“I capricci della moda” e il valore della creatività

“I capricci della moda” e il valore della creatività

“I capricci della moda” è una raccolta di post che ripercorrono l’intero anno 2010, assaggi e passaggi della mente creativa di Vogue Italia, delucidazioni e approfondimenti schietti quanto sintetici che si avvicendano senza una logica precisa. Ognuno è una storia a sé.

I capricci della moda
Franca Sozzani – I capricci della moda

Comincerei con il sottolineare che lo stile di composizione è tipicamente quello del diario online (trattandosi di una raccolta di tutto ciò che effettivamente è stato pubblicato nel blog del Direttore nel corso del 2010), per cui i filtri sono depotenziati ed è più facile scrivere senza badare al politically correct o alla perfetta costruzione della frase. Infatti, non si tratta del libro tradizionale, in cui l’intreccio ti rapisce prepotentemente e ogni capitolo traina il successivo come quando ti addormenti a notte fonda pur di sapere se sia stato veramente x a svelare tutto a y o meno.
“I capricci della moda” si appoggia in modo apparentemente poco capriccioso su tematiche che in realtà hanno l’intraprendenza di invitare ognuno a riflettere secondo la propria cultura, i propri valori, la propria intelligenza. Franca Sozzani ha scritto dunque un testo che vuole rimettere in moto l’opinione pubblica a proposito del fashion, che vuole far discutere e seminare pareri discordanti ma, ci si auspica, costruttivi. Spontaneamente ho accettato di contribuire a questa sfida, ragion d’essere stessa del libro, ovvero elaborare il mio pensiero circa argomenti cruciali per la moda, toccati appena nel rispetto delle logiche del “purché se ne parli”.
La mia mente torna immediatamente a pagina 26, dove il titolo in grassetto recita assertivamente: “La creatività ha un prezzo”. In prima battuta penso “Non sono d’accordo”, lasciando viaggiare la mente tra le immagini degli artisti di strada incontrati in ogni capitale del mondo che io abbia visitato, per esempio, oppure riportando alla mente il viso di quel ragazzo conosciuto tempo fa, il quale considerava la creatività, il proprio stile di vita, sicuramente senza darle un prezzo.
Giusto un attimo dopo, mi correggo. Contestualizzo e cambio idea.

La creatività ha un prezzo
La creatività ha un prezzo

Franca Sozzani faceva sicuramente riferimento al mondo della moda, e allora sì, ha ragione. Perché purtroppo, e basta fare un excursus fra le rette delle scuole di moda italiane per capire che non sbaglio, questo settore è diventato evidentemente caro e tuttora non prevede eventuali alternative più economiche. Di conseguenza, se fin dal principio della didattica si tratta di una realtà così strettamente ancorata al prezzo, sufficientemente alto per altro, figuriamoci quanto possa costare fare ricerca in questa stessa realtà.
Immaginiamoci gli investimenti da affrontare per garantire sempre originalità, avanguardia e qualità, immaginiamo soprattutto l’incertezza che certe spese si portano dietro e ancora, quante persone (evidentemente da retribuire) possano far parte di un team di creativi della moda. Ecco che, magicamente, i conti tornano e la moda diventa “cara giustificatamente”. E’ inevitabile. Dunque, quando Franca Sozzani scrive che “la creatività ha un prezzo”, capisco che lo fa soprattutto per difendere la categoria cui appartiene, che poi è quella che ha reso celebre l’Italia nel mondo, legittimando i costi con una serie ben articolata di considerazioni che suonano come assiomi data l’assenza di possibilità contraddittorie.
L’immagine, l’estetica, il segno presuppongono un’attività di screening che a molti inesperti e distratti compratori è oscura: lo stilista non è solo colui che nel dopocena si mette a schizzare bozzetti, al fotografo non basta comprare l’ultimo obiettivo in circolazione per avere lo scatto giusto, per il cool hunter non è sufficiente sfogliare le pagine di patinati magazine di moda internazionali. E’ necessario che la gente lo sappia, affinché venga educata “al bello” e cominci a ragionare lucidamente a proposito di quanto valga la creatività, soprattutto quella nostrana. Di fronte ad un patrimonio così ingente come quello di cui possiamo godere in quanto maestri mondiali, non credo ci sia troppo bisogno di fare polemica o sollevare scandali che non hanno senso di esistere e che soprattutto non approdano a nessuna valida conclusione. La creatività costa perché non è così immediata come il lampo di genio, pur essendo “anche” lampo di genio.

#coglioneNo. Titolo della campagna creata da ZeroProduction
#coglioneNo. Titolo della campagna creata da ZeroProduction

In proposito, mi riallaccio a una campagna di sensibilizzazione (non specificatamente riferita alla moda) lanciata pochi mesi fa sul web da tre giovani creativi italiani (fondatori di ZeroProduction, ndr) stufi che le proprie prestazioni fossero banalizzate da frasi tristemente gettonate tipo “non è previsto un budget per questo lavoro”, “ti serve da esperienza così puoi metterlo nel curriculum”, “che vuoi che siano due schizzi su un foglio”. Per come si raccontano loro stessi, #coglioneNo (il titolo della campagna) “è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da stronzi.
È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol.
È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento”.
Date al creativo quel che è del creativo, dunque, come del resto viene fatto senza troppi malcontenti nei confronti di qualsiasi altra prestazione professionale.
E allora grazie infinitamente Franca per avermi indicato e accompagnato in questa utile riflessione.

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Silvia Valesani

Silvia dal 1993, Sagittario ascendente Leone. Non che abbia particolare fede nell’astrologia, ma diciamo che, dati alcuni tristi precedenti, Paolo Fox è rimasto uno dei pochi uomini cui conferisco credibilità.
Studio moda, ho sempre voluto farlo. Studio moda a Firenze, anzi. Il che risulta ancora più poetico e umano. Lo so che Milano è la capitale italiana del Fashion, che è snodo principale e crocevia di personaggi influenti, ma ho scelto il compromesso di un’istruzione completa in una città la cui palette cromatica vada oltre la scala di grigi. Per Milano ci sarà tempo.
Silvia Valesani

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One Response to "“I capricci della moda” e il valore della creatività"

  1. Lamberto Cantoni   11 Giugno 2014 at 18:45

    Ho sempre pensato che i Capricci di Franca Sozzani avessero una valenza musicale.
    L’orchestrazione dei post e’ caratterizzata da una evidente libertà espressiva e formale.
    Un po’ come i Cucù di Frescobaldi o i capricci pianistici di Beethoven e Mendelsoonhn.
    Vale la pena di ricordare che il Capriccio e’ un modo di comporre musica caratterizzato da una sostanziale libertà o arbitrarietà.
    L’ autrice propone “toccate” di scrittura che presentano il tema o soggetto sottoponendolo a contrappunti di immediata fruibilità. In molti casi, più che appellarsi a “fantasie” che striderebbero con la forte impressione di realtà esperita, e non c’è dubbio infatti che Franca Sozzani viva ogni giorno la moda in tutte le sue contorsioni, il testo dicevo, sembra ancorarsi ad una sorta di virtuosismo semantico: ogni questione, anche la più complicata sembra smarcarsi da ogni complicazione per raccogliersi in chiare, sintetiche, eleganti idee.
    Ovviamente da ciò discende la sensazione di una scrittura piena di buon senso, fondata sull’esperienza pratica e magistrale nelle sintesi.
    Il tema della creatività che ha intercettato l’interesse di Silvia, e’ un buon esempio di composizione “a toccata”. Al quale Silvia aggiunge il lamento generazionale sullo sfruttamento di idee o di prestazioni che il mondo adulto non premia con sua maestà il denaro.
    Indubbiamente molte aziende non fanno il loro dovere e approfittano del loro potere per svilire i contributi creativi di giovani che si affacciano senza protezioni sul mondo del lavoro.
    Ma non possiamo nasconderci che dietro alla parola creatività spesso si nascondono fantasmi che di creativo hanno solo la presunzione di chi desidera farne un profitto.
    La creatività pura e’ un mito romantico. Senza il conforto di un progetto il più delle volte fa dei danni.
    Senza le mediazioni o le corroborazioni che emergono da una analisi centrata dei fattori in gioco, la creatività si rivela spesso più una patologia che una cura.
    perché non diamo uno stipendio a tutti i poeti da strapazzo del Paese? Che importa se nessuno li legge. E perché non darlo anche agli artisti disoccupati? Non sono forse loro il culmine della creatività?
    Credo proprio che l’abuso del concetto di creatività stia producendo crampi mentali a tanti giovani.
    A mio avviso le aziendeg non hanno bisogno di creatività ma di soluzioni di problemi. E’ a questo livello logico che il concetto di creatività assume una valenza strategica.

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