Le Donne del Vino, Antonella Cantarutti si racconta

Le Donne del Vino, Antonella Cantarutti si racconta

FRIULI – Donne di tutte le età, condizione sociale e cultura, si sono tuffate con tutto il loro entusiasmo in una grande sfida. Sono le Donne del Vino e in questo articolo conosciamo Antonella Cantarutti, produttrice friulana e consigliera nazionale dell’Associazione. 

Cibo e Vino per condividere una regione, un piacere, un sogno, un territorio, una storia fatta di uomini e di donne. “Tutto il merito di una buona frittura deriva dalla sorpresa”, scriveva Brillat-Savarin, ovvero dallo choc, simile a un flash fotografico, che subisce l’alimento immerso nell’olio incandescente.

Il cibo ha la sua storia, metodi e tempistica, la sua fantasia di interpretazione, il vino è diverso, la terra è diversa, la terra è viva e ti chiama, ha dei tempi, delle esigenze, la terra ha un’anima, fatta di lavoro e parole di gente antica, che ci ha consegnato un’eredità, un luogo che chiede cura e lavoro e passione.

E in un settore totalmente maschilista, nel 1988, una trentina di anni fa, questo concetto “romantico” è stato recepito da un gruppetto di donne, che è via via aumentato, e dal concetto romantico è passato – con grande successo – al concetto commerciale, professionale, culturale. Oggi il vino è anche donna, la terra è anche donna, le Donne del Vino diventata una realtà, importante, 800 associate, passeggere di un viaggio che percorre le regioni italiane in cui si fondono ricordi, sapori e amore per le loro terre.

antonella cantarutti
30 anni di Donne di Vino a Firenze. Presente anche Massimo Giletti

Le Donne del Vino, associazione presieduta da Donatella Cinelli Colombini, un faro e un esempio nel settore del vino sia per nascita che per cultura, è la chiara dimostrazione che sono la passione e l’impegno il motore per promuovere il ruolo delle donne nella filiera produttiva del vino.

Ma c’è anche la comunicazione e la presenza sempre più assidua delle Donne del Vino alle Fiere di tutto il mondo per promuovere ad esperti mondiali la cultura del vino, come quello in Canada, che ha visto Antonella Cantarutti e Lilly Ferro selezionate per il concorso enologico internazionale a maggio in Quebec.

Incontriamo Antonella Cantarutti nella sua cantina, tra vasche datate e grandi botti … “Qui – mi dice – è il cuore dell’Azienda, dove invecchia il vino dai nomi fantastici, Canto, Poema, Carato Epilogo, Prologo di Cantalfieri, le scale in pietra corrose dal tempo, contadini che fanno su e giù per le scale, uva, barrique, e profumo del legno, dei vini, della storia della mia famiglia, per me è come essere a teatro”.

“Vedi – continua – i migliori prodotti nascono sempre dalle emozioni, parlare solo di vino senza richiami storici, culturali non avrebbe senso. Io ho assimilato culturalmente il vino da mio padre e oggi ho mio marito Fabrizio e mio figlio al mio fianco, che hanno colto colori ed esperienze che nascono dalla creatività, studiando tradizioni ma anche reinterpretandole con invenzioni personali . Poi effettivamente quello che conta sono le sensazioni e le emozioni che ogni vino trasmette, e capire anche che, in un mondo ormai globalizzato, sia il vino che il cibo sono un grande veicolo di comunicazione in grado di diffondere le tradizioni e la cultura passando da generazione in generazione.

antonella cantarutti
Rosato di Rosazzo sprimitura soffice di uve di Merlot

Ci parli un po’ del tuo ultimo vino?

E’ nato da una gita di lavoro con mio marito e un’intuizione, una forma di complicità amorosa, perché ogni prodotto che nasce in cantina è anche una forma d’amore. Io e Fabrizio abbiamo iniziato a pensare al progetto rosato già da 5 anni, facendo prove di raccolte e vinificazioni adeguate ed attente. Lo scorso anno poi Fabrizio mi ha accompagnato al Festival Sorrento Rosè e per noi è stata una straordinaria esperienza degustativa tant’è che Fabrizio ha subito colto le caratteristiche più particolari per far nascere un prodotto che potesse avere un certo richiamo, quindi non un vino scontato, che avesse e mantenesse una fragranza, che fosse si facile beva ma non banale, che gradisse il posizionamento nella glacette, che potesse essere servito al bicchiere. Io sono intervenuta con le mie competenze per affrontare l’aspetto gustativo: un vino con una gradazione equilibrata, con una bella acidità e che fosse davvero bevibile. Io l’ho addirittura definito “pericoloso”. ne bevi, ne bevi e non ti accorgi di averlo bevuto, anzi te ne rendi conto quando hai “seccato” la bottiglia.

Antonella infine, mi racconta un po’ di storia e di origini in campo vinicolo. 

Lo sai da cosa deriva il termine vino? ha origine dalla parola sanscrita vena, che significa amare, e da cui derivano anche i termini Venus e Venere, ecco il perché il Rosato è amato dalle donne, sai chi è stata una delle prime estimatrici del Rosato? Negli anni ’60 Brigitte Bardot, l’idolo che ha fatto sognare il mondo, bellissima e con tanta voglia di vivere con Gigi Rizzi che viveva il sogno di ogni 20enne, soldi, auto, notti, belle donne, jet set, successo e ….Brigitte Bardot. Si parlava, già allora, di vino rosè, vino prodotto con uve a bacca rossa vinificate in bianco, lasciando però le bucce a macerare con il mosto per un tempo più o meno breve, ecco perché è rosa.

antonella cantarutti
Le Donne del Vino

Beh che altro dire? In conclusione, voglio lasciarvi con una citazione.

Erano le dieci di mattina e Brigitte Bardot mi chiese ” Tea o Caffè? Un bicchiere di Rosè, grazie.”

Gigi Rizzi (Playboy)

 

Photo by Sara Carmignola

Azienda Cantarutti Alfieri sas

Via Ronchi, 9 33048 San Giovanni al Natisone (Udine)

Antonella Cantarutti Sito

 

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Cristina Vannuzzi

Cristina Vannuzzi

Sono nata a Firenze e risiedo tra Firenze e New York. Esperta in comunicazione mi occupo di ufficio stampa e progetti di merchandising. Collaboro con testate: dal settore del food al lifestyle tra locali, arte, eventi, fashion, fragranze, chirurgia plastico/estetica. Energica e iper attiva sono stata anche autore e responsabile comunicazione del Progetto contro la mafia “Le cene della Legalità” per lo chef Filippo Cogliandro, anno 2012.

 

Cristina Vannuzzi

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