Miró! Sogno e colore apre le sue porte a Bologna

BOLOGNA – Presentata ieri alla stampa, apre oggi al pubblico la tanto attesa Miró! Sogno e colore visitabile al Palazzo Albergati fino al 17 settembre 2017.

Sono 130 le opere esposte e furono tutte realizzate da Joan Miró negli ultimi trent’anni della sua vita, nel periodo in cui l’artista visse nell’isola di Palma di Maiorca, dal 1956 al 1983. Un terzo dell’intera produzione del pittore spagnolo vide la luce proprio in quella fase così creativa, sperimentale e dinamica che ebbe come protagonista assoluta la rivisitazione: Mirò passò infatti in rassegna le tele realizzate in precedenza decidendo persino di distruggerne alcune. Influenzato da diverse correnti artistiche che soffiarono forte nel XX secolo, come il Dadaismo e il Surrealismo, a cui si avvicinò frequentando negli anni ‘20 gli artisti parigini di Montparnasse, e il successivo Espressionismo astratto caro agli americani, Miró fu comunque determinato a creare un suo universo pittorico fatto di elementi riconducibili esclusivamente alla sua poetica. In particolare i lavori esposti a Bologna risentono del clima insulare di Maiorca e raffigurano perlopiù paesaggi, figure femminili e volatili. Frutto della sua continua sperimentazione sono anche le piccole sculture in mostra realizzate con dei collage di diversi materiali.

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Joan Miró
Untitled, 1978
Oil on canvas, 92×73 cm
© Successió Miró by SIAE 2017
Archive Fundació Pilar i Joan Miró a
Mallorca
© Joan Ramón Bonet & David Bonet

Le opere d’arte, che si possono ammirare per la prima volta nel capoluogo emiliano, sono provenienti dalla Fondazione Pilar i Joan Miró che a Maiorca custodisce più di 5000 pezzi del pittore catalano del quale si è lasciato intatto persino lo studio con pennelli, tavolozze e attrezzi da lavoro. È così che durante la conferenza stampa di presentazione di Miró! Sogno e colore il direttore della Fondazione, Francisco Copado Carralero, ha raccontato la storia di questo spazio unico al mondo che, oltre ad esporre oggetti d’arte, si lascia vivere dalla comunità e dai giovani artisti che con borse di studio lavorano al suo interno.
Contestualizzare dà dunque la possibilità di attribuire alle opere d’arte una maggiore profondità e l’esposizione bolognese, non potendo accogliere l’atelier Sert dell’isola delle Baleari, lo rievoca attraverso un suggestivo allestimento nella sezione Maiorca. Gli ambienti in cui creava. L’atmosfera che conduce nel laboratorio del sogno e del colore si ricrea anche per la presenza di alcuni oggetti originali di Miró, quali una scatola di pastelli, delle cartoline, una tavolozza e delle statuette. Nello studio sono presenti anche una pigna, un pezzo di legno e una conchiglia, elementi che ricollegano il processo creativo alla natura.

Allestimento atelier Ser
Allestimento atelier Sert

“Il mio studio è come un orto, io sono il giardiniere” diceva il pittore che, come alla presentazione della mostra alla stampa ha ricordato Sergio Gaddi, ha sempre avuto un approccio all’arte fortemente influenzato dal ciclo della natura e dalla poesia che esso genera. Ed è proprio su questo legame tra pittura, natura e poesia che si focalizzano le due sezioni intitolate Radici e Principali influenze artistiche di Miró in cui si dimostra che il processo ideativo e di creazione è un continuo fluire eracliteo di idee e suggestioni perché “un quadro non si finisce mai e nemmeno si comincia”. Da Maquette per Gaudí si passa alle litografie Le lézard aux plumes d’or e agli schizzi che accompagnano le parole di Pablo Neruda ne El sobreviviente visita los pajaros.

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Joan Miró
Maqueta para Gaudí X /Maquette for
Gaudí X, 1975 [ca]
Gouache, ink, pencil, pastel and collage
on paper, 30,2×25,2 cm
© Successió Miró by SIAE 2017
Archive Fundació Pilar i Joan Miró a
Mallorca
© Joan Ramón Bonet & David Bonet

Nella parte chiamata Metamorfosi creativa va in scena l’apice della vena creativa del Maestro con 6 grandi tele in cui le linee si confondono con originalità ai colori vivaci generando un’espressività ricca e rinnovata. Nel 1959, infatti, dopo un periodo dedicato alla ceramica, all’incisione e alla litografia, il pittore ritornò alla pittura innovandola con energici schizzi, tracce e macchie e con collage e chiodi. Interessante, durante la visita, fermarsi ad osservare un filmato che ha immortalato il pittore catalano all’opera: spruzzi di colore gettati su una grande superficie posta al suolo mi hanno riportato alle danze inscenate da Jackson Pollock con il suo dripping.

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Joan Miró
Untitled, 1974 ca
Oil, acrylic and chalk on canvas
162,5×130,7 cm
© Successió Miró by SIAE 2017
Archive Fundació Pilar i Joan Miró a
Mallorca
© Joan Ramón Bonet & David Bonet

Nell’ultima sezione, detta Vocabolario della forma, i lavori dell’artista semplificano linee e colori proiettando l’osservatore nella magia di un firmamento immaginato e irraggiungibile; gli uccelli raffigurati aspirano alla libertà e le donne sono fonte di vita, fertili e primitive. Innovativa l’idea d’inserire, al concludersi dell’iter espositivo, una piccola sala dove poter ammirare lo scorrere di alcuni quadri del pittore spagnolo proiettati sul soffitto.

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Joan Miró
Oiseaux, 1973
Oil and acrylic on canvas, 115,5×88,5 cm
© Successió Miró by SIAE 2017
Archive Fundació Pilar i Joan Miró a
Mallorca
© Joan Ramón Bonet & David Bonet

L’iniziativa culturale, oltre a celebrare uno dei grandi protagonisti del Novecento, è dedicata al recentemente scomparso Camillo Bersani, artista e sculture bolognese che ha permesso che Palazzo Albergati, di proprietà della sua famiglia, diventasse un importante polo espositivo; durante la conferenza stampa a ricordarlo sono state le parole del Professor Andrea EmilianiMirò! Sogno e colore, patrocinata dal Comune di Bologna, è stata prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione Pilar e Joan Miro di Maiorca, e curata da Pilar Baos Rodríguez.

Joan Miró
Joan Miró
Untitled, 1968-72
Oil, acrylic, charcoal and chalk on canvas
130,6×195,5 cm
© Successió Miró by SIAE 2017
Archive Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca
© Joan Ramón Bonet & David Bonet

Le forme germogliano e mutano. Si interscambiano e così creano la realtà di un universo di segni e di simboli…Joan Miró

Per maggiori informazioni consultare il sito che ospita l’evento.

Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

3 Responses to "Miró! Sogno e colore apre le sue porte a Bologna"

  1. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   18 aprile 2017 at 13:33

    Elisabetta hai descritto benissimo la mostra, forse premiandola più del dovuto. Io, avendoci fatto un viaggio apposta da Roma a Bologna, sono rimasta molto delusa, ma forse è dipeso dalle troppe aspettative. Non è un antologica (e questo lo sapevo già) e non è neanche una piccola mostra, ma è decisamente troppo “riduttiva” con le opere limitate all’ultimo venti-trentennio del grande artista. Essendo un’esposizione della fondazione Mirò immaginavo una panoramica più ampia del grande maestro. Da appassionata e studiosa delle avanguardie del novecento (soprattutto nell’immenso magma della storia dell’arte) trovo che una mostra così non serva ne a far conoscere l’autore Miro a chi lo vuole conoscere o studiare, ne ad approfondire a chi lo conosce bene. Ritengo che la fondazione ha il suo valore nell’insieme per la sua sede espositiva originaria, fortemente legata al territorio ed alla cultura del personaggio. Ma qui, nel seppur bel palazzo storico nobiliare della città di Bologna, non si respira l’arte di Miro, non ci si emoziona, non si vive l’atmosfera dalla quale invece bisognerebbe sentirsi invasi.

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  2. Elisabetta Severino
    Elisabetta Severino   18 aprile 2017 at 15:36

    Cara Fabiola, sicuramente la mostra non è esaustiva e vedere le tele qui esposte nell’ambiente originale di Palma di Maiorca sarebbe di gran lunga più suggestivo, ciò non toglie che l’esposizione offre alla città di Bologna la possibilità di ospitare e rendere fruibili opere che probabilmente alcuni visitatori non riuscirebbero a vedere altrove. Diciamo che di solito una sola mostra, a meno che non sia un’antologica (come scrivevi tu), difficilmente rende giustizia all’intero universo di un artista complesso come Miró…non ci resta che sperare presto in una grande ed esaustiva antologica sull’artista spagnolo!

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  3. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   18 aprile 2017 at 18:28

    No, il motivo non è il “ridotto” numero di opere esposte (in confronto ai grandi quantitativi prodotti dall’artista) ma la mancata intenzione di rendere omaggio ad un artista così poliedrico rappresentandolo in più sfaccettature. Ed anche se le opere esposte sono state selezionate nel modo più esaustivo possibile dalla Fondazione Pilar, e benché lo spazio fosse (come già detto) molto bello, non poteva rappresentare (o addirittura sostituire) un percorso artistico la cui creatività beneficiava proprio della “natura” dello spazio che abitualmente lo circonda. Avrei piuttosto proposto un hangar, un loft, uno spazio industriale per allestire la mostra in grandi aree dalle grandi finestre proprio come la location originale al fine di esaltare con l’intensità della luce il colore delle opere di Mirò.

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