La crisi dei giovani come lo stress del piccione in scena allo Spazio Diamante

La crisi dei giovani come lo stress del piccione in scena allo Spazio Diamante

ROMA – Nuovo successo messo a segno dallo Spazio Diamante. Dall’11 al 13 maggio, è andato in scena Sullo stress del piccione, interessante spettacolo scritto e diretto da Giovanni Anzaldo, giovane e già affermato interprete del panorama teatrale e cinematografico italiano. Un’istantanea ironica e spregiudicata della società odierna, di una generazione persa tra un bicchiere di vino e un pezzo di cuore, dei giovani di oggi smarriti nelle loro giornate, nelle loro solitudini, nei loro silenzi o dialoghi.

Non solo brillanti riscritture dei classici letterari del mondo antico animano il cartellone del brioso ambiente artistico che è possibile trovare allo Spazio Diamante. Il teatro romano, che ha aperto i battenti nel 2012, nascendo dalle ceneri dell’ex Teatro Preneste, mostra tenacia e determinazione nella sua scommessa di riqualificazione del quartiere che abbraccia il Pigneto e Largo Preneste. Dopo lo straordinario spettacolo Metamorfosi. Il viaggio, ispirato all’opera di Ovidio, e l’attualissima stand up comedy di Giorgio Montanini, si è appena conclusa una fortunata tre giorni, ancora incentrata su storie del nostro tempo. Un tentativo di fotografare la frustrazione di una generazione che è anche la mia, senza la pretesa di dare risposte definitive: questo, in larga misura, è l’intento che innerva la scrittura scenica del nuovo lavoro di Giovanni Anzaldo. È ancora una volta il teatro la lente attraverso cui guardare per scomporre il mondo che rende impotenti gli slanci creativi e la volontà propri degli anni verdi, lo scenario sociale iper-connesso che crea solitudini cosmiche invece delle retoriche “reti” in cui sentirsi più forti e in grado di sopravvivere nell’era della globalizzazione ove il più piccolo è spazzato via senza appello. Alessio, Stefano, Laura e Simona sono quattro ragazzi che sognano di dare una svolta alla propria vita. Ognuno di loro spera di poter cambiare la propria esistenza fatta di dubbi, insicurezze e dei più disparati eccessi. Un venerdì sera li fa incontrare nel solito bar dove presto si scoprono simili nelle paure, come negli incubi ricorrenti. Qualcuno sogna l’amore, qualcun altro il successo; così diversi eppure così simili. I personaggi protagonisti sembrano incarnare anche un esercito invisibile di loro coetanei, quei quasi trentenni che continuano a muovere la testa da una parte all’altra senza una meta, costretti a vivere i propri giorni con automatismo, non trovando mai la direzione giusta. Sullo stress del piccione è la storia di quattro giovani che accelerano il passo di fronte al pericolo, anziché spiccare il volo verso il cielo.

Sottolinea Giovanni Anzaldo nelle note di regia:

Mi è capitato più volte di trovarmi di fronte a situazioni paradossali, serate in cui avrei voluto avere una telecamera e filmare quanto stavo vivendo. Non avendo la padronanza del mezzo mi sono limitato a registrare tutto nella mia testa e a riportare quanto avevo visto sul palco. È così che sono nati questi quattro personaggi: in un mix di incontri e percorsi di vita. Qualcuno ha il naso di un amico, la bocca di una conoscente, il respiro di un parente e i pensieri di uno sconosciuto, ognuno è a suo modo “reale”. Per questo posso dire
che il personaggio di Alessio esiste veramente, così come quello di Laura, di Simona e di Stefano. Certo, alcuni elementi sono stati ingranditi per facilitarne la finzione scenica, ma le macchie sono le stesse, gli è stata solo messa una lente sopra. Mi interessava indagare su un concetto che ho molto a cuore: il caos. Non a caso le scene di questo spettacolo nascono dalla confusione, da un rumore di voci in sottofondo, da una richiesta di birra, una sigaretta accesa, il rumore di una sniffata, un pianto, un riso isterico. Nessuno comunica davvero con l’altro, i dialoghi non servono a nulla se non a ingigantire la solitudine che circonda i protagonisti. L’unico momento in cui si parla davvero è quando si è soli con se stessi. La statua di un Cristo sorridente è al centro della scena e della vicenda. Tutti, più o meno direttamente, si rivolgono a lui, confusi, disorientati, spauriti. Un Cristo con cui ci si può rapportare da pari a pari, un Cristo più volte nominato, a cui verranno fatte delle richieste impossibili, un Cristo che non risponde perché non ha voce, perché è ridotto ad un’opera da esporre in salotto o perché semplicemente preferisce non esprimersi. Questo Cristo sorride e strizza l’occhio, ma a guardarlo bene fa un po’ di tristezza. Vorrei, in sintesi, raccontare un disagio, e vorrei farlo come se fosse una barzelletta perché, alla fine, Sullo stress del Piccione è come quell’amico ubriaco che, ridendo, ti confida di essere infelice.

In scena, oltre allo stesso Anzaldo, si sono esibiti Luca Avagliano, Francesca Mària e Giulia Rupi, dando corpo agli elementi scenografici di Giovanni Rupi e alle luci di Martin Emanuel Palma.

Da questo spettacolo, seguito nelle tre serate da una piacevole degustazioni di vini, è nato anche l’omonimo cortometraggio presentato durante la Dodicesima Edizione della Festa del Cinema di Roma, prodotto da Rb Produzioni e distribuito da Premiere Film, ora in circolazione per i maggiori festival nazionali ed internazionali.

Giovanni Anzaldo

Si diploma nel 2009 alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, diretta da Mauro Avogadro. Nel 2010 vince il Premio Ubu come migliore attore under 30 e il Golden Graal come migliore attore drammatico per lo spettacolo Roman e il suo cucciolo, regia di Alessandro Gassmann, ruolo che riprenderà nel film Razzabastarda vincendo nel 2013 il Premio Gallio come migliore attore. Nel 2012 è nel cast di Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Nel 2013 recita nel film Il capitale umano di Paolo Virzì. per cui vincerà il Premio Kinèo giovani rivelazioni alla 71 edizione del Festival del cinema di Venezia. Nel 2014 è impegnato nel set di Mi chiamo Maya, opera prima di Tommaso Agnese e in quello de L’attesa, opera prima di Piero Messina, in cui recita accanto all’attrice francese Juliette Binoche. In teatro è protagonista, accanto ad Ugo Maria Morosi, dello spettacolo Amerika di F. Kafka, regia di Maurizio Scaparro. Nel 2016 lavora nel film di Laura Morante, Assolo e nel film tv Era d’estate, regia di Fiorella Infascelli, accanto a Beppe Fiorello e Massimo Popolizio. Nel 2014 esordisce alla regia e alla sceneggiatura con Sullo stress del piccione, spettacolo teatrale che racconta la storia di quattro giovani sognatori. Nel 2016 Sullo stress del piccione diventa un cortometraggio, prodotto dalla Rb Produzioni di Raoul Bova e diretto insieme a Luca di Prospero. Nel 2017 è il protagonista di Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi interamente girato a Cuba. Prende parte al film Family Girl di Greg Ferro e a Ricordi, regia di Valerio Mieli, nel cast principale insieme a Luca Marinelli. Nel 2018, in teatro, è Atso da Melk ne Il nome della rosa, regia di Leo Muscato, produzione Teatro Stabile di Torino.

Luca Avagliano

Nasce il 31 dicembre 1982 che era solo un bambino e continua così. La prima volta in cui si avvicina al Teatro è per caso anche perché aveva, boh, magari meno di un anno e in braccio a sua mamma a passeggio nel centro di Prato, saranno sicuramente passati accanto anche al Metastasio. Poi vabbè… bla bla bla… fino a che studia per entrarci e uscirci dai Teatri.
Frequenta e si diploma dapprima presso la Scuola di Teatro Laboratorio Nove diretta da Barbara Nativi, poi presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Tra gli incontri artistici più importanti e fondamentali per la sua formazione: Paolo Rossi, Anna Marchesini e Danio Manfredini. Lavora in Teatro con M. Scaparro (Polvere di Bagdad), TKC Company (Piccolo gioco senza conseguenze, The Kitchen, Nemico di Classe), Barbara Nativi (I cognati), Renata Palminiello (San Diego), Simone Martini (La Zuppa, Ubu Re), F. Manetti (Il Borghese Gentiluomo). In Cinema con M. Soavi (La Befana vien di notte), L. Miniero (Sono Tornato) V. Attanasio (Il Tuttofare), F. Amato (Lasciati Andare), A. Zaccariello (Ci vediamo domani) e V. Mieli (Dieci inverni). In Televisione lavora nelle serie tv Fabrizio De Andrè – Principe Libero, Don Matteo, Ris Roma e Ombrelloni. Come regista, in Teatro, dirige Le Dinamiche dell’Odio di S. Martini, La Lezione di E. Ionesco e, curandone anche la traduzione, Generali a Merenda di B. Vian. Nel 2005 è tra i fondatori di KanterStrasse. Nel 2011 è co-ideatore del varietà GrOg e cofondatore dell’omonimo gruppo teatrale.

Francesca Mària

Laureata in Dams nel 2009 presso l’Università degli Studi di Bologna, si diploma nel 2012 alla Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Valter Malosti. Nello stesso anno recita ne Il Sogno di una notte di mezza estate, di W. Shakespeare, regia di Valter Malosti e in Anima Errante di R. Cavosi, regia di Carmelo Rifici, accanto a Maddalena Crippa. Nel 2014 prende parte a Coefore-Eumenidi, regia di Daniele Salvo, per il ciclo Rappresentazioni Classiche di Siracusa. In cinema prende parte ai film: La storia di Melissa, regia di Maxì Dejoè del 2010, The Repairman, regia di Paolo Mitton, del 2012 e La luna su Torino, del 2013, regia di Davide Ferrario. Dal 2016 prende parte ai seguenti spettacoli: Macbeth e Re Lear per la regia di Daniele Salvo, e Sonetti d’amore per la regia di Melania Giglio presso il Silvano Toti Globe di Roma. Gli ultimi spettacoli di cui è interprete sono Le Baccanti di Euripide, per la regia di Daniele Salvo e la ripresa della Medea di Luca Ronconi.

Giulia Rupi

Si diploma nel 2009 alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, diretta da Mauro Avogadro. Prende parte agli spettacoli dedicati a Shakespeare del Globe Theatre di Roma in Othello, nel 2009 regia di Daniele Salvo e ne I due gentiluomini di Verona nel 2010, con Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi, regia di Francesco Sala. Nel 2010 è diretta da Ugo Chiti in Mandragola di Machiavelli, nel ruolo di Lucrezia, per il quale vince la menzione come miglior attrice emergente del Premio Sorelle Gramatica, e in Abissina, paesaggio con figure, nel 2011 accanto a Isa Danieli. Nello stesso anno è Sofja, in Che disgrazia l’intelligenza, regia di Alessio Pizzech, al Festival di Castrovillari. Nel 2013 è coprotagonista del film Sta per piovere di Haider Rashid, vincitore del terzo premio al GulfFilmFestival di Dubai. Nel 2015 è Lisaura ne La Bottega del Caffè di Goldoni, regia di Maurizio Scaparro, produzione Teatro della Toscana ed è protagonista dell’Elettra di Hofmannsthal, regia di Giuliano Scarpinato. Nello stesso anno viene selezionata per un seminario di alta formazione con Peter Stein sui testi di Harold Pinter. Dal 2014 al 2017 prende parte inoltre ai seguenti spettacoli: Sullo stress del piccione di Giovanni Anzaldo, Assenzio, regia di Maria Inversi, Risiko, regia di Vanessa Gasbarri, Non una di meno, regia di Lia Chiappara e Uomini stregati dalla luna di Silvio Giordani. Nel 2018 è nel cast dello spettacolo Tutte a casa, di Badalucco De Angelis, accanto a Paola Gassman, regia di Vanessa Gasbarri. Partecipa inoltre ai film Family girl (G. Ferro, 2017), Senza distanza (A. Di Iorio, 2015), Cavalli (M. Rho, 2011), Reality News (S. Vitiello, 2010), ai corti Satyagraha (N. Sheridan, 2016), Sullo stress del piccione (G. Anzaldo, L. Di Prospero 2016) Due giorni d’estate, (L. Dal Canto, 2014), Flamingos (F. Coppola, 2012), Elena (S. Bitonti con Mita Medici e Franco Nero, 2009) e alla fiction tv La ragazza americana (V. Sindoni, 2011). È laureata in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi in teatro contemporaneo.


 

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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