Il meraviglioso viaggio di Marco Polo

Il meraviglioso viaggio di Marco Polo

FROSINONE – parte prima – Si conferma come vincente la collaborazione tra il Comune di Arpino e la direzione artistica del Corso di Teatro d’Arte La Valigia di Prospero a cura di Piergiorgio Sperduti. Sabato 11 Marzo l’elegante salone dell’Hotel Ristorante Il Cavalier d’Arpino, rappresentato dalla titolare Sonia Schiavo, ha aperto le porte a un’importante iniziativa culturale all’insegna della farsa all’italiana, che per l’occasione ha visto la partecipazione del Théâtre de La Semeuse di Nizza (Francia), capitanato dal maestro Frédéric Rey. In scena Il meraviglioso viaggio di Marco Polo, appassionante rivisitazione in Commedia dell’Arte della storia del celebre viaggiatore italiano, interpretata da un brillante cast italo-francese.

Un anno fa esatto vi avevamo parlato di un’iniziativa simile, quanto ai contenuti culturali e al respiro europeo che la caratterizzava, a quella che stiamo per raccontarvi. Alludiamo a un rendez-vous teatrale che nei medesimi ambienti allestiti per riprodurre lo stanzone rinascimentale, classico luogo deputato degli spettacoli comici, ospitò due compagnie, fra cui il gruppo Cià. Lazzi Comici di Barcellona.

La locandina della commedia

Se in quella circostanza i luoghi nostrani furono travolti dalla colorata vivacità delle furie iberiche, anche quest’anno l’attenta amministrazione del Sindaco Renato Rea, coadiuvato nell’area culturale in modo particolare dalla consigliera con delega Rachele Martino, dimostra di lavorare in direzione della costruzione di solide relazioni di scambio e amicizia con importanti città europee.

Al centro del palcoscenico una storia d’Italia e di viaggi, ma a guida tutta francese. Ideato e diretto dall’attore-regista Frédéric Rey, con la collaborazione artistica di Nuria Espinosa e Manon Ugo, Il meraviglioso viaggio di Marco Polo, questo il titolo della pièce prodotta dal Théâtre de La Semeuse di Nizza, muove dalla nota vicenda del viaggiatore italiano per costruire una coinvolgente farsa d’Arte popolata dalle maschere di tradizione e percorsa da venature fantastiche. La serata, frutto della sinergia tra il settore Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Arpino, è stata curata dalla scrupolosa direzione artistica di Piergiorgio Sperduti.

Già rappresentato in Italia a Padova in occasione della Giornata Mondiale della Commedia dell’Arte, lo spettacolo ha visto scelta come location della prima replica la cittadina frusinate. «È un grande onore ospitare nella città di Cicerone una compagnia teatrale così affermata e che porta in giro per il mondo uno spettacolo ‘internazionale’ di cotanta valenza», ha chiosato la consigliera Martino. Viva soddisfazione è stata espressa anche dal Sindaco Rea, presente in sala.

Il pubblico, accorso numeroso, ha trascorso quasi due ore di sano divertimento, ma anche di garbato lavorio intellettuale, accompagnato dal susseguirsi dei quadri scenici costellati di lazzi, musica e danza. Peculiarità della farsa d’Arte all’italiana, nella cui grammatica è stata rivisitata la materia storica, è da sempre quella di essere caratterizzata da trame semplici, largo spazio alla caratterizzazione dei tipi fissi e alla “fisicità” dei movimenti delle maschere archetipiche, e uno stretto legame con la contemporaneità e i suoi problemi, dei quali essa è in grado di far sorridere chi ascolta senza infliggergli le lacerazioni proprie della tragedia o del melodramma. Ecco allora Marco Polo entrare in scena nei panni di un Innamorato, corrisposto dalla sposa Donata e accompagnato da un padre-Pantalone, quanto mai parco come tradizione vuole, e da uno zio-Capitano che millanta improbabili imprese eroiche per ogni dove. Non mancano tuttavia gli elementi essenziali della storia redatta da Rustichello da Pisa ne Il Milione. Il viaggio verso la corte del Gran Khan, osteggiato da alcune maschere cattivissime, diviene pretesto per dipingere mondi diversi e variopinti che il pubblico visualizza grazie ai ricchi costumi e alla perizia degli attori, nonostante una scenografia minimale. Punto centrale dello spettacolo appaiono i pregiudizi che minano l’incontro reciproco tra le diverse culture e i rispettivi rapporti. “Esiste un mondo per ogni essere umano su questa Terra”, sentiamo dire da uno dei personaggi, come pure, per bocca di Pantalone: “Siamo a casa loro e dobbiamo rispettare i loro costumi”.

Il Sindaco di Arpino Reanto Rea (a sinistra) con Frederic Rey, la consigliera Martino (al centro), Sonia Schiavo e i membri del cast
Il Sindaco di Arpino Reanto Rea (a sinistra) con Frederic Rey, la consigliera Martino (al centro), Sonia Schiavo e i membri del cast

Il testo drammaturgico, che mostra attraverso recitazione e danza anche forme sceniche e cultuali estremorientali, non risparmia stoccate alle vittime del fanatismo di ogni religione nel tempo. La ricomposizione dei contrasti nel finale è garantita dal buonsenso ineludibile della struttura comica, che permette di indulgere anche nei confronti dei personaggi negativi che hanno attentato alla vita dei protagonisti, perché perdonati da questi ultimi in nome di ideali superiori.

Per gli astanti, dopo la chiusura del sipario e i saluti di congedo delle autorità, la serata volgeva al termine. Noi di MyWhere ci siamo invece mossi alla ricerca del talentuoso regista Frédéric Rey, che avevamo potuto ammirare sino a poco prima nelle ieratiche e sontuose vesti del Gran Khan. Lo abbiamo raggiunto e abbiamo potuto apprezzare in lui una persona estremamente piacevole, che nel corso di una lunga conversazione ci ha svelato interessanti dettagli sul dietro le quinte dello spettacolo, oltre che su un particolare modo di intendere il teatro che fa scuola da epoca remota.

Per scoprire cosa ci ha raccontato state con noi per la seconda parte del nostro speciale dedicato a Il meraviglioso viaggio di Marco Polo.

 

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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