Magari domani resto, il nuovo romanzo di Lorenzo Marone

Magari domani resto, il nuovo romanzo di Lorenzo Marone

ITALIA – Dopo il successo de La tentazione di essere felici, Lorenzo Marone torna con un nuovo romanzo edito da Feltrinelli, Magari domani resto.

Attraverso uno stile brillante e un linguaggio vitale lo scrittore ci accompagna nella rocambolesca esistenza di Luce Di Notte, una trentenne napoletana che vive nei Quartieri Spagnoli, lavora un po’ controvoglia nello studio di un avvocato viscido e senza scrupoli e, da quando il suo ragazzo l’ha lasciata per partire con gli amici in Thailandia, divide il suo minuscolo appartamento con Alleria, il suo “Cane Superiore”.

La protagonista, capelli corti, jeans e converse ai piedi, ha avuto, per via di un padre assente, un’infanzia difficile ma non per questo priva di bei ricordi. Sono proprio questi ad impreziosire le pagine del libro, a conferire profondità ai personaggi, ai luoghi e alle cose. La proustiana dimensione del ricordo regna sovrana e tesse un’intricata tela di flashback e déjà vu generati da odori, rumori e oggetti familiari. È così che la memoria volontaria e involontaria di Luce viaggia nel tempo rifugiandosi nel profumo dei biscotti caldi preparati con “le mani sciupate” della nonna ormai morta, nella scatolina dei ricordi belli che gelosamente custodisce sotto il letto affinché possa essere salvata dalle notti insonni e nel vecchio orologio a muro che da piccola fissava immobile mentre sua madre cuciva e diceva: “Dieci minuti e ho finito”.

Il passato rappresenta per Luce un accogliente rifugio ma nello stesso tempo uno specchio deformante che  ripropone il suo vissuto nella forma più smagliante. Contrariamente a ciò che è stato, il presente  non si può idealizzare ed è vissuto nella sua piena verità dalla protagonista. Luce, seguendo una causa, s’imbatterà in un bambino di nome Kevin, che le cambierà la vita, e in sua madre Carmen; la coppia di personaggi, insieme al romantico francese Thomàs, al vicino di casa don Vittorio, al fratello Antonio e alla madre devota al cristianesimo sono l’universo di Luce, sono le sue storie, i suoi pensieri, il suo impegno. Magari domani resto parla degli “alti e bassi” e della “luce o ombra” dell’esistenza, ricorda che è dalla tempesta che si ottengono i migliori insegnamenti e che quello di cui tutti abbiamo bisogno non è la sicurezza “che ci fa sentire morti mentre perdiamo le giornate a riflettere sul perché non siamo felici” ma piuttosto le attenzioni, le piccole attenzioni delle persone a cui vogliamo bene. La vita è come un gomitolo e sciogliere i suoi nodi dev’essere una stimolante sfida quotidiana.

Nel libro c’è chi parte, come l’artista di strada Thomàs che giunge a Napoli dopo aver lasciato il suo Paese e dopo aver vissuto in altre città, e c’è chi resta pur volendo andare via, come Luce: “Devi cambiare d’animo, non di cielo” le suggerisce il saggio don Vittorio, anziano su una sedia a rotelle che da giovane, seppur laureatosi in filosofia, afferrò la sua tromba e girò il mondo su una nave da crociera. Il romanzo è “una speciale sinfonia che sa di vita, di famiglia, di mare e di sud”, è un affresco della Napoli fatta di condivisione, popolo, umanità, empatia ma anche di Camorra, è il senso di malinconia per ciò che si è perso mescolato al silenzio che fa la felicità. Il romanzo è un invito a non avere paura di volare (come Primavera, la rondine di cui Luce, Kevin e don Vittorio si prendono cura), è un’esortazione ad essere “liberi e allegri” e a non perdere mai il coraggio di essere curiosi. Il suo ritmo incalzante, i colpi di scena e la maniera in cui Lorenzo Marone svela lentamente il carattere dei personaggi appassiona il lettore ad ogni sua singola pagina.

Sai che bisogna fare quando arrivano questi momenti nei quali ci sentiamo pieni di dubbi, insicuri e indecisi, e dove tutto ci sembra nero? […] Chiudere gli occhi e buttare giù un bel bicchiere di vino rosso.

Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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