Matteo Messori per la chiusura dei Concerti d’Autunno

Matteo Messori per la chiusura dei Concerti d’Autunno

BOLOGNA – Il 14 Dicembre alle 21,00 ci sarà l’ultimo dei Concerti d’Autunno dell’Associazione Conoscere la Musica con recital di Matteo Messori, oggi fra i nomi più apprezzati a livello internazionale della musica barocca. Ecco la mia intervista al Maestro.

L’ultimo dei Concerti d’Autunno dell’Associazione Conoscere la Musica sarà il 14 Dicembre alle 21 alla Sala Bossi del Conservatorio (piazza Rossini 2), con recital, sullo storico organo Tamburini (costruito nel 1971), L’interprete dei brani, sarà Matteo Messori oggi fra i nomi più apprezzati a livello internazionale della musica barocca eseguita sugli strumenti originali, docente ai conservatori di Genova e Bergamo.

Il suo programma idealmente dedicato al Natale comprende opere di Johann Sebastian Bach (Preludio e Fuga BWV 541 e otto Fughette sui Corali di Avvento, Natale e Capodanno), Chopin (Preludi e Notturni trascritti da Alexander Wilhelm Gottschalg), Brahms (undici Preludi Corali op. 122) e comprende anche un vero e proprio atto d’amore verso Bologna e i suoi maggiori musicisti. Ecco infatti le tre Sonate per organo di Padre Giovanni Battista Martini, il “Preludio Religioso” dalla Petite Messe Solemnelle di Giochino Rossini, infine il delicato Corale-Pastorale Puer natus est composto nel 1956 da un ventiseienne Luigi Ferdinando Tagliavini – il sommo organista, clavicembalista e musicologo bolognese recentemente scomparso.

Matteo Messori, allievo di pianoforte di Franca Fogli (già allieva di Arturo Benedetti Michelangeli) e poi di Umberto Pineschi per l’organo e di Sergio Vartolo per il clavicembalo, si muove sulle orme del famoso Tagliavini.

Si esibisce da anni come solista in Europa e America: degni di nota i recital solistici nelle gloriose Thomaskirche di Lipsia (2004) e Sala Grande della Filarmonica di S. Pietroburgo (2012). Come direttore dell’ensemble “Cappella Augustana” ha debuttato incidendo nel 2000 il primo tributo sonoro interamente dedicato alla musica sacra del maestro di cappella a Dresda e organista della Thomaskirche di Lipsia, Vincenzo Albrici per l’etichetta svedese Mvsica Rediviva. Successivamente Matteo Messori tra il 2003 e il 2008 ha diretto la Cappella Augustana nei 19 dischi della Heinrich Schütz Edition per l’etichetta olandese Brilliant Classics, di grande successo di pubblico e critica. Recente il suo apporto come clavicembalista, compositore e arrangiatore nell’album “Love” del celebre soprano tedesco Simone Kermes per Sony Classics.

Intervista a Matteo Messori

Gent.mo Maestro, da cosa nasce il programma del 14 Dicembre?
L’impostazione del programma segue diverse istanze apparentemente divergenti. La volontà di presentare un recital che abbracci epoche e ambienti culturali diversi da una parte, dall’altra quella di rendere omaggio alla tradizione musicale petroniana, senza tralasciare l’imminente festività natalizia.
Il concerto si apre e si chiude con due pilastri della musica tedesca. Il virtuosistico e smagliante Preludio e Fuga in sol maggiore BWV 541 insieme alle otto sapienti fughette su corali di Avvento, Natale e Capodanno (recentemente inquadrate come lavori della piena maturità, composte a Lipsia probabilmente alla fine degli anni Trenta) fanno da pendant all’ultimo capolavoro ottocentesco nell’ambito del Choralvorspiel organistico di tradizione bachiana, la raccolta di undici preludi al corale op. post. 122 che Johannes Brahms compose negli ultimi mesi di vita, dopo la morte di Clara Schumann in memoria della quale i corali vennero composti dal maestro amburghese. Il ciclo elabora alcuni corali di passione, il cui carattere mortuario era prediletto dal compositore, ma rivisita anche momenti dell’infanzia legati alla propria biografia in particolare quando Brahms utilizza il cantus firmus del corale natalizio Es ist ein’ Ros entsprungen, oppure ricordi intimi legati a casa Schumann: il canto di comunione Schmücke dich, o liebe Seele si basa sulla stessa melodia su cui Bach compose una celebre elaborazione organistica prediletta da Robert e da sua moglie. Il senso di incombente dipartita dalla vita, probabilmente rispecchiante lo stato di salute dello stesso autore, determinò la scelta di lavorare per ben due volte sulla melodia dell’inno O Welt, ich muß dich lassen (O mondo, ti devo lasciare). L’ultimo brano, in particolare, ricorre alla tecnica dell’eco a sua volta seguita dall’eco dell’eco, dipingendo in una rarefatta atmosfera di dolce commozione l’affetto dell’allontanarsi della vita e del suo spegnersi. (Di Brahms conserviamo a Bologna, in Accademia Filarmonica, una lettera manoscritta rivolta alla medesima istituzione felsinea).
Se la musica di Sebastian Bach poteva non dirsi del tutto sconosciuta in Italia ai suoi tempi ciò fu per merito del nostro Padre Martini che, da instancabile bibliofilo e collezionista, ebbe modo di procurarsi le principali opere a stampa per tastiera del sommo Kantor. L’ammirazione del francescano bolognese per il maestro luterano trapela nella complessa scrittura delle sue dodici Sonate d’Intavolatura per l’Organo e il Cembalo stampate ad Amsterdam nel 1742. Già il teorico di influenza bachiana Marpurg ristampò nei primi anni Cinquanta una fuga tratta da una sonata, nel periodo in cui a Berlino intratteneva strette relazioni musicali con il secondogenito di Sebastian Carl Philipp Emanuel. Il fratellastro di quest’ultimo, l’ultimo figlio di Bach Johann Christian, sarà di lì a poco allievo alla scuola bolognese del Martini (e omaggerà lo stile di questa raccolta in una sua sonata per tastiera). A Parigi, nella prima metà dell’Ottocento, il primo grande bachiano di Francia, l’organista Alexandre-Pierre-François Boëly, riuscì a procurarsi un esemplare della prima stampa martiniana. Da essa selezionò una serie di movimenti che volle adattare seguendo lo stile dell’organo (o del pedalpianoforte) francese da lui inaugurato proprio grazie al devoto studio delle opere del maestro tedesco.
A Parigi in quegli anni erano attivi anche altri due ammiratori della musica di Bach. Chopin nei suoi preludi per pianoforte sembra essere debitore della sua lunga consuetudine con le pagine del Wohltemperiertes Klavier. Il maestro, che aveva studiato organo con Wilhelm Würfel e poi basso continuo presso il conservatorio di Varsavia, svolgendo anche la funzione di organista del suo liceo, non di rado rievocò la tradizione del canto polacco (spesso natalizio) in varie opere pianistiche. Il Notturno op. 15 n. 3 presenta nella seconda parte una scrittura a mo’ di canto di chiesa tipicamente slavo. Anche per questo l’allievo di Liszt e virtuoso d’organo Alexander Wilhelm Gottschalg lo considerò, insieme ad alcuni preludi, particolarmente adatto ad essere trascritto per organo.
Gioachino Rossini, negli ultimi anni parigini approfondì la sua conoscenza dell’arte bachiana sottoscrivendo l’edizione completa delle opere del turingo che la novella Bach-Gesellschaft iniziava a pubblicare. (I molti volumi acquistati fino all’anno della morte dal pesarese si conservano tuttora). Senza dubbio il brano rossiniano dove l’omaggio al gusto di Sebastian si fa maggiormente evidente è un preludio per pianoforte – che riecheggia lo stile puntato dell’Ouverture barocca al cui centro si sviluppa una affascinante fuga, armonicamente profonda – inizialmente inserito in una raccolta di Péchés de vieillesse e riutilizzato in seguito come Offertorio strumentale della geniale Petite Messe solemnelle che, nella definitiva orchestrazione del capolavoro, viene destinato dal maestro all’organo.
Lo strumento di Tamburini che si ascolterà è nato su progetto dell’illustre organista e musicologo bolognese Luigi Ferdinando Tagliavini, recentemente scomparso, che aveva studiato come Rossini tra le mura del Liceo Musicale (negli anni in cui esso divenne Conservatorio statale). Per ricordare la sua figura fondamentale verrà proposto un piccolo e delizioso Corale in trio nello stile di Pastorale sull’inno gregoriano di Natale Puer natus est, dal sapore neobachiano, che il giovane maestro compose quando era impiegato come professore di organo e composizione organistica presso il conservatorio di Bolzano.
Vuole raccontare i momenti più salienti della Sua formazione artistica?
Anche io ho studiato fino ai vent’anni presso il conservatorio di Bologna, dapprima come allievo di pianoforte della studentessa di Arturo Benedetti Michelangeli Franca Fogli poi dedicandomi all’organo nella classe di Umberto Pineschi. Successivamente il desiderio di approfondire la conoscenza del repertorio clavicembalistico mi ha portato alla scuola di Sergio Vartolo, prima presso il Conservatorio di Mantova poi a Venezia. Vartolo lo ascoltavo fin da bambino grazie alla sua ricca discografia e grazie ai suoi concerti in qualità di maestro di cappella in San Petronio. Contemporaneamente ho lavorato a partire dall’adolescenza come continuista, attività che avevo iniziato a praticare accompagnando al clavicembalo la classe di flauto dolce di Giorgio Pacchioni presso il conservatorio bolognese, fondando un gruppo di musica barocca con strumenti originali insieme a membri del Giardino Armonico a Milano con cui lavorammo molto al repertorio da camera seicentesco italiano.
Ho sempre continuato ad affiancare l’attività solistica al clavicembalo, all’organo e al clavicordo con quella di musicista da camerista e concertatore e direttore. Non reputo possibile arrivare alla maturità esecutiva sugli strumenti a tastiera senza confrontarsi continuamente con le problematiche interpretative e compositive della musica d’insieme per voci e strumenti, nei generi più disparati praticati dai maestri antichi, romantici e postromantici.
Quali sono i suoi prossimi appuntamenti?
Nei giorni successivi eseguirò un concerto di musica d’insieme come solista e accompagnando altri colleghi in ensemble. L’anno prossimo lavorerò inoltre ad alcuni progetti con voci e strumenti in Polonia e in Germania.

CONCERTO PER ORGANO CON MATTEO MESSORI

Ciclo dei Concerti d’Autunno 

Associazione Conoscere la Musica 

14 Dicembre ore 21,00

Sala Bossi del Conservatorio 

piazza Rossini 2- Bologna

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Nicoletta Gandolfi

Nicoletta Gandolfi

Dott. Arch. Nicoletta Gandolfi Giornalista.

Laureata in architettura e iscritta all’ordine dei giornalisti, ha da sempre scritto su riviste di settore. Con spirito eclettico, tipico degli architetti, si occupa di architettura, urbanistica, arte e musica. Collabora anche con televisioni locali. La curiosità è il motore fondamentale del suo interesse e continui aggiornamenti.

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