L’altro McQueen

L’altro McQueen

La morte drammatica del grande stilista inglese nel febbraio 2010 ebbe un grande impatto sulla stampa di tutto il mondo.
Come sempre succede in questi casi, molte persone chiosarono a loro modo circostanze fatalmente compromesse con la fame di sensazionalismo che di solito anima i discorsi relativi alla vita delle star del fashion system. Chiacchiere più o meno velate lasciavano intendere di saperla lunga sul tragico evento, a loro dire, in qualche modo pronosticabile a partire dai contenuti estremi dei fashion frame con i quali, Alexander McQueen, si divertiva a stupire e scioccare il sofisticato pubblico delle sue sfilate.

McQueen

Naturalmente non mancarono le piroette verbali di chi improvvisamente si scopriva un fan del geniale stilista, dopo averne per anni ridicolizzato la folle creatività.

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Lida Egorova

Devo dire che nutro un singolare disprezzo per chiunque pretenda di interpretare le opere di un creativo dando troppo rilievo agli elementi biografici. Ammetto che un grande artista vive spesso le proprie creazioni in stretta connessione con la propria vita. Ma aldilà di questo generico riferimento è praticamente inutile insistere. Se ciò che ha creato è veramente ragguardevole, sono le conseguenze non volute delle sue opere a fare storia e ad avere un significato operativo sulle nostre vite. La pretesa di dedurre in modo lineare un piano di causazione inconscia, sottostante o addirittura sovrastante la significanza testuale delle sue creazioni, mutuato dallo stile di vita dell’artista o dalle sue presunte vicissitudini interiori, non solo non ha mai spiegato nulla ma contribuisce ad oscurare la visibilità del senso prodotto dalle sue opere con inutili romanticismi o addirittura con lo sconcertante potere del gossip.

McQueen6Comprenderete, spero, la mia prudenza nell’affrontare uno degli ultimi libri dedicati al grande stilista inglese, presentato dalla fotografa che per 13 anni ha condiviso i momenti più importanti della sua straordinaria e discussa carriera.

Anne Deniau, in “L’amore non guarda con gli occhi” (ed. italiana di De Agostini Libri), un libro uscito circa un anno fa, ha raccontato in una coinvolgente sequenza di immagini, l’avventura artistica cominciata nel 1997, quando Alexander McQueen divenne l’art director di De Givency.

La famosa Maison parigina, entrata da poco nella famiglia di brand controllati da LVMH, le chiese di seguire il lavoro dietro le quinte del nuovo direttore creativo. Si può dire che da quella prima esperienza nacque una amicizia profonda che ha consentito alla fotografa di conoscere lo stilista da un punto di vista privilegiato.

La commovente introduzione che Anne Deniau dedica al geniale stilista rappresenta nel mondo delle parole, la significanza che trasuda da tutte le immagini riportate nel libro.

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Shalom Harlow e McQueen
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Shalom Harlow e McQueen
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Shalom Harlow e McQueen

In Anne Deniau trovo invece un commovente tentativo di far emergere, a partire da un controllo formale ineccepibile, ciò che definirei la poesia della vita. Forse per questo non troviamo nel libro foto delle sfilate come di solito le vediamo pubblicate sulle riviste di moda.Definirei l’effetto cercato dalla fotografa con una parola oggi in disuso: McQueen e le sue creazioni o eventi si trovano umanizzati nel senso che il termine ha quando cerchiamo di classificare le immagini di Doisneau, di Boubat, di Willy Ronis, per esempio.
Mi rendo conto che l’umanesimo fotografico contempla una sfilza di nomi ben più celebrati di quelli che vi ho proposto: Cartier-Bresson, Brassai, Kerstez, Smith…
Ma in alcuni fra questi monumenti dell’umanesimo prevale la sensibilità al contenuto formale, in altri la denuncia sociale o l’ideologia, la drammatizzazione, il valore di testimonianza.

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Jessica Stam

La fotografa agisce perlopiù nel backstage, dove le angolazioni risultano improbabili, le luci sono aggressive, dove è difficile trovare un punto di ripresa che soddisfi la rappresentazione della valenza olistica dello spazio, ovvero è improbabile che si possa fotografare un backstage come se fosse un paesaggio. McQueen4In compenso, la carrellata di immagini, ci dona l’illusione di partecipare alla preparazione della messa in scena del rituale del fashion show. Vediamo lo stilista inginocchiato in procinto di tagliare una parte dell’abito indossato; in altre foto McQueen sistema il tessuto sdraiandosi come se cercasse la piega capace di trasformare il tessuto in una protesi del corpo della modella.

Sono foto eloquenti che ci raccontano qualcosa di estremamente importante sul metodo dello stilista, sulla sua concezione della bellezza. Si è tanto parlato di quanto fosse terrificante l’idea del corpo ideale femminile presentata nei suoi fashion show. Come se, del sublime, lo stilista privilegiasse, contro ogni logica, il solo lato sinistro, l’inquietudine di forme aldilà dei confini dell’eccentrico, vere e proprie perversioni del bello normalmente confinato dentro gli sperimentati modi del sex appeal, del glamour, del fascino. Ammetto che la visione dei suoi spettacolari fashion show, giocava a provocare lo sguardo attonito del pubblico, restituendogli quel contatto con emozioni intrattabili che lasciavano al palo di partenza ogni concetto moda standardizzato da ripetizioni, tendenze, abitudini. Capisco che l’impossibilità di classificare le sue visioni mutanti, generasse o un’adesione passionale ad un rito che faceva a pezzi un ideale di bellezza, oppure prendesse la strada di uno stupore incline a drammatizzare le provocazioni, pronto a giustificare l’assenza di senso percepita con parole come trasgressione, eccesso, delirio etc.

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Gemma Ward e McQueen
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Gemma Ward e McQueen

Le foto di Anne Deniau non vogliono negare gli effetti estremi che lo stilista probabilmente cercava.
Le immagini del backstage ne presentano il positivo. In altre parole, se per capire e forse spiegare il senso della moda che ispirava lo stilista, manteniamo come centrale il concetto di sublime, allora non c’è solo la parete a sinistra del concetto che ci fa percepire la distruzione di un mondo di bellezza; ma è riconoscibile anche la parete di destra dove troviamo l’incredibile forza creatrice di senso di fashion frame che purificano la moda appellandosi ai suoi spiriti animali.
Nelle foto di Anne Daniau trovo questo bilanciamento tra forze polarizzanti, che convergono nel contornare un metodo che definirei “distruzione creatrice”.
Guardate le immagini delle modelle che indossano gli stessi abiti che dopo qualche minuto verranno trasfigurati in lampi di passionalità estrema dal fashion show. Guardate i loro volti, la loro disinvoltura. Non pare anche a voi che gli abiti non siano affatto implausibili o estremi solo in senso negativo!

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Karolina Kurkova

McQueen ha cercato l’impossibile nella bellezza. È una strada stretta sulla quale si è spesso soli; a volte è solo un impervio sentiero che pochi riescono a percorrere fino in fondo.
Ma potremmo oggi continuare ad usare ancora la parola bellezza senza rischiare l’impossibile?

Titolo originale: Love Looks not with the Eyes, Lee Alexander McQueen
Per l’edizione italiana: Copyright ©De Agostini Libri S.p.A., Novara, 2012
© Anne Deniau, courtesy Harry N. Abrams, Inc.
All rights reserved

 

 

 

Lamberto Cantoni

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
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103 Responses to "L’altro McQueen"

  1. Arianna Nencini   31 ottobre 2013 at 08:46

    Prima della possibilità di osservare l’operato di McQueen da molto vicino e attraverso la lente di Anne Deniau , quindi con l’ottica di una persona molto vicina allo stilista, chiunque avrebbe potuto pensare al lavoro di questo stilista considerandolo un mero esercizio di stile con la sola volontà di provocare e stupire senza mostrare il benché minimo senso logico dietro le sue trasfigurazioni del corpo femminile. In realtà, attraverso questa nuova visione, percepiamo come lavorasse empaticamente con le proprie opere, come se il suo sguardo plasmasse l’abito sul corpo della modella dando vita a una fusione che esprime il concetto stesso di “bellezza sublime”.
    Con questo libro abbiamo la capacità di percepire e osservare il lavoro del genio inteso non solo come esercizio estetico (definizione limitante per il lavoro di McQueen), ma come una vera e propria capacità di trasfigurare le idee e la realtà in qualcosa di inquietantemente magnetico, unendo queste due peculiarità alla passione con cui un concetto vasto come quello di “bello” viene elaborato e sintetizzato fin nel minimo particolare creando un equilibrio fra bello “classico” e sublime, che si regge su dettagli apparentemente insignificanti, i quali permettono allo spettatore di essere catapultato in una dimensione parallela dove non può che sentirsi in una posizione di sottomessa compartecipazione.
    Rispondendo alla domanda posta alla fine dell’articolo, sì, l’elaborazione del concetto di bello è un lavoro complesso e può essere paragonato a una strada stretta e impervia. Questo non vuol necessariamente dire che la bellezza sia da ricercare nell’impossibilità, anzi, il lavoro del “genio” deve agire elaborando una sintesi della realtà stando all’interno di essa ma tendendo a qualcosa di oltre, attuando un processo di trasfigurazione tra idee, le quali riescono ad andare aldilà dei semplici concetti, e la forma della loro manifestazione nel mondo reale.

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  2. Martina   31 ottobre 2013 at 17:07

    L’articolo presenta un’ammirevole attenzione al dettaglio e una capacità di cogliere l’essenzale in grado di far riflettere veramente su cosa c’è dietro ogni sfaccettatura! Personalmente trovo che l’attenzione posta alle foto di Anne Deniau sia ben espressamente delineata e che il backstage dei fashion show, ove le modelle sono in preparazione e gli abiti stanno prendendo la forma del corpo, sono i posti più veri ed interessanti per sentirsi partecipi alla preparazione della sfilata. Gli abiti ripostati all’interno dell’articolo inoltre, sono in grado di suscitare su chi li osserva bene un’energia magnetica, perfettamente coordinati al trucco delle modelle che trasmettono quel senso di estremo che lo stilista volle far emergere.

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  3. Andrea   31 ottobre 2013 at 17:39

    Sono completamente d’accordo con quanto letto in quest’articolo. Nel guardare le foto ad esso associate resto attonito per la percezione,dell’uomo McQueen, che mi regalano. Se nelle foto scattate con Gemma Ward e Lida Egorova appare chiara la dedizione caratteristica di chi ama il proprio lavoro, in quelle che lo vedono impegnato con Shalom Harlow, McQueen mostra la felicità consueta dell’uomo consapevole che la propria opera d’Arte sta per andare in scena.Peraltro se guardiamo alla vita di Alexander McQueen sono due caratteristiche che lo hanno sempre accompagnato durante il suo straordinario percorso, meravigliosamente espresse in uno dei momenti più belli del fashion system, il backstage. Più che preoccuparmi di capire perché sia morto, o abbia scelto di morire, mi augurerei che nascano più spesso soggetti con una forza tale da sconvolgere l’opinione pubblica con la nonchalance di un genio.

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  4. Leonardo P.   1 novembre 2013 at 12:33

    Sono d’accordo sul fatto che non sia possibile ricollegare direttamente il significato di una collezione con lo stato interiore del designer, poiché in effetti ritengo che più che mostrare i propri sentimenti, lo stilista abbia voluto esprimere liberamente la propria creatività con tutte le conseguenti ripercussioni emozionali che questa ha provocato nel pubblico.
    Certamente la moda di Alexander McQueen non è certo tra quelle di più facile interpretazione; proprio per questo o è stata criticata per la distruzione della classica immagine femminile, o classificata come eccessiva e trasgressiva.
    Credo che il lavoro intrapreso dalla fotografa Anne Deniau sia veramente degno di nota, nel senso che, grazie alla sua fotografia, è stato permesso anche ai “neofiti” del settore di accedere alla comprensione di ciò che l’artista voleva comunicare.
    Indipendentemente dal gusto verso le creazioni di questo stilista, che può indurre al gradimento o alla critica degli abiti, ritengo che sia giusto soffermarsi sul messaggio che questo ha voluto dare.
    Mc Queen ha distrutto i canoni della bellezza tradizionale, creandone una nuova versione personale. Quest’ultima può essere accettata o meno, ma è giusto prenderne atto. Infatti è mia opinione personale che comunque, anche se una cosa non è incline al nostro gusto, è giusto capire ciò che sta alla base, e solo allora sarà possibile giudicare, ma consapevolmente.

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  5. Giulia Capone   1 novembre 2013 at 13:50

    Alexander McQueen è stato indiscutibilmente uno degli stilisti più innovativi nel campo della moda presenti negli ultimi 20 anni. Sicuramente il suo estro creativo è l’arma che gli ha permesso di rimanere nell’Olimpo degli stilisti per circa 10 anni senza soccombere in un mondo di concorrenza spietata. Quello che fa riflettere è l’accanimento della stampa nei suoi confronti dopo la sua morte, arrivando ad additare le creazioni dello stilista come tele imbevute di indizi del suo disagio psicologico. L’idea espressa nell’articolo mi trova pienamente d’accordo sull’assoluta inutilità di interpretare le creazioni degli stilisti indissolubilmente dalla vita privata dello stilista; certo le creazioni e la vita di un creativo sono due cose collegate ma non necessariamente sono una il frutto dell’altra. Quest’ultimo concetto può influenzare negativamente e in alcuni casi oscurare ciò che in realtà lo stilista vuole comunicare, andando inevitabilmente a virare il percorso cognitivo di una massa di persone verso un’altra direzione, creando un’opinione falsa ma estremamente forte e radicata.
    Senza dubbio Anne Deniau nel libro “L’amore non guarda con gli occhi” ha cercato di comunicare un Alexander McQueen creativo e non troppo stravagante ma che con dedizione nel backstage della sfilata sistema un orlo che nella passerella verrà caricato di un’aura fantastica e mitica che i giornali di settore hanno immortalato unicamente durante la sfilata nella passerella e non nei momenti che lo precedono come se ciò non avesse dignità. Anne Deniau secondo me a fatto proprio questo è riuscita a dare dignità al momento creativo dello stilista anche quando realizzava cose banali come cucire o sistemare le modelle prima di uno show, dando al lettore un’altra prospettiva del mondo mitico che si è creato attorno alla figura di Alexander McQueen.

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  6. Costanza Cipriani   1 novembre 2013 at 15:06

    Io trovo molto interessante il poter osservare con occhi diversi un idolo del fashion system come McQueen, credo che Anne Deniau abbia lasciato una grande eredità con queste sue immagini, dandoci l’opportunità di scrutare in silenzio tutto il lavoro reale, meticoloso e umano dell’artista. Il poter guardare aldilà del mito delle creazioni di McQueen, lo scoprire che gli incredibili abiti, molto più adatti per essere esposti in una galleria d’arte che su una passerella, non si creano da soli ma sono minuziosamente costruiti sul corpo di una modella da un McQueen vero, che non è solo il nome sul cartellino di un capo costoso, ma un uomo sdraiato sul pavimento a fare orli ed imbastiture, un artista. Trovo le foto di questo libro molto affascinanti e anche violente, nel modo in cui ci mostrano l’altro lato dello “sbrilluccicante” mondo della moda, il lato dove non ci sono riflettori ne applausi, ma “solo” l’avvento della creazione, nuda e cruda.

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  7. Greta Del Popolo   1 novembre 2013 at 15:24

    Il termine bellezza ha molteplici accezioni, esso è mutato nel tempo e nei diversi contesti sociali mantenendo sempre costante, appunto, la sua dinamicità. Oggi possiamo dire, con uno sguardo ottimista, che la bellezza è ovunque la si voglia trovare ed è così che, probabilmente, andrebbero lette le sfilate di McQueen. Non vi è niente di assoluto nella bellezza delle cose, delle persone e delle emozioni che si provano. Un oggetto, uno scorcio, una situazione: tutto è fonte di bellezza, sorpresa e stupore nella mente di colui che ha la sete di conoscere. Ed è per questo che bellezza è anche conoscenza, è desiderio di scoprire quello che ai più sfugge. Questo è quello che Anne Daniau ci vuole comunicare con il suo racconto del backstage, di quei luoghi più intimi di McQueen che sfociavano in pochi minuti di sfilata: la bellezza è nel cammino che ti porta a raggiungerla.

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  8. Edoardo G.   1 novembre 2013 at 15:49

    Ho sfogliato con curiosità e ammirazione il libro fotografico di Anne Daniau sul genio artistico di Lee Alexander McQueen. Quando ho iniziato a consultare il volume, mi sono subito accorto della voluta assenza di scatti delle sfilate, ma non ne comprendevo appieno il motivo. Solo al termine delle pagine ho capito che cosa la fotografa cercasse realmente di catturare con quegli scatti. L’attimo prima che le creazioni dello stilista si manifestassero alla folla giudicante e dunque, fossero ricoperte e a loro volta rivestite di modelli concettuali e interpretazioni pseudo-intellettuali estranee alla loro natura intrinseca, veniva colta da un apparente neutro obiettivo meccanico l’essenza pura degli abiti e di quelle persone che, con il loro lavoro e la loro dedizione, gli stavano dando vita e forma. Anne Daniau curava la preziosa e meticolosa raccolta e documentazione dell’enorme e lungo lavoro che vi era nel prima dell’evento culminante della sfilata in passerella, climax del processo creativo dello stilista, ma al tempo stesso canto del cigno e attimo finale del suo percorso. Dalla testimonianza della fotografa, infatti, sappiamo che McQueen non assisteva direttamente allo show, preferendo rimanere celato nel backstage, quasi ad indicare che il suo posto di lavoro fosse quello, caotico e creativo, mentre dal palcoscenico in poi fosse per tutti gli altri, che invece avevano un compito assai diverso: giudicare compostamente. Lui distruggeva modelli per creare forme, loro creavano modelli distruggendo le forme. Ma è proprio nelle immagini della fotoreporter che possiamo avvertire la vera anima delle creazioni del designer, sempre intento a perfezionare o a stravolgere un singolo particolare per rendere sul piano materiale ciò che nella sua sola mente aveva sognato e ideato. Luci, angolazioni, contesti, persone non sono lo sfondo che disturba questi scatti, per molti all’apparenza disordinati e non degni di considerazione rispetto alle pose ordinatamente plastiche delle modelle in passerella (considerate mere indossatrici del vero soggetto); questi elementi sono tutti essenziali e parti dell’insieme in cui è compreso anche il vestito, non solo esso. In questo modo, osservando e scrutando le immagini fotografate, possiamo anche sentire l’emozione del processo e la forza stessa della creazione in itinere, in cui le modelle si trovano a ricoprire il compito non di esibire abiti, ma ad esprimere il loro significato intrinseco con movimenti, interpretazioni ed emozioni. Ritengo dunque che la figura di Alexander McQueen sia stata distorta e plasmata a piacimento e convenienza da e per tutto quel mondo “oltre” il palcoscenico, mentre la sua enigmatica persona, il suo affascinante lavoro e le sue forti creazioni risiedessero e abitassero nel backstage, documentato con maestria e testimoniato con sapiente sensibilità da Anne Daniau, non a caso accettata e ben voluta dal designer accanto a sé dall’inizio alla “fine”. Se ci soffermiamo anche un solo attimo a pensare al titolo del libro “L’amore non guarda con gli occhi”, comprendiamo subito che vi è intrinsecamente contenuto il vero senso del messaggio.

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  9. Benedetta Barontini MKSC 2 sez. 2   1 novembre 2013 at 18:08

    A mio avviso l’impossibile non esiste. Quando si parla di Alexander McQueen tanto meno.
    Tralasciando la sua fine, su cui non voglio soffermarmi, perché non corrisponde con il genio McQueen. Molto spesso, come lei ha detto, la vita privata e quella professionale vanno di pari passo, ma nel suo caso voglio pensare che non sia stato così, soprattutto date le meravigliose creazioni che ha dato al mondo, l’innovazione nel campo della moda e i milioni di muri abbattuti in un mondo, quello della moda, fatto di pregiudizi.
    Inoltre vedendo le foto di Anne Deniau, si vede nello sguardo di Alexander l’amore per il suo lavoro, per le sue creazioni e l’amore per la vita. Soprattutto di vede il vero mondo in cui ha vissuto, e non quello artefatto del solo “fashion show”.

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  10. Francesca Orsi Spadoni   1 novembre 2013 at 19:08

    Sono d’accordo con lei sul fatto che dopo la morte dello stilista McQueen tutti si siano interessati al suo stile, che prima non veniva nemmeno considerato o addirittura veniva ridicolizzato per il suo stile alternativo. Per quanto concerne l’uso che la fotografa Anne Deniau effettua in particolare sul backstage dello stilista, per mettere in risalto tutto il percorso da quando McQueen fa indossare i suoi abiti alle modelle, è sicuramente un fattore da ammirare, perché molti oggi si limitano a fotografare solo il post-backstage, quindi la sfilata come si deve presentare, senza pensare magari che quello che avviene dietro le quinte è molto più interessante e anche divertente.

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  11. Eleonora Ramerini   1 novembre 2013 at 19:39

    La creatività e l’estro di McQueen sono sicuramente innegabili. Trovo che con un libro fotografico come questo, rappresentante solo il backstage, si possa cogliere un McQueen più intimo, e cogliere elementi come la semplicità, la dedizione e la cura per i particolari che caratterizzavano il modo di lavorare, e forse anche quello di essere, di McQueen.
    Credo che la bellezza si trovi proprio dietro l’eccentricità dello stilista e nel suo continuo modificare il corpo femminile con forme, a volte “terrificanti”, che nonostante rappresentino proprio l’opposto della bellezza classica, riescono, per assurdo, a far risaltare il fascino e la grazia femminile.

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  12. Costanza Benelli   1 novembre 2013 at 20:45

    La morte di Alexander McQueen ha rappresentato una perdita insostituibile nel fashion system. Morto all’età di 31 anni lascia un vuoto incolmabile, una fitta nebbia di voci intorno al suo decesso e degli abiti, sfilate, collezioni che passeranno alla storia per la loro unicità.
    McQueen rimane uno degli ultimi stilisti icona insieme a Tom Ford, Valentino, John Galliano e altri designers che incalzavano a perfezione l’immagine del brand. Quasi tutti collegano a questi nomi un viso e delle peculiarietà, adesso all’interno di un brand si susseguono spasmodicamente una serie di designers uno dietro l’altro, rimanendo ignoti contributori alla riuscita del marchio.
    Inizia la sua carriera molto giovane e già all’età di 25 anni ha un proprio brand. Due anni dopo viene designato direttore artistico di Givenchy al posto di John Galliano. Il giovane prodigio già dalla prima sfilata a New York mostra un attrazione controversa per l’eccentrico, le modelle infatti indossano abiti bianchi e corna di cervo dorata.
    La sua ascesa verso l’olimpo degli dei della moda è coadiuvata dalle sue sfilate-evento. Le sfilate di McQueen rappresentano un binomio di pazzia pura e di bellezza stendhaliana.
    Celebre l’esibizione “Savage Beauty” al Met di New York, un anno dopo la sua morte, dove vengono esposti abiti delle sue sfilate passate e della sua collezione privata. Diviso in sei settori, ognuno dei quali rappresentante un tema: “Mente romantica”, “Gotico romantico e la stanza degli orrori”, “Nazionalismo romantico”, “Primitivismo romantico” e “Naturalismo romantico”. Pensiero indipendente, goticismo, patriottismo, spunti dal passato e natura sono i temi che ricorrono i tutti i suoi magnifici show, sempre accompagnati da un fil rouge di romanticismo melanconico.
    Nei suoi fashion show le silhouette si trasformano in monumenti d’arte davanti ai quali rimanere attoniti per la loro unicità e potenza espressiva. Possono piacere o non piacere, ma chiunque rimane senza parole davanti a qualsiasi sfilata del genio creatore.
    Chiunque voglia collegare i suoi show alla vita privata è cieco davanti ai sogni tramutati in materia dello stilista, si cela un’ignoranza sibillante dentro le menti dei quali dietro ogni cosa vogliono vedere lo scoop o il gossip, probabilmente perché hanno una vita vuota e cercano l’adrenalina in quella degli altri.
    Apprezzo molto che le foto di “L’amore non guarda con gli occhi” siano state fatte nel backstage, poiché trovo diverso e curioso vedere un dio della moda come Alexander McQueen preso dalla frenesia del pre sfilata, intento a fare le ultime modifiche, facendo emergere così la parte mortale del dio. La semplicità e il senso di adeguatezza provato dalle modelle nell’indossare i suoi capolavori artistici, a volte delle vere e proprie strutture architettiniche, sta a rappresentare il tocco magico di McQueen e la sua insostituibilità.
    In lui si può trovare la dimostrazione più ampia e maestosa di come la moda sia una delle forme maggiormente colme di pathos, immediatezza espressiva e comunicazione d’arte.

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  13. Giulia Rivi   1 novembre 2013 at 21:49

    Devo ammettere che la prima cosa che mi ha colpito leggendo l’articolo è stato il titolo che la fotografa Anne Daniau ha attribuito alla sua opera.
    “L’amore non guarda con gli occhi”, bensì con l’anima diceva Shakespeare. Probabilmente la scelta di questa frase nasconde svariati e profondi significati tra i quali vi ho visto l’intento della fotografa di parlare di uno stilista, nonché ormai suo grande amico, non per quello che ha fatto vedere a noi, alle persone che ne rimanevano ogni volta sbalordite, talvolta ammaliate, alcune anche scioccate, ma per quello che era veramente: oserei dire (da ciò che mi trasmettono le poche foto che posso ammirare) un uomo che metteva tutto se stesso nel suo lavoro, che era in realtà la sua “anima”, passione travolgente, vera forza che muove verso qualcosa di straordinario, grandioso, e che contraddistingue l’Artista.
    Del resto essere artisti ti porta, che tu lo voglia o meno, ad essere sottoposto a delle critiche. Elemento fondamentale, perciò, in questo è il coraggio, il sapersi buttare nel mettere a nudo, attraverso le tue opere, tutto te stesso anche se non sai mai a cosa andrai in contro. Bè lui, credo, ne sia stato capace.
    Ciò che oltremodo ha fatto parlare, come si dice anche nell’ articolo, è stato il canone di bellezza femminile che Alexander McQueen ha creato, totalmente estremizzato, spesso con tono provocatorio. Un canone di bellezza, però, è prima di tutto qualcosa di personale, per ognuno di noi, ed è quindi argomento delicato, da non mettere sotto processo . Tutti gli artisti, nonché la società, da sempre si sono focalizzati sull’ ideale di bellezza influenzato da molti fattori tra cui cultura, gusti, valori e lo hanno interpretato a proprio modo; credo, dunque, che arrivati al giorno d’oggi sia legittimo averne una visione più ampia e meno severa e che ognuno, in modo libero, sia autorizzato ad avere il suo. Ritengo ingiusto, di conseguenza, criticare qualcosa che rappresenta un’idea e una visione personale sebbene messa, inevitabilmente, a disposizione di tutti.
    Anne, in un certo senso, cerca quindi di difendere questa grande prova di coraggio di McQueen, l’opera è una sorta di provocazione soprattutto verso gli scettici: ci dice di non fermarci alle apparenze, alla superficie delle cose, a quello che solamente possiamo osservare, ma di andare oltre, più in profondità e di avvicinarci allo stilista più come persona e non solo come artista in sé, di capire i processi interiori.
    Lo scopo è anche togliere un’ etichetta, senza però smentirla. McQueen viene ricordato come uno degli stilisti più rivoluzionari di questi tempi. Quando sentiamo parlare di lui, vengono fuori le sue sfilate spettacolari e mai banali, scenografiche come lo erano i suoi capi di abbigliamento, un uomo che è andato contro a tutti in modo spesso “estremo” ricevendo critiche, ma nessuno, o comunque pochi, si sono mai chiesti cosa ci potesse essere dietro a tutto questo. Quali sono le emozioni, le sensazioni, le paure, le angosce, le gioie che hanno caratterizzato i momenti antecedenti lo show? Da dove nasce tutto questo e come si è realizzato? Un po’ come quando andiamo a teatro, tutti ci soffermiamo sulla performance, sul giudicare ciò che appunto abbiamo visto, il che da una parte è naturale, ma raramente andiamo oltre.
    Il vedere come l’artista lavorava, in che modo aggiustava i capi sulle modelle, come si rapportava a loro, cosa traspariva dai loro volti, ci indirizzano a pensare a qualcosa di ancora più grosso di un’intera sfilata, ci fanno pensare a dove sta la vera grandezza di ogni lavoro: non è tanto il risultato che, si, è ovviamente importante, ma il momento della sua concezione, gli step che lo hanno piano piano fatto venire fuori e fatto diventare grande, l’amore e l’impegno che vi viene messo nel raggiungerlo: questa è “la poesia della vita” ed è lì che sta il vero genio.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   8 novembre 2013 at 10:33

      Giulia, ho apprezzato il tuo intervento. Ma penso che McQueen non abbia volutamente cercato alcun canone.
      Si può dire invece che il suo atto di moda piu’ evidente abbia fatto a pezzi ciò che negli ultimi anni del novecento e nella prima decade del terzo millennio si proponeva come codice (debole) dell’estetica della moda.
      Tengo in grande considerazione la sua avventura nel romanzo della moda contemporanea per via di una doppia iscrizione di senso (e dunque di valori): i suoi deliranti abiti (mi riferisco ovviamente alle creazioni per le sfilate che lo hanno reso famoso) hanno un taglio sartoriale straordinario ( non ha forse passato anni da Savile Row?); nello stesso tempo ha utilizzato le armi del couturier per elaborare forme connesse a narrazioni che ci hanno fatto immaginare le emozioni che ci donano le performance artistiche più intriganti.
      Quindi ha rivitalizzato una pratica, la couture (e non un canone) dislocando altrove gli elementi che di solito la trasformano in un codice (debole) utile per la produzione del senso.
      Il fitto intertesto al quale rimandano le sue collezioni ha generato la con-fusione che ha reso scioccanti le sue creazioni, costringendo i “lettori” dei fatti della moda ad un confronto con un fenomeno di messa in testo di idee moda assolutamente non-lineare. Al tempo stesso la maestria pratica esibita dai suoi abiti ha mantenuto queste fughe narrative dai codici interpretativi “normali”, all’interno di un concetto di bellezza dinamica i cui fondamenti non sono il canone ma ciò che dobbiamo collocare nel mezzo tra le regole consolidate e l’improvvisazione creativa. Questa bellezza che non ama i fondamenti e che diviene “bellezza in processo” come potremmo definirla? Non lo so. Ma certamente e’ una dimensione della contemporaneità con la quale dovremo fare i conti.
      A giochi fatti, diventerà a sua volta un nuovo canone? Non ti sembra che McQueen abbia preso tutte le precauzioni (e i rischi) per fa si che non ci possa piu’ essere un canone?

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  14. Capaccioli Luca   1 novembre 2013 at 23:23

    Alexander McQueen era un genio e un innovatore che, grazie alla sua forte immaginazione, lo rendevano unico, portando alla creazione di abiti tradizionali con una modernità inattuale.
    È stato uno dei pochi (se non l’unico) stilisti coraggiosi degli ultimi tempi a presentare collezioni forti e aggressive dotate di una grandissima presenza scenica. FANTASTICO!!

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  15. Gemma Rigatti   1 novembre 2013 at 23:31

    Quando ci si trova ad esprimere un’opinione nei riguardi di uno stilista come McQueen che definirei “una nota violenta fuori dal coro”, quale domanda dobbiamo porci? questa dissonanza ha un valore irraggiungibile per il fatto che essa stessa è diversa oppure rappresenta semplicemente un’anormalità rispetto alle altre. Per capire il significato di questa dissonanza bisogna cercare di cogliere tutte le vibrazioni che questa nota riesce ad esprimere nel suo singolo canto, partendo dalla personalità dell’autore, dal suo modo di interpretare lo strumento moda e di suscitare con questa singola dissonanza delle visioni oniriche al di là dell’abitudinario. Dalle foto riportate da Anne Deniau si hanno degli scorci unici attraverso i quali è possibile venire a contatto con la messa a punto di capi che una volta sulla passerella danno vita ad una sorta di spettacolo teatrale attraverso il quale lo stilista voleva far riaffiorare il suo mondo interiore: un insieme di linee che racchiudono il caos delle sue emozioni. In questo senso il canone di bellezza diventa irripetibile qualora non vi sia un altro McQueen a riproporlo.

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  16. Angela Romano   2 novembre 2013 at 07:18

    Un genio creativo come McQueen attrae non solo dal punto di vista stilistico, ma anche da un punto di vista personale. Sono d’accordo che in alcuni casi si esageri dando troppa importanza ai dettagli biografici che riguardano uno stilista, a mio parere quando uno stilista crea qualcosa trae spunto dalla sua personale esperienza, ma, anche da cio’ che osserva e che percepisce dal mondo esterno, da altri soggetti e, quindi, anche da altri elementi biografici che si fondono e prendono forma attraverso un quadro artistico, realizzato, pero’, con diversi tessuti, diversi colori e diversi dettagli. In queste foto-ritratto sorprende vedere un McQueen tranquillo, rilassato e riservato, poiche‘ assistendo ai suoi show aggettivi come “ tranquillo, rilassato e riservato“ sono lontanamente attribuibili se si collegano quelle immagini al creatore. Quando si pensa a McQueen spuntano immediatamente parole come “ anormale, trasgressivo, oscuro“ e probabilmente, se si tratta di lui e‘ la normalita‘ che spiazza e, sorprende. La vera sorpresa, con lui, sta dove solitamente non c’e‘ sorpresa. Dalle foto traspare una persona alle prese con il suo lavoro, impegnato a completare le sue creazioni indossate da modelle che dovranno “indossare“ uno dei tanti ruoli sopra le righe, lo spettacolo e‘ gia‘ iniziato e si possono subito osservare le due facce di una stessa medaglia: da un lato lo stilista con il suo lato piu‘ umano e pacato, dall’altra le sue modelle eccentriche e provocatorie,create da McQueen stesso. Questo contrasto naturale, raggiunge il suo miglior risultato nello show, punto di forza sicuramente di McQueen, in cui riesce a rendere concetti cosi‘ astratti e apparentementi lontani, terribilmente reali. I suoi show sono dei veri e propri film muti o, che parlano in maniera diversa, in cui McQueen si manifesta senza mezzi termini ed e‘ regista indiscusso. Questo momento del backstage si puo‘ considerare, secondo me, la quiete “prima“ della tempesta e, cosi‘ vale anche per le modelle. Solitamente siamo abituati a considerare il backstage come la parte un po‘ piu‘ dinamica dello spettacolo, le modelle si muovono in maniera naturale, ridono, mangiano, per poi arrivare in passerella e, muoversi in maniera composta e omogenea. Qui, non si potrebbe dire la stessa cosa, se pensiamo a quello che verra‘ dopo si potrebbe definire quasi statico un momento come il backstage dove si muovono per poi esplodere. Un ulteriore cambiamento di regole, crea movimento dove c’e‘ solitamente staticita‘ e fa diventare cio‘ che e‘ solitamente dinamico quasi statico. In fondo, la sua forza e‘ stata proprio questa infrangere le regole e imporre il suo stile. E ‘ stato cosi‘ spontaneo da esporsi radicalmente,condividersi con gli altri, McQueen e‘ la faccia artistica della moda, che si distacca da trend o mode passeggere, ma che vuole semplicemente, se cosi‘ si puo‘ dire, esprimere concetti e rimanere ben impresso nelle menti di chi lo osserva, correndo anche il rischio del ridicolo, ma se non lo si fa in un mondo come la moda, dove lo si dovrebbe fare?

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  17. Aurora Pierozzi   2 novembre 2013 at 09:53

    McQueen sicuramente è stato uno stilista a cui è piaciuto andare olte gli schemi abitudinari della moda, le sue creazioni e le sue sfilate contengono un estro artistico e creativo, che a volte possono anche sembrare, come ha detto lei, estreme ed eccentriche quasi una perversione dell’idea di bellezza.
    Non è la sfilata in sè per sè che fa dello stilista un autentico artista è tutto quello che c’è dietro. La fotografa Anne Deniau,attraverso le sue foto, cerca di rappresentare questo lato di McQueen, cerca di dimostrare come lui manifesta la sua genialità.
    McQueen nella preparazione delle sue modelle nel backstage della sfilata dà vita quasi ad un’esperienza mistica nel quale cerca di dare vita a qualcosa che non si avvicina alla bellezza tradizionale, ma va al di là di essa, è un tipo di bellezza intrinseca che una volta esplosa sulla passerella provoca stupore nel pubblico che la guarda, ma soprattutto che la sa guardare, la sa apprezzare. Lei ha detto che quella di McQueen è una perversione del bello e si scardina quello che è l’ideale di bellezza classico, certo questo è vero, tuttavia bisogna vedere se la bellezza reale non sia questa, può darsi che questo sia il vero bello della moda.
    tutto sta nel guardare la cosa da una prospettiva diversa.
    McQueen ha voluto creare un’immagine estrema di sé e dei suoi prodotti mostrati in sfilate altrettanto estreme ma geniali, non esagerate e pacchiane, ma con quella sottile eleganza e spettacolarità che non tutti sono in grado di apprezzare.
    Per Anne Deniau il fatto di escludere le foto delle sfilate è un modo per comunicare un’immagine di McQueen “umana”, un McQueen che non cerca solo di sprigionare forze sulla passerella, ma fa vedere come lui agisce nel suo creare: attento e curante dei dettagli, bilancia la sua forza creatrice con la ricerca del bello e della perfezione.
    Se lui è veramente riuscito a creare l’impossibile nella bellezza, ci sono vari punti di vista, a mio avviso è riuscito veramente a creare qualcosa di unico, più che a creare l’impossibile, a dare una nuova concezione di bellezza, ma non estetica o degli abiti, ma un tipo di bellezza che emerge dalle emozioni che il suo lavoro suscita in ognuno di noi.

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  18. Paola C.   2 novembre 2013 at 10:05

    Purtroppo ai giorni nostri è inevitabile evitare inutili romanticismi o diminuire se non annullare il potere del gossip : bene o male tutti vedono/sentono tutto, dalle notizie interessate a quelle non. Così McQueen, tanto amato/odiato diventa l’altro McQueen giustamente/ingiustamente. Non mi sento pronta a commentare la sua vita in quanto faccio parte di quelle persone che guardano in superficie, forse perché sono ancora giovane(per così dire) o forse perché anche io inconsciamente, faccio influenzare il mio giudizio dal gossip biografico. Però dopo questa lettura penso che sarebbe interessante leggere questo libro per passare da una visione in superficie a una visione più profonda per smettere di dire : ” Beh, McQueen è stato un genio, sì un po’ scapestrato a causa delle sue vicissitudini , lo si vede da quella collezione, da quella sfilata ecc..”. La sua concezione di bello equivale al bello maledetto secondo me, dovuto ai suoi eccessi, alle sue trasgressioni ma non in senso negativo perché effettivamente, guardando gli abiti indossati da queste modelle prima del fashion show non sono così importabili o così eccessivi. Dipende sempre dal contesto, dai così detti tratti salienti si direbbe in psicologia.
    Per me bellezza non vuol dire rischiare l’impossibile, forse perchè razionalizzando vedo che le grandi novità, quel vecchio impossibile nella moda , siano ormai compiute ed ultimamente vediamo solo rivisitazioni ad esempio del punk, del minimal, oppure diamo per scontato e per normale certi capi che suscitarono scalpore come la minigonna o vestire la donna con capi maschili. Ecco, quello era l’impossibile reso possibile.
    Ma fortunatamente oggi esiste qualche eccezione, alle volte di passaggio, di qualche mente geniale come era McQueen che ci ha fatto rivivere quell’impossibile ormai perduto perché associato alla novità in senso lato della nostra società, come direbbe Marx, feticista della merce.

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  19. Margherita Baldi MKSC2 Sez2   2 novembre 2013 at 10:16

    Non c’è dubbio che Alexander McQueen sia stato un grande stilista. Dopo la sua morte, come succede per ogni celebrità, c’è chi pretende di sapere tutto di lui, di essere da sempre un suo grande ammiratore, chi ne elogia ogni sua opera, ecc.
    A mio avviso la vita, le esperienze di un designer influiscono profondamente sullo stile delle sue creazioni. Purtroppo e/o per fortuna l’uomo ha la tendenza di trovare una spiegazione a tutto, cadendo spesso però in etichette forzate. Attraverso la ricerca approfondita, le interviste allo stilista (quando ne era possibile), si sarebbe potuto dare un senso alle soluzioni di McQueen, non necessariamente spiegate per filo e per segno. Importantissime sono le fonti di ispirazione, oltre che dal proprio passato uno stilista può prendere spunto da tutto: un sogno, una sensazione, un oggetto visto per strada, un profumo. È vero che molte di queste non potrebbe spiegarle nemmeno il designer stesso, perché giacciono nel suo subconscio; tuttavia è importante cercare di analizzarle. In questo modo abiti, accessori e quant’altro acquistano tutto un altro significato e valore.
    Il libro fotografico di Anne Deniau, “L’amore non guarda con gli occhi”, cerca di carpire ciò che sta alla base di ogni abito di McQueen, ovvero lo stilista stesso. I suoi comportamenti, la sua passione, la sua precisione, la sua voglia di rischiare l’impossibile.
    Alexander McQueen ha lasciato un segno indelebile nella storia della moda, nel significato e nella sensazione che diamo ad un abito, con un impegno che mostra cosa vuol dire seguire le proprie passioni, e per questo merita di essere compreso in ogni sua sfaccettatura.

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  20. diletta zirpoli   2 novembre 2013 at 12:00

    ”McQueen ha cercato l’impossibile nella bellezza”, in effetti è la spiegazione adatta all’immenso mondo di questo stilista e della sua creatività portata, sempre, all’estremo.
    Il suo incessante bisogno di distaccarsi sempre dalle regole della couture ha sicuramente contribuito a renderlo diverso nel senso più professionale del termine..nonostante io creda che sia stato uno stilista da capire, in ogni singolo metro di tessuto da lui composto e intrecciato come a formare ogni volta un’opera sua.

    Anne Deniau ha saputo tradurre le attitudini del giovane traendone sempre le giuste angolazioni, che siano state queste di backstage o all’aperto pubblico.

    A mio avviso, questi due personaggi non potevano che incontrarsi, per far della loro collaborazione una giusta elaborazione di quel che è ”bellezza” da far intendere a pochi.

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  21. Francesca Cristina Barbieri   2 novembre 2013 at 12:08

    Alexander McQueen : star della moda, genio, poeta, grande innovatore… Il suo immaginario ricco di visioni stupefacenti ha portato una nuova emotività nei suoi scioccanti fashion show. Trasmise la sua genialità e creatività in vere e proprie opere d’arte, dando anche una concezione più seria e strutturata del mondo della moda. Un mondo composto però da “esperti” che in realtà si conformano perfettamente all’imperativo di acquisire visibilità ad ogni costo, anche cambiando opinione troppo spesso. Sicuramente il messaggio che ha voluto comunicare lo stilista sarà stato influenzato dalla sua intimità ed è successivamente diventato un tutt’uno con la sua fantasia, ma questo presuppone solamente una normale umanità che segnò la sua carriera. Ma era proprio questo che l’artista si sarebbe aspettato? Cosa restava delle provocazioni, dei turbamenti che nei fashion shows riusciva a riversare sulla platea? Possibile che il conformismo fosse così potente da riprendersi in un attimo tutto ciò che dallo stilista gli era stato tolto?
    Purtroppo sì. Ma la vera eredità, quella che voleva lasciare lui, sta in chi ha colto l’ essenza anche in un particolare accessorio, niente stravolgimenti, niente ribellioni, solamente una rivoluzione silenziosa nei gesti, nelle parole, nei pensieri, nella bellezza.
    E’ questo infatti che ha catturato ed immortalato l’autrice e fotografa del volume dedicato al grande designer. Ha voluto mostrare l’uomo, l’amico e il genio che ha conosciuto e dato vita ad una bellezza davvero impossibile. Ha mostrato una parte di lui che in molti non sono abituati a conoscere, la sua routine, il suo mondo, che sembrano quasi essere solo un frammento da non considerare rilevante.
    Alexander era un grande lavoratore e con una attenzione quasi maniacale ha accostato la creazione alla distruzione, ha trasformato l’inquietudine in forme eccentriche ed eccezionali del punto di vista strutturale. Ha portato innovazione ed estro fornendo prodotti che in qualche modo suscitano un’ emozione, un’esperienza che racchiude tutta la bellezza del processo di realizzazione di una semplice idea astratta.

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  22. Giulia Ficini   2 novembre 2013 at 12:21

    Riferendomi al suo quesito, a mio parere oggi non possiamo parlare di bellezza senza rischiare l’impossibile. Ma poi cos’è l’impossibile, se non un superamento dei limiti dettati dalla nostra mente . Mi spiego meglio, a mio avviso ciò che è bello è soggettivo, come soggettivi sono i limiti che una persona si impone o ha. Il bello oggettivo è fine a se stesso, non trasmette emozioni, non trasmette il senso di sapere cosa è per gli altri. Se una cosa è bella e lo è per tutti, allora non ne vedo il senso, per la quale ci dovremmo stupire o porre dei quesiti. Invece noi oggi ci stiamo domandando come e perché gli abiti di Mc Queen trasmettevano emozioni o stupore. Lui nelle sue creazioni metteva passione, anima, il suo concetto di bellezza, mostrando canoni fisici- estetici che per molti era un superamento dei limiti ai quali nessuno aveva mai osato pensare. Ecco perché non possiamo non parlare di impossibile, perché ciò che è possibile per me, per altri non lo è, tutto dipende dalla prospettiva con cui si guardano le cose.

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  23. Chiara Collina   2 novembre 2013 at 13:27

    L’originalità del libro di Anne Deniau consiste nel palesare, attraverso una sequenza di immagini inedite e insolite, il velo che trascendeva la personalità dello stilista durante i suoi shows spettacolari e teatralizzanti. L’umanità che traspare dalla quotidianità raccontata dagli scatti della fotografa riesce a cogliere lo stilista in momenti spontanei, nei quali, più che un genio creativo, appare come un semplice sarto alle prese con un orlo da accorciare o una piega da riproporzionare. L’aspetto insolito dell’azione comunicativa che la fotografa vuol fare emergere incuriosisce maggiormente il fruitore poiché fa trasparire un’immagine dello stilista di luce ed ombra, diversa da quello che si può percepire dalle foto ufficiali delle sfilate o delle interviste.
    Essenza di una vita breve ma di una potenza che travolge chiunque abbia solo gettato l’occhio in qualche suo show. La forza comunicativa di McQueen appare geniale e vorticosa di emozioni e concetti, è bellezza e shock allo stato puro. La duplice essenza, umana e surreale, al momento dell’uscita in passerella permette di cogliere istantaneamente cosa racchiuda l’abito, tutta la cura maniacale dei dettagli e il lavoro estenuante che avviene dietro il sipario: il cuore dello show e l’anima dell’artista non sono in passerella, ma vivono nel backstage.
    Riduttivo è pensare di comprendere la personalità di McQueen dalle sue creazioni, ma questo libro fornisce una chiave di lettura insolita, particolare, ma soprattutto non banale dell’espressione concettuale dell’essenza del creatore.

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  24. giuliana battistutta   2 novembre 2013 at 13:45

    Nella moda, come nella vita, bisogna avere il coraggio di cambiare ed essere diversi e questo lo stilista inglese Alexander McQueen lo sapeva bene.

    La moda accarezza il tempo, lo segue , considerandone le evoluzioni, e cerca di interpretarlo. Per la moda il tempo diventa la storia con la sua tradizione e la sua modernità. La moda spesso anticipa il tempo, intuendo un’ evoluzione del costume che viene poi razionalizzata ossia compresa appieno solo in seguito a fatto avvenuto. Oppure la moda spiega il tempo facendo suo questo costume, questa interpretazione del tempo. La moda ha a che fare con il presente, il passato e futuro, perché essa pesca dal passato, interpreta il presente ed anticipa il futuro con le sue creazioni che fanno tendenza e o recuperando qualcosa già in voga in tempi altri. Si “pesca “caoticamente a seconda del momento creativo e dell’evento da interpretare. Il tempo nella moda è random, segue il caso e interpreta facendo tornare il passato che casualmente può essere innovativo.
    Il corpo ha uno stretto legame con la moda: la moda veste il corpo, la moda usa il corpo. Un abito acquista vero senso indosso a un corpo perché lo rappresenta.
    In un mondo dov’è già stato creato, inventato tutto è difficile che vi siano nuove idee, tendenze, la nostra è una società che prende spunto e che cerca di “riciclare e scopiazzare” le tendenze passate. E lo stesso accade con la bellezza. Di bellezza se né sempre parlato, a partire da questa definizione: “la bellezza è l’insieme delle qualità percepite tramite i cinque sensi” definizione non molto attuale e generica dato che andrebbe distinto il concetto di bellezza oggettiva da quello di bellezza soggettiva. Quindi no, oggi non potremmo usare la parola bellezza senza rischiare l’impossibile perché l’uomo d’oggi ha bisogno di stupore, di innovazione, di trasgressione, di misteriosità e di creatività. Tutte doti che pochi riescono a far esaltare in un soggetto, uno di questi pochi era appunto il nostro pazzo e trasgressivo Alexander McQueen che proponeva una donna esagerata ma allo stesso tempo una donna indiscutibilmente femminile, che ama abiti ricchi ed elaborati ,abiti che sono un esercizio di stile, costruiti come opere d’arte scultorea.

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  25. Chiara B.   2 novembre 2013 at 15:06

    Premetto che mi risulta un po’ difficile commentare un articolo che fa riferimento ad un libro che non ho letto e un artista che conosco solo superficialmente.
    Quello che mi sento di commentare e anche condividere, è l’affermazione secondo la quale non si devono giudicare le persone in base a quello che si vede dalla facciata (ciò che si vede con i soli occhi!), ma dalla qualità delle loro opere e da come tali opere nascono e maturano! Leggo che questo personaggio è stato definito come un “hooligan della moda” da persone che magari non hanno mai conosciuto o voluto conoscere a fondo il frutto del suo lavoro; se McQueen è stato riconosciuto per quattro volte “stilista inglese dell’anno”,probabilmente era qualcosa di più di un “hooligan”. Tutto questo mi fa ricordare le discussioni sulla presunta omosessualità di Michelangelo Buonarroti. La prima cosa che mi sono chiesta è stata: “A cosa mi può interessare questa “scoperta”?! Abbiamo la Cappella Sistina, la Pietà, la Basilica di San Pietro… Il sapere che era un omosessuale non cambia certo il valore delle sue opere.” Ma si sa… purtroppo nella società di oggi è più facile dare importanza alla legge del gossip, che non andare oltre la facciata o gli “occhi”, per misurare il reale valore della persona o delle sue creazioni.

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  26. Lavinia P.   2 novembre 2013 at 15:57

    Alexander McQueen è stato senza dubbio uno degli stilisti più rivoluzionari degli ultimi tempi: le sue sfilate non erano mai banali e sempre spettacolari. Ne erano esempi i suoi capi di abbigliamento e le scarpe scultura che proponeva alle donne di tutto il mondo.
    McQueen non era solo uno stilista, ma un artista. Le sue sfilate, infatti, erano delle vere e proprie rappresentazioni teatrali.
    McQueen ne libro di Anne Deniau viene ritratto forse come non lo si era mai visto prima, un McQueen inedito, dato che la fotografa è stata una delle poche che ha avuto la fortuna di lavorare fianco a fianco con lui per molto tempo.
    Guardando le immagini del libro riportate nell’articolo o trovate su internet, sembra di guardare delle immagini prese da un set cinematografico o da una prova costume in cui le modelle subiscono un forte cambiamento: si parte da donne normali nel dietro le quinte, fino ad arrivare, mano a mano che si avvicinava il momento clou, a delle creature quasi “immaginarie” che creano un forte impatto nel pubblico presente durante il momento della sfilata.
    Come viene scritto anche nell’articolo, sembra di avere l’illusione di partecipare alla preparazione della sfilata, a questa trasformazione delle modelle e a tutta l’opera che sta per essere messa in atto. Ed è grazie a queste foto, che fanno vedere da una prospettiva diversa lo stilista, che si può cogliere anche la dedizione e la cura di McQueen per i suoi abiti e lo studio minuzioso che metteva in ogni sua singola creazione.
    Forse la parola più adatta per descrivere tutto questo è amore: quello che metteva in ogni sua creazione come studio, dedizione e sperimentazione e quell’amore che provocava emozioni forti, estreme, quasi violente, attraverso le sue sfilate.
    Un amore non da vedere, ma tutto da sentire, come suggerisce il titolo del libro.

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  27. Gaia Ruggeri   2 novembre 2013 at 16:20

    La sottigliezza delle opposte percezioni circa McQueen esplose in tutta la sua carica al momento della morte. Emerse come non mai la divisione acerrima ed immarcescibile tra chi additava l’inglese come prigioniero del “sollen”, dello schiavismo nei confronti di una tendenza, la sua tendenza, a cui era ormai incatenato, e chi, come molti (sicuramente più che quando era in vita) al momento della sua dipartita, lo “comprendeva” ed esaltava finalmente il suo tragico “sein”, sfociato nell’atto del suicidio. La preziosità del lavoro della Deniau, più della raffigurazione del “buon McQueen”, il McQueen che lavora, che si getta sul pavimento per aggiustare un pezzo della sua collezione, consta nello squarciare il velo che divideva lo stilista e la passerella, la regia e la scenografia, l’idea e la realizzazione. In termini aristotelici, l’atto e la potenza di uno show (si badi bene, non una semplice sfilata) mirato a far rivalutare al pubblico i propri canoni estetici, sconquassando, con un sublime quasi di matrice kantiana, critici e astanti.

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  28. Caterina V.   2 novembre 2013 at 21:01

    Alexander McQueen è stato sicuramente una delle figure più controverse e incomprese nel mondo della moda. Era capace di provocare reazioni contrastanti: emozione, meraviglia, orrore, paura. Poteva essere solo amato o odiato, pochi sono stati in grado di capirlo. La fotografa Anne Deniau mostra una prospettiva privilegiata, il backstage, proprio dove tutto prende forma e viene rifinito fino all’ultimo dettaglio. Davanti all’immenso valore dell’opera di McQueen si può solo restare sgomenti, che sia in positivo o in negativo. Gli scatti dietro le quinte mostrano un lato più umano,lì lo stilista plasma le modelle con umiltà, ma allo stesso tempo le trasforma nelle creature inquiete che abitano la sua mente. Eros e Thanatos lottano costantemente nella vita dello stilista, ma almeno hanno uno scopo comune: raggiungere la più sublime bellezza.

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  29. Erika infantocci   3 novembre 2013 at 08:56

    Ho trovato questo articolo molto coinvolgente ed entusiasmante, ricco di verità che spesso tendiamo a tralasciare o meglio dire ad oscurare. Frequentemente succede che i giornalisti non scrivono dando una loro opinione sul fatto accaduto ma tendono a imitarsi l’uno con l’altro sopratutto protendono ad inventare “storielle” che noi lettori ci beviamo e che a noi primi piace leggere. In questo articolo ho invece riscontrato una grande professionalità nello scrivere del noto stilista Mcqueen perché ne viene fatta anche se in breve, una vera analisi su quello che è stato un grandissimo personaggio del Fashion system e apprezzo anche il fatto che il giornalista abbia espresso una sua opinione e non abbia unicamente idolatrato lo stilista come frequentemente succede dopo una tragica scomparsa.

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  30. Giada Filippetti   3 novembre 2013 at 12:01

    Negli scatti di Anne Deniau non vedo la provocazione per la quale McQueen è stato sempre riconosciuto, vedo invece un uomo che probabilmente poteva trovare pace solo in un mondo diverso da quello ordinario: la dimensione della sfilata, della creazione dove tutto ciò che aveva dentro per quanto oscuro, tormentato poteva diventare una creazione sublime tanto da lasciare a bocca aperta milioni di persone nel mondo.
    Una delle prime frasi che ho letto di McQueen in un’intervista è stata “Noi inglesi viviamo su un’isola, ed essendo isolati dobbiamo gridare più forte degli altri affinché qualcuno ascolti cosa abbiamo da dire”, forse Alexander non ha gridato abbastanza forte. Nonostante ogni suo capolavoro, ogni sua creazione è sempre apparsa come un urlo nel silenzio, un andare controcorrente, un tramutare il peggior incubo in una fonte d’ispirazione mi chiedo come sia possibile aver perso una mente così geniale e fuori dagli schemi.

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  31. Lamberto Cantoni
    Antonio Bramclet   3 novembre 2013 at 12:32

    Credo che la fotografa abbia aggiunto poesia alla durezza dei look di McQueen. Quindi sono d’accordo sulla linea di lettura dell’autore dell’art. Infatti il primo libro fotografico pubblicato da A.D. era dedicato ad una stella della danza, Stephane Bullion. Già allora si capiva quanto fosse brava a far vedere la poesia dei gesti esemplari ma anche quelli difficili da ricordare.
    McQueen era un genio. Ho sempre sognato di uscire con una donna trasformazionale, capace di terrorizzare le borghesucce ingessate in qualche abitonzolo comprato in qualche monomarca ben pubblicizzato.
    Perché la creatività di McQueen dovrebbe essere impossibile? Poco vendibile, forse. Ma erano look in sintonia con l’epoca dello stilista.

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  32. Simona L.   3 novembre 2013 at 13:14

    Pur non avendo letto il libro di Anne Deniau penso che queste immagini esprimano quasi in modo contagioso l’amore e soprattutto la passione che questo stilista metteva nel comporre, progettare e creare le sue “opere architettoniche”, facendo emergere la parte umanistica e i sentimenti più profondi di un uomo innamorato della sua unicità, considerato al di là della normalità e giudicato per la sregolatezza della sua vita. Dunque, la cura dei dettagli, la forza delle linee, lo stile gotico quasi onirico permeato di ironico simbolismo, hanno reso questo stilista un personaggio acclamato e fortemente discusso, sia per le sue audaci performance e oscure creazioni, che mostravano un mondo in continuo mutamento, avanguardista e un po’ folle; sia per la sua vita privata. L’errore di molti individui secondo me sta nel cercare di interpretare Mcqueen , interpretarne lo stile, trovare una ragione nelle sue azioni e alle sue creazioni, poichè egli è un artista e come tale c’è una forza irrazionale che agisce e nasce dall’interno, qualcosa di inspiegabile che rimane intrinseca negli abiti che ha creato e che continua a resistere immutata nel tempo . Contrapponendo alle foto del backstage quelle delle sue “sfilate” mi rendo conto che c’è una netta differenza tra loro ; infatti le foto del “dietro le quinte” come ho detto precedentemente, sono immagini vere reali e ricche di significato, al contrario, quelle degli “show” generano un’altra realtà, calando gli spettatori in un atmosfera di sogno, inquietudine, inspiegabilità e stupore, scuotendo gli animi e suscitando riflessioni.

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  33. Mina   3 novembre 2013 at 15:03

    L’articolo si presenta come un’accurata ed interessante analisi introspettiva del libro della grandissima fotografa Anne Deniau sullo stilista Alexander McQueen, “L’amore non guarda con gli occhi”.
    Nelle parole della fotografa, che ho ricercato volutamente, è insito il senso dell’intero libro: “Scattavo fotografie nel backstage. Non assistevo alle sfilate vere e proprie, le vivevo dall’interno, cercando di trasmettere quello che vedevo: la bellezza di un istante effimero, l’evento unico, la parte di rabbia e la parte di poesia, quel momento fuggevole, perfetto ed esatto, il caos che in altre circostanze mi avrebbe messo in fuga. Quando scatti nel backstage non ci sono angolazioni, nessuno spazio per punti di vista privilegiati.”
    Si trattava, quindi, di una sorta di rituale a cui Anne Deniau partecipava, prima che il fashion show prendesse vita, o meglio, lo sconvolgimento dell’ideale di bellezza che Alexander McQueen proponeva in passerella attraverso forme eccessive, trasgressive, provocatorie che facevano delle sue sfilate un vero e proprio evento teatrale. Egli ha saputo rompere le logiche del fashion system ed ha inventato la moda contemporanea. Un rivoluzionario, un creativo, un visionario che, a soli 40 anni, ha lasciato il mondo della moda e chi, come lui, ha creduto nell’impossibile, come rappresentazione della bellezza.
    Nell’articolo si evincono, a mio parere, questi due aspetti importanti, ovvero la volontà della fotografa di reperire azioni apparentemente usuali nel backstage, ma cariche di poesia, e la celebrazione dell’estro creativo che ha caratterizzato lo stilista contemporaneo.
    Infatti, l’unica cosa che non può essere messa in discussione dalla nostra soggettività è, appunto, la sua creatività, intesa come diversità ed innovazone nel sistema moda. Per il resto, poteva essere solamente amato o odiato.

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  34. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   3 novembre 2013 at 15:33

    Vorrei dire a Bramclet che il primo libro di Anne Deniau appare nel 2008 ed e’ centrato sul celebre danzatore Nicholas Le Riche.Il libro dedicato a Bullion e’ del 2011 e si intitola “24 hours in the man life”.
    In questi libri lo stile fotografico risulta un po’ diverso rispetto alle foto dedicate a McQueen. La danza e’ poesia e quindi la fotografa con contrasti piu’ accentuati ha cercato di esprimere la reverenza che dovremmo provare per corpi che lottano contro la forza di gravita’ , per scrivere nello spazio narrazioni emozionali aldilà di un riferimento puntuale con la nostra coscienza verbale. Insomma, caro Bramclet, in quei libri l’autrice doveva togliere un po’ di poesia per accentuare la precisione, la maestria del gesto, la leggerezza consistente. Con McQueen, ha voluto aggiungere poesia al contenuto drammatico dei sui abiti per trasmetterci l’intensità interiore del suo sforzo creativo.
    Io lo spirito dei tempi non l’ho mai incontrato e dubito che lo stilista inglese ci pensasse. Io credo che l’importanza di McQueen abbia una relazione con il suo collocarsi fuori dal suo tempo.
    Del significato di “impossibile” lei non ha capito praticamente nulla. L’impossibile e’ una esperienza interiore di bellezza che colloca il soggetto aldilà del bene e del male. Provi a sforzarsi e forse ci arriva.

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  35. Irene Alunni   3 novembre 2013 at 15:39

    Alexander McQueen è stato sicuramente uno tra gli stilisti britannici ad aver cambiato realmente il mondo della moda, attraverso la sua creatività visionaria, a volte ispirata anche da incubi in grado poi di trasformali in creazioni da sogno.
    McQueen non era solo un designer ma anche poeta con un’ immaginazione senza limiti, un’avanguardista inimitabile in grado di miscelare perfettamente la tradizione e la modernità fuori dal tempo.
    McQueen era considerato il più trasgressivo della new generation di stilisti e la sua scomparsa ha sconvolto tanto quanto le sue ultime inquietanti e macabre sfilate.
    Come spesso accade in queste situazioni l’opinione pubblica commenta malignamente e senza avere reali informazioni ma animata solo dallo scandalo.
    La raccolta di immagini della fotografa Anne Deniau è da considerare senza ombra di dubbio un reperto di inestimabile valore. Le foto che immortalano il backstage delle sfilate rappresentano il cuore dell’intero evento e come tale è capace di sprigionare intense emozioni, che chiunque può cogliere. Le immagini rivelano non solo l’intenso lavoro creativo ma l’ essenza dell’artista: il connubio di forza e fragilità che sempre lo ha accompagnato nella sua vita privata e di riflesso nelle sue creazioni.
    Alexander McQueen è stato e sempre sarà un genio ribelle e come tale destinato ad essere incompreso da molti.
    Le immagini rubate di Anne Deniau, forse, lo aiuteranno ad esserlo un pó meno.

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  36. Lamberto Cantoni
    Antonio Bramclet   3 novembre 2013 at 16:17

    Caro prof. Cantoni, ho sempre sospettato che lei fosse un emerito stronzo, con la sua risposta me lo ha confermato.
    Ho letto sul dizionario i significati della parola impossibile. Mi dispiace ma la sua buffa esperienza interiore non l’ho trovata. Le consiglio di evitare di rispondere, a chi investe il suo tempo a leggere le sue cretinate, quando e’ ubriaco.
    Che McQueen non rappresenti il suo tempo mi sembra una sua banale presa di posizione per riservarsi chissà quale attenzione.
    E poi, mi dica la verità: lei non uscirebbe mai con una ragazza vestita McQueen! Eh!. Scommetto che preferisce le barbi, eh! Le barbi vestite Valentino, eh!

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  37. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   3 novembre 2013 at 16:48

    Bramclet, il problema e’ che non mi ricordo piu’ come si fa ad uscire con una ragazza; e, cosa piu’ preoccupante, non mi ricordo piu’ cosa devo fare dopo. Quindi non posso risponderle come vorrebbe.
    Le parole non hanno solo il dizionario come destino. Per esempio ci sono gli usi che ne fanno scrittori, poeti, saggisti… L’impossibile che legge nel mio art. si riallaccia a quanto scrive Georges Baitaille. L’impossibile come esperienza dei limiti. Forzare i limiti può condurre ad un’esperienza interiore che non ha nulla da invidiare a quella dei mistici.
    Ma non pretendo che mi capisca. Comunque voglio essere generoso. Ho letto nella sua scheda che dopo la laurea ha fatto il suonatore di bongo nei nightclub di Malindi. Perché non ci ritorna?

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    • MyWhere
      MyWhere Admin   3 novembre 2013 at 17:39

      In qualità di amministratore del sito, chiederei gentilmente al Prof.Cantoni e al Sig. Bramclet di utilizzare un tono meno scurrile cercando di mantenere alto il livello di confronto. Lo spirito di MyWhere è proprio questo: confronto, interazione e rispetto del pensiero degli altri. Grazie per la collaborazione.

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  38. Mariagrazia Di Rosa MKSC2 sez.2   3 novembre 2013 at 17:17

    Secondo me Alexander McQuenn era uno stilista stravagante e aveva una geniale creatività. Sono d’accordo che è interessante il fatto che lui ha vissuto le sue creazioni collegandole con la sua vita. c’è da dire che è vero che le sue opere non possono essere imitate perché sono uniche nel suo genere.

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  39. Chiara Tintisona   3 novembre 2013 at 17:40

    Alexander Mc Queen, è sicuramente uno tra gli stilisti più innovativi e creativi di tutto il sistema moda. E’ pur vero che, il suo background è contornato da un estremo lavoro, una continuità del bello e dell’ eccentricità. Non lo si può definire genio, perché la generalità è qualcosa di innato mentre, dietro il lavoro dello stilista, c’è una costante e una continua ricerca nell’impressionare il pubblico. Entusiasmare il pubblico, veicolandolo nell’oblio dell’ipocrisia, attraverso articoli che esaltano il lavoro dell’artista senza che pur si sappia di quest’ultimo, è sicuramente il metodo più gettonato dai mass media.
    Guardate ad esempio, tramite le foto di Anne Deniau, quanto mister Mc Queen, si prodighi nelle sue sfilate e quanto, nonostante una non-location fotografica, emerga la complicità e l’attitudine nel svolgere il proprio lavoro. C’è una continua e costante ricerca della “perfezione” e del bello, attraverso l’entusiasmo e la passione del proprio impegno.
    Ritengo, che Mc Queen, abbia dedicato la sua vita alla moda non per un piacere puramente personale, bensì per incentivare le persone ad osare, ad essere se stessi in un mondo troppo convenzionale e a volte troppo chiuso, utilizzando proprio lo strumento moda come mezzo di comunicazione.

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  40. Aleksandra Bebneva   3 novembre 2013 at 18:24

    Personalmente non ho avuto modo e forse mai abbastanza curiosità per approfondire la mia conoscenza su Alexander McQueen. L’articolo mi ha trasportato nel mondo dietro le quinte di un’icona con un talento e genialità smisurata. Mi è piaciuto il modo in cui Anne Deniau ha cercato di trasmettere attraverso le foto “l’avventura artistica” del designer. “Il poeta” lo definivano tanti dei suoi amici, collaboratori, e persone che gli stavano vicino. Nella sua ricerca dell’ideale di bellezza, proprio il suo impeccabile talento, che presentava una continua innovazione, passione, trasgressione spesso eccesso e provocazione, facevano di lui un folle creativo spesso criticato ma tanto adorato da tutto il mondo. Tante interviste delle persone a cui ci teneva lo ricordano come collui che era in grado di farsi prendere di gioia improvvisa, cosi come di chiudersi in un silenzio di pietra. Ciò rispecchia sicuramente le sue creazioni che erano spesso collegate con la sua vita privata. Aveva un talento straordinario, la sua immaginazione non aveva limiti e la sua forte personalità lo rendeva unico. Per le persone care è stata una perdita incommensurabile e una tragedia per il fashion system.

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  41. Anikken Barstad Gjeruldsen   3 novembre 2013 at 19:31

    Anne Deniau è stata impiegata da Alexander McQueen per creare immagini che hanno catturato lo spirito delle sue collezioni, ma anche un punto di vista sul suo lavoro per quel pubblico che, anche in prima fila, non ha mai avuto la possibilità di vedere.

    Anne Deniau è riuscita a far vedere Alexander McQueen come un artista per cui la moda era un medium. Lei ha catturato il suo lato forte, il lato oscuro e il lato romantico; una persona fedele che non è cambiata, è stata la gente che è cambiata intorno a lui. Il libro conferma che Alexander McQueen era uno stilista coraggioso, un genio e un inventore!

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  42. NI KANG   3 novembre 2013 at 21:35

    首先,毫无疑问的是麦昆是一个天才,自古以来天才和疯子往往只有一线之差,而时间向我们证明我们没有爱错人,亚历山大麦昆是一个无与伦比的天才。
    Primo, non vi è dubbio che McQueen era un genio, un genio fin dall’antichità e spesso solo una linea sottile tra un pazzo, e il tempo ci ha dimostrato che non ci amiamo la persona sbagliata, Alexander McQueen è un genio senza pari.

    他的一生如流星般明亮而短暂,但是不同于流星在天空中不留痕迹,他留给了我们许多时尚美丽的设计。人们的审美一直在改变,可他的作品却永远不会过时。
    La sua vita come una meteora, come luminosa e breve, ma a differenza di una meteora nel cielo senza lasciare tracce, che ci ha lasciato molti disegno bello modo. Estetica popolare è in continuo cambiamento, ma il suo lavoro non andrà mai fuori moda.

    “天才设计师”、“恋母情结”…一千个人眼中有一千个麦昆,可是在摄影师安妮的眼里,他只是一个设计师。她为我们还原了一个纯粹的、一丝不苟的麦昆。他的作品也许是疯狂的,可是他对待作品的态度永远是苛刻与严肃。这也是我们热爱他的一个很重要的原因。
    “Designer Genius”, “complesso di Edipo” … mille occhi di un migliaio di McQueen, ma gli occhi del fotografo Anne, era solo un designer. Lei è ristabiliamo un puro, meticoloso McQueen. I suoi lavori è forse il più pazzo, ma di atteggiamento verso il lavoro è sempre più grave. È per questo che lo amiamo per un motivo molto importante.

    时间和细节往往能除去所有的形容词,还原最真实的那个人。
    Tempo e dettagli spesso possono rimuovere tutti gli aggettivi, ripristinare l’uomo più vero.

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  43. XIAOMIN DING   4 novembre 2013 at 00:00

    Anny Deniau si usa un modo, un punto di vista diverso di presentarci un vero McQueen, forse l’abbiamo raramente visto davanti alla media massa in questo libro.
    Naturalmente McQueen è un designer che pieno di talento, tanto adorato dal tutto mondo, possiamo vedere l’idea, la immaginazione incredibile che ha espresso sul suo lavoro, a volte anche lui è pazzo, ma non ci mai ha fatto deluso.
    Noi sempre confondiamo con il genio e il pazzo, ma il tempo migliorato che McQueen è un genio unico ed era un tesoro nella storia della moda

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  44. Rong Giada Huang   4 novembre 2013 at 02:22

    Quando avevo 20 anni, avevo saputo la tragica notizia dell’improvvisa morte dello geniale stilista britannico, e mi attrattò la curiosità per Lee Alexander Mcqueen, e cominciò a vedere le sue creazioni e i motivi in cui ha deciso di finire la propria vita.
    Confermo ovvio che Alexander era stato uno degli stilista più talentuoso. Dal punto di vista di un designer, era senza dubbio uno stilistà di successo, non perché lui è famoso, ma per la sua capacità e la sua personalità che si mette attraverso le sue creazioni. Il successo grazie alla personalità creativa, coraggiosa nel campo della moda. Cercava sempre la perfezione e provava sempre ad andare oltre, infatti questi conferma il libro di Anne Deniau che attraverso una seria di fotografia di backstage dove riflettevano solo la realtà. Alexander non creava solo gli abiti da indossare ma anche gli emozioni, trasformava le sue sfilate in particolare esperienza!
    Ma dal punto di vista di un uomo, se è vero come dice la stampa ha deciso di suicidarsi appena 40 anni, e i motivi erano perché non riusciva a sopportare il dolore di perdere la madre ed era sotto pressione per la nuova collezione. Allora lui è una persona perdente se mi permetto di dire il mio opinione, aveva fatto una decisione più facile da fare, anzi di affrontare la situazione difficile. Questa personalità debole, fragile e poco responsabile per chi lo amano come i cari amici, i suoi fan. Anche perché ormai è una persona famosa, riconosciuto a livello internazionale, ci sono anche le persone che hanno creduto in lui, Alexander aveva anche una responsabilità sociale.
    Tutto questo voglio dire la personalità è un elemento molto importante nella nostre vita, sia nel lavoro che nel quotidio, dobbiamo conoscersi bene proprio punto di forza e debolezza e ci lavora anche sui punti di debolezza, imparare ad affrontare la difficolta. Perché io come una che ha creduto in Alexander, secondo me se avessi superato la difficoltà, oggi lui è veramente geniale stilista, e ci può creare le arte più stupefacenti.

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  45. Jade   4 novembre 2013 at 18:47

    Quando si nomina McQueen, la maggior parte degli ascoltatori pensano ad un mito, allo stilista che ha fatto delle sue creazioni e delle sue sfilate un evento. Celebri rimarranno i suoi capi “insoliti”, che tanto hanno fatto parlare e scrivere i giornalisti poiché andavano contro quelle che erano le regole della bellezza canonica. Ma fermandosi a riflettere…è mai possibile definire la Bellezza? Chi può dire cosa sia bello o non lo è? Trattandosi di una caratteristica soggettiva, anche per quanto riguarda le creazioni fashion si è liberi o meno di decidere cosa più si addice al proprio gusto, ma non per questo disprezzare ciò che si allontano dalla proprio personalità.
    Personalmente ritengo McQueen uno stilista con la S maiuscola, uno dei pochi che ha saputo esprimere al meglio la sua personalità tramite le sue creazioni. Il suo stile, la sua estetica, la sua genialità, si riversano in ogni singola creazione. Anche il brutto, sotto la sua sapiente guida, riesce a brillare di una luce diversa, fa sembrare il gotico, l’alieno, elementi non troppo distanti da noi, che godono di caratteristiche tutte da esplorare. Il brand McQueen continua a seguire l’onda creativa inaugurata dal suo creatore, tuttavia il suo stile difficilmente potrà mai essere replicato. Di McQueen aimè ce n’è uno, tutti gli altri possono solo essere la sua ombra.
    Tornando tuttavia a quello che è il principale contenuto dell’articolo, ovvero il libro di Anne Deniau, trovo la sua una scelta interessante, fuori dagli schemi, che in un certo senso manifesta anche l’esperienza lavorativa a stretto contatto che la fotografa ha avuto con lo stilista. Così come questo amava creare l’insolito, lei stessa ha fatto dello strano la caratteristica del suo libro. Tutti ci aspetteremo, in un libro che celebri l’estro creativo di un designer, di trovare foto delle sue sfilate, qua invece si riporta tutto ciò che viene prima: i backstage, la preparazioni degli abiti, lo stilista che sistema l’abito sulla modella, e molto altro ancora. Ma non è forse questa la parte più creativa del sistema fashion? La sfilata è solo il capolinea, può immortalare una collezione o meno, ma tutto ciò che conta è ciò che ci sta dietro. Mentre si è intenti a vedere le modelle sfilare in passerella, si è coinvolti in un’atmosfera magica, sublime, in cui gli abiti ci rimandano al mondo immaginario che ha voluto rappresentare lo stilista. Ma anche dietro il magico, la perfezione, si nasconde un duro lavoro, e Anne in un certo senso ce lo ha fatto presente mediante questa racconta fotografica. Gli scatti che è riuscita a collezionare ci fanno vedere momenti della vita di McQueen, del suo estro creativo, lo avvicinano a noi comuni mortali.
    Anche coloro che riteniamo degli dei tra gli stilisti, in realtà sono umani e, pertanto, necessitano anche costoro di duro lavoro per arrivare ad ottenere il risultato finale, che andrà o meno ad accrescere la stima che il pubblico prova nei loro confronti.

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  46. Silvia Valesani
    Silvia Valesani   4 novembre 2013 at 20:05

    Trovo che la professionalità tutta femminile di Anne Deniau sia stato un prezioso regalo per chiunque ami la moda e le relative implicazioni: i suoi scatti sanno raccontarci quanto McQueen non riusciva ad esprimere neanche gridando. La Deniau è il più emblematico esempio della fotografia come sesto apparato sensoriale, in grado di garantirci percezioni altrimenti non rinvenibili. La donna, al fianco di McQueen, ha saputo mettere su carta la profondità innata del creativo britannico, da molti incompresa magari perché effettivamente incomprensibile. Grazie ad Anne Deniau la bellezza, così come McQueen la dipingeva, ha finalmente preso vita, presentandosi a chi, con superficialità, ne banalizzava i contenuti.

    Ad Alexander McQueen piaceva definirsi l’“Edgar Allan Poe” della moda: un riferimento illuminante. La sua estetica virtuosa l’ha condotto a esplorare gli inviolati terrori del grottesco, del sadomaso, della misoginia riuscendo a sublimarli in un fraseggio di rimandi depistanti senza soluzione di continuità. Forte di un’intensità creativa al limite della sensibilità umana, McQueen ha collezionato un corpus struggente di dualismi che lo costringevano a oscillare nel limbo tra la vita e la morte, tra la serenità e la malinconia, tra la luce e le tenebre. Una poetica indubbiamente dominata da forze opposte la sua, al tempo stesso languida e aggressiva, l’ha elevato al titolo di “genio sublime”, sebbene l’arte di McQueen resista a ogni genere di definizione. I canoni di femminilità cui il creativo britannico tendeva asintoticamente lo rendevano in grado di dipingere una meta-moda, dunque una moda che oltrepassava se stessa, selvaggia e romantica come solo la natura riesce a essere. L’enfant terrible del fashion system ha saputo coniugare la sua personale estetica a priori dal funzionalismo e dalla praticità, caratteristiche triviali dell’era contemporanea. Il multiforme virtuosismo alla base del suo talento l’ha accompagnato per l’intero cursus honorum, consentendogli di mostrare contributi ambiziosi, da molti considerati arroganti e scomodi. Dunque incompreso a causa della sua incredibile profondità, McQueen, essenzialmente, ha celebrato l’apoteosi della Bellezza componendo un inno restio alle regole tradizionali, da autentico avanguardista, una melodia controversa e visionaria dotata di una sensibilità non comunemente rintracciabile: “I know I’m provocative. You don’t have to like it. But you have to acknowledge it”. McQueen necessitava riversare la drammaticità di cui era messia in performance narrate con fervida fantasia: i suoi fashion show sconfinavano in rappresentazioni teatrali, installazioni artistiche, esorcismi dei suoi fantasmi. In definitiva, la dialettica di armonia e orrore che lui stesso modellava l’ha consacrato provocatore di professione, “buon selvaggio” in senso rousseauiano.

    Ciò che oggi ci rimane del suo apporto creativo è senza dubbio una bellezza che non ha paura di rischiare di sfiorare l’impossibile, di dirigersi verso quell’altrove in cui “le persone trovano un sacro rifugio durante i momenti difficili”, come lui stesso credeva. Una meta che rappresenti l’eccezione, mai la regola.

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  47. Michele Noli   4 novembre 2013 at 20:11

    Mi ritengo molto fortunato per la possibilità di aver osservato con cura queste bellissime foto, ringrazio Anne Deniau per aver pubblicato questo libro. Oltre ad essere immagini di moda si presentano come un album di ricordi, fatti di passione e devozione verso un lavoro unico e inimitabile. Mi è molto piaciuto questo libro perché va’ oltre la moda, inserendosi nella vera vita di un artista, fatta di alti e bassi ma pur sempre unico nel suo genere.

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  48. Federica B.   4 novembre 2013 at 21:23

    Sono sicuramente d’accordo riguardo la genialità e la grande creatività di Alexander McQueen e sostengo che il suo estro creativo non sia legato unicamente alla sua vita privata ma piuttosto a un background culturale che ha influenzato costantemente la sua produzione dato che il contesto britannico è sempre stato all’avanguardia nelle mode (si pensi a John Galliano). Ciononostante sostengo che ogni esperienza di vita, bella o brutta che sia, influenzi il nostro modo di approcciare al “nuovo”. Quindi anche un’esperienza può avere un suo effetto nell’atto creativo.
    In secondo luogo, ho molto apprezzato gli scatti di Anne Deniau nei quali si evincono un forte coinvolgimento e grande dedizione da parte dello stilista che sembra mimetizzarsi con le proprie creazioni enfatizzando così la continua ricerca della perfezione. Ma come possiamo immaginare la perfezione non esiste e, per quanto mi riguarda, la moda di McQueen la si può intendere come un limite che tende a infinito e che cerca di avvicinarsi sempre di più alla retta immaginaria della perfezione ma che purtroppo, per quanto la distanza sia minima, non arriverà mai a toccarla. I più grandi stilisti tra cui anche McQueen, si sono avvicinati tantissimo ad essa e all’idea condivisa di bellezza ma mai nessuno, secondo me, parlerà di bellezza assoluta perché questo concetto resta nelle nostre menti il più soggettivo e opinabile di tutti.

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  49. Ginevra Carotti   4 novembre 2013 at 21:51

    La cosa che più mi ha colpito nel leggere questo articolo è il fatto che la fotografa Annie Deniau abbia seguito per ben 13 anni il backstage delle sfilate di McQueen; tutto questo mi ha permesso di essere empatica con la fotografa. Improvvisamente mi sono immaginata lo stilista che scorrazzava qua e là tra modelle, abiti, stoffe, trucco e parrucco; essendo sempre stata una grande appassionata di Alexander McQueen trovo che le sue creazioni rappresentino una bellezza di forte stampo culturale e talvolta di stampo teatrale.
    La sua fantasia dark fusa con una visione futuristica rendono i suoi abiti stravaganti, all’avanguardia ma anche di una portabilità raffinata.
    Non so se si possa definire McQueen un genio, ma a mio avviso è stato un’innovatore del fashion system; ha portato in passerella delle vere e proprie innovazioni mirate a scandalizzare chi le guardava.
    Come ha riportato l’autore nell’articolo, nutro anche io un forte disprezzo per chiunque interpreti e di conseguenza giudichi le opere di un creativo dando troppo rilievo agli elementi biografici. Un’opera andrebbe guardata in sé per sé per quello che esprime e non interpretata per chi ci sta dietro. Certamente le sue creazioni sono insiste di vita personale del designer ma chi non diventa un tutt’uno con l’opera quando dedica tutto se stesso a quella?
    Il libro della fotografa credo che ci aiuti a comprendere tutto il lavoro che c’era dietro quelle creazioni, ripercorrendo le tappe fondamentali dello stilista é possibile capire anche la visione che esso aveva dell’ideale di bellezza femminile che per molti era eccessivo, brusco, volgare perché completamente diverso da ciò che gli altri stilisti proponevano.
    L’ossimoro “distruzione creatrice” sintetizza in modo esaustivo la filosofia del brand perché, a mio giudizio, McQueen non voleva distruggere i canoni della bellezza femminile ma semplicemente li guardava da un’altra prospettiva assecondando la sua parte irrazionale che lo portava a creare abiti completamente fuori dagli schemi.
    Credo che sia possibile usare la parola bellezza senza rischiare l’impossibile solo se le persone smettessero di interpretare e giudicare in base a dei canoni poiché questi sono soggettivi e in quanto tali sta al creativo esprimerli come meglio crede.

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  50. Luisa C.   4 novembre 2013 at 22:11

    Devo ammettere che non conoscevo il libro di Anne Deniau, ma adesso sono curiosa di vedere altre delle fotografie che vi sono contenute. Per quel che so o conosco di Alexander McQueen (come stilista, ovviamente) mi affascina tantissimo quello che è stato il suo lavoro e mi intriga l’idea di poter sbirciare al di là del fashion show tanto chiaccherato, tanto fotografato e tanto dibattuto. Capisco la volontà della fotografa di voler mostrare un aspetto “backstage” di McQueen: è un punto di vista nuovo, diverso, sconosciuto a molti e, ovviamente è entrata in gioco la componente emotiva data dal loro legame di amicizia. Tutto questo nelle foto si percepisce: io ci vedo dedizione, passione e una meticolosa attenzione ai dettagli da parte del grande stilista. Grande sì! perché può piacere o meno, ma non gli si può negare il fatto di meritare il diritto di essere menzionato e analizzato nella storia della moda. Con i suoi show, con i suoi abiti, con la sua “distruzione creatrice” ha fatto storia. Non so se il suo intento fosse quello di disttruggere effettivamente il concetto di Bellezza. McQueen è una figura controversa e, come le sue creazioni, difficile da definire con contorni netti e ben delineati. Le sfilate, le ispirazioni potranno avere avuto un origine e un effetto inquietante e/o disturbante, ma sostanzialmente cosa è Bello? Chi può dirlo con certezza? Chi può vantare il privilegio di avere IL punto di vista esatto? Quello che McQueen ha più volte presentato in passerella non si può dire che fosse bello in senso canonico, insomma, “tipicamente bello” o anche semplicemente accettabile (nella banale ottica quotiana e generale), soprattutto durante la sfilata stessa (già i capi presi singolarmente ed esportati dal contesto dello show assumono una “forma” diversa); molto spesso era grottesco, innaturale, oscuro e assurdo, ma non per questo non attraente. Ponendosi in questa ottica è ancora più interessante apprendere attraverso le immagini di Anne Deniau la sua ritualità, i gesti, il lavoro e l’Uomo, fondamentalmente, dietro il genio/pazzo/folle creatore, quale viene etichettato Alexander McQueen.

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  51. Sara Cecconi   4 novembre 2013 at 22:16

    Alexander McQueen credo che sia stato uno degli stilisti più innovativi negli ultimi 20 anni.
    Anne Deniau attraverso il suo libro “L’amore non guarda con gli occhi”, riesce a raccontare come realmente è stato McQueen.
    Quello che mi è piaciuto e lo trovo di grande intelligenza, è che non si è soffermata all’apparenza, al gossip, alle sfilate che hanno fatto scalpore, ma è riuscita a fare emergere di questo stilista ciò che va al di là; il suo trascorso, il suo modo di improntare un’abito e la sua vera passione per la moda sono stati elementi fondamentali ed essenziali per la creazione dei suoi abiti che sembrano da galleria d’arte.
    Anne Deniau, probabilmente anche grazie al rapporto privilegiato di amicizia che aveva con lo stilista, è riuscita in pieno a fare osservare con occhi diversi questo idolo del fashion system come McQueen che da sempre è stato classificato eccessivo e trasgressivo.
    Direi che dalle foto è palese quanto quest’uomo ci mettesse
    AMORE
    IMPEGNO
    POESIA

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  52. Ludovica Giulianini   4 novembre 2013 at 22:27

    Concordo appieno nell’apprezzare l’inestimabile valore del lavoro della fotografa Anne Deniau, un’insieme di scatti che colpiscono dritto nel profondo, che ti catturano, e ti trasportano direttamente lì, in quel luogo e in quell’istante esatto in cui sono stati immortalati. È proprio questa la potenza travolgente di queste bellissime immagini.
    Chiunque abbia voluto ha potuto ammirare le strabilianti e trasgressive creazioni del genio McQueen ondeggiare altezzosamente sotto i flash e i lustrini del fashion show, trascinandosi dietro quell’aura di profonda inquietudine e di mistero che ha sempre diviso in due la critica e l’opinione pubblica. È pertanto spiazzante, addirittura quasi “imbarazzante” ammirare ora così da vicino l’uomo McQueen intento a sporcarsi le mani, impegnato nel concreto atto creativo di trasnigrare le idee puramente concettuali in abiti concreti, estrosi e trasgressivamente innovativi si, eppure indossabili, da quelle modelle che ancora nel backstage, fuori dalla passerella altro non sono che genericamente donne; e così si ha come la sensazione di violare un uomo in un momento di estrema intimità, in uno scatto privato.
    La stravaganza e la strabilianti delle sue creazioni, costantemente pompate dal mito che gli è stato creato attorno, hanno spesso limitato la capacità del pubblico di dar loro una valenza concreta e umana, di pensare a tutto il processo non solo creativo ma anche sartoriale che vi è stato dietro, di cui McQueen è artefice.
    Un uomo dunque, non solo un geniale artista creativo, che ama ciò che fa e che mette tutta la sua passionale e coinvolgente dedizione nel concettualizzare idee ma anche e soprattutto nel crearle, nel dar loro vita, nel senso stretto del termine. Idee che non sono solamente inquietudine, mistero, incubo e orrore, ma anche e prima di ogni personale e deviata interpretazione, sogno, ricercata e innovativa estetica, sublime bellezza, seppur quanto possa apparire teatralmente distorta e drammaticamente estremizzata.
    In ultimo però vorrei aggiungere che, nonostante il concordi nel ridicolizzare il suddetto sensazionalismo che spesso incendia gli animi di molte persone spingendole a parlare e sparlare su fatti e persone di cui talvolta non conoscano nemmeno nulla di pertinente, mi chiedo se tutto questo alone di mistero che è stato creato intorno a questo artista, non abbia contribuito fortemente dal canto suo a valorizzare ulteriormente il valore del lavoro della Deniau, che ha restituito all’immagine di McQueen quel senso di umanità che tutti noi non riuscivamo più a trovare.

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  53. Giovanni Ercoli   5 novembre 2013 at 00:59

    Nelle foto di Anne Deniau è percepibile l’ amore che McQueen aveva per le sue creazioni. È evidente un attenta precisione nell’sistemare gli abiti nel migliore dei modi, Sicuramente mosso da una forte passione per quello che faceva. McQueen ha portato in passerella modelle con sembianze di animali, cosa interessante a mio avviso. Vedo questa gesto come una denuncia di un sistema. Animali simbolo per eccellenza di denunce contro società e violazione dei principi morali, da Esopo a Orwell nella letteratura. L’accostamento di moda e natura mi spinge a pensare che il suo gesto sia stato un tentativo di rivoluzionare un sistema superficiale e poco attento. Nell libro emerge la parte nascosta agli obbiettivi, che anne deniau ha voluto rendere pubblica omaggiando una indiscussa leggenda del sistema moda.

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  54. Veronica Pagliochini   5 novembre 2013 at 01:01

    Alexander McQueen sicuramente è stato un genio, questo credo sia comprensibile agli occhi di tutti. Basta guardare una sua sfilata, un suo abito, una sua scarpa e la prima cosa che viene in mente è la sua estrosità, il suo non essere conforme al sistema moda, la sua unicità, il suo essere “sopra le righe”. Qualsiasi persona, anche non insita al sistema Moda, riesce a captare questa diversità. Credo che la cosa più interessante che sia stata fatta invece, e che ci deve permettere di capire in maniera più intrinseca questo artista sia la raccolta di scatti di Anne Deniau. Attraverso questi piccoli frammenti di backstage possiamo capire il “vero” animo di McQueen, puro, libero da tutte le storie che si sono susseguite alla sua morte e che hanno oscurato in maniera, a mio parere, negativa questo stilista. Credo che la ricerca della bellezza condotta da McQueen sia da scindere rispetto alla sua vita; e che questa corsa alla perfezione, questo “strano” modo di esprimerla hanno rappresentato la sua vera Essenza. Libera da qualsiasi aspetto personale e sempre in continuo mutamento, mai uguale e irrazionale.

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  55. Lorenzo   5 novembre 2013 at 15:20

    “L’amore non guarda con gli occhi ma con la mente e perciò l’alato cupido viene dipinto cieco”.
    Così scriveva William Shakespeare.
    “love looks not with the eye but with the mind.”
    Portava invece come frase tatuata sul braccio Alexander McQuenn. Tratta proprio dalla famosa opera del celebre poeta inglese, quasi per avere sempre con se quell’inno all’amore e alla forza dello sguardo interiore.
    Quando infatti la fotografa Anne Deniau chiese allo stilista il senso di quelle parole, lui rispose che era l’unica cosa che sapesse veramente.
    Da qui il titolo “L’amore non guarda con gli occhi”: immagini che dimostrano il vero significato della bellezza mostrando un McQuenn attento, scrupoloso e gioioso come se sapesse cogliere in ogni vestito la nuda anima che lo dimora. Credo che Alexander sia, in un qualche modo, riuscito a raggiungere l’impossibile, ponendosi al di fuori del tempo e dello spazio e al di sopra del bene e del male.

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  56. Jessica Xia   6 novembre 2013 at 20:36

    Innegabile il genio creativo di Alexander McQueen, che da sempre ci ha sconvolto e meravigliato lasciandoci senza fiato con le sue folli creazioni ammirate e criticate spesso dall’atra parte del palcoscenico. Anne Deniau mi ha trasmesso un “nuovo” McQueen, più umano, più vicino, non più come un creatore dietro le quinte che esibisce le sue opere in quel lasso di tempo insufficiente per comprenderle, come è la passerella di una sfilata, ma cattura l’intimo del suo lavoro creativo, “il dietro le quinte” di un artista che cura gli ultimi dettagli, che corregge e plasma la sua visione sui corpi delle modelle, sensibile ed umano non lontano da noi spettatori. I suoi scatti avvicinano e allontanano; rendono chiunque complice di McQueen e allo stesso tempo ammiratori del suo operato come se lo spettatore dovesse passare per il backstage prima di accomodarsi al suo posto e osservare la sua arte.

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  57. Giacomo Gasparri   6 novembre 2013 at 21:56

    Le creazioni di McQueen sono il perfetto esempio di come la moda possa diventare arte. L’ideale aggettivo che si può usare per descrivere la sua donna è mostruosa, ma non nel significato letterale del termine. Non è la femmina che conquista l’uomo attraverso le sue forme, ma grazie alla sua differenza, dove la flora e la fauna si mischiano in una famme fatale della natura. é speciale, è nuova, è unica del suo genere. Inimitabile, una creatura che smuove l’animo per la sua novità, in grado di suscitare emozioni contrastanti, dalla paura allo stupore. Si è spaventati da lei come attratti, allo stesso modo in cui la vittima si innamora del carnefice.
    Da uomo di marketing il quale spero di diventare, non posso certo usare il termine commerciale per le sue collezioni, tanto che l’obiettivo di profitto passa totalmente in secondo piano. Ma è giusto “tappare le ali” all’arte per avere un guadagno? Ai posteri l’ardua sentenza.

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  58. Camilla Cavalieri   7 novembre 2013 at 15:36

    Io credo che non si debba mai giudicare una persona che riesce ad avare una passione così grande per il suo lavoro e che cerca di rendere fortemente originale ogni sua creazione. E’ stata una persona coraggiosa che pur essendo stata criticata, ha sempre continuato a perseguire i suoi obbiettivi con determinazione e creatività senza farsi minimamente condizionare dal mondo che lo circondava. Parlando di Anne Deniau, penso che sia stata veramente fortunata a collaborare al fianco di un Maestro come Mcqueen riuscendo a catturare ogni istante del suo meticoloso lavoro. Grazie alle immagini che ha scattato, rubando momenti inediti dal backstage, ci ha lasciato documenti insoliti di un Mcqueen fino ad ora sconosciuto, un designer che fino a quel momento aveva mostrato solo il suo lato oscuro e i suoi show assolutamente sconvolgenti e irrazionali e che invece attraverso queste foto ci appare come un uomo semplice e dedito al suo lavoro.

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  59. Marta Biagini   7 novembre 2013 at 15:51

    Penso che il genio creativo debba sempre essere supportato da una forte passione e da una dedizione estrema.
    La fotografa in questo è riuscita in pieno a catturare l’ essenza della persona stessa e non solo del Mc Queen designer. La cura spasmodica per i dettagli, lo studio e una così affinata ricerca sono caratteri non comuni a tutti i personaggi del fashion system.
    Come dimostrano gli scatti, il “genio” della moda non è solo follia creativa, apprezzata o criticata che sia ma è puro coraggio di portare avanti idee e progetti che risultano azzeccati e perfettamente in sintonia tra loro; ne è esempio la sua ultima sfilata, intitolata “PLATO’S ATLANITIS”, dove creature marine sfilano su scarpe-icona creando, grazie anche al set, un modo mozzafiato al limite della perfezione artistica, prima del suo addio.

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  60. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   7 novembre 2013 at 20:03

    Ludovica, mi e’ piaciuto molto il tuo intervento, malgrado alcuni errori di redazione del testo. Sono d’accordo nell’attribuire una particolare importanza al libro di Anne proprio perché la fame di sensazionalismo ha sempre presentato McQueen come un “maledetto”.
    A Camilla vorrei ricordare che se per giudizio intendiamo giudizio critico, ebbene io penso che dobbiamo prenderci la libertà di giudicare: lo dobbiamo al “sacrificio” dello stilista, lo dobbiamo alla crescita della coscienza della moda (intesa come somma dei discorsi che la umanizzano).
    Mi affascina l’idea di Giacomo che vede nella donna raffigurata dallo stilista la carnefice che fa a pezzi il fantasma di donna glamorosa del desiderio dell’uomo.
    A Ginevra vorrei chiedere: come possiamo parlare la bellezza senza canoni? Non finiremmo forse sommersi da una babele di blablabla?
    A Federica ha risposto Marta: forse la bellezza assoluta e’ un solo un sogno ma Plato’s Atlantis si avvicina molto a ciò che vogliamo esprimere con la parola perfezione.
    Ringrazio Silvia. Per fortuna non potevo conoscere il suo pensiero prima della redazione dell’ art. altrimenti l’avrei plagiata. Anche la visione di Paola mi e’ parsa molto lucida e pertinente.
    Non so se Anne Deniau un giorno ci leggera’, ma se così fosse, mi piace pensare che forse le abbiamo portato un sorriso dal momento che il suo amico McQueen, grazie a lei, non e’ affatto morto. Ma ha semplicemente preso congedo con la fragilità della vita per restare con noi nelle sembianze che piu’ gli davano pace e tranquillità.

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  61. Elisabetta Cinquanta   8 novembre 2013 at 16:19

    La moda è un’arte, un’esplosione di emozioni e sensazioni pronte a travolgerci ed accompagnarci in un viaggio quasi trascendentale. McQueen ha concretizzato tutto ciò; in ogni sua sfilata, in ogni suo evento ha resto l’estasi l’unica grande protagonista. Anne Deniau con i suoi scatti ha dato luce al McQueen un po’ più umano, il backstage rivela un’ambiente più personale ed intimo.
    Nelle nostre menti McQueen sarà per sempre l’uomo geniale capace di togliere il fiato.

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  62. Ambra Cretì   9 novembre 2013 at 18:36

    Non credo possa servire a qualcosa essere l’ennesima persona che loda e genera ulteriori positivi e gratificanti attributi nei confronti di chi non può trovare in disaccordo nessuno se viene considerato “Artista”. Il termine “artista” deriva infatti dal latino “ars” letteralmente tradotto con “tecnica” o “metodo pratico” unito al concetto di bellezza degli oggetti creati/prodotti. Quale definizione può meglio racchiudere l’immaginario comune riferito allo stilista Alexander McQueen? Non penso sia infatti questo il punto sul quale dovrei soffermarmi a riflettere, non farei altro che tendere allo sproloquio improduttivo e banale ponendomi sulla stessa onda di grigiore appartenente a qualche mia collega che precedente ha commentato quest’articolo. Forse, in realtà, fuori da questo grigiore non sono in grado di evadere nemmeno io.
    Ammetto che Anne Deniau abbia mostrato dello stilista un aspetto quasi ovattato e tenero, incorniciando lo stilista come una vecchia foto di un sarto che si diverte a creare costumi teatrali; non nego la presenza di una certa poesia nelle suddette immagini ma allo stesso tempo non credo sia la rappresentazione che mi verrà in mente quando, piena di rughe e con una memoria piuttosto labile, dirò a mia figlia: “tua madre era una ragazzina quando McQueen sfornava l’evoluzione più estrema della moda del XXI secolo”.
    Personalmente rimango consciamente e fermamente legata all’idea di una mente estremamente affascinante e contorta, sinistra, legata ad una femminilità completamente slegata dai canoni intrinseci al sistema moda e a quello sociale. Non nego uno studio attento e accurato dietro ogni sua opera, anzi lo elevo a qualcosa di maggiore: una manualità e un’attenzione altamente meticolosa sono sicuramente state necessarie per svelare, agli occhi di ognuno di noi, l’indiscussa genialità di ogni sua idea.
    McQueen ha piegato molte scienze umane e queste foto non mi mostrano questo, non mostrano ciò che voglio prendere come piccola briciola di insegnamento e di ispirazione: non sarà mai una foto in bianco e nero per me, non sarà mai un “sarto” che taglia, cuce.. perchè dover assegnargli, per forza, un ruolo “umano” nel senso più “terreno” del termine? E’ Alexander McQueen ed è una categoria tutta sua, non possedeva niente in più, niente in meno, essenzialmente creava e le sue opere dovrebbero semplicemente ammutolirci e lasciarci cadere nei nostri sogni ed incubi più profondi.

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  63. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   10 novembre 2013 at 09:01

    Ambra, mi piace quello che hai scritto, soprattutto perché su molte tue affermazioni non sono d’accordo.
    Trovo poco pertinente definire le foto di Anne “vecchie foto di un sarto che si diverte a creare costumi teatrali”.
    Il divertimento io non lo vedo, non vedo nemmeno la teatralità nel senso al quale alludi. Nelle foto di Anne ho creduto di vedere invece una narrazione di tanti momenti perduti che preludono la fase magnificante rappresentata dalla messa in scena finale.
    Vorrei dirti che le foto dei look di McQ che piacciono a te, così mi pare di capire, sono immagini della sfilata. Come tali possono, in certi casi, mitizzare l’abito e di conseguenza lo stilista.
    Anne ha deciso di presentarci il backstage, il luogo in cui la moda non e’ ancora mito. Sono immagini difficili da strappare al caos del momento. Sono immagini riuscite, ecco perché Anne e molto brava. Sono immagini che presentano il rovescio della moda, ecco perché sono preziose. Ho immaginato di poter catturare un supplemento di senso nelle foto di Anne, facendo riferimento all’umanesimo fotografico. Osservare con maggiore attenzione il protagonista nei momenti meno epici del suo lavoro, disturba l’aura mitica che a te piace tanto. Ma non la esclude.
    E’ un punto di vista diverso che non ti impedisce di amare McQueen come mito, come sogno o incubo. Ti ricorda soltanto di non credere (al mito) fino in fondo.
    Allora, quando sarai piena di rughe e un po’ rincoglionita, di fronte a tua figlia, quando le parlerai delle mode che hanno fatto discutere la tua epoca ( quando eri bella e sul mercato dei desideri) ,sono convinto che ti piacerà avere l’opzione di presentarle non solo foto scioccanti, ma immagini che ci parlano di un uomo di talento, un talento che si e’ trasformato in maestria tecnica, un saper fare posto al servizio di un sogno, un sogno che si e’ configurato nelle sembianze di una femminilità estrema divenuta un mito.

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  64. Clara Desirò   10 novembre 2013 at 17:41

    Credo sia qualcosa di idiscutibile il genio e l’artista esuberante che emergono dietro ogni singola creazione di McQueen; la meticolosità che riesce ad applicare in ogni sua singola realizzazione volta, a mio parere, a stupire lo spettatore ma non a stravolgere i canoni i significati che siamo soliti attribuire ad un abito, o ad un capo di alta sartoria. Mi piace pensare che ci sia qualcuno che cerchi di mostrarmi da angolazioni diverse, chi c’è dietro a tanto estro ed a tanta originalità; un capo non è solo ciò che ci trasmette guardandolo o indossandolo, ma è anche e soprattutto chi lo ha ideato, realizzato, modificato, ritoccato, rendendolo perfetto e stupefacente per alcuni e quasi ridicolo per altri. È questo il bello di uno stilista come McQueen che non cerca ciò che viene indiscriminatamente definito bello dalla società ma cerca solo ciò che lui ritiene affascinante. Credo quindi che Anne Deniau ci permetta di vedere il mito di McQeen sotto una luce più umana e comune e non solo sotto i riflettori di sfilate e creazioni pazzesche, fuori dalla portata di molti comuni esseri umani!

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  65. Andrea Catanzaro   10 novembre 2013 at 18:23

    E’ semplice interessarsi di moda, capirne il concetto, indossare qualcosa di concreto e farci una carriera, ma quando ci troviamo d’avanti un individuo che traduce la diversita’ in materiale vivibile, troviamo l’apice, il punto di arrivo di concetti ed idee, trasformate in arte. Ripartisco a questo grande artista l’ arte del contorsionismo, dell’estrema diversita’ tra mente e progettazione, basando il suo percorso nella retta via delle sue sole transazioni mentali, trasformandosi da negativita’ a sintonia, a perfetta attrazione dei sensi del pensare e del fare. Ritengo quindi designare un uomo di talento che trasforma i simboli della femminilita’ in miti di altri tempi futuri, trasformando sartorialita’ e maestria in arroganza senza misure.
    Nella sua retta contorta McQueen ci porta verso la ricerca della perfezione femminile, approdando in un mondo nuovo, un mondo che neanche lontanamente puo’ camminare parallelamente ai nostri mondi paralleli.
    Dalla minore eta’ il passaggio al mondo del lavoro e’ istantaneo, e dalla maggiore eta’ il passaggio alla deformazione del mondo femminile e fulminante, istantaneo, provocando nella donna senso di stile e’ arte singolare all’oggetto stesso dell’erotismo, il suo corpo. Non e’ guadagno, non e’ moda, non e’ tendenza e’ semplicemente l’arte di essere diversi, di essere migliori, di essere sensibili, perche’ se voli un secondo prima ti troverai finito un secondo dopo il tuo volo, ma se voli dopo gli altri, non farai’ l’errore di partir prima.

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  66. Laura Parenti   11 novembre 2013 at 01:52

    Prima di cimentarmi nel mio commento, devo ammettere di non saper molto sull’argomento, dato che non ho mai avuto modo, o per meglio dire non ho mai convertito il mio interesse verso l’approfondimento per questo stilista in particolare. Le mie fonti quindi si basano su poco : qualche commento in classe, fuggevoli occhiate a pochi capi esposti nelle vetrine e alle foto di alcune delle sue collezioni ma, nulla di concreto e che possa seguire un ordine cronologico dei fatti con cui McQueen si è reso protagonista. Di tutto questo mi rammarico profondamente e spero di allargare le mie conoscenze poi in seguito. Mi auguro che il mio commento se pur scialbo dal punto di vista delle conoscenze in materia possa comunque essere idoneo e interessante per tutti coloro che lo leggeranno. La cosa che mi ha colpita di più di questo eterno personaggio è la capacità innata di convertire le sue emozioni in simboli e di proiettarle poi attraverso questi ultimi in altre menti del tutto estranee alla sua visione. Questo permetteva a chi assaporava le grandi creazioni dell’artista di interpretare le cose con un’altra dimensione dei fatti indipendente dalla loro abituale. Dalle foto di Anne Deniau, nelle quali è immortalato il lavoro in retroscena di McQueen, si vede nitidamente il trasudare della mente geniale dalle mani dello stilista, che pur non avendo l’atmosfera incantata della situazione finale, è possibile intuire e leggere sul volto dell’artista e di chi gli sta al fianco l’abilità nel produrre uno schema impeccabile di lavoro e genialità.

    La bellezza non sta nell’eleganza ma nella creatività.

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  67. Hande T.   11 novembre 2013 at 21:53

    Grazie a alle foto di Anne Daniau possiamo percepire meglio l’ottico di Alexander Mcqueen in modo piu genuino, si puo vedere quindi , il suo modo di creare l’arte mettendo insieme il convenzialismo e la modernita.Nonostante che sappiamo lui come artista, era uno dei piu rari, nelle foto possiamo vedere meglio la genialita di Mecqueen come se siamo entrate all’interno del suo cerchio creativo immaginativo.Il lavoro curato in modo piu reale e trasparente della Fotografa rimarra sempre come la testimonianza dello stile dinamico e raro del suo genere di Alexander Mcqueen.

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  68. Pauline R.   17 novembre 2013 at 23:34

    Lee Alexander McQueen era una stilista molto creativo ed innovativo. Come diceva anche Anne Deniau, nel suo lavoro si vede sempre il duello fra forza è fragilità.
    Essendo l’unico fotografo di aver accesso al backstage delle sfilate di McQueen per 13 anni, il libro “Love Looks not with the Eyes” ci fa vedere il suo mondo da un nuovo punto di vista.
    La bellezza di questo collezione di foto secondo me si trova nel fatto che le immagine non sono costruiti. Come è anche scritto nell’articolo, nel backstage le luci non sono lusinghieri e non c’è spazio e tempo per trovare il punto di ripresa preferito. Anche le modelle non si preoccupano della loro postura per far vedere gli abiti nel modo migliore.
    Forse Anne Deniau non fa vedere il lavoro di Alexander McQueen con la stessa perfezione ed estremità con quale sono strutturati le sfilate. Ma tutto questo rende le foto dinamiche, vive e reale.

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  69. Martina Bader
    Martina B.   21 novembre 2013 at 20:57

    “L’amore non guarda con gli occhi” titolo assolutamente appropriato quando si parla di Mc Queen infatti l’amore che si prova nei suoi confronti non si basa esclusivamente sull’impatto visivo che gli abiti e gli show danno ma va oltre a questo, fondandosi su sensazioni emozioni e mondi fantastici che solo lui sapeva creare. Si, Mc Queen ha certamente creato un nuovo modo di rappresentare l’unicità femminile!
    Nelle foto di Anne Deniau si vede tutta la delicata passione che sta dietro all’apparente scorza rigida del Brand;coglie la poesia e fa sembrare anche il back stage un luogo calmo e incantato dove tutto avviene naturalmente. quando penso ad Alexander Mc Queen vedo un piccolo uomo dotato di una bacchetta magica capace di trasformare tutto quello che tocca in una favola. La favola che ci racconta lo stilista attraverso i suoi show e i suoi abiti è l’essenza della vita stessa con contrapposizioni di luce e ombra di romantico e dark; binomio spesso rappresentato da stampe floreali e toni rosati in contrapposizione con teschi e pelle nera borchiata.

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  70. Marta jingxian shen   25 novembre 2013 at 11:49

    I primi lavori di McQueen è pieno di vestiti controversi, tra cui il nome “pacchetto scoreggia che” (bumsters) pantaloni, e chiamata “plateau stupro” (Highland Rape) modello di serie, così è stato chiamato “cattivo” ( enfant terrible) e “elementi ribelli moda britannica” (la hooligan della moda inglese).

    E ‘una nuova generazione di talenti, ma purtroppo, nel 2010, la stella è caduta.

    麦昆早期的服装作品充满争议性,包括取名为“包屁者”(bumsters)的裤子,以及称做“高原强暴”(Highland Rape)的系列设计,他因此又被称做“顽童”(enfant terrible)和“英国时尚的叛逆份子”(the hooligan of English fashion)。

    他是是新一代的天才,可惜,天妒英才,2010年,这位巨星陨落了。

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  71. CAI LINFEI   25 novembre 2013 at 12:14

    Alexander Mcqueen 是一个天才,他的时装是艺术品,不管别人怎么留传他的绯闻,但是在摄影师Anne Deniau的眼里,他只是一个热爱时尚事业,热爱自己的设计工作的一个时装设计师。
    他的每一件设计作品都是那么的美丽,那么的Fantastico!!!
    我们可以通过摄影师Anne Deniau的镜头里,看到一个最真实的Alexander Mcqueen.

    Alexander McQueen è un genio, la sua moda è arte, non importa quanto gli altri consegnati suo scandalo sessuale, ma agli occhi del fotografo Anne Deniau, perché lui è solo un amore per la moda, uno stilista ama il proprio lavoro di progettazione.
    Ogni pezzo del suo lavoro di progettazione è così bella, così fantastico!
    Possiamo fotografo lente Anne Deniau, vedere uno dei più reale McQueen Alexander.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   29 novembre 2013 at 20:42

      Signorina CAI, posso chiederle se mcQueen e’ apprezzato anche in Cina? Intendo dire se il suo modo di interpretare la moda ha fatto breccia nel mercato che Lei senz’altro conoscerà?

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  72. Gioia Jingzi Wu   25 novembre 2013 at 12:17

    Qualche volta un incubo si può tramutare in una creazione da sogno, a volte un film del terrore può rappresentare una fonte di ispirazione per il proprio lavoro. “Noi inglesi viviamo su un’isola, ed essendo isolati dobbiamo gridare più forte degli altri affinché qualcuno ascolti cosa abbiamo da dire”. Forse, non ha gridato abbastanza Alexander McQueen, designer made in England, dotato di geniale creatività, Nato a Londra nel marzo del 1969, Alexander è stato più volte definito l’“hooligan dell’alta moda” per il suo incessante bisogno di sottrarsi alle regole della couture. Lo stile McQueen, oggi affidato alla sensibilità artistica di Sarah Burton, riusciva a trasportare su un’unica dimensione la sartorialità e le tecniche di costruzione di un abito, apprese in gioventù da Gieves & Hawkes e da Anderson e Sheppard, sarti di Savile Row. 有时候,你可以把一个噩梦变成梦想的创作,有时一部恐怖电影能有所启发对他们的工作的源泉.亚历山大·麦昆是一个有创造力的天才,出生于伦敦1969年3月,亚历山大经常被称为“”流氓时尚“他是一个有自己独特风格的天才设计师。他的才能以及他的创作让世人惊叹。

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   29 novembre 2013 at 20:39

      Vorrei chiedere a Gioia Jingzi Wu cosa e’ cambiato con l’avvento di Sarah Burton alla direzione artistica del brand McQueen.
      Cosa e’ cambiato? La Burton sinora ha cercato coerenza o che altro?

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  73. Patricia Santoro   23 dicembre 2013 at 14:20

    L’amore non guarda con gli occhi. Dobbiamo sentire tutto cioe che riguarda ai sentimenti e lasciare levarsi per le emozioni che non possiamo toccare e solo sentirle. Secondo me lui interpretava i suoi sentimenti per le sue favolose creazioni con una parte di rabbia altra di poesia e sempre lasciando apparire la forma del corpo femminile . Trovo stupenda questa frase. Era la frase tatuata sul braccio destro di Alexander Mc Queen in omaggio a Shakespeare ora la frase diventa il titolo del libro di Anne Deniau, amica e fotografa di Mc Queen, bellissimo omaggio di un grande artista e creatore di moda, peccato che e’ stato cosi presto .

    Non credo che sia possibile che esista qualcuno che lo subistituisca. Era un visionario che per tanti anni siamo stati colpiti per suoi abiti con le forme stupende e colorati. Anche che non sia ancora tra di noi, ha lasciato un ruolo eterno nel mondo della moda e dell’arte.

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  74. Giulia A.   4 gennaio 2014 at 16:23

    Siamo tutti a contatto con un mondo che ci spinge a ricercare qualcosa di attraente, un elemento in grado di trasportarci a tal punto di creare un esperienza di stupore e ammirazione.
    Quel senso di vertigini che si prova quando ci sentiamo coinvolti, quando ai nostri occhi piace quello che stiamo guardando.
    Si può definire un “artista” l’artefice di tutto questo, la persona in grado di trasformare i pensieri in opere d’arte, in qualcosa di comunicabile, colui o colei capace di far provare queste sensazioni.
    Ed è proprio questo che era Alexander McQueen; non è forse del suo strano modo di vedere le cose che si è sempre parlato dopo i suoi fashion show?
    Quei suoi abiti così particolari, talmente ben strutturati da lasciare senza fiato, ogni elemento delle sue sfilate è sempre stato in grado di trasmettere emozioni forti al suo pubblico. Ogni componente era straordinariamente legata a quella seguente, in una cornice dove riusciva a dare un senso a tutto quello che, se pur strano, le persone stavano capendo.
    La donna di McQueen era una creatura fantastica, irreale e quasi aliena; proveniente da chissà quale perfetta galassia.
    Avendo collaborato per così tanto tempo con lui, Anne Deniau ha saputo osservare tutto quello che la circondava con gli stessi occhi con i quali lui vedeva le sue creazioni. 
    Essendo anche sua amica, ha potuto percepire il bagaglio invisibile che ogni creazione si portava dietro ad ogni uscita, lo studio, la precisione, l’ispirazione.
    Per questo il libro ha avuto così tanto successo.. Anne Deniau viveva gli abiti di McQueen, sapeva da quale punto di vista essi rendevano meglio il loro fascino.
    Non penso che la ricerca della bellezza sia un qualcosa di impossibile, bensì credo sia difficile da capire ed interpretare viste le stravaganze usate dallo stilista inglese.

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  75. Maria Camila Vanegas   23 gennaio 2014 at 07:57

    Uno stilista contemporaneo britannico di classe media che essendo giovane ha rivoluzionato il mondo della moda, e che con la sua morte ha lasciato una grande eredità e una magnifica casa di moda.
    La prima volta che la gente e il pubblico hanno iniziato a parlare di lui è successo quando nel 1996 hanno cominciato ad annunciarlo nei diversi mezzi di comunicazione come il successore della prestigiosa casa di moda Givenchy, dopo la incredibile eredità del talentuoso John Galliano. Si trattava di un uomo di soltanto 27 anni con una maglia a quadri, con dei vecchi jeans e alcuni chili in più. Era strano perché arrivava della classe media e suo padre era un taxista, notizie che furono anche motivo di polemica. Allo stesso modo, era motivo di polemica il suo aspetto di persona normale come quelle che si vedono per la strada, e per tanti era impossibile che lui potesse essere il responsabile non solo del pret-a-porter, ma anche dell’haute couture di una delle aziende più conosciute a Parigi. E, infatti, non ha ingannato nessuno.
    Da questo momento si è parlato soltanto del suo talento e del suo carisma. Con un senso unico di bellezza un po’ particolare e scuro, oppure se potrebbe dire contemporaneo, ha avuto la capacità di sedurre tanti ed eccitare tutti.
    Le sue sfilate diventarono famose e impossibili da non vedere, perché usavano il concetto teatrale della messa in scena dove l’impossibile diventa possibile. Con la sua prima sfilata per Givenchy, ha dimostrato il potere e la grandezza della sua immaginazione che non aveva limiti. Le sue modelle hanno sfilato sopra l’acqua, in una giostra, in un’immensa scacchiera e in altri scenari fittizi, dove sempre sembravano dee.
    È difficile ancora capire che lui se n’è andato. In meno di due decenni ha rivoluzionato la moda, con l’introduzione di siluette uniche, l uso di materiali stravaganti e concetti innovatori, e la eccellente conoscenza della sartoria. Nella mia opinione lui era, senza dubbio, una persona unica e diversa con una grandissima capacita di creare bellezza e di catturarla, che ha segnato un prima e un dopo nel mondo della moda. Uno spirito libero e creativo che ha lasciato un segno inestimabile.

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  76. Ruggero Galli   3 febbraio 2014 at 18:25

    Il libro “L’amore non guarda con gli occhi” scritto da Anne Deniau è un viaggio fotografico attraverso il lavoro e la quotidianità di Alexander McQueen. McQueen è un creativo prima di tutto fuori da qualsiasi ragione che possa riferirsi tale se adattata ad un capo. Le foto che continuamente appaiono nel libro sono un ripetersi di conferme riguardo la passione con cui osserva le modelle e cuce i capi che indossano. Oltre 400 fotografie a colori e in bianco e nero scattate da Deniau mostrano la creatività dello stilista, il lato grigio trasformato in fascino e una bellezza che esce dagli schemi tradizionali e si avvicinanano a quelli meno convenzionali , e forse più “rischiosi”. I contenuti stessi che ispirano le sue creazioni rispecchiano la personalità indiscussa di McQueen, certamente criticata ma allo stesso tempo apprezzata da un pubblico di intenditori senza pregiudizi o ristrette . Le foto piu’ di qualsiasi parola ci fa capire come la costruzione del progetto sia la parte fondamentale nel pensiero di Alexander. Il “dietro alle quinte” era il fulcro di tutto , il perno su cui poi si struttura, si basa una semplice sfilata. Non c’è parola che spieghi meglio di un foto tutto ciò. Soddisfacente per lui non è il risultato ma cosa ha portato ad esso. Il suo messaggio era: «Giudicatemi dal lavoro. Il resto è solo una questione personale».

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  77. Lisa R.   3 febbraio 2014 at 19:02

    Anna Deniau, attraverso le sue foto che rappresentano solo il backstage, cerca di dimostrare come McQueen manifestava la sua genialità, la sua abilità nell’andare fuori dagli schemi monotoni che spesso può avere la moda. McQueen è riuscito a creare degli estremi ed eccentrici show e ridimensionare l’idea di bellezza.

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  78. Ideal Dridi   5 febbraio 2014 at 00:53

    E’ una figura diversa quella che esce dall’articolo dell Proff Cantoni , che secondo me rappresenta benissimo l’essenza di questo artista geniale nella sua stravaganza .
    Limmagine della sua creativita’ si fonde immancabilmente con gli elementi autobiografici : il risultato e’ stupefacente , sconcertante , difficile a volte da capire (non a caso, Mcqueen uscira’ dalla Maison di Givenchy , perche’ si sente oppresso e limitato).
    Il libro di Anne Deniau ” L’amore non guarda con gli occhi ” trasforma i suoi sentimenti in parole : privilegia contro ogni logica , il suo senso della morte che accompagna ogni sua creazione.

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  79. Maria (Masha) Soloveva   5 febbraio 2014 at 09:31

    McQueen genius, primely found and developed by extravagant Lizzy Blow, didn’t have an aim to surprise us or to make our imagination wider, he didn’t need it.
    The only thing that he was looking for is to share with us his reality, his way of thinking. And there was much more then just a special McQueens beauty – there was a special McQueen’s world.
    You know, in some science museums there is an attraction, so-called “flies eyes”? when you can see the world exactly like the fly does, multiplied by 30 (or more?) times. Are we really able to imagine how to live in this world, how to feel it? Doubtfully. The same with McQueen – it’s quite a different vision, a touch of the eternity realized by human being in his own co-ordinates of beauty.
    Brave, extravagant, absolutely IN and at the same time absolutely OUT, McQueen created his own fashion world, his spaceship for to survive in the reality that doesn’t suit him. Unfortunately he didn’t succeed, he challenged the life till the death.
    And at the end, at his last show, when he was already not with us, audience, hungry for the sensations, was fascinated with the performance made. Playing his death as if it never existed, people adored this kind of spectacular, most of all those, who didn’t appreciate McQueen runway theatre during his life.
    In such a moment i began to think that may be he was right, running away from such a reality?..

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    • Lamberto.cantoni   7 febbraio 2014 at 08:23

      Brava Masha, absolutely In and absolutely Out, is a fantastic definition of A.McQ. Style.

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  80. sofia yao   5 febbraio 2014 at 10:50

    Genio del fantastico, Alexander McQueen , è stato più volte definito l’ “hooligan dell’alta moda” sia per il suo costante necessità di liberare alle regole della couture sia per le collezioni realizzate quasi scioccante.
    E’ un designer pieno di talento e con la creatività geniale, Made in England,sempre stimolato e ispirato dai suoi incubi, nel Febbraio di 2010 lo hanno spinto al suicidio.
    “Noi inglesi viviamo su un’isola, ed essendo isolati dobbiamo gridare più forte degli altri affinché qualcuno ascolti cosa abbiamo da dire”
    – Alexander McQueen
    Abbiamo sentito come grida forte questo designer star e mostrandoci un po’ alla volta il suo mondo di meraviglia, a cui sconvolge il mondo di alta moda come se fosse passato un fortissimo tornado e mentre la sparizione di Alexander McQueen, il mondo della moda perde uno dei suoi protagonisti più geniali e ribelli. Un talento che sarà ricordato per la sua potenza emotiva, per la sua fantasia e per il suo stile gotico degli ultimi tempi che riusciva a trasportare su un’unica dimensione della sartoriale e le tecniche di costruzione di un abito. Ci rimane per sempre nella memoria i suoi capolavori e il suo nome è ricamato nella storia della moda.

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  81. Irene Libbi   5 febbraio 2014 at 11:45

    Nel libro “L’amore non guarda con gli occhi” l’autrice, fotografa ufficiale della maison di Givenchy, Anne Deniav, ci mostra la parte più umana non solo dello art director Alexander McQueen, che ha seguito per tredicenni, ma della moda in generale.
    Il suo racconto, formato da un iter di fotografie scattate dietro le quinte delle passerelle, prive di angolazioni, ci comunica quel momento fuggevole nel quale il caos si tramuta in poesia, facendoci rivivere non solo le creazioni visionarie e provocatorie dello stilista ma anche la sue estrema passione e dedizione al culto della moda.
    Anne Deniav segue lo stilista in 26 eventi da settembre del 1997 al marzo del 2010 e mette a frutto proprio una storia dello stilista.
    Le opere di Alexander McQueen sono intrise di un sottile sovoir faire onirico permeato di ironico simbolismo, di maestosa bellezza. Potremmo descriverlo come un sognatore ribelle. Una celebrità nascosta nell’ombra delle sue inquietudini che hanno sicuramente contrassegnato le sue estreme creazioni. Alexander McQueen si porta dietro il fardello del genio “maledetto” come il poeta francese Baudelaire. Una personalità intrinseca, dominata da queste forze oscure oserei dire. Ma forse è stata proprio la sua diversità che lo ha portato ad imporsi negli anni ’90 prepotentemente nel fashion system, distaccandosi da tutti i suoi contemporanei e permettendogli di fare la differenza. Nelle foto è possibile riscontrare un binomio, su cui forse si esplica tutta la forza creativa dello stilista: Forza e Fragilità.

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    • Lamberto.cantoni   7 febbraio 2014 at 08:32

      E’ vero Irene, nelle foto dell’autrice possiamo leggere il binomio che hai segnalato: forza e fragilità.
      Ad Alexander mancava il senso dell’anti-fragile. Forse e’ per questo che aldilà di questioni rozzamente commerciali i suoi look da fashion show hanno inciso relativamente poco, rispetto la sua enorme notorietà, sulla moda indossata.
      Non voglio essere irriguardoso, ma un po’ di anti-fragilità gli sarebbe servita anche per sopportare la vita più a lungo.

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  82. Federica Crosato   7 febbraio 2014 at 11:00

    Trovo inutile ribadire ulteriormente la grandezza e l’unicità di questo grande personaggio della moda. Preferisco focalizzarmi piuttosto sul concetto del contrasto tra forza e fragilità che sono note in maniera più o meno visibile nel suo stile. Le sue sfilate mostrano un forte carattere e personalità che però nel suo profondo nascondono un senso di fragilità: dopotutto in ogni aspetto della vita c’è sempre una doppia faccia della medaglia, così come nella moda e negli stilisti.

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  83. Chenxin(Valentina )   7 febbraio 2014 at 15:40

    After reading this article about Alexander McQueen. I can know about he is a dramatic person. His works is the connection between human and human. His ideas not only came from colors, graphics and picture, but also from words. Also, McQueen like communicate with his creative team so much. His successful is come from the way his worked with his team. It was about Faith, Spirit and Trust. He drive us to realized more about our living, his art pieces were not only wearing, also a media for caring about the care of living. Surprised and inspired us to think more about live, the place we are living, the way we are heart-beating and the passion we forget. It was so sorry he dead on 2010. There is no one can replace him, such a creative, innovative and sparkling designer, Alexander McQueen.

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  84. Michela Mascitelli   8 febbraio 2014 at 10:45

    I have never been a fan of Alexander McQueen in terms of wearable designs. I must say, however, that he was one of the few fashion designers that put passion into what he was creating, as he did not just create a simply piece of clothing, but a masterpiece of art. His approach to life is something that you can see clearly looking back at his runway shows. They were so spontaneous and uncontrollable. Coming across McQueen’s collections you always prepare yourself for the unexpectable and come out of it with mixed feelings of awe and wonder. He was and forever will be one of the greatest 21st century artists.

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  85. Benito Navarretta   8 febbraio 2014 at 19:10

    Chiaramente la dicotomia tra bello e sublime, nel caso di Mcqueen e di ogni artista e creatore , sembra fare da cornice alle opere e alle creazioni ma in realtà è il cuore e forse il principio di ogni percorso artistico.
    I vari momenti delle sfilate e gli stessi capi di Mcqueen sono stati spesso accostati ad un mondo macabro e forse indecifrabile caratterizzato forse da un significato oscuro e poco comprensibile.
    Allora verrebbe da chiedersi come mai la morte di questo grande artista abbia destato tanto scalpore e provocato sentimenti negativi in persone intellettualmente e artisticamente vicine a lui e non…
    La risposta, secondo la mia opinione, va semplicemente ricercata in queste foto ad esempio che ci mostrano l’ uomo e non il prodotto, il concetto o peggio il nome. Voglio semplicemente dire che la distinzione che molti fanno tra l’ artista e l’ uomo mi lascia spesso perplesso in quanto ,prima di tutto non capisco quale sia la differenza e poi ci tengo a dire che per me uno show è semplicemente il tentativo di far comprendere la propria visione di un certo momento storico o di un sentimento abbinato ad un pensiero.
    Per cui la grandezza di un personaggio di questo calibro sta semplicemente nel fatto che non può essere compreso a pieno, tantomeno se si cerca di farlo attraverso la macchina fotografica o il racconto di un altro, ma sono certo che il suo talento si possa misurare attraverso il grado di angoscia che ci provoca dentro più che attraverso la bellezza che è vista spesso come un tratto visivo.

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  86. Ilaria Hu   9 febbraio 2014 at 02:12

    L’ amore non guarda con gli occhi: spesso cio che si guarda non è tutta realta. Quasi sempre le opere di McQueen riescono a stupire il pubblico in modo sia positivo che negativo, e fanno pensare di lui forse un designer dalla vita privata un po folle. In realta, come viene dimostrato nel libro di Anne Deniau dedicato al grande stilista, McQueen è stato un attentissimo designer che ha lavorato sempre con tanta passione. Le sue opere,le quali io personalmente definirei delle opere d’ arti, sono state spesso molte criticate e non compresi. E’ difficile catalogare un’ opera secondo il canone di bellezza, visto che comunque si tratta di un concetto molto soggettivo (dieci persone possono interpretare la stessa opera in dieci canoni piu o meno vari). Si puo dire che il grande stilista McQueen aveva scelto di intraprendere una strada stretta e solitaria; di fronte al bello l’ uomo è talvolta cosi meravigliato che ne risulta confuso. Nonostante varie critiche e polemiche, non si puo non rispettare un artista come McQueen che ha avuto il coraggio di esprimere le sue opere artistiche al di fuori del bello al quale tutti siamo abituati a percepire.

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  87. Diletta V.   9 febbraio 2014 at 18:37

    Le splendide foto del libro di Anne Deniau non raccontano il genio e l’eccentricità di Alexander McQueen, ma colui che accudisce le proprie creazioni come farebbe il Dr. Frankenstein con la sua “Creatura”. Sempre in prima linea, pronto a sporcarsi le mani per ciò che di più caro ha: la sua creatività.
    Creatività tanto grande da non poter essere, in nessun modo, inserita in una definizione.

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  88. Elenagiulia Monzecchi   9 febbraio 2014 at 18:50

    Non ho consultato il libro di Anne Deniau ma non mancherò di farlo. Intanto basandomi sulle immagini che ho potuto vedere ritengo che da queste foto emerga la parte umana, che come spesso succede, tendiamo a dimenticare, di un grande artista. Non ho mai ridotto il lavoro immenso di Mc Queen alla mera volontà di stupire, ed attraverso le sue “opere” provocare un pubblico a volte troppo acerbo per comprenderlo. Con la creazione di questa nuova donna, speciale, diversa, non più seduttrice ma immensa esplosione di sensazioni Mq Queen dimostra l’esatto contrario e queste immagini contribuiscono a rafforzare la mia idea.

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  89. wang qin   9 febbraio 2014 at 19:35

    Diciamo spesso che il genio e folle hanno solo un passo di distanza.
    Penso che nel suo cuore è estremamente ricco e sensibile.

    I suoi disegni sono sempre ramificazione fuori posto, pieno di idee creative, molto drammatico. Le sue opere spesso modo selvaggio per esprimere la potenza emotiva, energia naturale, ma tirare fuori il moderno romantico, con un elevato grado di riconoscimento.

    La sua sciarpa del cranio puo’ vedere da per tutto e noi lo ricordiamo come sempre

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    • Lamberto.cantoni   11 febbraio 2014 at 19:12

      Si signorina Wamg, non c’è dubbio alcuno sul fatto che A McQ raffiguri il detto popolare che lei ci ha ricordato.
      Viene spontaneo ritrovare nelle creazioni dello stilista sia i segni del genio e sia una significazione un po’ folle.
      Ma non possiamo dimenticare i suoi anni trascorsi da Savile Row ad imparare i fondamentali delle tecniche sartoriali.
      I suoi complicati look avevano la sorprendente proprietà di essere anche perfettamente indossabili.
      Fa parte del gioco complicare la vita alle modelle, aggiungendo scarpe non solo concettualmente difficili, cappelli straordinari quanto improbabili, make up indimenticabili. Le imago femminili dello stilista non sono solo spettacolo.
      Mi piace la sua idea sul lato selvaggio della pulsione creativa di A McQ. In un certo senso, selvaggio, senza scomodare Rousseau, significa anche più vicino alle energie naturali.
      Il massimo di artificio che lavora per trasmetterci il rumore del frammento di natura rimasta dentro noi.
      E’ chiaro che McQ ci invita a non aver paura di osare, anche se in qualche caso le sue fantasie fanno un salto nell’irrazionalismo. Ma i suoi abiti sono come una fiction ben costruita. Esplorano cioè gli spiriti animali della moda.
      Basterebbe solo questo per capire l’importanza dello stilista.

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  90. Kira C.   9 febbraio 2014 at 20:51

    “L’amore non guarda con gli occhi”, oltre a essere una celebre frase di Shakespeare, era incisa sul corpo dello stilista ed ora è anche il titolo del libro curato da Anne Deniau, (sua fidata fotografa) volume che raccoglie tutte le fotografie del dietro le quinte dei fashion show dello stilista.
    .n questo libro si respira tutta la dedizione e la cura che metteva McQueen nei suoi abiti, unita alla sperimentazione e la creatività che trasudavano da tutte le sue sfilate. Le immagini sono splendide proprio perché colgono l’attimo prima di salire in passerella, quell’attimo talmente spontaneo da risultare perfetto, attimo che può essere goduto solo dagli addetti ai lavori e che la Deniau ha “rubato” con la sua macchina fotografica per mostrarlo al mondo.

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  91. Martina S.   11 febbraio 2014 at 22:19

    Nel mondo della moda gran parte delle immagini che arrivano al pubblico sono di facciata, non veritiere.
    La fotografa Anne Deniau ci offre iI momento del backstage in cui tutto è vero: dalla messa a punto delle modelle, alla fretta, all’ansia e la paura, in quei momenti ogni sentimento e movimento è umano.
    Ecco che un grande personaggio della moda come McQueen viene messo a nudo e la bellezza, così come la intendeva lo stilista, viene lasciata libera di esprimersi.
    Anne Deniau da un volto all’unicità, la passione e la devozione che McQueen ha impiegato nel corso della sua carriera a quella che si può definire l’arte della sua vita.

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  92. Elisa Miglionico   16 febbraio 2014 at 18:08

    Nel giornalismo la notizia che fa sempre più scalpore, e che quindi rende di più in termini di guadagno, è senza dubbio la morte. Ancora di più se si tratta, come in questo caso, di un personaggio pubblico come Alexander McQueen. Ed è allora che vanno in scena le peggiori farse dei sostenitori dell’ultimo minuto (o dell’ultim’ora). Per questo non posso che non essere d’accordo con Lamberto Cantoni quando scrive: “Naturalmente non mancarono le piroette verbali di chi improvvisamente si scopriva un fan del geniale stilista, dopo averne per anni ridicolizzato la folle creatività.” Non c’è comportamento più mediocre a mio avviso. Dall’altro lato c’è anche chi ingenuamente riconosce l’effettivo potenziale di un creativo come il designer inglese solo quando quest’ultimo non c’è più. Ma come si suol dire: meglio tardi, che mai?
    Sicuramente c’è anche chi, come Anne Deniau, ha sempre saputo apprezzare lo spessore intellettuale del personaggio, standogli accanto per 13 anni, e rendendogli infine giustizia con un libro fotografico dedicato proprio allo stilista britannico dal titolo, “L’amore non guarda con gli occhi”, dove è curiosa la presenza del rituale della preparazione al fashion show a discapito, suo malgrado, delle foto delle sfilate. Ma questo processo perché? Si tratta di fotografie di un importanza capitale, in quanto, mostrano il metodo che inseguiva lo stilista per arrivare a raggiungere quell’ideale di bellezza che tanto ricercava e che trova il suo punto apicale nel lato sinistro del sublime, nell’inquietudine, nella trasgressione e nelle forme perverse. Un ribaltamento dello standard di bellezza, glamour e sex appeal che non può che lasciar interdetti noi bigotti davanti a un genio che per dirla come il prof: ” Ha cercato l’impossibile nella bellezza”. E l’ha trovato.

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    • Lamberto Cantoni   19 febbraio 2014 at 16:22

      Elisa, siamo d’accordo. Ma vorrei chiederti: tu ti sbarazzeresti del bigottismo nel quale ti riconosci per vestirti dell’impossibile bellezza di McQ.?
      Ho letto tutti i commenti. Direi che ognuno di noi riconosce e apprezza il genio. Ma stiamo recitando la parte voyeristica della moda o in qualche modo abbiamo preso atto di un fenomeno di stile che potrebbe coinvolgerci?
      In altre parole abbiamo guardato McQ dal buco della serratura, senza nessuna intenzione di entrare in quella stanza, oppure riconosciamo che il suo lavoro ha cambiato il nostro guardaroba?

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  93. Caren Z.   23 febbraio 2014 at 19:25

    Anne Deniau ha il merito di aver messo su carta la profondità dell’uomo Alexander McQueen; una delle figure più controverse e incomprese forse perché talvolta davvero incomprensibile. Emozione, orrore, paura sono solo alcune delle reazioni contrastanti che riusciva a suscitare. Anne Denieau dichiara “per lui il dietro le quinte era il cuore di tutto”, infatti attraverso gli scatti dietro le quinte si colgono gli aspetti della creazione, del momento in cui una emozione prende forma è probabilmente la parte più intima.

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  94. Federica P.   24 febbraio 2014 at 09:18

    Alexander McQueen era un genio e un innovatore che, grazie alla sua forte immaginazione, lo rendevano unico, portando alla creazione di abiti tradizionali con una modernità inattuale. è stato un attentissimo designer che ha lavorato sempre con tanta passione. Le sue opere, le quali io personalmente definirei delle opere d’arti, sono state spesso molte criticate e non compresi. Nella mia opinione lui era, senza dubbio, una persona unica e diversa con una grandissima capacita di creare bellezza e di catturarla, che ha segnato un prima e un dopo nel mondo della moda.

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  95. Maria Bergamaschi   24 febbraio 2014 at 10:37

    Grazie alla fotografia di Anne Deniau possiamo osservare con uno sguardo più profondo il mondo dello stilista McQueen. La fotografa fa una scelta non banale, coglie i momenti, non dei tanto chiacchierati fashion show, ma istanti antecedenti alla messa in scena dello spettacolo dello stilista.
    I retroscena dove McQuenn fa le ultime modifiche agli abiti, attimi che ci fanno notare come lo stilista fosse attento “al bello” in ogni cosa. Nulla doveva essere lasciato al caso.

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