Maria Callas, a 40 anni dalla morte, la Scala non la onora

Maria Callas, a 40 anni dalla morte, la Scala non la onora

MILANO – E’ stata inaugurata una piccola mostra in suo onore… Il 16 settembre 1977 moriva la più grande cantante lirica di sempre, così vado al Museo del Teatro alla Scala in cerca di rivivere vita ed amori della Divina. Ma la mostra che celebra il quarantennale non è un omaggio adeguato per colei che lo amò e lo preferì ad ogni altro teatro al mondo. Sarà stato un altro amore non corrisposto…?

Una personalità devastante, unita a una voce artificiale, totale, unica e imparagonabile. Un sortilegio. Un prodigio. Un dono di Dio. Una leggenda difficilmente definibile in alcun modo. Maria Callas c’è sempre stata e ci sarà sempre. Ancora oggi, a più di 40 anni dalla scomparsa, il suo nome riecheggia più vivo che mai, e non può far altro che metterci in soggezione.

Mostra Callas

Mostra Callas
Eccomi al Teatro La Scala di Milano prima di visitare la mostra dedicata alla Callas

La soprano greca, la più grande cantante lirica di sempre, ha sempre suscitato in me un fascino incredibile. Proprio pochi giorni fa sono andata a risentirmela dopo aver visto la mostra a lei dedicata al Museo del Teatro alla Scala di Milano. E’ il teatro che lei amò più di ogni altro al mondo, e tutte le interviste dei video visionabili nella mostra lo riportano. La Scala di Milano era da lei tanto amato. Gli è stata devota e fedele tutta la vita. Allora perché una mostra così scarna nel tempio della Divina?

Amata ed odiata allo stesso tempo, seguita, osannata e criticata, la Divina Callas non lasciava nessuno indifferente.

Che dire? Ogni paragone diventa a dir poco impietoso.

Che dire della sua eccezionale tessitura d’emissione, dai bassi da contralto ai sovracuti del soprano leggero? E della sua perfezione tecnica ed innata capacità di penetrare a livello psicologico nei personaggi interpretati?

Bellini e Donizetti sono stati gli autori da lei più valorizzati per la chiave drammatica delle loro composizioni ma tra le sue performance vi sono donne languide o virginali, soprannaturali o innamorate, ruoli tragici, dolci e maliziosi. Nessuna cantante lirica ha raggiunto le sue vette espressive e la sua teatralità, sempre sostenuta da una raffinatissima ricerca gestuale.

Indimenticabili alcuni suoi ruoli: non posso non ricordarvi Casta Diva nella Norma di Bellini, l’incredibile e decisiva interpretazione di Elvira nei Puritani di Bellini, la sua Lucia di Lammermoor, Tosca e naturalmente la sua Madama Butterfly.

Insomma Maria Callas è indubbiamente un mito assoluto, un personaggio in grado di rivoluzionare gli standard interpretativi del melodramma arrivando a impressionare i più grandi registi del cinema (Pasolini la scelse come protagonista del film Medea nel ’69) e allo stesso tempo di influenzare l’immaginario collettivo degli anni ’50-’60-’70 attraverso il suo alone da leggenda. Ma la Divina alla quale penso è quella che riempì le cronache mondane del tempo, abbandonando il veronese Giambattista Meneghini nel ’59, per unirsi all’armatore greco Aristotele Onassis.

Poi la storia ci racconta dell’ambizione di lui, e dell’aggressiva prepotenza dell’altra. Due fattori troppo esasperati per poter essere arginati. Aristotele è troppo attratto dallo sposare una ex Kennedy associando questo cognome a quello di Onassis, e l’ambizione di Jackie a diventare la prediletta, vincendo anche nel confronto con la Divina, era prepotente.

Infatti Aristotele Onassis sceglierà di sposare, il 20 ottobre del 1968, Jacqueline Kennedy. Purtroppo io credo alla versione narrata dal regista Franco Zeffirelli in Callas Forever (dove vengono immaginati gli ultimi 3 mesi di vita di Maria Callas), film del 2002, dove tra arresto cardiaco e voci di suicidio la causa del decesso non fu mai chiarita. Ma noi romantici l’abbiamo sempre creduta morta di crepacuore.

Una passione fortissima quella tra la Callas e Onassis, talmente forte da risultare decisiva per il declino della cantante. L’amore con il magnate greco, considerato al tempo il collezionista per eccellenza di donne famose, è costellato infatti da tradimenti, violenti litigi e gelosie fuori controllo. Onassis promette alla Callas un matrimonio che in realtà non le concederà mai, e costringe la divina ad allontanarsi dalla scena, offuscandone l’immenso splendore. Un amour fou, direbbero i francesi.

Una personalità unica la Callas, immortalata in qualsiasi forma artistica esistente, dal teatro, al cinema fino ad arrivare alle rassegne dedicate. Per tutte queste ragioni sono andata appositamente a Milano, al Museo del Teatro alla Scala, dove fino al 18 gennaio potrete trovare la mostra Callas in Scena. Gli anni alla Scala, una retrospettiva che cerca di raccontare gli anni della “divina” sul palcoscenico milanese attraverso le rappresentazioni scaligere e i costumi di scena.

L’esposizione è stata organizzata in concomitanza con il 40′ anniversario della morte della Callas, ma devo purtroppo dirvi che le mie attese sono state deluse.

I motivi? Beh molto semplice, la mostra è davvero limitata, ridotta, aggiungerei scarna, troppo debole per un mito come la Callas! Un personaggio globale come lei meritava sicuramente più spazio e una maggiore ricerca dei dettagli, soprattutto in una città come Milano, e in un teatro come quello della Scala, un crocevia tra più importanti della carriera della cantante lirica greca.

Tra il 1950 e il 1961, il Teatro alla Scala è stato letteralmente una seconda casa per la Callas, che attraverso la sua curiosità onnivora e la sua forza artistica, è riuscita a trasformare gli anni milanesi in un periodo di formazione e di apprendimento fondamentali.

Di potenzialità questa mostra ne aveva eccome, ma purtroppo a mio avviso, può essere considerata un’occasione persa.

Vi lascio comunque alle foto che ho scattato alla mostra, giudicate voi.

INFO

Callas

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Fabiola Cinque

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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