La Vera fotografia di Gianni Berengo Gardin in mostra con testi d’autore

La Vera fotografia di Gianni Berengo Gardin in mostra con testi d’autore

TERNI – Un grande affresco della storia d’Italia attraverso sessant’anni di grande fotografia e i testi di alcuni fra i protagonisti dell’arte e della cultura contemporanea. Questo e molto di più sarà in mostra al CAOS (Centro Arti Opificio Siri), dal 19 Gennaio al 30 Aprile 2017, con Gianni Berengo Gardin Vera fotografia con testi d’autore, progetto espositivo di Contrasto, prodotto da Civita Mostre e promosso dal Comune di Terni in collaborazione con Indisciplinarte.

Considerato uno dei maestri della fotografia italiana, Gianni Berengo Gardin è stato in grado di raccontare il nostro Paese e il nostro tempo da vero interprete. Gli scatti, ancorché pregni di una documentazione attenta e mai banale sulla realtà, restituiscono la visione di un artista in grado di sorprendere.

3All’origine della mostra sono gli innumerevoli incontri di cui è costellata la lunga carriera del fotografo. Tra i tanti, quello avvenuto nel 1979 con l’architetto Renzo Piano, per il quale ha documentato le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Ciascuna delle foto esposte nella mostra è presentata da un protagonista dell’arte e della cultura, che ha commentato uno degli scatti scelti nell’immenso corpus fotografico di Berengo Gardin: amici, intellettuali, colleghi, artisti, giornalisti, registi, architetti. I loro testi, accostati a ciascuna delle 24 foto selezionate, permettono ancor di più di ragionare sul valore di testimonianza sociale ed estetica delle immagini.

A chiosare queste ultime sono i testi di registi quali Marco Bellocchio, Alina Marazzi, Franco Maresco e Carlo Verdone, architetti come Stefano Boeri, Renzo Piano e Vittorio Gregotti, artisti come  Mimmo Paladino, Alfredo Pirri, Jannis Kounellis; e poi di Lea Vergine e di Goffredo Fofi, del sociologo Domenico De Masi, dei fotografi Ferdinando Scianna, Sebastião Salgado e di un giovane emergente come Luca Nizzoli Toetti, di scrittori come Maurizio Maggiani e Roberto Cotroneo, di giornalisti come Mario Calabresi, Michele Smargiassi e Giovanna Calvenzi, di Peppe Dell’Acqua, psichiatra dell’equipe di Franco Basaglia, di Marco Magnifico, vicepresidente del FAI e di una street artist come Alice Pasquini.

Saranno inoltre presenti una proiezione di immagini tratte dall’archivio del fotografo e il libro Vera fotografia pubblicato da Contrasto nel Maggio 2016. Il titolo, scelto anche per la mostra, richiama il timbro verde apposto dall’autore sul retro delle sue stampe fotografiche e allude all’evidente tratto di autenticità delle sue opere, prive di qualsiasi artificiosità che possa alterarne la verità dello sguardo.

Gianni Berengo Gardin è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Dal 1965 vive a Milano, ma la sua città, come osserva Alessandra Mammì, resta Venezia. È lì che nel Dopoguerra si trasferì con tutta la sua famiglia ed è sempre lì che ebbe luogo la prima formazione fotografica, nel circolo “La Gondola” presieduto da Paolo Monti. Questo motiva la centralità riservata alla città nel percorso della mostra.

2A una Venezia magica degli anni degli anni Cinquanta con cui si apre la mostra e che viene restituita con romantica nostalgia, fa da contrappunto l’amaro rigore documentale degli effetti negativi del boom turistico dei decenni a seguire, rappresentato ad esempio dallo scempio delle Grandi Navi portatesi a pochi metri dalla terraferma della città lagunare. L’argomento ricorreva, peraltro, nella dettagliata relazione di Gian Antonio Stella sullo stato del patrimonio artistico italiano, tenuta il 6 Ottobre scorso nella Pinacoteca Vaticana in occasione del convegno …A cosa serve (ancora) l’Arte (clicca per leggere il nostro articolo).

Non solo su Venezia si posano tuttavia l’occhio attento l’obiettivo di Berengo Gardin, la cui opera come accennavamo ripercorre un pezzo importante della storia d’Italia, percorsa da grandi temi come la storia del lavoro, nel proletariato come nel mondo contadino in generale; l’industrializzazione, le proteste, le rivoluzioni e le invenzioni.

L’impronta da reporter è però fondamentale nel racconto della storia dei conflitti sociali, messi a tema anche nell’importante libro Morire di classe, del 1969, firmato insieme a Franco Basaglia e Carla Cerati.

Riallacciandoci al coautore del testo, Berengo Gardin affrontò accuratamente la realtà manicomiale e la segregazione dei malati di mente, come pure penetrò all’interno di altri ambienti difficili come i campi nomadi, sempre munito della sua Leica con grandangolo.

Soprattutto per il modo efficace in cui le sue fotografie, lontane dallo pseudo-pietismo con cui è oggi lecito dare anche il dolore in pasto alle belve dell’opinione pubblica, interpretano la necessaria dignità dell’uomo, del lavoro e di una nazione, vi consigliamo di non perdere questa mostra.

Per quanti siano interessati a un ulteriore momento di riflessione e approfondimento sulla teoria e sulla pratica fotografica dell’autore, saranno previste alcune proposte didattiche a cura di Coopsociale ACTL, Coopsociale ALIS e Indisciplinarte SRL .

Le attività, il cui dettaglio sarà visibile nel sito www.caos.museum, sono su prenotazione scrivendo all’indirizzo didattica@indisciplinarte.it o contattando il numero 0744/285946.

L’intera produzione e l’archivio di Gianni Berengo Gardin sono gestiti da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

One Response to "La Vera fotografia di Gianni Berengo Gardin in mostra con testi d’autore"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   25 gennaio 2017 at 11:33

    Una mostra da vedere. Ottima presentazione. Il rigore etico/documentale di Berengo Gardin è ammirevole.

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