La ragnatela del potere. Autunno in tour per il nuovo thriller noir di Jim Tatano

La ragnatela del potere. Autunno in tour per il nuovo thriller noir di Jim Tatano

SICILIA – «Dalla Sicilia a Roma perché avevo voglia di portare scompiglio nell’establishment». Continua la profonda riflessione sulle dinamiche socio-politiche il giovane giallista Jim Tatano, dallo scorso aprile in libreria con La ragnatela del potere, il primo noir della collana giallonero, edito da Bonfirraro.

Abbiamo in più occasioni parlato, a partire dallo scorso autunno, della casa editrice siciliana Bonfirraro, in costante crescita e degna di attenzione per la varietà delle sue pubblicazioni e il pregio degli autori, mostrate con successo nell’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Alcuni esempi sono stati il filosofo Salvatore Massimo Fazio, per il recente e fortunato saggio Regressione Suicida, e il giornalista Cirino Cristaldi, con il suo interessante saggio sugli stereotipi che affliggono il Sud Italia trovando eco nel cinema e nella televisione. Vero e proprio caso letterario si sta ora dimostrando anche l’ultima fatica di un giovane autore da poco entrato nella scuderia Bonfirraro: parliamo del thriller noir La ragnatela del potere, terzo romanzo dello scrittore e giornalista Jim Tatano, volato dalla Sicilia a Roma con l’intento ambizioso di “portare scompiglio nell’establishment”. Anche primo romanzo della collana giallonero, l’opera è infatti una riflessione sulle dinamiche socio-politiche che si dipanano nei più alti livelli di potere, nel quadro intricato e oscuro di strutture massoniche in cui non esistono certezze.

La copertina del nuovo noir di Jim Tatano
La copertina del nuovo noir di Jim Tatano

La ragnatela del potere, pubblicato nell’Aprile scorso, ha subito iniziato un tour letterario che ha toccato la  Porto Empedocle di Andrea Camilleri, la Racalmuto di Leonardo Sciascia per il contest Ars Legendi, la rassegna LicatAutori firmata dal sociologo Francesco Pira, e che proseguirà per tutto l’autunno, dopo la semifinale aggiudicatasi dal giovane scrittore nel prestigioso premio letterario Grotte della Gurfa.

Protagonista della storia è Davide Majorana, il quale dopo la scomparsa del nonno bibliotecario riceve un’ingente eredità fino ad allora sconosciuta. Ormai, da ricco, il paese siciliano in cui è nato non è più un posto adatto a lui e così si trasferirsi a Roma. Ma non ha pace, si chiede da dove derivino quelle somme ingenti: tutto è inspiegabile! Si dipana da qui un intricato gioco di potere in cui rimarrà impigliato anche il protagonista, tra violenze, indagini di spionaggio, incontri con società segrete col ritmo scandito dallo stato di tensione. Davide, piccolo uomo di una sonnolenta città di provincia, si immergerà in una vera e propria ragnatela inestricabile e senza scampo, dove i luoghi incantati di una Roma romantica, come il noto Caffè Rosati e la indecifrabile Piramide Cestia, si trasformano in un inferno. Come un lungo piano sequenza cinematografico, il lettore verrà sbalzato nelle atmosfere gotiche della capitale e, disarmato e confuso, verrà catapultato verso un inaspettato finale mozzafiato.

La scrittura incalzante e densa di Jim Tatano è, infatti, in grado di costruire l’immaginifico sul reale e non dimentica mai di intrecciare il personale e il politico, pezzi di storia d’Italia avvolti ancora da troppi misteri con l’ansia di rivolta e riscatto, e ancora brandelli di memoria e di vissuto tragico o comunque borderline, con denunce e ritratti a tinte fosche della realtà quotidiana.
Qualità della scrittura, riflessione attorno all’uomo, ai suoi vizi, alla sua natura bestiale e controversa. C’è tutto questo e molto altro nel nuovo romanzo di Jim Tatano, accolto nella collana giallonero dall’Editore Bonfirraro, sempre attento alle tematiche sociali trasposte anche nella narrativa, perché a suo dire Mischia i generi, confonde il lettore e lo induce irrimediabilmente a ragionare.

Ma conosciamo ora meglio questo talentuoso scrittore che sembra solo all’inizio della sua ascesa verso il successo, grazie alla peculiarità del suo stile e alle trame visionarie delle sue storie.

Chi è Jim Tatano? Da dove viene?

È innanzitutto un lettore e una persona che ha molte curiosità, le due cose sono collegate. Dopo di che è un giornalista, uno scrittore, un osservatore della società, una persona che non ama le prepotenze. Una figura che coltiva dei difetti vistosi, a cui piace viaggiare, ascoltare musica, non guarda molta televisione, si interesse di lingue straniere e dialetti, insomma niente di eccezionale. Viene da un piccolo paese, Villalba, nel nisseno, che nasconde delle unicità, ma è legato a molte altre città. Inoltre, da cittadino del mondo, ne osserva la teatralità tipica di tutti i paesi siciliani, e sa bene che i confini oggi sono dei concetti labili.  

Che tipo di terra è la sua?

La terra delle contraddizioni, perché se vista da un’ottica individuale o collettiva cambia e sa essere grandiosamente umana e ferocemente atroce in entrambe i casi. Forse mancano le mezze misure, e la voglia di superare la soglia delle abitudini, del “si è sempre fatto così”. Il coltivare se stessi, nella mia terra, non è ancora una priorità, un anticorpo contro le sopraffazioni e le vessazioni.  

Da dove è partita l’ispirazione per il suo nuovo romanzo?

Alla stessa domanda riguardante Il nome della rosa Umberto Eco rispose: “Avevo voglia di uccidere un monaco”; io con pari ironia potrei rispondere: “Avevo voglia di portare scompiglio nell’establishment”! 

A un primo sguardo, il suo romanzo sembra corrispondere a una precisa colonna sonora, come fosse già un film bell’e girato. Quanto il suo amore per la musica influenza il suo universo letterario?

La musica influisce su tutte le azioni della mia vita, senza alcuna eccezione. Di conseguenza, è un elemento importante, anche se non l’unico, e non sempre il principale, in rapporto a ciò che scrivo. Forse questo avviene per la volontà di voler vanamente imitare la forza e l’immediatezza espressiva, comunicativa ed emotiva che ha la musica. Ascolto tantissima musica, non esiste genere musicale di massa che non faccia parte della mia collezione, mi affascina molto l’aspetto sociologico, poetico, comunicativa e artistico in genere di un brano, una band, un artista, una corrente musicale. La musica nasconde molti misteri e con questo aspetto di forte attrattiva e fascino molto spesso mi rapporto.

Dopo alcune pubblicazioni di successo, questa volta ha optato per un noir “tutto italiano”. Perché?

Così come mi piace leggere libri di diverso genere, mi piace anche sperimentare generi diversi nella scrittura. Inoltre, a parte personaggi e scenari secondari, i miei scritti hanno connotazioni da italiano innamorato dell’Italia. Le mie avventure avvengono in Italia, i miei personaggi sono italiani, anche giocando su certe ambiguità, ma principalmente per sottolineare che la nostra Nazione ha molto da mostrare prima di tutto a noi stessi, grazie ad una grande Storia che tendiamo a dimenticare. Nel XVI secolo gli scrittori inglesi ambientavano le loro opere teatrale in Italia in quanto luogo perfetto per intrighi, cospirazioni, amori dalla forte passione emotiva, oggi quel “pregiudizio” è scemato, ma già dal XVII secolo l’Italia era tappa fissa del “Gran Tour” e da allora resta lo scenario perfetto per molti aspetti della vita e dell’arte, non solo negativi o sanguinari.   

Quanto c’è del suo essere nel personaggio di Davide Majorana?

Praticamente nulla. Davide Majorana, da un lato è un insospettabile sovversivo della specie più pericolosa, anche se non sembra. Infatti pur essendo ricchissimo non sottostà alle regole del vivere comune dettate dal Mercato, dal consumismo, da qualsiasi forma sfrenata di neoliberismo, attualmente unico e incontrastato selciato da percorrere. “Consumo, dunque sono” direbbe Qualcuno; Majorana è ricco, ma non consuma come si pretenderebbe: un eretico moderno quasi invisibile. Dall’altro lato, come molti giovani è un po’ vittima degli eventi, ma sa essere eroico, coraggioso, capace d’amare di vera passione e di possedere veri valori morali.

Che tipo di congruenze ci sono tra la Roma del suo romanzo e quella degli ultimi fatti di cronaca (mi riferisco in particolar modo a Mafia capitale)?

Le vicende di Mafia capitale mostrano una corruzione senza freni, dilaganti, alla deriva in ogni settore dello Stato debole, una consorteria che è famelica di denaro e dei suoi derivati: potere, privilegi, senso di impunibilità ecc. Invece le vicende del mio romanzo ci mostrano qualcosa al di sopra, e cioè che si è accecati dal potere in sé, dal potere puro, e si subiscono atroci conseguenze sia nel desiderarlo che nel contrastarlo. Mafia capitale è immagine di ciò che è il Paese (sia nel piccolo che nel grande), il mio romanzo è immagine di ciò che si nasconde nel Paese, poteri che si oppongono tra loro per essere uno al di sopra dell’altro. Però va detto che il mio romanzo rispecchierebbe di più una visione del potere a cavallo tra la cosiddetta Prima Repubblica e i primissimi anni del XXI secolo, oggi qualcosa è cambiato, e non credo in meglio.  

Insomma continueremo a seguire in questo autunno il tour del thriller noir di Jim Tatano. Non perdeteci di vista!

Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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