, creando un modo di fotografare esplicito e provocatorio.
    Con l’obiettivo riusciva a corrompere e a padroneggiare il soggetto della fot,o in un modo che lo ha portato ad un successo internazionale. Ha sviluppato un stile unico dove la nudità e l’erotico sono stati i protagonisti indiscussi. Ritratti, autoritratti e le copertine delle più famose riviste di moda hanno reso la sua fotografia atemporale.

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  31. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   17 novembre 2016 at 02:25

    Prendo atto che gran parte dei commenti sottolineano con decisione soprattutto l’intenzionale preferenza per scene perverse di Newton. È certamente corretto. Nella sua auto biografia ne parla in modo esplicito, con una naturalezza sospetta. Mi chiedo: è sufficiente provocare il senso del pudore per creare immagini che oggi molti osservano con la reverenza riservata all’arte? Io credo di no. Ci deve essere dell’altro. E non mi riferisco solo alla maestria tecnica, o allo stile. Ho tentato di avvicinare lo stretto sentiero che introduce una immagine eccessiva nei territori dell’arte, immaginando che Newton si sia preso gioco di noi. Ci ha scioccato costringendoci ad un confronto frontale con figure del desiderio estremo, ma nello stesso tempo ha tolto da questi presunti margini perversi ogni grossolano eccitamento. Nello script ho chiamato la velatura della bellezza, l’orchestrazione dei segni che trattengono la significanza perversa dal trasformarsi in una escrescenza pulsionale. Con questa astuta regolazione Newton ha offerto alle marche della moda un dispositivo simbolico molto potente per intercettare l’interesse della parte di umanità insofferente nei confronti delle figure del desiderio ammorbidite da una tradizione, conferendogli la consistenza di un messaggio etico radicale: ogni desiderio è in/possibile.

    Rispondi
  32. Francesca PP   17 novembre 2016 at 14:57

    “Se c’è qualcosa che odio, è sicuramente il buon gusto: per me è una parolaccia”.
    Queste sono le parole di Helmut Newton, uno dei più grandi fotografi del Novecento che con la sua perversione ha sfiorato il limite del buon gusto, mai però veramente oltrepassato in tutta la sua produzione fotografica.
    Newton ha saputo regalarci ritratti sempre carichi di erotismo, ma mai volgari.

    Rispondi
  33. Camilla P   20 novembre 2016 at 11:35

    A parer mio non si tratta di per-versione ma si tratta di Per-Visione.
    Helmut Newton ha sempre fatto trasparire dai suoi scatti una mescolanza di jet-set e moda, attrazione per i soldi, potere e sesso. La donna da lui ritratta è autosufficiente e distante, oggetto del desiderio maschile ma, allo stesso tempo, irraggiungibile; solo Newton, con i suoi scatti, può possedere quelle donne e agli spettatori non resterà che il piacere di quella forma inafferrabile che è la Fotografia. L’erotismo sofisticato che è sempre presente nelle istantanee del fotografo, rappresenta un iperrealismo, come se Newton volesse parlare di un mondo più vero di quello quotidiano. E’ sempre alla ricerca della perfezione estetica, utilizzando il corpo femminile come mezzo per rappresentare la bellezza e dove, attraverso l’ironia, lo fa diventare l’arma più tagliente. Anche se continuo a chiedermi se esiste davvero il mondo evocato nelle fotografie di Helmut Newton.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 novembre 2016 at 20:49

      Per-Visione è una interessante provocazione. Però dovresti spiegarla, o almeno tentare di farci capire cosa vuoi dire.
      Con per-versione io ci ho provato. È vero che forse non ho esplicitato la père-version di J.Lacan (père in francese si pronuncia quasi come la preposizione italiana “per”), ma se leggi il testo questo supplemento di senso lo si può intuire.
      Il realtà con per-versione ho tentato di non appiattire il concetto solo sulle evidenze cliniche psicoanalitiche. Ho voluto mantenere il senso fondamentale di un “attraversamento”, di un “percorso o transito” che la preposizione “per” possiede. Naturalmente sappiamo tutti che il suo uso prevede numerosissimi altri casi: per esempio “per” entra a formare complementi e altre espressioni nominali; entra in frasi dipendenti implicite ed esplicite; e altre ancora.
      Io ho sfruttato la possibilità che il significato dominante di “transito” mi forniva per sottolineare l’attraversamento di Newton delle tre forme di perversione che ho citato: la perversione della pulsione, la perversione del desiderio, la perversione senza desiderio. Io credo sia importante marcare ogni tanto, quanto la moda, aldilà di tutte le altre cose che sapete e studiate, sicuramente più utili, se interrogata da un impresentabile maestro ma geniale visionario come Newton, possa avvicinarci a modi e significati della soggettività di sorprendente valore euristico. Vi ricordo che Newton, per dirla in modo chiaro, faceva la differenza, le sue immagini cambiavano il mercato.

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  34. Ilaria P   20 novembre 2016 at 12:22

    Helmut Newton Ha cambiato il mondo della fotografia di moda shoccando tutti con la sua provocazione erotica. La semplicità delle sue foto in bianco e nero è messa a contrasto con la complessità dei temi da lui affrontati come per esempio l’omosessualità.
    ha introdotto degli argomenti inaccessibili per quel periodo e ciò infatti lo ha reso unico. Le sue foto impressionano tutti e dividono le idee del pubblico, sia nel bene che nel male. Il fotografo però ha raggiunto un obiettivo importante: farsi notare e rimanere impresso nella memoria delle persone.

    Rispondi
  35. Ivanna P   20 novembre 2016 at 17:45

    Helmut Newton è stato il fotografo più influente, iconico e più copiato del XX secolo, lo stesso fatto dice che il suo stile era unico, innovativo e originale. Ma lui non considerava se stesso come un artista, se qualcuno volesse mettere le sue fotografie in galleria, li andava bene, ma mai avrebbe detto che la sua opera è arte.

    Stava solo facendo fotografie, scattando foto di ciò che voleva il modo che voleva. In realtà ha fatto tutto quello che voleva ed e per questo che era soddisfatto della sua vita, proprio come un bambino viziato con la fantasia di un adulto, che non ha esitato a dire e fotografare ciò che ognuno vuole vedere. Ma tutti sono troppo in imbarazzo a chiedere per essa o dirlo a voce alta, Helmut Newton non aveva nessun timore.

    Rispondi
  36. Eleonora PP   20 novembre 2016 at 21:33

    Potente, libera, che non ha bisogno degli uomini: questa é la donna che Helmut Newton con un tono perverso ci vuole trasmettere!

    Rispondi
  37. Roberto PP   21 novembre 2016 at 22:41

    Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.

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