La Mafia contro gli stereotipi fra i protagonisti al Salone del Libro

La Mafia contro gli stereotipi fra i protagonisti al Salone del Libro

ITALIA – Ricordando Alberto La Volpe, ex direttore Tg2, che creò con Falcone Lezioni di Mafia, vi segnaliamo, a pochi giorni dall’inizio del XXX Salone Internazionale del Libro, il libro La mafia e i suoi stereotipi televisivi di Cirino Cristaldi, fra le ultime pubblicazioni Bonfirraro Editore.

Appresa la notizia della morte di Alberto La Volpe, ex direttore Tg2, che creò con Falcone Lezioni di Mafia, per ricordarlo non vi scriviamo la sua infinita biografia, ma vi parliamo di un libro che abbiamo letto di recente e che ci piace segnalarlo proprio in prossimità del Salone Internazionale del Libro dove incontreremo l’editore Bonfirraro (che Fabiola Cinque ha intervistato una settimana fa)

A riprova di quanto sia fondamentale, per la casa editrice Bonfirraro, l’azione di contrasto al pregiudizio e ai provincialismi, si pone l’ultima interessantissima pubblicazione (2016) di Cirino Cristaldi, giornalista pubblicista anche scrittore di soggetti e sceneggiature cinematografiche, oltre che da anni organizzatore di importanti eventi come Taormina Film Fest, che dopo il romanzo thriller d’esordio Ousmanne Olman – Il Predestinato (2013), ha voluto occuparsi del più grave fenomeno che da sempre affligge la sua terra.

La mafia e i suoi stereotipi televisivi è infatti il titolo del nuovissimo saggio frutto dell’approfondimento della tesi di laurea dello stesso autore, che parte proprio dall’analisi dettagliata di quegli elementi che in Sicilia sono direttamente associati al fenomeno mafioso, arrivando a provare quanto dannosi siano stati fiction, film e serie tv per l’immagine dell’isola, immolata sull’altare dell’audience.

Se il piccolo schermo, dall’inizio delle sue trasmissioni in Italia il 3 Gennaio del 1954, ha contribuito alla diffusione della cultura di massa e alla stessa diffusione dell’italiano standard in case in larga parte dialettofone, è altrettanto vero che il successo di produzioni che si susseguirono a partire dalla serie cult La Piovra (1984) con protagonista Michele Placido, sino alle più recenti come L’onore e il rispetto, ha consolidato l’immagine di una Sicilia arcaica, arretrata e violenta, di “coppole e lupara”, appunto.

Con una scrittura semplice, scorrevole e fruibile a ogni tipo di lettore, l’autore traccia una documentata disamina storica sull’evoluzione del binomio Sicilia-mafia, non trascurando la produzione cinematografica italiana e straniera.

Se in Italia, infatti l’immagine della Sicilia malavitosa e la prima comparsa del termine “mafia” si legano al film In nome della legge di Pietro Germi, datato 1949, il cinema americano cavalcò il filone della criminalità  organizzata italiana ben prima. Cristaldi spiega come già negli anni ’20 in America nasca il genere dei gangster movie, inaugurato dal film muto Le notti di chicago di Joseph Von Stenberg (1927), che nonostante la censura del Codice Hays ha gettato le basi anche per una sorta di mitizzazione degli eroi negativi protagonisti di queste storie. La morte violenta di questi ultimi nella quasi totalità dei casi non bastò infatti a scalfire il grande carisma di questi personaggi, in grado di resistere, più recentemente, anche alla recitazione di attori come Gabiel Garko, più devastante di qualsiasi raffica di arma da fuoco.

Non è un mistero che il protagonista dello storico Scarface di Brian De Palma, con un grandioso Al Pacino, sia a distanza di decenni una sorta di mito. Poco importa se il protagonista del film del 1983 fosse un cubano e non un italiano, tanto più che la pellicola si basò su un omonimo film del 1932, diretto da Howard Hawks e Richard Rosson, che racconta la storia di Antonio “Tony” Camonte, un immigrato del Bel Paese. Tanto la relazione che lega a doppio filo la mafia e la Sicilia, quanto la mitizzazione dell’eroe-criminale, non si è andata affievolendo nel contesto televisivo nostrano. Prova ne è che dopo l’andata in onda della miniserie Il Capo dei Capi (2007), i giornali non nascosero il compiacimento manifestato dallo stesso Riina dal carcere, allorché vide rinverdito il suo carisma dall’ottima interpretazione di Claudio Gioè.

Il libro di Cristaldi sottolinea poi come la cristallizzazione di un topos letterario abbia fatto comodo ai profitti di molti prodotti commerciali, fra i quali non manca addirittura un settore di “merchandising turistico mafioso” fatto di magneti, cartoline e t-shirt che recano l’immagine del solito signore baffuto in coppola armato di lupara, possibilmente accompagnato da imbarazzanti frasi scritte, come: “Minchia! In Sicilia fui”.

Tali semplificazioni hanno tuttavia danneggiato (e continuano a farlo) l’immagine di una terra straordinaria, senza la quale, scrisse lo stesso Goethe nel suo classico Viaggio in Italia che fu modello del Grand Tour europeo, l’Italia stessa non avrebbe più significato. Con ciò non si vuole cadere nel pericolo del negazionismo diffuso secondo cui “la mafia non esiste”, corollario diretto della cultura omertosa che realmente fa da cuscino all’endemica piaga da tempo diffusa ben oltre l’isola trinacria.

Il fatto che le grandi guerre di mafia siano attualmente placate da almeno vent’anni e non facciano balzare agli onori della cronaca le stagioni di sangue che culminarono nei tragici fatti del 1992, non ci pare certo motivo sufficiente per affermare che da un giorno all’altro la criminalità organizzata sia scomparsa dalla Sicilia. E’ tuttavia certo che gli stereotipi alimentati dai mezzi di comunicazione di massa negli ultimi decenni rappresentino un ostacolo che rischia di adombrare la parte più bella di un mondo che è diventato simbolo di un intero Paese all’estero: quello di una Regione che vuole comunicare i suoi valori celebrandone la ricchezza, la cultura, l’ospitalità  e soprattutto gli uomini coraggiosi.

Maggio è un mese ricchissimo di iniziative culturali volte a incentivare la lettura. Fra queste Il Maggio dei Libri, è una delle più importanti perché ricchissimo di eventi e progetti al suo interno. Fra le tematiche dell’edizione di quest’anno, iniziata il 23 Aprile e che si concluderà  il 31 del mese in corso, vi è proprio quella della legalità , con letture e dibattiti sul senso di responsabilità  civile e sui protagonisti della lotta contro ogni tipo di crimine (includendo iniziative legate all’anniversario della morte di Giovanni Falcone). Per questo e per la scorrevolezza di scrittura del libro di Cristaldi edito da Bonfirraro, ho richiesto e avuto la possibilità di partecipare all’iniziativa curando la preparazione della lettura di alcuni brani dal testo, eseguita da una classe di alunni del Liceo Scientifico L. Da Vinci di Sora (FR) che hanno aderito al progetto d’Istituto sulla dizione e la lettura espressiva, di cui sono stato nominato esperto esterno. Gli interventi degli studenti sono andati in onda su Italy Web Radio, in una puntata speciale della trasmissione radiofonica Il Vaso di Pandora, condotta dalla Professoressa Tiziana La Vitola, anche responsabile del progetto scolastico.

Se sarete a Torino questi giorni vi aspettiamo allo stand di Bonfirraro nel secondo padiglione 2 stand H71.

E poi vi ricordo che tra i tanti eventi organizzati dalla casa editrice al Salone Internazionale del Libro, ci sarà anche la mia presentazione, in compagnia di Federica Campione, nell’originale location Si-Vu-Plé (Via Berthollet 11),  domenica 21 maggio alle ore 12 con offerto un aperitivo filosofico per il libro Regressione suicida – Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro a firma dell’eclettico scrittore Salvatore Massimo Fazio.

Vi aspetto!

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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