La Brigata Friuli torna in Libano

La Brigata Friuli torna in Libano

Alle 20.30 di domenica 4 novembre, all’Aeroporto Marconi di Bologna si alzava in volo il Boeing KC-767 dell’Aeronautica militare direzione Beirut, con a bordo un centinaio di militari in tuta mimetica.

Seduto in prima fila il generale Antonio Bettelli, 50 anni, comandante della brigata aeromobile ‘Friuli’ seguito da ufficiali, sottufficiali e truppa. Età dai 22 ai 50 anni. Da pochi minuti sono stati spenti tutti i cellulari che fino a qualche minuto prima suonavano senza sosta. Sei mesi lontani da casa sono tanti. È vero, tutti sanno che arrivati in Libano potranno telefonare senza problemi con moglie, marito, figli, fidanzate, fidanzati (ci sono molte ragazze in divisa), ma partire è sempre partire soprattutto se non vai in vacanza ma in missione.

È la seconda volta la Friuli va in Libano, vanno per il passaggio di consegne con la 132 Brigata Corazzata “Ariete” e assumerà la responsabilità del settore ovest di Unifil, nell’ambito dell’operazione ‘Leonte 13’. Operazione dove non bisogna mai distrarsi e tenere sempre gli occhi ben aperti sia di giorno che di notte. La base è nel sud del Libano a Shama su una collina dove tutto è sempre sotto controllo a mille metri in linea d’aria dal mare.

Alla missione ‘Unifil’ dell’Onu partecipano oltre 12.000 soldati provenienti da mezzo mondo citiamo a caso: Bangladesh, Brasile, Cambogia, Cina, Croazia, Danimarca, El Salvador, Germania, Ghana, Guatemala, Ungheria, India, Indonesia, Irlanda, Malesia, Nepal, Portogallo, Repubblica di Korea, Serbia, Spagna, Tanzania, Turchia.

Tutti arrivati qui per partecipare all’impegno preso dall’Onu. Assistere il governo libanese ad esercitare la propria sovranità, garantire la sicurezza nella zona tra il fiume Litani e la Blue Line, linea di demarcazione che separa il Libano da Israele, e cercare di creare le condizioni per una pace duratura.

 

All images are protected by Copyright ©Mario Rebeschini
Used by permission.
All rights reserved.

 

Mario Rebeschini

La finestra dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo come art director era sulla via Rizzoli a Bologna. Alla fine degli anni ’70 succedeva tutto sotto la mia finestra. Scontricon la polizia, scioperi, manifestazioni politiche e sindacali. Mi stavo perdendo la storia del mondo per vincere la campagnapubblicitaria di una saponetta neutra. Una mattina, dopo aver vinto la campagna della saponetta e festeggiato con champagne, mi licenzio in tronco.Lanfranco Colombo direttore della Galleria “il Diaframma” di Milano nella presentazione di una mia mostra scrive: Rebeschini sceglie il fotogiornalismo di strada, quello, in cui un fotografo deve decidere da che parte stare. Ma, nel suo giro attorno all’uomo, diventa consapevole che formule e rigidità sono la morte di tutto. Si muove allora anche alla scoperta del mondo del lavoro, della politica, del turismo, del quotidiano e del ritratto…”
Mario Rebeschini

Latest posts by Mario Rebeschini (see all)

Leave a Reply

Your email address will not be published.