La scultura buddista giapponese per comprendere l’antica filosofia

La scultura buddista giapponese per comprendere l’antica filosofia

Terminerà il 4 Settembre la mostra che ci aiuta a conoscere e comprendere i mille volti del buddismo giapponese, in esposizione dal 29 Luglio alle Scuderie del Quirinale di Roma.

Sarà ancora aperta sino al 4 Settembre l’importante rassegna che le Scuderie del Quirinale ospitano dal 29 Luglio sui capolavori della scultura buddista giapponese, che si inserisce fra le iniziative di celebrazione (per tutto il 2016 e per la prima parte del 2017) del 150° anniversario del primo Trattato di Amicizia e Commercio firmato il 25 Agosto 1866 tra Italia e Giappone, da cui ebbero inizio i rapporti diplomatici tra le due nazioni. Lo scorso 11 Maggio, MyWhere è stato infatti presente in occasione di un altro fondamentale appuntamento atto a celebrare l’evento, quando, nella location unica del Colosseo, l’Italia ha ricevuto in visita speciale le Altezze Imperiali Principe e Principessa Akishino.

Oltre all’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, l’eccellenza della mostra è confermata dal coinvolgimento dello stesso governo giapponese; è infatti organizzata dal Bunkacho (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone) in collaborazione con l'Azienda Speciale Palaexpo e con il supporto di MondoMostre. Curatore ne è Takeo Oku, tra i massimi esperti dell'Agenzia nipponica.

Ulteriore spessore al Comitato scientifico, composto dagli studiosi Raffaele Milani, Francesco Lizzani, Laura Ricca, Claudio Strinati e Hidemichi Tanaka, è conferito dalla collaborazione della Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione e del Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

È in particolare la cattedra di Estetica di quest'ultimo ad aver realizzato il catalogo della mostra, oltre al ricco video esplicativo, con la regia di Francesco Lizzani ed Enrico Masi, che attende il visitatore, a circa metà della visita, all’interno della confortevole rest room, così da agevolarne la comprensione di un mondo figurativo e culturale con cui sono molti a sostenere oggi una vicinanza, il più delle volte non suffragata da reale conoscenza.

La nostra cultura occidentale abituata ad annaspare nel quotidiano mordi e fuggi imposto dall’attuale spirito dei tempi, subisce infatti l’indiscusso fascino delle filosofie orientali sin dagli anni ’70. La reale penetrazione della nostra comprensione rispetto alla forma mentis di un uomo dell’estremo oriente di 800 anni fa non è però garantita dalle forme spesso stereotipate attraverso le quali siamo stati abituati a conoscerla, costituite in larga parte da versioni sincretistiche e/o edulcorate di impronta new age, dal cinema di genere o peggio dalle testimonianze di conversione dei vip di turno al buddismo, perché, diciamocelo, fa tendenza quasi quanto l’outing e la dieta vegana.

Espressioni ieratiche e impenetrabili, gesti resi perfetti da una dura disciplina, equilibrio e armonia effusi da un’anima solida come l’acciaio di una katana, in pace come in “colui che ha raggiunto l’altra riva”… Tutto questo ma anche molto di più è possibile leggere nei tanti volti che eccezionalmente scrutano il visitatore da tempi e luoghi da lui lontani.

La grande statuaria buddista giapponese dal periodo Asuka (538-710) al periodo Kamakura (1185-1333) annovera una serie di capolavori sconosciuti in Occidente: un patrimonio culturale e spirituale dell’umanità eccezionalmente concesso all'Italia per un brevissimo periodo.

Ventuno opere summe (per un totale di 35 pezzi), tradizionalmente considerate immagini di culto difficilmente trasportabili, oltre che difficilmente accessibili nello stesso Sol Levante, in quanto esposte nella semioscurità di templi e santuari o protette nelle collezioni dei maggiori musei nazionali.

Il percorso proposto all’interno delle Scuderie è un viaggio scoperta e di rottura degli schemi e degli stereotipi cui accennavamo. Se infatti a fare gli onori di casa all’ingresso è il classico volto mite e assorto in meditazione (zazen) di uno Shaka Nyorai, ossia colui che ha raggiunto l’illuminazione una volta concluso il ciclo delle reincarnazioni attraverso i sei mondi in cui tutti gli esseri dotati di un’anima devono passare, la quiete zen è presto interrotta da una larga varietà di figure, sino ad essere del tutto sovvertita da figure in cui il realismo e la tensione dei muscoli e del volto prorompono in una carica energetica che brucia se stessa nel suo farsi.

Tutt’altro che distensione e distacco ascetico dal mondo leggiamo ad esempio in alcune terrificanti figure prodotte da Unkei e da Tankei nel pieno periodo samuraico detto Kamakura (XIII sec.). La statuaria religiosa, in cui predomina il legno già dal precedente periodo Heian (VIII sec.), continua a produrre in questo arco cronologico, corrispondente al nostro basso Medioevo, le figure assise nel loto come il Kannon dalle mille braccia di Tankei nel grande tempio di Kyoto, ma non mancano demoni che ci ammoniscono con espressioni furenti, avvolti in cesellate armature o privi di esse, mostrando possenti muscolature cinte da esigui quanto fluenti panneggi, in cui il livello di realistico dettaglio ha poco da invidiare al Laocoonte ellenistico o alla Maddalena Penitente di Donatello.

Del resto Nyorai, insieme a  Bosatsu, Myoo e Te, rappresenta solo una delle figure principali a cui la statuistica di culto giapponese è dedicata, così come la gentilezza è solo uno dei sentimenti ricorrenti sui volti di queste sculture.

L’elemento religioso resta essenziale nell’arte giapponese. Questo è il motivo per cui tutte le statue raccolte nell’esposizione romana, oltre a provenire da templi e santuari, sono state create essenzialmente da monaci chiamati busshisecondo precisi rituali dai quali dipendeva il potere mistico delle loro opere.

Non si parla quindi di soli Buddha, ma di un complesso universo simbolico fatto di tante altre divinità e guerrieri. Sebbene la religione ufficiale giapponese sia lo shintoismo e il buddismo, insieme alla scultura che da esso trae ispirazione, sia giunto in Giappone solo nel VI sec. dalla Cina attraverso la Corea, questo patrimonio storico-artistico (il governo giapponese ha classificato 2626 statue come tesoro nazionale o importante proprietà culturale) è giunto sino a noi proprio perché, anche considerando la moderata fase iconoclasta seguita alla modernizzazione dell’era Meiji che mise fine anche alla casta dei samurai, i suoi artefici non furono mai realmente perseguitati.

Molto apprezzabili, inoltre, negli ultimi spazi dell’esposizione, le pareti che illustrano tutto l’arco cronologico coperto dalle opere nelle sale, con relativa carta topografica che riconduce i singoli pezzi alle località di provenienza.

Come esplicitato dai curatori della mostra, concluderemmo col ribadire la grande portata interculturale e spirituale di quest’iniziativa che merita senz’altro attenzione. Ci sembra non poca cosa riscontrare evidenza tangibile, attraverso l’arte, delle differenti dinamiche con cui simili istanze filosofiche e culturali ricorrono negli opposti angoli del globo attraverso le varie epoche, come a ricordarci che, se La Mer di Debussy può abbracciare La Grande Onda di Hokusai, l’era del villaggio globale ha portato anche buoni frutti, a patto che il moderno abitante 2.0. sappia coglierne le sfide.

Che non possa trarre l’ago della bussola dalla sapienza di Nyorai o dalla forza di Rajin?

Scultura Buddista Giapponese

Scultura Buddista Giapponese Scuderie del Quirinale

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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ORARIO

Dal 29 luglio al 4 settembre 2016 Da domenica a venerdì ore 12.00 - 20.00 Sabato ore 12.00 - 23.00 L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

Aperto anche lunedì 15 agosto 2016 con orario consueto

INDIRIZZO

Indirizzo: Via 24 Maggio, 16

Zona: Rione Monti (Colosseo-S.Giovanni-S.Maria Maggiore) (Roma centro)

INFORMAZIONI

Intero: € 8,00

Ridotto: € 6,00

Ridotto 7-18 anni: € 4,00 Ingresso gratuito: fino ai 6 anni

CONTATTI

Telefono: +39 06 39967500 singoli e gruppi (lun-ven 9-17; sab 9-14)

Fax: +39 06 6780842

Sito web: www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-capolavori-della-scultura-buddhista-giapponese

Email: info.sdq@palaexpo.it

Email: didattica.sdq@palaexpo.it

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Stefano Maria Pantano

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Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un'espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu ("lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio").
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